
La protesi dentale o dentaria è il dispositivo medico che va a sostituire denti danneggiati in modo irreparabile oppure del tutto mancanti.
È il medico specialista odontoiatra a valutare l’opportunità dell’impianto di protesi dentarie, durante la visita odontoiatrica.
La visita prevede la raccolta di tutte le informazioni utili a comprendere nel migliore dei modi la storia clinica del paziente, che è alla base della diagnosi.
In seguito, il paziente deve sottoporsi a esami strumentali specifici che consentono al medico di valutare la situazione tenendo conto di tutto ciò che non è visibile a occhio nudo.
È il manufatto che consente di riparare in modo stabile a diversi tipi di danno: permette di ricostruire un elemento danneggiato e di sostituire uno o più denti mancanti, in quanto viene ancorata in via permanente ai denti residui oppure agli impianti presenti nell’area edentula.
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Il paziente non deve mai rimuovere la protesi fissa.
Essa può essere confezionata in materiali esteticamente adatti al volto di ciascun paziente, di qualsiasi elemento si tratti.
Faccetta, una lamina molto sottile (da 0,5 a 0,7 millimetri) che viene applicata con una colla apposita sulla superficie di uno o più denti anteriori.
L’effetto è esteticamente ottimo, in quanto l’aspetto del dente può cambiare in colore, forma, lunghezza e posizionamento.
Corona, detta anche capsula.
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Il manufatto può ricoprire tutto il dente di cui si conservano quantomeno la radice.
Oltre a migliorare notevolmente l’estetica e favorire il ripristino delle funzionalità della bocca, la corona offre un vantaggio: è possibile adattarla a un impianto collocato in luogo di un dente mancante.
Per posizionarla sul dente naturale, quest’ultimo va limato e la corona viene in seguito incollata grazie al cemento.
Per posizionarla su un impianto, la corona viene cementata o avvitata.
Fra i materiali biocompatibili e anallergici con cui può essere realizzata una corona vi sono alumina, disilicato di litio e zirconio.
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Ponte.
Questo tipo di protesi fissa dentale va a sostituire più denti (in genere 2 o 3), poggiando su due denti-pilastro localizzati ai lati della zona edentula.
Per facilitare tale operazione, il dentista lima entrambi i pilastri oppure li devitalizza.
La protesi mobile ha sempre il compito di sostituire più denti mancanti, ma il dispositivo deve essere rimosso dal paziente per l’igiene orale quotidiana.
Dopo ogni pasto, la protesi dentale mobile, superiore o inferiore che sia, va infatti accuratamente pulita per evitare l’accumulo di residui di cibo che potrebbero comportare lo sviluppo di colonie batteriche e future infezioni gengivali.
La struttura delle protesi dentarie mobili può avere ganci di ancoraggio che permettono il fissaggio ai denti esistenti oppure attacchi di precisione a denti naturali o corone protesiche.
Si parla invece di protesi mobile totale, più comunemente nota come dentiera, quando sostituisce una o entrambe le arcate dentarie.
Essa poggia sulle gengive e sulle ossa: una caratteristica che comporta un costante riassestamento della protesi a opera dell’odontoiatra, a causa del progressivo riassorbimento osseo.
Come ogni manufatto di tipo medico, la protesi dentale cambia tipologia in base alla singola situazione su cui deve agire.
Questo tipo di protesi dentale è specifica per l’arcata superiore, riservata quindi alla parte più alta della bocca.
La sua costruzione dipende dal numero dei denti mancanti in questa zona.
Ad esempio, se l’edentulia è totale e dunque la protesi deve rivestire l’intera arcata, è necessario realizzare almeno 4 impianti dentali.
La protesi dentale combinata presenta un doppio vantaggio: è possibile rimuoverla, ma è ancorata grazie ad appositi dispositivi artificiali.
Questo si traduce in un ottimo livello di funzionalità anche dopo molto tempo, grazie alla possibilità di alleggerire il carico della masticazione sui denti naturali rimasti.
La procedura prevede l’esecuzione di una TC per analizzare al meglio la situazione; la costruzione di una guida per l’operatore che inserirà gli impianti, grazie a un software dedicato; si adatta una protesi temporanea per consentire ai tessuti di guarire.
Resina, che ripropone una colorazione assai simile a quella del dente naturale.
Può essere modellata in base alle caratteristiche individuali e alle esigenze del paziente.
In genere, si sceglie la resina per una protesi dentale fissa che però viene applicata solo per poco tempo, in quanto la resina si usura più facilmente di altri materiali.
Ceramica, in assoluto il materiale più utilizzato e notevolmente biocompatibile.
Anche la ceramica è modellabile in base alla singola persona.
Una volta all’interno del cavo orale e ben posizionata, risulta perfettamente simile ai denti naturali che la circondano, grazie alle sue peculiarità estetiche e alla resistenza della sua struttura.
Composito, impiegati soprattutto nelle riabilitazioni implantari, in quanto è esteticamente assimilabile alla ceramica ma meno duro.
La riabilitazione implantare è la procedura che consente a un paziente completamente privo di denti di ottenere una nuova arcata dentaria tramite l’inserimento di impianti.
Zirconio, materiale di elevatissime qualità e lucidità, oltre che molto resistente.
Può non essere immediata l’abitudine a indossare una protesi dentale fissa o mobile, per diversi motivi.
Infiammazione gengivale, in particolare se le gengive sono molto sensibili.
Tale sensibilità può essere accresciuta dalla cementazione recente di corone singoli o ponti.
Lesioni minime alla mucosa delle guance, soprattutto se l’edentulia è una condizione che si era protratta per molto tempo prima del posizionamento della protesi odontoiatrica.
Difficoltà nella masticazione o nell’articolazione del linguaggio, dovute per lo più a interventi sullo spessore della corona di uno o più denti.
Per quanto riguarda invece la protesi mobile, certamente sono due le fonti di eventuale disagio per chi la indossa: la sensazione di mobilità della protesi stessa e il timore che si possa notare la sua presenza all’interno della bocca.
Del resto, è perfettamente normale sentirsi in difficoltà di fronte a una novità piuttosto impattante.
Curare l’alimentazione, scegliendo cibi morbidi o liquidi per alcuni giorni.
Ad esempio, si può iniziare con pesce, verdure cotte, uova e gelato: sono tutte ottime opzioni.
Allenare il linguaggio con alcuni esercizi a voce alta.
Alcuni sono risultano più difficili di altri da articolare, in particolare “F” e “S”: ecco perché leggere e pronunciare ad alta voce parole che li contengono è molto utile.
Prestare attenzione a eventuali dolori persistenti o a un’instabilità molto pronunciata.
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