
La parola "bomba con dentini" evoca immagini diverse a seconda del contesto: dal significato letterale di ordigno a metafore culturali e simboliche collegate ai denti. Questa panoramica esplora il tema mettendo in relazione aspetti anatomici, simbolici, psicosomatici, antropologici e terapeutici, attingendo a riflessioni già presenti nel materiale di partenza.
Una BOMBA è un oggetto costituito da un rivestimento che contiene materia esplosiva e dotato di un dispositivo di accensione per lo scoppio. A seconda dell’uso specifico a cui è destinata, la bomba ha forma e costituzione diversa (b. batteriologica, atomica, a idrogeno; b. anticarro; b. a tempo, a grappolo, a mano). Può essere anche un fuoco d’artificio, cioè un cartoccio che, lanciato in aria, scoppia producendo effetti di luce e di suono.
In senso figurato, una bomba è una notizia improvvisa e sensazionale (quel comunicato è stato una vera b.!), oppure una persona di straordinarie capacità o una cosa di alte qualità e prestazioni (la cantante di quel gruppo è una b.!; la tua auto nuova è una b.). Bomba è anche il nome popolare del cappello rigido da uomo a cupola tondeggiante, con falde brevi, che si chiama più spesso con il diminutivo bombetta. E si chiama bomba (o bombolone) una pasta dolce di forma sferica, fritta e zuccherata e a volte farcita con crema, cioccolato o marmellata. In ambito sportivo, infine, una bomba è una sostanza che un atleta assume per aumentare il rendimento nelle gare (il cosiddetto doping).
I denti sono organi durissimi situati nella cavità orale, con funzione masticatoria e fonetica e rivestono anche un ruolo importante nell’estetica del volto. Strutturalmente il dente è costituito all’esterno da tessuti duri (smalto e dentina) e all’interno invece da polpa dentaria (tessuto ricco di vasi e nervi, deputato alla sensibilità). L’esposizione della parte interna innesca una reazione delle terminazioni nervose, la cui conseguenza può essere un leggero fastidio (si verifica spesso in denti sensibili) o addirittura un dolore acuto.
I denti non sono mai stati solo “pezzi di smalto e radici”. Il simbolismo dei denti varia moltissimo: forza, bellezza, seduzione, purezza o pericolo. In ogni cultura, il dente ha un valore che va ben oltre l’aspetto funzionale, diventando metafora di trasformazione, forza e vulnerabilità. Queste storie, antiche o moderne, rivelano come i denti siano molto più di semplici strumenti per masticare: sono simboli potenti, legati a passaggi di crescita, credenze religiose, visioni del mondo e riti comunitari.
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Gli antichi egizi avevano una conoscenza avanzata della medicina, inclusa quella dentale. Accanto a queste civiltà, gli Etruschi si distinsero per la loro maestria artigianale anche in ambito dentale. Orafi raffinati, furono tra i primi a realizzare protesi dentarie utilizzando bande d’oro per legare denti umani o animali a quelli naturali.
Nel Medioevo, le cure dentali si intrecciavano con la religione e le superstizioni. La perdita dei denti era spesso interpretata come un segnale divino o una punizione per peccati non confessati. In molte zone d’Europa si credeva che mettere sotto il cuscino un dente caduto potesse evitare che lo spirito del male entrasse nel corpo attraverso la bocca. Altre superstizioni volevano che se un dente da latte non veniva bruciato, un lupo sarebbe venuto a cercare il bambino per rivendicarlo. Non mancano le curiosità macabre: si usavano denti umani presi da cadaveri per realizzare dentiere, spesso vendute nei mercati europei.
In Giappone esistono antichi rituali legati alla cura dei denti, spesso associati ai templi shintoisti, dove locali cerimoniere benedicono simbolicamente strumenti e plastici che rappresentano la bocca, esprimendo gratitudine per la salute orale. Un’usanza affascinante del passato è stata l’Ohaguro, ovvero la pratica di tingere i denti di nero con una soluzione a base di acetato ferrico, ottenuto da limatura di ferro e aceto, arricchita da tannini vegetali. Oltre alla componente estetica, l’ohaguro aveva anche un’efficace azione protettiva: il rivestimento nero fungeva da sigillo contro la carie, simile ai moderni sigillanti dentali.
Il cranio e il viso esprimono le contrazioni e le espansioni determinate dalla nostra risposta a vari stimoli ambientali ed alla nostra incapacità di gestire le emozioni. Ecco allora che, guardando semplicemente il viso di una persona, possiamo farci un’idea del suo percorso di vita. Assolutamente sì. Se in tale equilibrio inserissimo la repressione di sentimenti come rabbia, gioia e frustrazione tramite contrazione del cavo orale, questo comporterebbe a deformazioni estetiche.
Alla mandibola o arcata inferiore la Dentosofia associa “il futuro”, la voglia di immaginare, di scoprire se stessi e il mondo. Il morso inverso, terza classe (ossia con l’arcata inferiore più sporgente di quella superiore) può non essere estetico, ma può significare determinazione, voglia di procedere e di scoprire. Alla mascella o arcata superiore è associato “il passato” ed è anche collegata col “pensare”: i bambini che prediligono l’attività di pensiero o il computer al rapporto fisico diretto con i coetanei hanno un morso profondo (cioè i denti dell’arcata superiore coprono quelli dell’arcata inferiore).
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Secondo la psicosomatica, il male ai denti è spesso collegato alla paura in merito a una decisione da prendere e ai risultati che ne derivano. Le persone che soffrono di questo disturbo hanno un progetto da portare a termine di cui però sono molto preoccupati dello svolgimento. (Ho paura di sbagliarmi, di fare la scelta sbagliata, di non poter tornare indietro, di venire ingannato, di non riuscire, eccetera?) Questa condizione si può applicare alla situazione dei denti stessi: si è in ansia per il percorso odontoiatrico o dentistico che si sta svolgendo o che si deve attuare, suggestionando il dolore ai denti. (Sono preoccupato per il tipo di cura che mi propone o mi sta facendo il dentista?)
Spesso il male ai denti è associato a un dolore delle parti ad essi collegate come la mascella e le gengive: esse rappresentano la capacità di gustarsi la vita e le idee nuove, “addentandole” con gusto. Il dolore associato a queste parti può essere dovuto ad una paura o una assenza di fiducia in sé stessi rispetto al risultato delle proprie azioni.
I primi denti che nascono sono gli incisivi inferiori e superiori, per cui sono facilmente visibili ed individuabili e generalmente la “prova del cucchiaino” non fallisce mai. Questo avviene intorno ai 6-8 mesi, l’età infatti in cui comincia la dentizione decidua, cioè quella dei cosiddetti “denti da latte”, la quale si completa intorno ai 30/36 mesi con 20 piccoli denti. Ovviamente questi sono dei parametri generali, ogni bambino/a ha uno sviluppo a sé per cui ritardi o anticipazioni nel processo di dentizione sono assolutamente contemplati, soprattutto se nei genitori si sono verificati tali situazioni.
Il comportamento durante il processo della dentizione: essendo la dentizione un processo di crescita è bene tenere in considerazione che, come in ogni spinta evolutiva, possono emergere delle manifestazioni fisiche e comportamentali. Si notano sovente rigonfiamenti gengivali (con una piccola puntina bianca sottostante, il futuro dente), i quali possono provocare un senso di fastidio; per questo si vedono i bambini trasformarsi in piccoli scoiattoli, mettere alla bocca tutto quello che trovano ricercando così un massaggio naturale che possa arrecare loro un po’ di sollievo.
Di solito hanno anche maggiore salivazione per cui spesso le mamme cambiano bavaglini più di frequente. Il fatto poi di avvertire nel loro corpo dei cambiamenti può dare luogo a piccole alterazioni del ciclo sonno-veglia, o a un po’ di fastidio mentre mangiano quando nel dentino che spinge la gengiva arriva qualcosa di troppo caldo. Tutti i pediatri sono inoltre d’accordo nello sfatare la credenza per la quale si affermava che la nascita dei denti portasse la febbre; non c’è una diretta conseguenza, quanto piuttosto una maggiore vulnerabilità del bambino ai malanni stagionali.
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L’attivatore polifunzionale utilizzato per la terapia dentosofica è un dispositivo in silicone costituito da una doppia doccia unita, in cui si adattano sia l’arcata superiore che quella inferiore; a prima vista assomiglia al paradenti usato dai pugili. Il materiale morbido e non rigido, come quello dei comuni bite, consente il “mordicchiamento” e, nello stesso tempo, non impedisce ai denti di spostarsi.
L’attivatore polifunzionale agisce armonizzando l’occlusione, aiutando nella rieducazione di funzioni perturbate quali la deglutizione, la masticazione, la fonazione, la respirazione orale, le tensioni membranose e psico-emozionali. Grazie alla sua forma, si interpone uno spessore tra i denti impedendo il contatto diretto tra le due arcate dentali: questo consente alla muscolatura masticatoria di lasciare andare le contrazioni a cui è sottoposta dal contatto coi denti.
Per avere un buon risultato bisogna usare l’attivatore il più possibile, indossarlo sempre durante la notte e mordicchiarlo durante il giorno anche mentre si svolgono le attività domestiche.
Le cause della sensibilità o del dolore ai denti sono molteplici e possono essere l’effetto di stimoli termici (bere o mangiare cibi eccessivamente freddi o caldi), un uso scorretto dello spazzolino magari con setole troppo dure, bruxismo (digrignamento eccessivo e involontario delle due arcate dei denti), accumulo di placca batterica che può causare anche gengivite, contatto con alimenti acidi dovuto anche da reflusso gastroesofageo, trattamenti sbiancanti frequenti che danneggiano la parte esterna del dente.
La nostra relazione con i denti non è fatta solo di igiene orale e visite dal dentista. Conoscere queste tradizioni e queste interpretazioni ci aiuta a comprendere meglio quanto il nostro rapporto con la salute orale sia complesso e ricco di sfumature. In molte culture i denti raccontano storie personali e collettive, sono segnali di passaggi di crescita, espressioni emotive e simboli di identità.
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