Effettività dei collutori: stato dell’arte, prove e prospettive

Per quali condizioni e quanto sono efficaci i collutori? Quali prove esistono in letteratura sull’efficacia dei collutori?

La parodontite è una patologia infiammatoria causata dalla presenza di placca sopra e sotto-gengivale che determina dei danni progressivi al tessuto di supporto e, se non trattata, può portare alla perdita del dente stesso.

La disgregazione e l’eliminazione della placca sopra e sotto-gengivale, mediante un’accurata strumentazione meccanica professionale, costituisce uno step fondamentale per arrestare la progressione della malattia.

La terapia professionale risulta però inefficace se non associata a un adeguato controllo domiciliare della placca.

I collutori vengono classificati, in funzione della loro composizione, in due gruppi: cosmetici e terapeutici; i secondi contengono principi attivi che ne caratterizzano l’indicazione clinica.

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I primi sono costituiti per il 65-80% da acqua, 15-30% da alcol e in minime percentuali da componenti aromatiche, per lo più di origine vegetale, e dolcificanti non cariogeni; i secondi includono antimicrobici, ossigenanti, calmanti, astringenti, deodoranti, antiacidi.

Attualmente, la maggior parte dei collutori presenti in commercio esplica prevalentemente un’azione antiplacca e può migliorare l’azione dei presidi meccanici.

La maggior parte delle evidenze sostiene l’uso del collutorio in aggiunta alle misure meccaniche di igiene orale.

All’interno dello speciale, un articolo si propone di fornire una panoramica narrativa delle prove sull’efficacia dei collutori più utilizzati.

I collutori con clorexidina gluconato sono i più studiati.

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I collutori al fluoro sono da tempo consigliati per la salute orale, in particolare per la prevenzione della carie.

Nonostante le note proprietà antiplacca del fluoro, le prove specifiche sull’efficacia dei collutori al fluoro nel ridurre i livelli di placca sono scarse.

Le evidenze più consistenti e interessanti sono relative alla carie nei denti permanenti di bambini e adolescenti: una revisione Cochrane del 2016 ne ha rilevato una forte riduzione associata a un uso quotidiano.

Molto attraenti, specie per una fascia di popolazione che preferisce terapie percepite come più “naturali”, sono i collutori agli oli essenziali, che si sono mostrati efficaci nella riduzione della placca e dell’infiammazione gengivale rispetto al placebo.

I collutori agli oli essenziali sembrano essere efficaci anche nella prevenzione e nella gestione dell’alitosi.

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Una revisione sistematica del 2021 ha affermato che il cloruro di cetilpiridinio (Cpc) è efficace nel controllo della placca e dell’infiammazione gengivale, in particolare negli spazi interdentali.

Lo iodopovidone è un antisettico ad ampio spettro utilizzato da lungo tempo nella cura delle ferite e in ambito chirurgico.

È efficace contro una vasta gamma di microrganismi, inclusi batteri, virus, funghi e protozoi.

Il perossido di idrogeno è un ingrediente tipico dei dentiffrici sbiancanti, con una base solvente di acqua o etanolo e additivi vari.

Attualmente, la maggior parte delle evidenze sostiene l’uso della clorexidina; ci sono numerosi dati sull’efficacia dei collutori come complemento ai regimi di igiene orale convenzionali per prevenire e migliorare la salute gengivale.

Per i collutori contenenti fluoro, esistono dati sulla loro efficacia nell’uso combinato per prevenire la carie coronale nei bambini e negli adolescenti; esistono anche prove meno numerose e di qualità inferiore nella prevenzione della carie radicolare e negli adulti.

I collutori possono svolgere un ruolo nello sbiancamento dei denti, in particolare quelli contenenti perossido, ma gli studi sono limitati e le prove per la maggior parte riguardano studi in vitro.

Tali studi in laboratorio potrebbero non considerare gli effetti di diluizione e inattivazione da parte della saliva e quindi sovrastimare gli effetti rispetto allo sbiancamento clinico.

Altre aree in cui considerare l’uso efficace dei collutori includono la guarigione post operatoria, la mucosite indotta da chemioterapia e la gestione dell’osteomielite alveolare.

Ad oggi, le prove sono limitate in termini di quantità e qualità, ma sono promettenti per un utilizzo dei collutori come parte di un approccio complessivo alla cura della salute orale.

Nell’ultimo periodo è stato ipotizzato che alcune condizioni sistemiche siano influenzate dall’uso di diversi tipi di collutori.

Accanto ai tradizionali antimicrobici, nel mondo dei collutori stanno guadagnando terreno alternative “naturali” e innovative, già scelte da milioni di persone per prendersi cura della propria salute orale in autonomia.

Tra le novità emergenti troviamo i collutori immunomodulanti, che mirano a modulare la risposta del sistema immunitario ai microrganismi del cavo orale.

Ci sono anche collutori a base di nanopartialle che promettono un’attività antimicrobica più mirata e precisa.

Tuttavia, ogni azione antimicrobica, sia naturale che sintetica, può avere conseguenze sull’ecosistema, andando oltre la salute umana e potenzialmente impattando su suolo e ambienti marini.

Una linea di ricerca emergente approfondisce l’utilizzo di collutori probiotici come alternativa al trattamento delle malattie gengivali, con particolare attenzione ai benefici riscontrati nei bambini e negli adulti con parodontite.

I collutori probiotici contengono microrganismi vivi (Lactobacillus, Bifidobacterium, Bacillus, Saccharomyces) che aiutano a riequilibrare il microbioma orale, promuovono i batteri benefici e combattono quelli patogeni.

Studi su bambini hanno dimostrato una riduzione della carie e della placca con l’uso di questi prodotti.

Negli adulti, un collutorio con Lactobacillus salivarius ha mostrato risultati positivi nella riduzione di Aggregatibacter actinomycetemcomitans, associato alla parodontite, e del sanguinamento gengivale.

Altri studi su collutori probiotici con formulazioni diverse hanno riscontrato benefici nella riduzione della placca e della profondità delle tasche gengivali, oltre all’aumento del pH salivare e delle immunoglobuline A in pazienti con parodontite allo stadio II.

Sebbene promettenti, questi studi presentano un limite importante: la mancanza di analisi del microbioma orale mediante sequenziamento di nuova generazione.

Nuove prospettive per i collutori sono offerte dalle nanotecnologie, che stanno rivoluzionando vari settori della medicina e ora si affacciano anche nel mondo dei collutori.

Si tratta di tecnologie che operano con sistemi funzionali con almeno una dimensione su scala nanometrica; le nanoparticelle possono proteggere le sostanze antimicrobiche dalla degradazione, migliorarne la permanenza in bocca e ridurne la concentrazione necessaria per ottenere l’effetto terapeutico.

Restano sfide importanti da affrontare perché sviluppare collutori antimicrobici nanotecnologici efficaci non è affatto semplice.

Un’affascinante possibilità per il futuro della salute orale è rappresentata dall’utilizzo di agenti biologici nei collutori; l’obiettivo è spesso contrastare l’infiammazione e la perdita ossea legata a malattie come la parodontite.

La causa principale di questi fenomeni è la risposta immunitaria dell’ospite ai batteri, non i batteri stessi.

Sebbene ancora agli inizi, alcuni studi mostrano il potenziale dei collutori a base di agenti biologici.

I collutori immunostimolanti sono una nuova classe di prodotti che stanno attirando l’attenzione dei ricercatori per il loro potenziale nella gestione della mucosite orale; alcuni studi hanno già mostrato la loro efficacia.

La parodontite è una patologia infiammatoria causata dalla presenza di placca sopra e sotto-gengivale che determina danni al tessuto di supporto e potenziale perdita dentale se non trattata.

La pratica clinica assegna al controllo della placca un ruolo chiave: la rimozione meccanica va associata all’uso di collutori e di altri dispositivi di igiene domiciliare per mantenere i risultati post-trattamento.

La discreta efficacia dei collutori nel ridurre PI e BOP è stata riscontrata in studi randomizzati controllati, con differenze tra gruppi test e controllo soprattutto al follow-up.

Nel contesto clinico, il cetilpiridinio cloruro (CPC) è l’agente antibatterico ad ampio spettro impiegato in molti collutori antiplacca; esistono evidenze che ne descrivono riduzioni batteriche immediate dopo l’applicazione.

Infografica: Flussi di azione dei principali principi attivi nei collutori (CPC, CHX, fluoro, oli essenziali)

Una panoramica di due studi specifici mostra la riduzione dell’indice di placca e del sanguinamento al sondaggio in gruppi che hanno usato collutori contenenti CPC rispetto a placebo, in aggiunta a una corretta igiene orale.

< tagvideo>Video esplicativo: come funzionano i collutori e quali evidenze supportano la loro efficacia

In letteratura esistono prove che i collutori al fluoro, soprattutto quando usati in combinazione con altre misure preventive, contribuiscono alla prevenzione della carie coronale nei giovani.

Le evidenze su collutori a base di oli essenziali indicano una riduzione della placca e dell’infiammazione gengivale, con utilità anche per l’alitosi.

Riguardo ai collutori probiotici, i dati mostrano benefici nella riduzione della placca e nel miglioramento di parametri parodontali, sebbene manchi ancora un’analisi completa del microbioma orale tramite tecnologie di sequencing.

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