
Il composito dentale è un materiale resinoso utilizzato per ricostruire, correggere o migliorare la forma dei denti in modo minimamente invasivo. Il composito dentale è un materiale utilizzato per le otturazioni e ricostruzioni dentali ed è composto da un mix di diversi materiali. Il composito dentale è un materiale plastico, quindi abbastanza flessibile e facile da lavorare che rappresenta la soluzione ideale in caso di otturazioni o ricostruzioni dei denti.
Qui di seguito verrà perciò brevemente illustrata la composizione chimica di una resina composita. Questa si articola in 3 componenti principali: matrice resinosa, filler e accoppiante. Matrice resinosa: è la componente organica e chimicamente attiva della resina; la maggior parte dei compositi si basa su una molecola sintetizzata nei primi anni '60, il dis-GMA. Questa molecola organica, meglio nota con il nome di monomero di Bowen, conferisce fluidità al prodotto in condizioni di partenza; in seguito ad un preciso stimolo, derivante da un attivatore fisico/chimico, le molecole di dis-GMA polimerizzano, rendendo il materiale macroscopicamente rigido.
La componente è detta “matrice” perché è la fase continua nella quale sono dispersi gli altri componenti; filler: come anticipato, la matrice circonda una quantità variabile di particelle inorganiche; queste possono variare dal punto di vista chimico e con esse variano le proprietà conferite al prodotto. Il composito dentale è un materiale utilizzato per le otturazioni e ricostruzioni dentali ed è composto da un mix di diversi materiali. Per la maggior parte (70-80% circa) è costituito da particelle riempitive come vetro, ceramica e quarzo.
Accoppiante: si tratta del silano, una molecola dotata di due gruppi funzionali, un'ossidrile (dunque, a carattere polare) e un residuo terminale acrilico (apolare). Il silano ha un ruolo imprescindibile, sia nell'accoppiare le due componenti principali che nel permettere la polimerizzazione dei composti dentali.
Anche se spesso vengono dati per scontati, i monomeri dentali sono gli elementi costitutivi di ogni restauro. Sebbene esistano molte formulazioni diverse, i compositi dentali sono generalmente costituiti da alcuni ingredienti chiave: una matrice di resina, riempitivi, agenti di accoppiamento, iniziatori di polimerizzazione, stabilizzatori e pigmenti, tutti miscelati insieme in diverse combinazioni per produrre un risultato specifico. Le scelte più comuni per i compositi dentali commerciali sono il bisfenolo A glicidil dimetacrilato (BisGMA), la sua versione etossilata (BisEMA), il trietilenglicol dimetacrilato (TEGDMA) e l’uretano dimetacrilato (UDMA).
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Il BIS-GMA è la resina impiegata come matrice nei compositi odontoiatrici. Il BIS-GMA è una resina ad alta viscosità, questo ne riduce significativamente la lavorabilità a temperatura ambiente. La sua elevata viscosità non solo crea problemi di manipolazione, ma riduce anche la compatibilità dei riempitivi e il grado di conversione, con un impatto negativo su una serie di proprietà fisiche, tra cui l’usura e il ritiro.
Monomero dentale altamente flessibile, a basso peso molecolare e bassa viscosità, il TEGDMA viene spesso utilizzato come diluente per altri monomeri più viscosi per migliorare la manipolazione, aumentare il contenuto di riempitivo e la copolimerizzazione. Il BisEMA è in realtà una versione leggermente modificata del BisGMA, caratterizzata da un peso molecolare e da una rigidità elevati, ma da una viscosità inferiore, che consente un grado di conversione più elevato, un basso ritiro da polimerizzazione, un basso assorbimento d’acqua e migliori proprietà meccaniche.
L’UDMA è stato sviluppato per superare le limitazioni del BisGMA, presentando un monomero con un elevato peso molecolare ma una bassa viscosità, oltre a un’elevata flessibilità e tenacità. In pratica, le formulazioni a base di UDMA presentano una maggiore resistenza alla flessione, un modulo elastico e una maggiore durezza, nonché una migliore conversione del monomero rispetto a quelle realizzate con il BisGMA. Tuttavia, non è privo di inconvenienti. L’UDMA ha una viscosità più elevata rispetto al TEGDMA e al BisEMA, che può limitare la maneggevolezza e la compatibilità con le cariche.
La contrazione da polimerizzazione è una parte intrinseca e inevitabile dell’utilizzo dei compositi resinosi, ma può causare molti problemi. A seconda dei monomeri utilizzati, può causare tensioni nel materiale o sul dente, che a loro volta possono creare problemi come microinfiltrazioni, macchie e persino fratture. Fortunatamente per i professionisti del settore e per i loro pazienti, la tecnologia dei monomeri e dei polimeri dentali si sta evolvendo. Alcuni produttori stanno utilizzando monomeri nuovi e innovativi per risolvere i problemi di stress da polimerizzazione.
A differenza dei monomeri dentali tradizionali, l’AFM presenta un terzo sito reattivo che si frammenta e si riposiziona durante la polimerizzazione, rilassando la rete in via di sviluppo. AUDMA presenta un peso molecolare più elevato rispetto ai dimetacrilati tradizionali, che limita il numero di zone di contrazione nella resina.
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I composti micro-riempiti con particelle prepolimerizzate sferiche, dove le microparticelle sono inserite in sfere di resina parzialmente polimerizzate, le sfere polimeriche contenenti anche le microparticelle sono inserite come riempitivo nella resina BIS-GMA per ottenere il composito finale. Quindi le micro-particelle sono presenti sotto forma di granuli o sfere prepolimerizzate o granuli agglomerati e non come particelle individuali.
Nel 1996 alle tradizionali resine composite ad elevata consistenza sono state affiancate delle resine composite a consistenza fluida chiamate, appunto, compositi flow. Per spiegare meglio il concetto si possono riportare alcuni dati che evidenziano come la percentuale di riempitivo inorganico presente nei compositi flow è compresa tra il 37% e il 53%.
I risultati della revisione della letteratura indicano che i compositi flow presentano proprietà meccaniche di resistenza ai carichi masticatori inferiori ai compositi convenzionali e tale aspetto è dovuto al minor contenuto di riempitivo. I compositi flow sono indicati, e sono stati ampiamente proposti negli ultimi anni, come sottofondo resinoso prima dell’applicazione del composito convenzionale costituente il restauro. Si parla di “liner” di composito flowable.
Occorre inoltre prestare attenzione all’utilizzo di “liner” di composito flow in quanto le specifiche ISO indicano che la radiopacità di un composito flow dovrebbe essere uguale o maggiore a quella di una barra di alluminio dello stesso spessore per non creare discrepanze di radiopacità rispetto ai tessuti dentali. Le specifiche richiamano l’attenzione sul fatto che compositi con minor carica di riempitivo possano simulare un falso positivo rappresentato da una banda radiopaca simile a una lesione cariosa secondaria o recidiva di carie al di sotto del restauro.
Il composito dentale è una resina fotopolimerizzabile che il dentista modella direttamente sul dente in un'unica seduta. La polimerizzazione avviene tramite una lampada a luce blu (fotopolimerizzazione): il dentista modella il materiale mentre è ancora morbido e poi lo indurisce con la luce. Il materiale viene applicato per strati successivi - la tecnica incrementale - con ciascuno strato polimerizzato prima di applicare il successivo.
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Il composito dentale è un materiale ormai molto utilizzato nell’odontoiatria moderna, che permette di correggere in modo naturale e poco invasivo difetti che un tempo richiedevano soluzioni più complesse. L'utilizzo di questi materiali si basa su un concetto completamente diverso dalla ritenzione meccanica richiesta dall'amalgama d'argento: l'adesione chimica. Per farlo aderire alla superficie del dente da risanare, il composito dentale viene incollato attraverso degli specifici materiali adesivi che vengono applicati sulla sostanza dura del dente. È però molto importante che tra le due superfici (quella del prodotto in composito e quella del dente) non ci siano degli spazi vuoti o fessure.
Il composito è il materiale più conservativo disponibile in odontoiatria restaurativa. Grazie alla tecnica adesiva, non richiede la rimozione di struttura sana. La libertà operativa a cui si è fatto riferimento, naturalmente, non può prescindere dalla conoscenza della tecnologia di cui si dispone e, ancora prima, delle caratteristiche di un substrato particolare come quello dentario.
Il composito è significativamente meno costoso della ceramica, principalmente perché non richiede laboratorio odontotecnico. Composito: procedura diretta, in studio, in una seduta. Non richiede laboratorio. Ceramica: richiede la preparazione del dente (rimozione di una quantità variabile di smalto), impronta, lavoro di laboratorio e una seconda seduta per il cemento definitivo.
La ceramica è superiore in termini di translucenza a lungo termine, resistenza alla pigmentazione e stabilità del colore. La ceramica è inerte e altamente biocompatibile. Tuttavia, il grande vantaggio del composito rispetto alla ceramica è quello di poter essere utilizzato indipendentemente dalla forma della cavità da otturare ed essere quindi estremamente versatile.
Rispetto a materiali come la ceramica o lo zirconio, il composito dentale presenta diversi vantaggi pratici, estetici ed economici. Molte cliniche estere, ad esempio, propongono lo zirconio, ma questo materiale, sebbene resistente, è meno flessibile e più difficile da ritoccare rispetto al composito.
Uno studio retrospettivo longitudinale pubblicato su Journal of Prosthodontics (Borgia et al., 2019) ha analizzato la qualità e la sopravvivenza dei restauri diretti in composito fotoindurente sui denti posteriori in un follow-up di 5-20 anni. I risultati mostrano che i restauri di alta qualità, eseguiti con tecnica corretta, raggiungono sopravvivenze significative anche a lungo termine - con tassi di successo superiori all'80% a 5 anni.
Una revisione sistematica con meta-analisi su Journal of Dentistry (Moraschini et al., 2015) ha comparato la longevità di amalgama e composito nei restauri posteriori, evidenziando una longevità media del composito nei denti posteriori di circa 7-10 anni, contro i 10-15 anni dell'amalgama. Sui denti anteriori, con un'igiene corretta e lucidatura periodica, un composito di qualità dura mediamente 7-10 anni. Sui denti posteriori, soggetti a carichi masticatori maggiori, la durata è generalmente inferiore, tra 5 e 8 anni.
La contrazione da polimerizzazione può causare microinfiltrazioni, macchie e persino fratture. Se noti che il bordo del composito si è staccato, che il dente è diventato sensibile, che c'è una macchia scura alla giunzione tra il restauro e il dente, o semplicemente che il colore è cambiato in modo evidente - è il momento di richiedere una visita di controllo.
La procedura in sé non è dolorosa - si esegue in anestesia locale. Nei giorni successivi è normale una lieve sensibilità al freddo o al caldo, che si risolve spontaneamente entro 1-2 settimane. Non stiamo parlando di un’urgenza medica, ma in questi casi intervenire tempestivamente ti permette di evitare infiltrazioni batteriche e mantenere intatto il dente sottostante.
La reazioni allergiche al composito dentale sono estremamente rare, ma come per qualsiasi altro materiale odontoiatrico, non possono essere escluse del tutto. Nei pazienti particolarmente sensibili, la presenza di alcuni componenti (come le resine acriliche) potrebbe generare fastidi o infiammazioni locali.
Quando evitarlo? I casi sono rari, ma in presenza di forti abitudini parafunzionali come il bruxismo o se si desidera una soluzione rigida a lungo termine, si può valutare l'uso di altri materiali. È importante che il clinico raccolga tutte le informazioni cliniche del paziente e, se necessario, valuti materiali alternativi.
In campo odontotecnico il composito è utilizzato prevalentemente per la realizzazione di intarsi, corone e faccette dentali. Ne “Il Centro srl” realizziamo semilavorati per corone, intarsi e faccette con composito dentale GC Cerasmart, blocchetti di ceramica ibrida per la tecnologia CAD/CAM compatibili con il sistema CEREC®. GC Cerasmart è un materiale composito di elevata qualità che combina le migliori caratteristiche di una ceramica ad alta resistenza e un composito.
Resistenza e flessibilità, precisione e durevolezza si fondono tra loro. La fresatura è rapida e precisa con adattamento preciso dei margini. Inoltre è un materiale caratterizzato da un'elevata lucidità superficiale. Grazie alla possibilità di cementazione attraverso sostanze adesivi, questo materiale offre infatti la migliore garanzia di tenuta e durata delle protesi.
Come si sceglie il composito? Probabilmente per una serie di ragioni, tra cui la posizione del restauro, le esigenze della procedura e le proprietà fisiche, meccaniche ed estetiche che ci si aspetta dal materiale. Ma con così tanti compositi disponibili, ognuno con le proprie caratteristiche uniche, i propri punti di forza e le proprie debolezze, è facile essere sopraffatti.
La verità è che i compositi sono il risultato di una chimica complessa e il prodotto finale dipende fortemente da ogni singolo ingrediente, oltre che dal modo in cui si combinano e interagiscono. Il confronto delle qualità di molti compositi può essere effettuato sul sito dentalcompare.com che propone le principali caratteristiche cliniche dei materiali; invece chi volesse conoscere di più sulla resa cromatica di molti compositi, potrà leggere questa revisione della letteratura sull'argomento.
Il composito dentale è un materiale ormai molto utilizzato nell’odontoiatria moderna, che permette di correggere in modo naturale e poco invasivo difetti che un tempo richiedevano soluzioni più complesse. La parola “composito” non deve trarti in inganno: si tratta di materiale progettato per resistere a lungo nel tempo! I compositi dentali moderni sono infatti realizzati con una miscela sofisticata di resine e particelle ceramiche, pensata per sopportare le sollecitazioni quotidiane di masticazione, chiusura e apertura continue della mandibola.
In condizioni normali e con una buona igiene orale, un restauro in composito può durare oltre i 10 anni, ma in molti casi supera abbondantemente questo lasso di tempo e può durare anche tutta la vita. La durata ovviamente dipende da vari fattori, soprattutto dalle abitudini alimentari e dall’igiene quotidiana. Proprio per questo consigliamo sempre ai nostri pazienti di seguire attentamente le indicazioni sul mantenimento dell’igiene orale.
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