Lucidare una capsula dentale in ceramica o resina: guida completa allaintegrazione tra estetica e funzionalità

La zirconia è un materiale ceramico policristallino privo di fase vetrosa utilizzato in odontoiatria per il confezionamento di manufatti protesici fissi. Le corone o gli elementi di ponte in zirconia-ceramica possono andare incontro a inconvenienti di scheggiatura parziale del rivestimento ceramico della sottostruttura in zirconia che si trova, prima di essere rivestita da ceramica, in una forma cristallina stabile chiamata tetragonale.

La percentuale di comparsa del fenomeno “chipping” nei manufatti in zirconia-ceramica è riportata in letteratura in un ampio range compreso tra lo 0 e il 44%, condizione che impedisce di identificare un valore puntiforme. Per gli autori della revisione della letteratura, la riparazione delle corone, o unità di ponte, danneggiate dal fenomeno del “chipping” è vista in maniera favorevole dai pazienti e dagli odontoiatri rispetto alla sostituzione completa del manufatto danneggiato. Un approccio razionale al problema tuttavia suggerisce che la sopravvivenza nel tempo, e quindi il successo dell’intervento di riparazione del manufatto ceramico danneggiato, dipende da molti fattori estranei all’applicazione rigorosa delle procedure di riparazione.

Non esistono ancora molti dati riguardanti la sopravvivenza dei procedimenti di riparazione con resina composita dei difetti di “chipping” nei manufatti in zirconia-ceramica, ma ritroviamo dati che riguardano quelli in metallo-ceramica, i quali possono essere abbastanza rappresentativi se il difetto è di grado 1 e di grado 2, ovvero contenuto nella ceramica di rivestimento, essendo le procedure di riparazione identiche indipendentemente dalla natura della sottostruttura protesica (zirconia versus metallo).

I difetti di Grado 1 non richiedono una particolare procedura di riparazione, che vede l’apposizione di resina composita, ma sono trattati semplicemente andando a regolarizzare mediante frese diamantate l’area del difetto, alla quale fa seguito un’accurata levigatura di superficie mediante gommini per ceramica e paste da lucidatura dedicate. I difetti di Grado 2, invece, per estensione, richiedono riparazione mediante aggiunta di resina composita previo opportuno pretrattamento della superficie di ceramica. L’adesione della resina composita alla ceramica sfrutta due tipologie di legame: un’unione di natura micro-meccanica e un legame di tipo chimico.

Prima di procedere all’operazione di riparazione della ceramica danneggiata è opportuno isolare correttamente il campo operatorio mediante diga di gomma. Al termine del tempo di applicazione di HF è necessario un copioso lavaggio con H2O per alcuni minuti per neutralizzare e allontanare l’acido e una successiva asciugatura con alcol per rendere pervie le micro-irregolarità create. Su questa superficie condizionata con HF è possibile applicare un agente chimico chiamato silano, in grado di stabilire in un verso legami chimici con la porcellana dell’area da riparare e dall’altro con le molecole di natura metacrilica presenti nella soluzione adesiva bonding/resina composita. Prima di procedere all’applicazione della resina fluida bonding, il silano applicato sulla superficie deve subire un’adeguata evaporazione del solvente contenuto mediante getto d’aria non contaminato.

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È possibile poi ritrovare un sottogruppo dei difetti di Grado 2, definiti 2.1, ovvero quei difetti che mostrano l’esposizione della sottostruttura in zirconia e che richiedono anche, oltre alle procedure già descritte, un pretrattamento della zirconia. È possibile riconoscere un trattamento micro-meccanico consistente nel sabbiare la superficie esposta di zirconia con una polvere di ossido di alluminio rivestito di silice, in grado di adsorbire sulla superficie stessa e creare uno strato siliconico suscettibile a interagire con una soluzione a base di silano come prima descritto per i difetti di tipo 2. Si parla in questo caso di trattamento tribochimico della zirconia. Le aree circostanti che invece non evidenziano esposizione della sottostruttura in zirconia subiscono le procedure di condizionamento descritte per i difetti di tipo 2. In ultimo ritroviamo i difetti di Grado 3, che appaiono molto estesi, con discreta esposizione della sottostruttura in zirconia e interessano aree del manufatto protesico particolarmente sollecitate dai carichi masticatori.

La lucidatura a specchio della superficie di restauro in composito o ceramica è un obiettivo chiave per preservare l’estetica e la funzionalità. Il procedimento richiede l’uso di gomme da lucidatura di alta qualità e una progressiva successione di passaggi, dalle superfici iniziali a una finitura sempre più fine, con graduale aumento della lucentezza senza surriscaldare il materiale.

Infografica: flusso di procedura per riparazione di difetti Grado 1-3

La lucidatura non è solo estetica ma influenza anche l’adesione di eventuali biofilm batterici: una superficie ben lucidata riduce l’adesione rispetto a una superficie ruvida. Un protocollo tipico comprende l’uso di punte di gomma diamantata di alta qualità con gradazioni diverse, eseguendo movimenti delicati e una velocità controllata per evitare surriscaldamento. In alternativa, si possono impiegare spazzole in pelo naturale di capra per una rifinitura precisa. La Dr.ssa Aleksandra Łyżwińska descrive come la riparazione di ceramiche scheggiate richieda una comprensione profonda delle cause, delle contaminazioni, e delle condizioni di adesione, oltre che l’uso corretto di silani, HF e resine composite, per garantire durabilità e prevenire recidive.

Per ciò che riguarda i materiali di adesione, CLEARFIL CERAMIC PRIMER PLUS contiene sia silano sia MDP e tratta efficacemente ceramiche contenenti silice, ossidi metallici (zirconia) e metalli. Dopo l’applicazione e l’accurata asciugatura, il restauro in composito può essere eseguito immediatamente senza un ulteriore passaggio di adesione. Il composito scelto è un fluido durevole, CLEARFIL MAJESTY ES Flow, con elevata resistenza alla flessione e facilità di adattamento alla superficie.

La corone dentale e le protesi hanno bisogno di una manutenzione regolare: l’igiene orale quotidiana, controlli periodici dal dentista e, quando necessario, una corretta disinfezione. In caso di distacco della capsula, è possibile disinfettarla in casa lavando lo smalto e immergendola in collutorio a base di clorexidina, per poi conservarla in un contenitore protettivo in attesa della visita dentistica. Non è consigliabile riposizionare la capsula da soli: solo un professionista può cementarla nuovamente o sostituirla se rotta.

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La manutenzione della corona dentale implica pulizia quotidiana con strumenti adeguati (spazzolino a setole medio-morbide, dentifricio antiplacca, filo interdentale o scovolini). Esistono strumenti specifici per protesi, come Super Floss, che aiuta a pulire i bordi gengivali vicino alla capsula. Inoltre, può essere utile un collutorio antibatterico come clorexidina, limitando l’uso a periodi prescritti per evitare macchie sui denti.

Nella reversibilità dei trattamenti, la differenza tra una corona in ceramica o zirconia e una ricostrizione in composito o metallo-ceramica si riflette soprattutto sulle strategie di lucidatura, sulle condizioni della superficie, e sulla scelta di materiali adesivi. Il profilo di manutenzione include controllo della profondità di incapsulazione, gestione di eventuali precontatti occlusali, glasatura e lucidatura alla poltrona, che può richiedere la rimozione della glasatura (glazing) in caso di necessità di riparazioni adesive o di modifiche occlusali.

  1. Aggiornare la conoscenza sulle cause di scheggiature e su come le diverse sottostrutture influiscono sulle riparazioni.
  2. Applicare procedure di isolamento, condizionamento con HF, e silano per favorire l’adesione tra ceramica e resina composita.
  3. Selezionare materiali adesivi compatibili con ceramiche contenenti silice e zirconia per una riparazione duratura.
Video dimostrativo: riparazione di una corona in zirconia-ceramica e finish di lucidatura

La corona dentale è un supporto protesico che serve a ricoprire e proteggere un dente o un impianto dentale, ricostituendo la forma e la funzione masticatoria ed estetica. La corona dentale rientra tra le protesi dentali e richiede una cura accurata per mantenere l’integrità del moncone sottostante e della gengiva. Per pulire bene la corona dentale, si può ricorrere a uno spazzolino con setole medio-morbide, dentifricio anti-placca e strumenti di igiene come filo interdentale o scovolini, adaptati alle protesi. La scelta tra una ricostruzione o una corona definitiva dipende dalla condizione del dente e dalle esigenze del paziente, ma in tutti i casi la manutenzione è fondamentale per garantire funzionalità e estetica a lungo termine.

La colorazione delle protesi moderne è studiata per integrarsi con la pigmentazione naturale, evitando contrasti poco gradevoli. Prima di qualsiasi trattamento protesico, lo sbiancamento dei denti naturali è consigliato per evitare differenze cromatiche tra denti naturali e protesi. Per protesi fisse, lo sbiancamento professionale non è indicato poiché la ceramica non sbianca come lo smalto. In caso di protesi mobili, esistono prodotti specifici per la detersione e lo sbiancamento esterno.

In sintesi, la corretta lucidatura e la riparazione delle corone in ceramica o resina richiedono: conoscenza delle tipologie di difetti, scelta dei giusti trattamenti micro-meccanici e chimici, isolamento appropriato, e l’utilizzo di adesivi e paste lucidanti idonei al tipo di ceramica o composito, al fine di garantire una riparazione duratura e un risultato estetico naturale.

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