
Nel marzo scorso l’ASL di Lecce ha pubblicato un avviso pubblico per soli titoli, per conferire un incarico di Assistente alla Poltrona in regime di lavoro autonomo, da destinare alle attività previste dal programma nazionale "equità nella salute" 2021-2027. Il compenso era di 25 euro all’ora lordi, la stessa cifra che l’ASST di Brescia offre ad un laureato in odontoiatria.
La figura dell’Assistente alla Poltrona, tuttavia, presenta elementi di incertezza normativa: non è regolamentata come professione autonoma e, anche se si intende l’Assistente di Studio Odontoiatrico (ASO), il DPCM istitutivo della figura professionale dell’ASO consente di svolgere l’attività solo in regime di dipendenza. L’avviso leccese ha suscitato osservazioni da parte del SIASO, che tramite l’avvocato Andrea Marinelli ha ricordato questi limiti e ha invitato l’ASL a valutare provvedimenti correttivi.
Secondo la posizione espressa dal legale del SIASO, l’attività di lavoro dell’ASO è intrinsecamente di tipo subordinato ed è incompatibile con l’autonomia tipica di un lavoro autonomo. Inoltre, la scelta della Regione di ricorrere al regime di lavoro autonomo per tale incarico non trova riscontro nella concreta esecuzione del servizio, dato che l’ASO opera tipicamente per conto di un committente esclusivo (la ASL) nell’ambito di un progetto finalizzato, supportando specifici odontoiatri selezionati con avviso mirato. Da qui nasce l’esortazionee a chiarire la posizione normativa e ad avviare eventuali sanzioni o regolarizzazioni.
La discussione tocca anche l’esistenza di un quadro ministeriale e di tavoli di confronto: l’avviso non appare accompagnato da indicazioni ministeriali o da tavoli che definiscano sanzioni o percorsi di regolarizzazione. La situazione ha generato riflessi sul diritto del lavoro sanitario, sul ruolo degli enti locali e sull’accessibilità ai servizi nell’ambito del programma di equità nella salute.
L’Assistente di Studio Odontoiatrico (ASO), talvolta chiamato anche Assistente alla Poltrona, è una figura che lavora a stretto contatto con l’odontoiatra. Svolge una serie di mansioni essenziali per la gestione dello studio e per il benessere del paziente, dall’assistenza diretta al paziente all’igiene e sanificazione degli ambienti e degli strumenti. In particolare, l’ASO:
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Per diventare ASO è necessario concludere un corso di Qualifica per Assistente allo Studio Odontoiatrico, come previsto dall’art. 1, comma 2, della legge 1° febbraio 2006, n. 43. Il corso ASO è composto da 700 ore complessive, suddivise in:
I corsi ASO possono essere svolti solo da enti accreditati. Storicamente era prevista una possibilità per alcune categorie di soggetti già impiegati negli studi odontoiatrici di non dover frequentare il corso ASO, ma la Conferenza Stato-Regioni il 17 giugno 2021 ha deliberato una proroga di 12 mesi sull’obbligatorietà della qualifica ASO. Oggi, l’aggiornamento normativo resta cruciale per definire i percorsi di inserimento e le possibili deroghe o adattamenti alle specifiche realtà lavorative.
Le condizioni lavorative e l’orario dell’ASO sono disciplinati dal contesto dello studio e dal CCNL di riferimento. In genere, gli orari possono variare dal tempo pieno (40 ore settimanali, distribuite in 5 o 6 giorni) al tempo parziale, con le minime fissate nel contratto part-time e in conformità alle norme contrattuali vigenti. La tipologia di contratto (dipendente, autonomo o di collaborazione) determina la possibilità di applicare autonomamente le attività e di gestire l’organizzazione interna, tema centrale nelle discussioni sul modello di incarico proposto dall’ASL di Lecce.
Il confronto tra Lecce e Brescia, due realtà diverse del panorama odontoiatrico italiano, mette in evidenza differenze nelle modalità di assunzione e nel compenso. Mentre Lecce propone un incarico in regime autonomo con compenso orario lorde pari a 25 euro, Brescia offre la stessa cifra a laureati in odontoiatria, evidenziando un trend di mercato ma anche la necessità di chiarezza normativa per evitare contenziosi o irregolarità.
La discussione è rilevante soprattutto in contesti di politiche sanitarie locali che intendono promuovere l’equità nell’accesso ai servizi odontoiatrici. L’attenzione resta alta su come bilanciare l’esigenza di reperire personale qualificato e la necessità di rispettare le norme sul lavoro autonomo e subordinato, insieme all’efficacia operativa degli studi odontoiatrici.
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Se stai pensando di intraprendere o proseguire una carriera come ASO, è utile considerare:
La certificazione ASO resta una chiave per l’inserimento professionale nel settore dentistico, capace di aprire opportunità in studi odontoiatrici accreditati o collaborazioni con enti pubblici e privati. L’evoluzione della regolamentazione richiede un’attenzione costante ai tavoli di confronto tra governo, Regioni e sindacati per definire percorsi chiari e sicuri per professionisti e pazienti.
In conclusione, l’attenzione normativa e la formazione specifica restano elementi centrali per chi aspira a diventare ASO o a svolgere incarichi simili in regime autonomo. La chiarezza obbliga sia gli enti pubblici sia gli operatori sanitari a definire responsabilità, requisiti e ambiti di attività per garantire servizi odontoiatrici di qualità e conformi alle norme vigenti.
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