
La vulvodinia è una patologia spesso trascurata, ma che influisce profondamente sulla qualità della vita di molte donne.
La vulvodinia è una condizione caratterizzata da dolore spontaneo o durante i rapporti nella zona della vulva, l’area esterna degli organi genitali femminili.
Vulvodinia localizzata: si manifesta in aree specifiche; comunemente interessa il vestibolo, la regione situata tra le piccole labbra (vestibolodinia).
La vulvodinia può insorgere in qualsiasi momento della vita della persona, ma di solito si verifica durante l’età fertile.
L’età di massima incidenza della vulvodinia è compresa tra i 20 ed i 40 anni.
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Alcune persone cominciano a sperimentare i sintomi tipici della vulvodinia già durante l’adolescenza, mentre in altri casi si sviluppa dopo un periodo di rapporti sereni, oppure a seguito del parto o dopo la menopausa.
I sintomi possono essere molti e vari. Va inoltre ricordato che i sintomi della vulvodinia possono variare di intensità, anche nell’arco della stessa giornata; tendenzialmente peggiorano nel pomeriggio o la sera, mentre la notte e il mattino presto possono essere quasi assenti.
Allo stesso tempo è bene ricordare che ci sono alcuni elementi scatenanti che si riscontrano con maggior frequenza.
Lo swab test è l’esame principale utilizzato per diagnosticare la vulvodinia.
Durante questo test, si utilizzano dei cotton fioc per toccare delicatamente diverse aree della vulva e individuare i punti dolorosi.
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Applicando una leggera pressione o sfregamento, si generano stimoli che, in persone senza disturbi, sarebbero innocui.
Tuttavia, nelle persone con vulvodinia, possono causare bruciore o la sensazione di punture di spillo.
È fondamentale “mappare” questi punti dolorosi e valutarne l’intensità utilizzando una scala del dolore.
Questo test rappresenta un passo iniziale per la diagnosi.
I sintomi della vulvodinia, spesso, sfuggono agli esami medici tradizionali, un’assenza di diagnosi che porta a considerare la condizione come un disturbo psicologico.
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Frasi come «È tutto nella tua testa», «Non è niente di grave», «Sei troppo stressata» sono purtroppo comuni tra le donne che ne soffrono.
Il ritardo nel riconoscere e trattare la patologia può aggravare ulteriormente le condizioni della paziente.
La vulvodinia è una patologia complessa ed è importante affrontarla con un approccio multidisciplinare.
Infatti secondo le Linee Guida dell’European Association of Urology (EAU), dell’International Continence Society (ICS) e dell’International Association for the Study of Pain (IASP), la vulvodinia è inquadrata all’interno del dolore pelvico persistente il cui approccio terapeutico deve comprendere diverse figure professionali.
Ostetriche e fisioterapisti specializzate nella gestione del dolore pelvico sono figure fondamentali nel trattamento della vulvodinia.
Entrambe si occupano di riabilitazione del pavimento pelvico. Le tecniche riabilitative sono la terapia manuale, gli esercizi di propriocezione e rilassamento, lo stretching attivo, la respirazione diaframmatica e l’automassaggio.
Inoltre questi professionisti forniscono norme igienico-comportamentali e impostano insieme alle pazienti un percorso di rieducazione mirato ad alleviare i sintomi e migliorare la qualità della vita.
A seconda del quadro clinico e in base alla localizzazione dei sintomi, è possibile avvalersi del supporto di una figura medica specializzata: ginecologo, neuro-urologo, terapista del dolore posso fornire una cura efficace e personalizzata.
In alcuni casi è bene chiedere la consulenza anche di un nutrizionista.
Consigli alimentari mirati possono ridurre l’infiammazione e supportare il processo di guarigione nella vulvodinia.
Determinati alimenti possono infatti contribuire alla cronicizzazione dello stato infiammatorio o all’insorgenza di problematiche intestinali, spesso connesse con la vulvodinia.
La terapia psicologica può essere un valido supporto per aiutare le pazienti con vulvodinia a gestire l’impatto emotivo del dolore cronico, spesso associato a stress, ansia e depressione.
Per le persone con vulvodinia, una corretta igiene intima è fondamentale. È importante utilizzare acqua tiepida o calda per i lavaggi, preferire detergenti delicati con pH neutro e non esagerare con la frequenza dei lavaggi.
Per evitare che i sintomi della vulvodinia peggiorino durante il ciclo mestruale, è utile cambiare frequentemente gli assorbenti, preferire quelli in cotone organico e senza profumi o additivi chimici.
Per alleviare i disagi legati alla vulvodinia, è utile scegliere abiti che non esercitano pressione e che siano realizzati in tessuti morbidi e naturali, come il cotone.
Per la biancheria intima, è consigliato evitare modelli troppo aderenti, preferendo capi senza cuciture o dettagli che potrebbero irritare la pelle.
Il calore è spesso un rimedio utile per ridurre il dolore associato alla vulvodinia. Si può optare per bagni caldi giornalieri di 20-30 minuti, o anche per docce e bidet con acqua calda. Un termoforo applicato sulla zona pelvica durante il relax o la notte può portare sollievo.
Stare seduti per lunghi periodi può aumentare il disagio, quindi è consigliato evitare sedili duri e portare con sé un cuscino per migliorare il comfort.
È inoltre utile abituarsi a fare pause frequenti e cambiare regolarmente posizione per ridurre la pressione sulla zona pelvica.
Anche se all’inizio è bene evitare alcune attività fisiche, con il tempo e una maggiore consapevolezza del proprio corpo, è possibile riprendere l’esercizio. Sono particolarmente indicati l’hatha yoga e la ginnastica posturale, che aiutano a migliorare la postura e a ridurre la tensione. Inoltre, passeggiate e corsa su terreni morbidi o tapis roulant sono consentite, così come attività che coinvolgono le braccia.
La vulvodinia può rendere anche atti quotidiani come urinare più difficili. Per gestire al meglio questa funzione, è fondamentale evitare di trattenere l’urina e bere una quantità adeguata di liquidi, intorno a 1,2-1,5 litri al giorno, per non sovraccaricare la vescica.
La diagnosi si ottiene tramite la descrizione dei sintomi, un’attenta anamnesi, ed un esame clinico chiamato “Swab test”.
Il percorso terapeutico della Vulvodinia è multispecialistico perché questa patologia ha sintomi che riguardano vescica, vagina, retto, intestino.
Le tecniche fisioterapiche sono mirate a rilassare e detendere i muscoli pelvici, e consistono in manipolazioni e digitopressioni interne ed esterne, esercizi di allungamento, esercizi di respirazione, stretching e rilassamento locale e generale.
L’approccio farmacologico consiste nell’utilizzo di farmaci antidepressivi triciclici a basso dosaggio, antiepilettici, che hanno un’azione anti-infiammatoria ed un effetto inibitorio sulla percezione del dolore centrale.
I sintomi della vulvodinia la rendono una malattia invalidante, che può ridurre la qualità della vita della persona che ne soffre.
Non solo: spesso ansia, stress e un basso tono dell’umore accompagnano chi convive con questa condizione.
La vulvodinia può essere gestita sia a livello fisico che psicologico: scopriamo insieme come e qual è il ruolo dello psicologo.
La vulvodinia può manifestarsi in diverse forme cliniche, classificate in base alle caratteristiche del dolore e alla sua localizzazione.
Comprendere questa classificazione può aiutare a orientare la diagnosi e il trattamento più adeguato.
Vulvodinia provocata: il dolore si manifesta in risposta a uno stimolo specifico, come il contatto o la pressione (ad esempio durante i rapporti sessuali, l'inserimento di tamponi o una visita ginecologica).
Vulvodinia spontanea: il dolore compare senza che vi sia uno stimolo esterno evidente e può essere continuo o intermittente.
Vulvodinia generalizzata: il dolore interessa tutta la regione vulvare, senza una localizzazione precisa. Può essere costante o presentarsi a fasi alterne.
Vulvodinia localizzata: il dolore è circoscritto a una specifica area della vulva. Le forme più note sono: Vestibolodinia, Clitoridodinia.
Questa classificazione può essere importante per personalizzare il percorso terapeutico e contribuire a migliorare la qualità della vita di chi ne soffre.
Secondo una revisione pubblicata su The Journal of Sexual Medicine (2017), la vulvodinia è considerata una sindrome multifattoriale, in cui nessun singolo elemento è responsabile, ma piuttosto la combinazione di più fattori che agiscono insieme nel tempo.
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