
La patologia della biforcazione radicolare è una malattia batterica parodontale che interessa i denti con più radici e che quindi presentano appunto delle biforcazioni. La diagnosi è facile poiché la biforcazione si lascia sondare dal dentista più o meno profondamente. Talvolta l’infezione recede spontaneamente per un periodo più o meno lungo (mesi) magari con l’ausilio di antibiotici per bocca e applicazioni locali di gel a base di clorexidina. La terapia efficace è esclusivamente chirurgica ed endodontica (cura canalare) a seconda dei casi, a patto che non sia in stato troppo avanzato e che sia in un’area facilmente pulibile. Esistono naturalmente anche cure conservative che prevedono o l’eliminazione del tunnel con materiali vari o addirittura la sua accentuazione per agevolarne la pulizia perfetta; unico vero rimedio per evitare recidive.
Le cause del riassorbimento radicolare esterno possono essere molteplici, e in alcuni casi il processo può essere innescato da una combinazione di fattori:
Riassorbimento radicolare esterno: si colloca a livello della superficie esterna della radice (cemento e dentina). È il tipo più comune e spesso correlato a traumi, ortodonzia, infezioni parodontali o trattamenti parodontali. Riassorbimento interno: inizia dagli odontoblasti della polpa dentale e procede dall’interno verso l’esterno, può essere causato da danni pulpari o processi infiammatori sulla polpa. Esistono inoltre riassorbimenti sostitutivi o di osso, ove la radice viene progressivamente sostituita da tessuto osseo.
La diagnosi può essere fatta con radiografie periapicali e, in caso di dubbio sull’estensione o sulla natura interna/esterna, con CBCT (tomografia computerizzata a fascio conico) per delineare l’estensione del difetto e la sua relazione con l’osso circostante. L’approccio ideale prevede:
Le principali opzioni di trattamento includono:
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La diagnosi precoce e l’approccio proattivo possono fare la differenza fra conservazione e perdita del dente. I materiali bioattivi sono utili per promuovere la guarigione dei tessuti mineralizzati, soprattutto in contesto di comunicazione con il parodonto, permettendo un approccio più conservativo.
In casi particolari, come traumi dentali recenti con riassorbimento infiammatorio, una gestione precoce con trattamento endodontico e medicazioni idrossido di calcio può arrestare la progressione e consentire la conservazione dell’elemento dentale, con follow-up radiografici regolari.
La diagnosi corretta e una comunicazione chiara tra odontoiatra e paziente sono elementi chiave per una prognosi accurata e una scelta terapeutica calibrata. L’imaging radiografico tradizionale è utile, ma CBCT offre una valutazione più affidabile di estensione e relazione con il parodonto; ciò consente di distinguere tra riassorbimento interno ed esterno e di pianificare una strategia mirata. L’approccio multimodale, con endodonzia ortograda, chirurgie e tecniche rigenerative, è spesso necessario per ottenere risultati chirurgici e conservativi ottimali.
La prevenzione è fondamentale per minimizzare i riassorbimenti e le recidive. Uno spazzolamento regolare e accurato due volte al giorno, visite di controllo periodiche e igiene orale professionale consentono di ridurre carie, infezioni parodontali e traumi che possono innescare processi riassorbitivi. In caso di problemi, consultare tempestivamente il dentista per una diagnosi precoce e un trattamento mirato.
La salute parodontale è strettamente collegata al rischio di riassorbimento radicolare: la gengiva e l’osso di supporto devono rimanere intatti per mantenere la stabilità dentale. Se si osservano recessioni gengivali o tasche parodontali, è necessaria una terapia causale meccanica e, quando indicato, una copertura della radice tramite innesto di tessuto gengivale o lembi mucogengivali per ridurre sensibilità e proteggere la superficie radicolare.
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La prevenzione delle patologie correlate alle biforcazioni e ai riassorbimenti passa principalmente da:
La diagnosi e gestione dei riassorbimenti radicolari richiede un approccio multidisciplinare, con endodonzia, parodontologia e, se necessario, chirurgia orale. L’uso di tecniche avanzate, strumenti microscopici, irrigazioni attivate e materiali bioceramici può aumentare le probabilità di successo nel controllo dell’infezione e nel mantenimento dell’elemento dentario.
Diagnosi precoce, valutazione accurata dell’estensione del riassorbimento e scelta di una strategia terapeutica personalizzata sono i cardini per ottenere buone prognosi. L’endodonzia ortograda rimane la via maestra, purché la lesione sia trattabile e la diagnosi sia tempestiva; i riassorbimenti interni richiedono interventi endodontici mirati, mentre quelli esterni possono richiedere approccio combinato chirurgico-endodontico. Nei casi più complessi, l’estrazione resta una opzione ragionevole per preservare la salute generale del paziente.
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