
La gestione della fertilità bovina si concentra sull’uso di dispositivi CIDR impregnati di progesterone come strumenti per la sincronizzazione dell’estro e dell’ovulazione, nonché per l’induzione e la sincronizzazione dell’estro nei protocolli di inseminazione artificiale a tempo fisso. L’obiettivo è migliorare la gestione riproduttiva all’interno del gregge o della mandria, tenendo presente che tali protocolli non sostituiscono una nutrizione adeguata e una buona salute generale degli animali.
Il trattamento di progestérone da solo, al dosaggio proposto, non è sufficiente per indurre l’ovulazione in tutte le femmine cicliche. I protocolli basati sulla progestérone sono strumenti di gestione della riproduzione e devono essere scelti in funzione delle esigenze del singolo allevamento, con monitoraggio dell’attività ovarica prima dell’uso di trattamenti a base di progestinici.
La risposta delle bovine e delle giovenche ai protocolli di sincronizzazione basati su progestinici è influenzata dal loro stato fisiologico al momento del trattamento: possono variare tra allevamenti e tra animali all’interno dello stesso allevamento. L’efficacia dipende anche dal grado di ciclicità e dall’anestro stagionale o fisiologico.
Il dispositivo CIDR rilascia progesterone nella circolazione attraverso la mucosa vaginale, in un tasso controllato. La progestérone inibisce la secrezione di GnRH e, di conseguenza, la liberazione di LH, controllando così la maturazione follicolare e permettendo il controllo del ciclo estrale.
Il profilo farmacocinetico di progestérone somministrata tramite un CIDR singolo è caratterizzato da una concentrazione massima (Cmax) di circa 4,33 ng/mL nel plasma, raggiunta circa 1,19 ore (Tmax) dopo l’applicazione, e da un’Area Sotto la Curva di circa 19,47 ng/mL·h. La concentrazione sistemica si riduce con una emivita apparente di circa 0,298 ore (t1/2).
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Via vaginale. Un dispositivo da impiantare nel vagino di ciascun animale per 7-9 giorni, a seconda dell’indicazione. Il dispositivo deve rimanere in posto per permettere l’azione progestinica e deve essere associato a una dose lutéolytica di PGF2α o del suo analogo 24 ore prima del ritiro per diverse indicazioni, come la sincronizzazione dell’estro o la sincronizzazione tra donatori e riceventi per trasferimento embrionale.
Per l’induzione e la sincronizzazione dell’estro in tempi fissi (IAP) sono comuni i seguenti protocolli:
Procedura di somministrazione: utilizzare un applicatore dedicato, con guanti sterili, lubrificante ostetrico e antiseptico non irritante. Assicurare che la cordicella di ritiro sia libera e seguire le istruzioni per l’inserimento e il ritiro per evitare trauma o trasferimento di sostanze attive sulle mani. Dopo l’uso, l’applicatore va pulito e disinfettato tra un animale e l’altro.
Il dispositivo viene rimosso tirando delicatamente la cordicella. In alcuni casi la cordicella potrebbe non essere visibile dall’esterno: può essere localizzata con un dito guantato nel vagin posteriore. Il ritiro non deve richiedere forza e va eseguito con cautela per evitare lesioni o spostamenti indesiderati del dispositivo.
Effetti indesiderati Bovini: molto rari (<1 animale su 10.000 trattati) includono secrezioni vaginali e vulvovaginite osservate al ritiro del dispositivo. Queste secrezioni di solito si risolvono prima dell’inseminazione e non compromettono la fertilità nelle inseminazioni successive. È importante notificare gli effetti indesiderati per consentire il monitoraggio di sicurezza del medicinale.
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Precauzioni per chi somministra il medicinale: la progestérone è un ormone potentemente attivo e può causare irritazioni cutanee, oculari o reazioni allergiche. Evitare contatti oculari e, per le donne incinte, evitare manipolazione diretta del medicinale. L’uso dell’apparato deve essere eseguito con dispositivi di protezione individuale e manualità corretta per minimizzare l’esposizione. Le mani vanno lavate dopo l’impiego e bisogna evitare contatto con la parte in silicone. L’uso dell’applicatore deve seguire le istruzioni, inclusa la sterilizzazione e l’uso di lubrificante; al termine, pulire accuratamente l’area e le mani.
Non buttare i farmaci nei fognoli o nei rifiuti domestici. Utilizzare i sistemi di raccolta per i rifiuti di medicinali veterinari, secondo le normative locali e i sistemi nazionali di raccolta.
Proprietà farmacodinamiche: il dispositivo libera progesterone, inibendo GnRH e LH, con conseguente controllo della maturazione follicolare e del ciclo estrale.
Proprietà farmacocinetiche: come descritto, Cmax circa 4,33 ng/mL, Tmax circa 1,19 h, AUC 19,47 ng/mL·h, t1/2 0,298 h, indicando rapida fase di assorbimento e rapida eliminazione, tipiche di una somministrazione transvaginale con rilascio controllato.
Il CIDR rientra tra le deroghe all’uso del progesterone ai sensi della normativa vigente; l’impiego è indicato per bovini, mucche e giovenche, in diverse condizioni di ciclo ovarico. Il regime di dispensazione è farmaco veterinario soggetto a prescrizione veterinaria e i depositi autorizzati prevedono specifici AIC e confezioni, con resa di 10 dispositivi per confezione.
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La gestione della fertilità bovina è una componente chiave della redditività zootecnica. Studi e meta-analisi hanno evidenziato che l’uso di progestinici può aumentare il tasso di concezione in alcune condizioni, seppur con variazioni a seconda della fase del ciclo in cui si inizia la somministrazione e della gestione complessiva della manodopera riproduttiva.
Le evidenze mostrano che l’uso di progesterone prima del giorno 3 del ciclo o dopo il giorno 7, o in bovine con un tasso di concezione iniziale già buono, non apporta benefici significativi. Al contrario, l’inizio del trattamento dal giorno 3 al 7 può aumentare in modo significativo il tasso di concezione, soprattutto in combinazione con protocolli di inseminazione sincronizzata. L’applicazione di CIDR per 5-9 giorni è stata proposta in contesti di sincronizzazione, con adattamenti a seconda se l’obiettivo sia l’IAP o la sincronizzazione di donatori e riceventi per trasferimento embrionale.
Nei mancati cicli o in anestro stagionale, l’uso di CIDR può stimolare estro e gravidanza, ma i tassi di risposta variano per specie e condizioni. In generale, per capre e pecore, i protocolli CIDR hanno mostrato buone percentuali di risposta e gravidanze in determinate condizioni, ma la evidenza per caprine resta meno robusta rispetto ai bovini.
La gestione della fertilità bovina da latte si avvale di protocolli CIDR per sincronizzazione dell’estro e dell’ovulazione, con o senza l’associazione di gonadotropine, PGF2α ed eventuale eCG secondo lo scenario. L’obiettivo è ottimizzare l’organizzazione degli interventi riproduttivi, ridurre i tempi tra parti e aumentare la fecondità nei gruppi in anestro stagionale o ciclici.
Una corretta prassi operativa implica l’uso di un applicatore adeguato, ispezione del sito di inserimento, e attenzione alle condizioni di igiene e sicurezza per l’allevatore e per l’animale. L’osservazione accurata dell’estro post-ritiro consente di pianificare l’inseminazione artificiale entro le finestre temporali raccomandate.
La scelta di un protocollo specifico deve essere basata sulle esigenze di gestione del gregge, sullo stato riproduttivo degli animali e su eventuali condizioni patologiche o nutrizionali. L’uso di progestinici non sostituisce una gestione sanitaria e alimentare adeguata e va integrato con un monitoraggio dell’attività ovarica prima dell’adozione di trattamenti a base di progesterone.
| Parametro | Valore tipico | Note |
|---|---|---|
| Cmax progestérone (CIDR) | ≈ 4,33 ng/mL | Rilevata nel plasma |
| Tmax | ≈ 1,19 h | Tempo di picco |
| AUC | ≈ 19,47 ng/mL·h | Esposizione sistemica |
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