
Le lesioni endodontiche e le lesioni endo‑parodontali rappresentano una categoria di patologie che coinvolgono la polpa dentale e, talvolta, i tessuti di supporto del dente. Queste condizioni possono essere subdole e asintomatiche nelle fasi iniziali, rendendo fondamentale una diagnosi accurata e tempestiva per preservare la vitalità dell’elemento dentale e prevenire complicanze.
Con il termine di lesioni endodontiche si intendono alterazioni patologiche che si manifestano a livello apico‑periapicale, solitamente secondarie a infezioni croniche dei tessuti interni del dente. Le lesioni endo‑parodontali (EPL) rappresentano una situazione in cui coesistono patologia endodontica e parodontale nello stesso elemento.
Endodontum e parodonto, pur avendo origini cellulari diverse, sono strettamente connessi: le relazioni tra malattie della polpa e malattie parodontali si verificano attraverso le connessioni anatomiche e vascolari presenti tra endodonto e parodonto. L’organo pulpo‑dentinale comunica con il parodonto mediante vie anatomiche come il forame apicale, canali laterali, canali accessori, tubuli dentinali e, in certi casi, fratture radicolari.
La polpa dentale è un tessuto connettivo lasso, riccamente innervato e vascolarizzato, la cui funzione comprende la formazione della dentina, la nutrizione, la sensibilità e la difesa. L’infiammazione pulpare può proteggere il tessuto, ma se protratta porta alla distruzione della polpa. La prima risposta cellulare è la fuoriuscita di leucociti; in 72 ore l’infiammazione può alterare gli odontoblasti e creare una zona ricca di fibroblasti.
I tubuli dentinali, se esposti in seguito a perdita di cemento o terapia parodontale, possono permettere il passaggio di tossine e microrganismi verso il parodonto. I canali laterali spesso contengono tessuto pulpare e rappresentano porte di uscita per l’infezione, contribuendo alla comparsa di lesioni parodontali associate.
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Secondo alcuni autori, le fratture verticali di radice possono essere considerate tra le lesioni endo‑parodontali per le implicazioni diagnostiche e prognostiche.
Riconoscere una lesione endo‑parodontale richiede un approccio multidisciplinare che combini anamnesi, esame clinico (sondaggio parodontale, test di vitalità, mobilità dentale), esplorazione dei tragitti fistolosi e indagini radiografiche. La radiografia periapicale rimane il metodo diagnostico di base per visualizzare aree di radiotrasparenza apico‑periapicali.
La CBCT (Cone Beam CT) è sempre più utilizzata per valutare in tre dimensioni l’estensione delle lesioni, la presenza di fratture radicolari, la relazione con strutture anatomiche e la reale estensione dei difetti ossei. In casi complessi si eseguono radiografie a diverse angolazioni per ottenere ulteriori informazioni.
Le lesioni endodontiche si manifestano radiologicamente come radiotrasparenze apico‑periapicali e possono essere istologicamente granulomatose o cistiche. La lesione cistica presenta un epitelio di rivestimento, mentre la lesione granulomatosa è costituita da un agglomerato di cellule reattive. La presenza di area radiotrasparente periapicale con sondaggio negativo e risposta negativa ai test di vitalità indica spesso una lesione endodontica pura.
La prognosi dei denti affetti da EPL non deve essere considerata necessariamente sfavorevole: in assenza di fratture radicolari verticali, perforazioni o riassorbimenti estesi, la letteratura riporta tassi di sopravvivenza elevati (oltre l’85% a cinque anni in alcuni studi). La prognosi dipende dall’origine della lesione, dall’estensione del difetto osseo, dalla risposta alla terapia e dalla collaborazione multidisciplinare.
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Gli autori raccomandano un approccio stepwise:
Nei casi complicati, soprattutto quando è necessaria microscopia operatoria o chirurgia avanzata, è indicato il coinvolgimento di uno specialista (endodontista o parodontologo). L’approccio collaborativo aumenta le probabilità di successo e riduce le estrazioni non necessarie.
Presentiamo un caso descritto in letteratura: una paziente di 55 anni con una profonda tasca parodontale (>13 mm), test di vitalità negativo e vasta area di radiotrasparenza apicale. Dopo terapia canalare e controllo dell’infezione, è stato eseguito un intervento di chirurgia parodontale rigenerativa: lembo a tutto spessore, levigatura radicolare, riempimento del difetto con miscela di osso autologo e osso bovino deproteinizzato, e posizionamento di una membrana in ePTFE. Terapia antibiotica e controlli settimanali hanno portato alla completa riempimento del difetto e alla normalizzazione del sondaggio nel follow‑up.
La prognosi richiede un attento follow‑up clinico e radiografico. Radiografie di controllo e, se necessario, CBCT, aiutano a documentare la rimineralizzazione e la risoluzione del difetto. Nei casi documentati, dopo periodi di 3 anni si possono osservare netti miglioramenti del sondaggio e della mineralizzazione del difetto.
La prevenzione comprende controlli dentistici regolari, igiene orale domiciliare efficace, trattamento tempestivo di carie e traumi e correzione di fattori occlusali o protesici che possono favorire microtraumi. La valutazione delle aspettative del paziente, degli stili di vita e dei fattori sistemici è parte integrante del piano terapeutico multidisciplinare.
Le lesioni endodontiche e le lesioni endo‑parodontali richiedono diagnosi attente, uso appropriato degli strumenti diagnostici moderni e una strategia terapeutica integrata tra endodonzia e parodontologia. L’approccio per fasi, sostenuto dalla collaborazione tra specialisti, consente spesso di preservare elementi dentali complessi e ottenere risultati favorevoli a lungo termine.
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