Caratteristiche dei denti nei Primati: anatomia dentale e evoluzione di scimmie, antropomorfe e ominidi

Settanta milioni di anni fa si afferma sulla terra la specie dei primati. Con questa espressione si intendono dei mammiferi che comprendono tutte le scimmie e anche l’uomo. La Superfamiglia degli ominoidei comprende le grandi scimmie antropomorfe e gli uomini. Include le famiglie Ilobatidi (gibboni); Pongidi (scimpanzè, gorilla, oranghi) e Ominidi (la specie umana attuale e i suoi antenati estinti). Hominidae: Uomini (e in passato Australopitechi). Perché un fossile sia classificato come appartenente alla famiglia degli ominidi, deve mostrare almeno alcune di queste caratteristiche. Sono di due specie Pan paniscus, la forma nana, e Pan troglidites quella comune.

La tua donazione significa molto per continuare. totale del cibo. infatti su grandi masse di cibo e molto lentamente. questo problema. dieta. mandibole. sono evolute in relazione alle loro funzioni. mordono solo verticalmente e i loro denti non si incontrano. di schiacciamento e triturazione). quella della resistenza. cranica. canino, 4 premolari e 3 molari in ogni quadrante della bocca. e 3 molari in ogni quadrante. INCISIVI. e situati anteriormente. superiori e inferiori. piccoli se confrontati con quelli delle antropomorfe o delle scimmie. CANINI. Di forma generalmente lunga e appuntita. canine inf e sup. la preda. ruolo importante nella vita sociale dei Primati. nelle dispute gerarchiche. sessuale scarso. inferiori che somigliano notevolmente a un premolare settoriale. scimmie, antropomorfe e ominidi sono bicuspidi. più espansa, o perfino extra cuspidi. somigliano a dei molari. Australopithecus robustus e A. hanno premolari più grandi di A. MOLARI. di molari nei Primati è rimasto generalmente costante. è cambiata notevolmente la morfologia. delle cuspidi dei molari tra gli ominoidei. 2. Quelli che chiamiamo comunemente “denti del giudizio” sono la terza serie di molari presenti sia in arcata superiore che inferiore della nostra dentatura e hanno aspetto simile ai primi e secondi molari. L’epiteto “del giudizio” si deve al fatto che fra i 32 denti permanenti sono gli ultimi a comparire anche in ordine cronologico. Un aspetto interessante è che non a tutte le persone spuntano tutti e quattro i denti del giudizio e, in molti casi, i dentisti optano per estrarli. Ma allora perché li abbiamo?

  1. Per rispondere a questa domanda, dobbiamo scavare nel passato della nostra specie e di quelle che hanno abitato la Terra prima di noi. Da dove vengono i denti del giudizio: i primi ominidi In quanto membri della specie Homo sapiens, condividiamo molte caratteristiche con i membri del nostro ordine di appartenenza: i primati. Infatti, scimmie, gorilla e scimpanzé posseggono tutti i denti del giudizio.
  2. Avvicinandoci alla nostra famiglia, quella degli ominidi, i ritrovamenti archeologici ci suggeriscono che altre specie, vissute prima di Homo sapiens, avessero mascelle e denti più grandi rispetto ai nostri. Questa specie possedeva tre grandi denti molari a smalto spesso, e i crani fossili ritrovati mostrano anche tracce di potenti muscoli masticatori.
  3. Come i denti del giudizio hanno perso di utilità: Gli esperti ritengono che mascelle e denti più robusti fossero indispensabili per l’alimentazione di alcune specie di Ominini, poiché queste erano solite mangiare carne cruda, piante non cotte e quindi particolarmente coriacee. Tutti alimenti molto più difficili da masticare rispetto a quelli che compongono le nostre attuali diete.
  4. Il controllo del fuoco, avvenuto con Homo erectus circa un milione di anni fa, portò in breve tempo alla pratica della cottura dei cibi e una migliore conservazione degli alimenti. Un cibo cotto è generalmente più morbido, meno fibroso, e certamente più facile da masticare. Ciò comporta un lavoro meno impegnativo a carico di denti e ossa del cranio.
  5. Ecco perché le mascelle di Homo sapiens, dell'uomo moderno, sono più piccole e i denti presentano facce anteriori più appiattite rispetto a quelli degli ominidi più arcaici. Alla luce di tutto questo, i terzi molari - e quindi i denti del giudizio - potrebbero non essere più così importanti, visto il cambio radicale nella dieta di Homo sapiens.

Perché i denti del giudizio spesso non spuntano

Una persona su quattro, oggi, manca completamente di almeno uno dei denti del giudizio. Secondo alcuni scienziati, questo potrebbe avere a che fare con i geni ereditati dai genitori. Altri, invece, sostengono che la mancanza dei denti del giudizio sia un vantaggio evolutivo per gli esseri umani moderni. Avendo le ossa craniche più strette ed esili delle altre specie di Ominini, infatti, abbiamo anche meno spazio per la crescita dei denti. È proprio a causa della mancanza di spazio, che talvolta i denti del giudizio possono rimanere bloccati all'interno della mascella e spuntare parzialmente o non spuntare affatto, andando a spingere sugli altri denti dell’arcata. Nei casi in cui i denti del giudizio non crescano verticalmente ma spingano in senso orizzontale, dentro l’osso mascellare, proviamo dolore e siamo più facilmente soggetti a carie o infiammazioni gengivali, motivo per cui vengono estratti da un dentista.

I denti sono strutture mineralizzate del cavo orale, dotate di funzioni di presa e riduzione meccanica del cibo (v. vol. 1°, II, cap. 4: Testa, Cavità orale). Sono soggetti a numerosi tipi di anomalie e patologie. Alterazioni nello sviluppo fetale possono portare ad anomalie dentarie di struttura, dimensione o numero, con denti in eccesso e in difetto. Nell'uomo, come negli altri Mammiferi, i denti sono inseriti saldamente in cavità specifiche (alveoli dentari) delle ossa mascellari e della mandibola, sporgendo al di sopra della gengiva, verso l'interno della cavità buccale. La dentatura umana è tipicamente eterodonte, in quanto costituita da denti con struttura e funzione diversificate, e difiodonte, ovvero caratterizzata da due dentizioni successive: la prima, detta di latte, comprende 20 denti decidui, la cui comparsa progressiva avviene tra i 6 e i 24 mesi di vita, la seconda consiste di 32 denti permanenti, che si sostituiscono progressivamente a quelli decidui tra i 6 e i 21 anni di età.

Struttura del dente

All'interno si trova la cavità dentaria, più slargata nella corona e ristretta a canale nella radice, contenente tessuto connettivo mucoso ricco di vasi e di terminazioni nervose (polpa dentaria). Il dente è formato da una varietà di tessuto osseo (dentina, o avorio), rivestito da cemento a livello della radice e da smalto, tessuto osseo altamente mineralizzato, a livello della corona. Uno strato di connettivo fibroso (periodontio) lega il cemento alla parete dell'alveolo. I denti si distinguono in incisivi (I), deputati soprattutto al taglio degli alimenti, con una corona a scalpello (secodonte); canini (C), la cui forma lanceolata richiama la funzione originaria di presa e lacerazione del cibo; premolari (P) e molari (M), con una corona provvista di due, quattro o cinque prominenze (cuspidi), atte a comprimere e triturare il cibo.

Leggi anche: Sintomi, cause e rimedi per denti e feci molli nel neonato

Essi sono disposti nelle due arcate, superiore e inferiore, con una simmetria mediana che per ciascuna emiarcata comprende, nella dentizione di latte, 2 incisivi (centrale e laterale), 1 canino, 2 molari (primo e secondo); nella dentizione permanente, 2 incisivi (centrale e laterale), 1 canino, 2 premolari (primo e secondo), 3 molari (primo, secondo e terzo). In genere nei maschi i denti sono più grandi e di colore più tendente al giallastro che nelle femmine; sempre nel sesso maschile si nota normalmente un'eruzione della dentatura sia decidua sia permanente più tardiva.

I denti sono soggetti a usura, in quantità e modalità connesse con l'età e con le abitudini alimentari. I denti compaiono nel regno animale per la necessità di trattenere e ridurre meccanicamente cibo. Sono quindi assenti in tutti gli animali microfagi, come Spugne, Molluschi (polipi), Anellidi, Cetacei, che si nutrono di piccoli metazoi e frammenti organici, nei predatori che possiedono tentacoli o faringi muscolari per immobilizzare e digerire parzialmente la preda (meduse, planarie) e negli ectoparassiti ematofagi o fitofagi che succhiano alimento liquido. Mancano anche negli animali che per la masticazione utilizzano le mascelle (Coleotteri, Ortotteri e altri) e in quelli in cui il cibo viene triturato da un vero stomaco masticatore fornito di dentelli chitinosi, pietre callose o sassolini (Crostacei, Uccelli e alcuni Insetti), come pure nei Cordati inferiori e negli Agnati (pesci privi di mascella).

Nei Mammiferi la dentatura è tipicamente eterodonte e limitata ai bordi della mascella e della mandibola. Tranne poche eccezioni, quindi, il processo evolutivo ha favorito la riduzione numerica di tutti i differenti tipi di denti. Gli incisivi, utili per ogni genere di alimentazione, sono presenti nella maggior parte dei Mammiferi, tranne che in alcuni Erbivori, nei quali mancano o sono modificati: i Ruminanti, per es., sono privi di incisivi superiori, mentre i Roditori hanno incisivi a forma di scalpello che si accrescono continuamente. Negli elefanti gli incisivi superiori sono modificati a formare le zanne. I canini, la cui funzione originaria è quella di mordere e forare, sono molto sviluppati nei Carnivori e in Mammiferi non predatori, come alcuni Pinnipedi (tricheco) e Suidi (cinghiale), nei quali vengono utilizzati per la difesa o per il combattimento tra maschi. Nelle altre specie di Mammiferi, invece, i canini sono generalmente molto ridotti o assenti.

Nei Roditori e negli Ungolati l'assenza dei canini determina una lacuna, detta diastema, tra incisivi e molari. Nel cavallo i canini sono presenti nel maschio e assenti nella femmina. I premolari e i molari, adibiti alla triturazione e masticazione, mostrano forma e disegno complicati, la cui evoluzione ha seguito strade differenti nei vari gruppi animali. In generale, molari con forma relativamente semplice si trovano in alcune specie di Onnivori e Carnivori; in questi ultimi dalla modificazione dell'ultimo premolare superiore e del primo molare inferiore derivano i cosiddetti denti ferini, caratterizzati da cuspidi trasformate in creste taglienti. Negli Erbivori, invece, la superficie masticatoria dei molari si allarga e la corona diviene più spessa, con crescita prolungata per contrastare l'usura dovuta alla continua masticazione. In alcuni degli Erbivori, come il cavallo, i premolari assumono una struttura simile a quella dei molari.

Adattamenti masticatori nei Primati

L'adattamento all'ambiente arboricolo da parte dei Primati ha determinato l'evoluzione dell'apparato masticatorio in relazione al cambiamento di dieta. Nelle Proscimmie ancestrali e nella tupaia, esso funziona soprattutto come organo da presa, mentre nelle Scimmie si osservano un riaggiustamento dello scheletro e della muscolatura facciale e cambiamenti nella dentatura, in quanto la masticazione diventa indispensabile affinché il cibo, costituito soprattutto da foglie, radici, frutta ecc., possa essere digerito. Nell'uomo, rispetto ai Primati non umani, l'apparato masticatorio si riduce, con la riorganizzazione dello splancnocranio, ovvero del sostegno scheletrico relativo alla bocca, in relazione all'aumento del neurocranio. Le modificazioni più vistose sono avvenute a carico della mandibola, con una graduale riduzione di spessore e il passaggio dalla forma a V nelle Proscimmie a quella a U delle antropomorfe e a quella paraboloide dell'uomo. L'attività di compressione è determinata dalla contrazione dei muscoli temporali, masseteri e pterigoidei interni, mentre il movimento laterale necessario per la triturazione viene assicurato dai muscoli pterigoidei laterali.

Leggi anche: Soluzioni per allineare i denti

Accanto alla riduzione dell'apparato masticatorio, nell'uomo si osserva una generale diminuzione del volume dei denti, specialmente di canini e incisivi, ma anche di premolari e molari, che hanno di solito cuspidi arrotondate. I premolari possiedono due cuspidi e, al contrario delle antropomorfe, una radice unica. Nella specie umana vi è poi una tendenza alla riduzione della dentatura, come dimostrato dalla frequente assenza del terzo molare (cosiddetto 'del giudizio').

I denti possono fissarsi all'osso di sostegno in tre diversi modi: nella dentatura acrodonte, pleurodonte o tecodonte. Nei Mammiferi i denti possono avere un accrescimento indefinito (zanne degli elefanti, incisivi dei Roditori), ma generalmente la crescita è limitata e il problema dell'usura viene risolto tramite rinnovamento con dentizioni successive. Nei pesci, Anfibi e Rettili è comune la dentitura polifiodonte, mentre nella maggioranza dei Mammiferi si ha una dentatura difiodonte, con una sola dentizione postlatteale.

Eruzione, patologie e sviluppo dentale

Lo sviluppo dei denti ha inizio da un ispessimento dell'epitelio della mucosa buccale che si inserisce sul margine delle arcate mascellari, dando origine a una lamina dentale continua. Da questa si separano i germi dentari, a forma di coppa, al cui interno si trova una papilla dentale di origine connettivale. Le cellule dell'epitelio formeranno adamantoblasti, deputati allo smalto, e odontoblasti, responsabili della dentina, mentre la polpa dentaria contiene nervi e vasi. La dentatura permanente sostituisce gradualmente quella decidua tra i 6 e i 21 anni. I denti decidui compaiono tra i 6 e i 24 mesi, i permanenti tra i 6 e i 21 anni.

Lo sviluppo di un maggior numero di denti dà luogo a denti supplementari o soprannumerari, come mesiodens. L'eruzione dei denti decidui inizia circa 6 mesi, quella permanente dai 6 ai 21 anni. L'eruzione può essere ritardata o inclusa; tra le cause vi sono carenze di spazio e ostacoli di sviluppo mascellare. Una patologia frequente del terzo molare è la disodontiasi, con formazione di una tasca che può infiammarsi (pericoronite) con potenziali rischi di infezioni.

La manutenzione di una buona igiene orale e visite periodiche dal dentista sono essenziali per un sorriso sano. I denti sono strumenti mineralizzati di diversa forma e funzione: la corona è la parte visibile, la radice si insinua nell’alveolo, il colletto è tra corona e radice e la polpa dentaria fornisce vitalità al dente. Lo smalto è il tessuto più duro del corpo umano; la dentina, di colore giallastro, costituisce la maggior parte della massa interna; il cemento fissa la radice al tessuto osseo; il legamento parodontale collega la radice all’osso.

Leggi anche: Come correggere i denti a coniglio

Immagine anatomia dente: corona, radice, colletto, polpa

Evoluzione della dentatura nei Primati e negli ominidi

Nei Primati antichi la dentatura era differenziata e robusta per una dieta a base di foglie e frutti duri; con l’evoluzione, l’apparato masticatorio si è modificato: la mandibola si è ridotta in spessore e le cuspidi si sono ammorbidite, accompagnando una dieta più varia e l’uso di utensili e cottura. Homo habilis presenta incisivi spatolati e molari ridotti; Homo erectus mostra pattern di usura con graffi e superfici levigate; Homo sapiens, sia arcaico sia moderno, presenta riduzione generale delle dimensioni dello scheletro mascellare e una dentatura meno robusta. Le tre categorie di denti principali (incisivi, canini, premolari e molari) hanno seguito traiettorie diverse a seconda della specie e della dieta.

Video spiegazione evolution dentition Primates

Metodi moderni per ricostruire l’alimentazione degli ominini

Uno degli approcci innovativi è l’analisi dello smalto dentario tramite isotopi di carbonio (13C/12C) per distinguere diete C3 (vegetazione tipica) e C4 (erbe e piante tropicali). L’analisi delle micro-usure e dei pattern di usura sui molari fornisce indizi sulle abitudini alimentari, distinguendo tra foglie, frutti molli, semi e noci. Questi dati, combinati con le ricostruzioni paleoantropologiche, indicano che i nostri antenati appartenevano a gruppi di scimmie antropomorfe e che la dieta era prevalentemente vegetariana, con cambiamenti a seguito di variabilità ambientale e climatica.

tags: #caratteristiche #denti #scimmie #anatomia #dentale #primati

Post popolari: