
Oggi sarebbe impensabile comprare una vettura senza sistema di infotainment, visto che controlla ogni aspetto dell'auto. La prima autoradio viene chiamata Motorola 5T71, il cui nome significa “Suono in Movimento” (Motor=moto; Ola=suono). Circa due anni più tardi, nel 1932, debutta anche la prima autoradio europea, sviluppata dalla tedesca Blaupunkt. Già in quel periodo erano evidenti le differenze produttive tra Stati Uniti ed Europa: l’autoradio di Motorola era infatti più pragmatica, non particolarmente piacevole da vedere; quella di Blaupunkt, chiamata AS 5, invece, era caratterizzata da un design più moderno e appagante. Entrambe le radio erano particolarmente pesanti e ingombranti.
Nel 1936, invece, negli Stati Uniti debutta il primo modello di autoradio con ricetrasmittente, installata nelle auto della polizia. Il transistor, più efficiente e meno impegnativo delle valvole, e permetteva sia di ridurre le dimensioni delle autoradio, sia di avere un segnale migliore, più fluido e cn meno intoppi. Nel 1968 debutta un’ulteriore nuova tecnologia: arrivano, infatti, le prime autoradio con lettore di audio-cassette, grazie agli investimenti e alle tecnologie di Philips. Nel 1975, un nuovo aggiornamento presente la prima meccanica autoreverse, che porta a 18 le memorie dei sintonizzatori. Nel 1980 è il turno di un’altra innovazione Made in Italy: l’azienda italiana Bensi, infatti, introduce i primi esemplari di autoradio con frontali estraibile. La novità di Bensi permetteva agli automobilisti di scegliere un frontalino sempre diverso - purché compatibile con la propria autoradio - da abbinare ai precedenti accessori, come i tunnel centrali in legno a fare da supporto e via dicendo.
Gli anni Ottanta, però, conoscono l’introduzione anche di un’altra tecnologia all’interno delle auto consumer: il sistema di navigazione GPS. Il Global Positioning System basato su satellite fu sviluppato per la prima volta dalle forze armate americane negli anni Settanta, e serviva per fornire informazioni sull’ora e geolocalizzazione a un ricevitore GPS qualsiasi sulla terra. Nel 1981, però, a sorpresa Toyota lancia la nuova generazione della Celica, la prima auto al mondo a vantare un sistema GPS integrato. Si chiamava NAVICOM, e veniva controllato da un microcomputer che mandava continuamente grafici in grado di mostrare direzione e distanza di una destinazione pre-codificata. Nel 1986 è la volta del primo display touch-screen all’interno di un’automobile: fu la settima generazione Buick Riviera, azienda americana, a introdurre la nuova tecnologia. Come spesso succede, però, i tempi non erano quelli giusti: la tecnologia fu un vero flop, al punto che Buick ne bloccò l’impiego nel 1990.
Nel 1990, proprio mentre Buick faceva i conti con il flop della sua tecnologia, Mazda è la prima azienda a introdurre un moderno sistema GPS sulle sue auto, dando slancio e impulso a tutto il settore automobilistico. Il resto lo sappiamo. Nello stesso periodo debuttano le auto con possibilità di connessione bluetooth, e quindi con possibilità di vivavoce e di poter effettuare e ricevere chiamate senza l’utilizzo di auricolari, ma semplicemente usando le casse della vettura. Bluetooth e USB sono i due principali “responsabili” della definitiva scomparsa dei lettori CD dalle autoradio, che a differenza del passato oggi sono integrate nella plancia, senza quindi possibilità di estrazione. E se prima gli aggiornamenti, anche software, andavano fatti recandosi presso concessionari e officine autorizzate, oggi l’integrazione di SIM e moduli WiFI all’interno dei sistemi, fa sì che l’auto sia un vero e proprio smartphone, aggiornata direttamente dalla casa tramite OTA.
Blues, rock, pop, hip-hop, musica classica e chi più ne ha più ne metta, generi musicali che non potrebbero essere più̀ diversi tra loro e che tuttavia hanno una cosa in comune: ispirano le persone e scatenano emozioni. Un piacere che tutti noi possiamo apprezzare, in gran parte, grazie alla radio. Ma come per le automobili stesse, i sistemi audio di bordo hanno conosciuto una lunga e costante evoluzione. Il 13 febbraio si celebra, dal 2012, la “Giornata mondiale della radio”, in ricordo della fondazione della Radio delle Nazioni Unite, avvenuta il 13 febbraio 1946. Tuttavia, l’intrattenimento “senza fili” nacque all'inizio del XX secolo in Germania, dove la prima stazione radio fece il suo debutto nel 1923. Quasi contemporaneamente, negli Stati Uniti fu introdotta la prima autoradio. Solo un anno dopo, con l’introduzione del modello Kapitän, Opel offrì un’autoradio Blaupunkt opzionale integrata nel cruscotto. Dopo la fine della Seconda guerra mondiale e durante gli anni successivi del “miracolo economico tedesco”, lo sviluppo delle autoradio e della ricezione subì un’accelerazione. Il VHF fu introdotto in Europa nel 1949. Il credo di Opel è sempre stato rendere le innovazioni accessibili a tutti. Così, alla fine degli anni ’60, i veicoli Opel offrivano la ricezione stereo. A partire dal 1971, Opel offrì come optional una nuova antenna da parabrezza, inizialmente sui modelli di punta Admiral e Diplomat. Secondo gli annunci dell’epoca dell’azienda, la ricezione era “pari e in molti casi addirittura superiore a quella delle antenne a stilo convenzionali”. Il parabrezza fungeva da supporto per l’antenna, che correva lungo il perimetro formando un anello appena visibile. Nel 1977 tutte le autoradio Opel acquisivano informazioni sul traffico: un’innovazione tecnologica che rendeva la guida molto più rilassata e meno dispendiosa in termini di tempo, poiché il guidatore doveva semplicemente prestare attenzione agli annunci della radio (anche quando ascoltava audiocassette).
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Nel decennio successivo la ricezione radiofonica migliorò ulteriormente. Mentre in precedenza gli automobilisti dipendevano dalle mappe stradali stampate e dai bollettini sul traffico trasmessi alla radio per pianificare i propri viaggi, nel 1995 Opel fu la prima casa automobilistica a presentare un modello di fascia media, con un sistema di navigazione completamente integrato: la Opel Vectra. Il “Car Information and Navigation System (CARIN)”, sviluppato da Philips, forniva ai passeggeri informazioni visive e acustiche sul percorso. Le mappe erano memorizzate su CD, mentre la posizione del veicolo era determinata dall’interazione di tecnologie quali il GPS, la ricezione di segnali satellitari e i sensori ABS delle ruote. Con la seconda generazione di “Carin 440” presente su Opel Astra, nel 1998 la navigazione fece il suo debutto nella categoria delle compatte. Allo stesso tempo, gli sviluppatori lavorarono per migliorare costantemente la qualità del suono. Oggi, grazie al sistema Digital Audio Broadcasting (DAB), il rumore e le interferenze sono un ricordo del passato. Nel 2012 è iniziata l’era di Internet sui veicoli Opel. Il marchio ha introdotto il nuovo sistema di infotainment IntelliLink su Opel Adam, diventando così un pioniere nel segmento delle auto di piccole dimensioni. Nel 2014 Apple e Google hanno presentato per la prima volta Apple CarPlay e Android Auto; l’anno successivo Opel ha presentato la seconda generazione di IntelliLink, ora compatibile con Android Auto e Apple CarPlay. Oggi i modelli Opel dispongono di sistemi multimediali all’avanguardia dotati di ricezione digitale DAB+. Le chiamate in vivavoce, l’azionamento tramite schermo touch o i comandi vocali e l’integrazione wireless degli smartphone sono solo alcune delle innumerevoli possibilità offerte dagli attuali modelli Opel Mokka, Grandland e Astra.
Le origini della musica in auto sono controverse, ma già nel 1927 negli Usa la Philco realizzò uno dei primi apparecchi sperimentali per veicoli. In Europa, invece, si dovettero attendere altri cinque anni perché la Blaupunkt mettesse in commercio il primo modello destinato al pubblico. Erano dispositivi a valvole, costosi e ingombranti a tal punto da occupare fino a dieci litri nel bagagliaio e che, per installarli, necessitavano di una modifica all’impianto elettrico, che fino a quel momento alimentava solo motore e luci. Non solo. La svolta arrivò tra il 1947 e il 1948, con l’invenzione del transistor da parte della Bell Telephone: progressivamente le valvole vennero abbandonate e gli apparecchi diventarono più compatti e affidabili. Negli anni 60 comparvero le prime autoradio completamente a transistor, con i due iconici pomelli - uno per il volume e uno per la sintonia - che, per decenni, accompagnarono generazioni di automobilisti.
Con il boom economico l’auto diventò simbolo di emancipazione, e la musica il suo carburante emotivo. Le highways vibravano con “Johnny B. Goode” di Chuck Berry e “Take Me Home, Country Roads” di John Denver trasformava ogni viaggio in un rito nostalgico, lungo le strade della West Virginia. Le radio italiane, tra cui Voxson e Autovox, erano semplici ed essenziali: AM, FM, sempre due manopole, ma bastavano a dare voce a un Paese che cambia. Una rivoluzione culturale, prima ancora che tecnologica, arrivò con la musicassetta brevettata dalla Philips, e finalmente non si ascoltò più solo ciò che trasmetteva l’etere ma si poteva portare in auto il proprio repertorio musicale. Nel 1975 nacque la meccanica autoreverse e successivamente anche l’arrivo del Dolby, per ridurre il fruscio, e delle cartucce Stereo 8 resero il suono più pulito. A metà anni 80 debuttò il lettore CD che rese l’esperienza musicale in auto ancora più emozionante, nonostante i prezzi quasi proibitivi (anche oltre un milione e mezzo di lire) dei primi modelli. L’autoradio diventò l’optional più desiderato, soprattutto dai ladri: per contrastare i furti nacquero i primi modelli estraibili e, tempo dopo, il solo frontalino. Verso la fine degli anni 80 e i primi anni 90, i comandi principali iniziarono a comparire sul volante e le aziende si sfidavano a colpi di innovazione, con sistemi RDS per le informazioni sul traffico e display a cristalli liquidi. Con l’arrivo del Bluetooth, agli inizi degli anni 2000, e più avanti degli MP3, delle USB e delle radio satellitari l’autoradio tradizionale smise di esistere per diventare un sistema multimediale integrato. Oggi, con auto elettriche silenziose e impianti super firmati, la musica è più protagonista che mai. L’audio spaziale, il DAB, i comandi vocali e lo streaming musicale, con algoritmi che quasi si sostituiscono ai nostri gusti e con milioni di brani sempre disponibili, hanno fatto dell’abitacolo una sala d’ascolto immersiva.
Partiamo dalla definizione: l’infotainment è il sistema che unisce informazione e intrattenimento a bordo dell’auto, detto anche sistema multimediale. In sostanza è il cervello digitale del veicolo, capace di gestire musica, navigazione, telefonate, connettività e, nelle auto più evolute, anche funzioni del veicolo come la climatizzazione o i sistemi di assistenza alla guida. Al cuore dell’infotainment c’è un computer dedicato, collegato ai vari sensori e moduli dell’auto. Attraverso il suo software il sistema raccoglie e visualizza dati, consentendo all’utente di interagire con funzioni diverse tramite comandi tattili, fisici o vocali. Con il tempo le interfacce grafiche sono diventate sempre più complesse, ma con menù organizzati in modo logico e icone grandi per facilitare l’uso durante la guida. Android Auto e Apple CarPlay hanno rivoluzionato l’esperienza d’uso dell’infotainment, facendo diventare l’auto un’estensione naturale del telefono semplicemente collegando lo smartphone via cavo o in modalità wireless. Gestire l’infotainment è sempre più semplice. Oltre al touch screen, molti sistemi offrono rotelle fisiche o superfici sensibili al tocco, utili per chi preferisce un controllo più “meccanico”. Ma la vera svolta più recente è l’uso dei comandi vocali: basta pronunciare una frase naturale come “portami a casa” o “chiama Marco” perché il sistema esegua. Gli assistenti digitali integrati - come Google Assistant, Siri o Alexa - rendono l’esperienza più fluida e sicura.
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