Adesione dei materiali compositi in odontoiatria e influenza del fluoro

Il mercato, oggi, ci offre materiali estremamente performanti, esteticamente validissimi e con ottime capacità fisiche e meccaniche. In questo senso l’odontoiatria conservativa adesiva ha fatto passi da gigante nell’ultimo decennio. La mordenzatura selettiva dello smalto riduce il rischio di over etching a livello dentinale. L’adesione in dentina è demandata ad una specifica molecola a base di 10 - metacrilossi decil didrogeno fosfato (10MDP), composta da due gruppi funzionali, uno fosforico ed uno metacrilico, separati da uno spacer group di 10 atomi di carbonio. Il gruppo funzionale metacrilico è in grado di legarsi ad altri monomeri metacrilici (compositi). Il gruppo funzionale fosforico, attivo nei confronti dei tessuti dentali, cedendo ioni idrogeno si carica negativamente: ciò conferisce all’adesivo una debole acidità (classificati Mild). Tale carica negativa richiama gli ioni calcio (Ca2+) liberi a livello dentinale instaurando, tra adesivo e substrato, legami di tipo covalente (i più forti esistenti in natura).

Il sale di calcio e fosfato 10MDPCa è capace di generare un legame particolarmente valido in termini di forza adesiva ma soprattutto stabile nel tempo verso i fenomeni degradativi: ciò si traduce in longevità del legame adesivo stabilito. Affinchè tale reazione avvenga è necessario un brushing attivo dell’adesivo per almeno 40 secondi sulla dentina. Ciò fa sì che, degradandosi lo smear layer superficiale, il 10 MDP possa interagire con i cristalli di idrossiapatite, creando il sale di calcio poc’anzi descritto. Questi sali si organizzano in dimeri, formando un’ultrastruttura denominata self-assembled nano-layering, che conferisce al legame adesivo quelle peculiari caratteristiche meccaniche e fisiche che rendono duraturo nel tempo il legame adesivo prodotto.

Anche i materiali compositi hanno subito una rivoluzione importantissima. Il continuo miglioramento dei nanoriempitivi con nuove tecnologie di filler e l’introduzione di moderne matrici organiche come quelle a base di TCD-uretano (prive di bisfenolo) offrono la possibilità di modellare con molta più semplicità i compositi, rivoluzionando i concetti di stratificazione obliqua, in favore di una stratificazione semplificata, orizzontale. I tempi di lavorazione sotto la luce del riunito aumentati, la possibilità di creare strati più spessi e la grande lucidabilità di questi materiali è garanzia di velocità di esecuzione e successo a lungo termine dei restauri. Con questa classe di compositi si riduce notevolmente lo stress da contrazione.

La differenza, chiaramente, è notevole in caso di cavità con C-factor sfavorevole, laddove una stratificazione orizzontale non sarebbe consigliabile a causa dei distacchi adesivi e conseguenti gap marginali che ne deriverebbero. Nel caso clinico descritto, affrontiamo una situazione nettamente sfavorevole in termini di C-factor: una prima classe profonda circa 4 mm. Con i compositi tradizionali sarebbe stato necessario, una volta eliminato il tessuto rammollito ed effettuate le manovre adesive, stratificare diverse apposizioni di composito. Vogliamo dimostrare che l’utilizzo di materiali molto performanti ed a bassa contrazione, come il Bulk fill universal ed il Venus Pearl della Kulzer, unitamente ad una tecnica di stratificazione semplificata “a stampo”, offre all’odontoiatra la possibilità di risolvere un caso non complesso, ma indaginoso, in maniera più semplice e veloce, mantenendo elevato lo standard qualitativo.

Diagramma della self-assembled nano-layering e dei meccanismi di adesione 10MDP

All’osservazione clinica del caso si evidenziava una lesione cavitata occlusale del 3.7, confermata ad esame radiografico bite wing. Una volta isolato il campo con diga di gomma, strofiniamo del sapone liquido sul tavolato occlusale dell’elemento da trattare, così da evitare che la diga liquida possa aderire con troppa tenacia al substrato dentale. Iniettiamo, dunque, la diga liquida nei solchi e polimerizziamo per 10 secondi. Adagiamo un microbrush al centro del tavolato occlusale e ricopriamo lo stantuffo ed una piccola porzione del manico, con altra diga liquida, avendo cura di ricoprire anche le cuspidi, che ci daranno un indice di riposizionamento favorevole.

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Dopo aver eliminato il tessuto cariato con frese diamantate a grana grossa, rifinito i margini con frese a grana media e fine e deterso la cavità sabbiando delicatamente o con glicina, effettuiamo le manovre adesive mordenzando selettivamente lo smalto con acido ortofosforico al 37% per 30 secondi. Stendiamo l’adesivo universale i-Bond universal della Kulzer con un brushing attivo per 40 secondi su dentina e smalto e polimerizziamo con una lampada da 1200 mW, per 40 secondi. Riempiamo i primi 2,5 mm di cavità con il Bulk fill flow della Kulzer e polimerizziamo per 20 secondi. Riempiamo il resto della cavità con una massa A2 di composito Venus Pearl e lo adattiamo approssimativamente, con un compattatore cilindrico, al fondo ed ai margini della cavità.

Ad ora prendiamo lo stampo che avevamo messo da parte, ne inumidiamo la superficie interna con dell’adesivo (i-bond) e lo riposizioniamo, guidati dalle cuspidi rimaste integre. Rimosso lo stampo basterà rifinire i margini, eliminando il composito in eccesso ed accentuare, se necessario, i solchi e le creste con uno strumento a punta e polimerizzare per 20 secondi (in questo caso sono stati messi degli stain brown, chiaramente non necessari!). L’ultima polimerizzazione viene eseguita sotto glicerina per scongiurare l’inibizione della polimerizzazione superficiale da ossigeno. Rimossa la diga, se le operazioni sono state eseguite correttamente, non sarà necessario ritoccare l’occlusione. Grazie alla grande lucidabilità di questo composito, le fasi di polishing risulteranno velocissime.

Vantaggi e applicazioni dei materiali compositi

La dentizione moderna è fortemente influenzata dall’adesione: i compositi permettono ai dentisti di agire con maggiore libertà rispetto agli schemi di preparazione cavitaria. I materiali compositi rivestono un ruolo fondamentale nell’odontoiatria moderna grazie alla loro versatilità, estetica, predicibilità e funzionamento. Tra i principali vantaggi troviamo:

  • Estetica eccellente - restauri praticamente invisibili grazie a tonalità e translucenze che si mimetizzano con i denti naturali.
  • Adesione - trattamenti minimamente invasivi preservando la struttura dentale sana.
  • Versatilità - restauri diretti, faccette, intarsi, riparazioni e trattamenti di abrasioni in anteriori e posteriori.
  • Proprietà meccaniche migliorate - alta resistenza a usura e forze masticatorie.
  • Riparabilità - facilità di riparazione senza rimuovere l’intero restauro.
  • Maggior compatibilità biologica - generalmente ben tollerati se utilizzati correttamente.

Riassumendo, i materiali compositi rappresentano un pilastro dell’odontoiatria restaurativa moderna per la loro capacità di combinare estetica, funzione e preservazione del tessuto dentale.

Infografica sui meccanismi di adesione 10MDP e sull’uso di bulk-fill

Domande chiave sull’adesione e sui materiali

  1. In che modo la formulazione chimica dei materiali compositi influenza la loro resistenza e durabilità nel tempo?
  2. La scelta dell’adesivo influisce sul successo e la durabilità del restauro? Se sì, in che misura?
  3. Quali sono le differenze tra i filler utilizzati nei compositi e come influenzano durezza, translucenza e azione biologica?
  4. Come si è evoluta la tecnologia della fotopolimerizzazione e quali sono i fattori chiave per una polimerizzazione ottimale?
  5. Quali requisiti sono necessari per garantire la sicurezza e la qualità dei materiali compositi? Sono necessarie certificazioni?
  6. In che modo le nuove tecnologie, come i nanocompositi, stanno rivoluzionando il settore?

La tecnologia di fotopolimerizzazione, i nanocompositi e i riempitivi bioattivi stanno guidando una evoluzione significativa: si prevedono materiali più resistenti, intelligenti e biologicamente attivi, oltre a opzioni ecosostenibili. Presupposto indispensabile all’attuazione di un valido trattamento conservativo è la perfetta conoscenza della biologia pulpare e delle reazioni di quest’ultima ai nuovi materiali di otturazione e per l’incappucciamento. Tra le osservazioni riportate, si evidenzia che il fluoruro stannoso, mentre non provoca alterazioni della polpa, induce la remineralizzazione della dentina.

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Schema di stratificazione orizzontale vs verticale nei restauri composti

Prospettive future e conclusioni cliniche

I compositi dentali stanno evolvendo rapidamente grazie ai progressi nelle scienze dei materiali e nelle tecnologie applicative. Nei prossimi anni, ci si aspetta materiali più resistenti, intelligenti e biologicamente attivi, come nanocompositi migliorati e vernici bioattive, oltre a resine con stabilità cromatica superiore. Il digitale continuerà a trasformare la pratica clinica, favorendo prodotti più integrati e performanti. L’uso di adesivi universal offre praticità clinica, ma la stabilità cromatica in zone estetiche può richiedere una valutazione critica rispetto a sistemi multi-step.

Video illustrativo sull’adesione dei compositi e 10-MDP

La scelta del protocollo adesivo dipende dalla situazione clinica: mordenzatura totale o selettiva, o approccio self-etch, con una preferenza per adesivi universali quando si desidera una gestione semplificata. Una accurata isolamento del campo operatorio resta fondamentale per garantire la stabilità e la durata dell’adesione, soprattutto in restauri indiretti e protesi adesive. Per i casi complessi, come faccette o intarsi, è cruciale conoscere la composizione del cemento e seguire i protocolli del produttore, inclusa la possibilità di utilizzare monomero 10-MDP per l’adesione su zirconia, disilicato e altre ceramiche non vetrose.

Applicazioni pratiche e gestione del caso clinico

Nei casi di lesioni profonde o con C-factor sfavorevole, la stratificazione orizzontale e l’uso di compositi a bassa contrazione come bulk-fill e Venus Pearl migliorano la prognosi del restauro e riducono il rischio di distacchi adesivi. Le tecniche descritte mostrano come una strategia “a stampo” possa semplificare e velocizzare l’esecuzione, mantenendo elevato lo standard qualitativo proposto al paziente.

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