
Con gli allineatori trasparenti oggi è possibile proporre al paziente una soluzione terapeutica altrettanto efficace, più confortevole e maggiormente rispettosa dei tessuti molli e del parodonto rispetto alle tradizionali tecniche fisse multibrackets; affinché la terapia abbia successo, è fondamentale riuscire a ottenere in primo luogo una importante collaborazione da parte del paziente, così come è necessario, da parte del clinico, saper effettuare una attenta valutazione diagnostica e una corretta progettazione.
La tecnologia è in rapida evoluzione e gli sviluppi che l’accompagnano stanno plasmando ogni singolo aspetto della nostra vita, con il campo dell’ortodonzia che non fa eccezione.
L’intera risoluzione di un caso, nel quale si possono associare le esigenze estetiche a quelle funzionali, può essere spesso ottenuta con successo con le cosiddette terapie “ibride”, dove l’azione degli allineatori trasparenti si unisce a strumenti ausiliari (miniviti, elastici, apparecchi fissi sezionali, espansori palatali rapidi, eccetera).
Nel tempo, le proposte commerciali relative agli allineatori hanno visto l’ingresso di molti marchi e il continuo perfezionamento di materiali, design e strategie di guida del movimento ortodontico.
Gli allineatori trasparenti non sembrano essere tutti uguali; si possono osservare consistenti differenze tra marche diverse, come se non si potesse più parlare di un “sistema unico” ma di “più sistemi diversi”.
I materiali termoplastici utilizzati, il design del margine gengivale e le diverse strategie impiegate per guidare il movimento ortodontico, come attachment e strumenti ausiliari, convergono nel determinare l’efficacia di un sistema di allineatori.
Un’estetica implementata è uno dei principali vantaggi del trattamento con allineatori trasparenti, che risultano quasi invisibili a un occhio inesperto e consentono ai pazienti di sorridere con maggiore sicurezza.
Il comfort sperimentato dal paziente è indubbio: non vengono utilizzati brackets metallici o archi che possono causare irritazioni o ulcerazioni, e i dispositivi sono rimovibili per facilitare alimentazione e igiene.
Durante la terapia, gli appuntamenti dall’ortodontista sono più brevi e meno frequenti, poiché i cambi degli allineatori sono gestiti autonomamente dai pazienti per periodi che vanno da uno a tre mesi, con cadenza settimanale o quindicinale.
La motivazione del paziente è fondamentale per ottenere i risultati desiderati e per contenere i tempi di trattamento, poiché l’andamento della terapia dipende dalla sua collaborazione: gli allineatori devono infatti essere indossati per un tempo ideale di almeno 20-22 ore al giorno.
Per fornire all’odontoiatra le informazioni necessarie, è stato realizzato il corso ECM “Allineatori trasparenti a 360°” con moduli sull’evoluzione tecnica, biomeccanica, e suggestioni di gestione dei casi.
Il primo modulo “Quando gli allineatori? Biomeccanica e caratteristiche” ripercorre la storia e l’evoluzione di questa recente tecnica ortodontica, con particolare attenzione alle fasi di produzione e alle caratteristiche dei materiali utilizzati.
Il nuovo corso “Allineatori trasparenti a 360°” accreditato per 12 ECM, mira a fornire conoscenze utili al professionista per riconoscere e diagnosticare casi semplici e valutare la predicibilità di risultato utilizzando gli allineatori trasparenti.
I protocolli clinici unificati assicurano coerenza tra i tecnici di pianificazione e i consulenti ortodontici interni, offrendo una flessibilità ottimale, controllo della forza e comfort del paziente.
Utilizziamo attachment in composito convenzionali e bottoni ortodontici, con un sistema di ancoraggio 360° per una ritenzione superiore. I segmenti di bracket vengono usati solo dove è necessario un controllo aggiuntivo.
Nella pratica quotidiana può emergere una necessità di integrare terapie ibride in presenza di scenari evolutivi: abitudini parafunzionali, disfunzioni dell’ATM, e necessità di guidare la crescita scheletrica.
La crescita mandibile, la gestione del sorriso gengivale (gummy smile) e la necessità di riallinare i rapporti tra arcate sono temi ricorrenti: quando la distanza tra arcate è presente la valutazione clinica deve considerare la crescita scheletrica e le possibili soluzioni ortodontiche e ortognatiche.
La ritenzione è una fase essenziale nel trattamento ortodontico, definita come la preservazione della posizione estetica e funzionale dei denti dopo la fase attiva.
La riorganizzazione dei tessuti parodontalici richiede tempo, tipicamente almeno un anno, e la stabilizzazione è necessaria finché il legamento parodontale si adatta al nuovo allineamento.
I dispositivi di ritenzione includono ritenitori rimovibili e fissi; una combinazione è spesso preferita per bilanciare igiene, efficacia e comfort.
La scelta del metodo di ritenzione deve considerare lo stato parodontale, le esigenze di igiene e la previsione di ricadite, con particolare attenzione alla stabilità a lungo termine e al controllo della recidiva.
I fissatori possono essere incollati direttamente o indirettamente, con una preparazione superficiale che prevede rimozione della placca, etching, adesivo e l’uso di chiavi di trasferimento in silicone per posizionare correttamente i fili; si usa di solito resina composita fluida come adesivo.
1. Retainer Hawley: dispositivo storico per la mascella superiore con arco labiale e molari stabilizzanti; necessità di modifiche in caso di estrazioni per prevenire riaperture degli spazi.
2. Posizionatori “attivi” mantenitori: elastomerici o in gomma; molto efficaci nel ripristinare il tono dei tessuti molli e nel prevenire iperplasia gengivale; presentano vantaggi estetici e di durabilità ma richiedono alta compliance e comportano limiti di controllo sull’allineamento incisale.
Tuttavia, l’uso di posizionatori come mantenitori a lungo termine presenta sfide di compliance e potenziali ricadute; l’uso è spesso limitato a periodi notturni o a casi particolari.
3. Ritenitori termoplastici a cornice sottovuoto (VFR): vestibilità confortevole e buon controllo sull’allineamento degli incisivi, ma fragili e soggetti a sostituzioni frequenti.
4. OSAMU facente funzione: fissatore che copre un arco, offrendo stabilità mirata per specifici casi.
Gli apparecchi funzionali svolgono un ruolo chiave nel preservare le correzioni scheletriche durante la fase di ritenzione, in particolare nei pazienti in crescita.
Apparecchi ortodontici fissi intercettivi: espansore palatale rapido per correggere palato stretto e migliorare la respirazione; apparecchi fissi con bracket metallico o ceramico; apparecchi linguali e autoleganti.
Apparecchi ortodontici mobili: attivazione e gestione indipendente da parte del paziente; Invisalign è un esempio noto di allineatori trasparenti che hanno introdotto una rivoluzione nell’ortodonzia mobile, richiedendo adesione 22 ore/giorno e sostituzioni regolari.
La contenzione superiore è spesso mobile, quella inferiore fissa lingualmente, utilizzandosi adesivo trasparente. L’obiettivo è mantenere i risultati ottenuti e prevenire ricadute.
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