
L’ascesso peritonsillare è un’infezione acuta delle vie aeree superiori che si manifesta come una raccolta circoscritta di pus negli spazi adiacenti a una delle due tonsille, tipicamente al di sotto della tonsilla sul palato molle e nel palato anteriore. Rappresenta una complicazione di una tonsillite batterica che, se non trattata adeguatamente, può evolvere rapidamente e richiedere intervento urgente.
È una patologia seria ad esordio rapido, ma non comune: colpisce circa 90 persone su 100.000, con maggiore incidenza tra adolescenti e giovani adulti. È causato principalmente da batteri aerobi come Streptococcus pyogenes, Haemophilus influenzae e alcuni ceppi di Staphylococcus, insieme a batteri anaerobi quali Fusobacterium necrophorum, Peptostreptococcus, Prevotella e Bacteroides.
L’ascesso peritonsillare è spesso una complicanza della tonsillite batterica, ma può anche presentarsi de novo in assenza di una precedente tonsillite. I fattori di rischio includono diabete e depressione del sistema immunitario; in soggetti sani, il rischio è basso ma presente.
La sintomatologia tipica comprende mal di gola unilaterale, disfagia marcata, febbre, brividi, mal di testa e malessere generale. C’è spesso cambiamento della voce, scialorrea e dolore localizzato. Il dolore può irradiarsi all’orecchio omolaterale e la trisma può limitare l’apertura della bocca. All’esame obiettivo si osserva gonfiore del palato molle, spesso ostruzione parziale dello spazio tra bocca e faringe, ed evidente tumefazione dei linfonodi cervicali omolaterali. La regione tonsillare è edematosa e arrossata.
La diagnosi clinica è primaria e deve essere stabilita rapidamente dall’otorinolaringoiatra tramite ispezione orale e palpazione. Esami colturali su campioni prelevati dalla regione peritonsillare permettono di identificare l’agente eziologico e guidare la terapia antibiotica. In caso di dubbi sull’estensione dell’infezione, ecografia può evidenziare zone di colliquazione, mentre una TC del collo aiuta nel differenziale con altre infezioni parafaringee e cervicali profonde.
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Il trattamento mira a drenare l’ascesso e a eliminare l’infezione. Le opzioni includono:
Quando il drenaggio è eseguito correttamente, il sollievo è rapido e le masse di pus defluiscono, riducendo notevolmente il rischio di diffusione dell’infezione e di complicanze come flemmone del collo. Dopo drenaggio, il paziente rimane in osservazione e riceve terapia antibiotica e antinfiammatoria per alcuni giorni.
La recidiva dell’ascesso peritonsillare è un fenomeno riconosciuto, sebbene non frequente. Studi su adulti hanno identificato fattori di rischio per recidiva, tra cui storia di tonsilliti ricorrenti, età inferiore ai 40 anni e una breve durata della terapia antibiotica endovenosa (< 3 giorni). Altri parametri non hanno mostrato significatività statistica. La prevenzione si basa principalmente sul trattamento precoce e adeguato delle tonsilliti batteriche, buona igiene orale e gestione tempestiva delle infezioni delle vie aeree superiori.
In ambito clinico, la gestione dei sintomi risulta cruciale: dolori forti, disfagia, febbre e difficoltà respiratorie richiedono tempestività diagnostica e trattamento integrato tra medico di base, otorinolaringoiatra e sometimes equipe chirurgica. In presenza di ascesso evidenziato o sospetto di estensione, è raccomandato il drenaggio pronto e l’inizio della terapia antibiotica endovenosa. In caso di recidive frequenti, è prudente considerare una tonsillectomia per ridurre la probabilità di nuove recidive e complicanze.
Il decorso post-drenaggio prevede di solito una rapida diminuzione del dolore e del gonfiore entro pochi minuti. L’idratazione è fondamentale, così come l’assunzione di liquidi freddi o a temperatura ambiente. L’infermiere deve istruire sul gargarismo frequente con soluzioni saline o alcaline per 24-36 ore, e si può continuare la terapia antibiotica e antinfiammatoria per circa una settimana a domicilio.
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Prevenire le recidive comporta:
Una descrizione di casi reali evidenzia come un drenaggio rapido possa dare sollievo immediato e come la gestione integrata di antibiotici e procedure chirurgiche possa determinare rapido recupero. In alcuni casi, dopo drenaggio, possono comparire placche bianastre sulle tonsille residue; la valutazione clinica conferma se siano residue placca infiammatoria o segni di infezione residua.
La diagnosi differenziale include infezioni parafaringee, linfen di collo o complicanze come tromboflebiti setticemiche. Se la diffusione intra-collo o nel collo è sospetta, si ricorrono a TC o ecografia per delineare estensione e pianificare drenaggio sicuro. Complicanze potenziali includono ostruzione delle vie respiratorie, sepsi e trombosi infettiva della giugulare o carotide; per questo, la gestione è urgente e multidisciplinare.
Curato per tempo, l’ascesso peritonsillare è una condizione trattabile con prognosi positiva. L’intervento precoce, l’uso mirato di antibiotici e il drenaggio adeguato riducono drasticamente le complicanze e accelerano la guarigione. In presenza di sintomi tipici, è fondamentale consultare un medico specialista per una diagnosi accurata e un piano di trattamento tempestivo.
| Intervento | Contesto | Note |
|---|---|---|
| Drenaggio con incisione | Ascesso di grandi dimensioni/violente sintomatologie | Anestesia locale, possibile sedazione |
| Agoaspirazione | Decompressione diagnostica o terapeutica | Adesione anestesia locale, sometimes sedazione |
| Tonsillectomia | Recidive frequenti o ascesso grave | Rimozione tonsille; anestesia generale |
| Terapia antibiotica | Infezione batterica associata | Endovenosa iniziale, seguito da orale |
| Antinfiammatori/antipiretici | Dolore/febbre | Paracetamolo o ibuprofene |
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