
L’adescamento online tramite chat e social network rappresenta una delle minacce più insidiose per i minori: un cyber predatore individua una giovane vittima, instaura una relazione dapprima amicale poi confidenziale ed intima per poi sfruttarla ai fini sessuali. Adescamento di minorenni: “Chiunque, allo scopo di commettere i reati di cui agli articoli 600, 600 bis, 600 ter e 600 quater, anche se relativi al materiale pornografico di cui all’art. 600 quater 1, 600 quinquies, 609 bis, 609 quater, 609 quinquies e 609 octies, adesca un minore di anni sedici, è punito, se il fatto non costituisce più grave reato, con la reclusione da uno a tre anni.”
Fuori dei casi previsti dall'articolo 609 bis, l'ascendente, il genitore, anche adottivo, o il di lui convivente, il tutore, ovvero altra persona cui, per ragioni di cura, di educazione, di istruzione, di vigilanza o di custodia, il minore è affidato, o che abbia con quest'ultimo una relazione di convivenza, che, con l'abuso dei poteri connessi alla sua posizione, compie atti sessuali con persona minore che ha compiuto gli anni sedici, è punito con la reclusione da tre a sei anni. Non è punibile il minorenne che, al di fuori delle ipotesi previste nell'articolo 609-bis, compie atti sessuali con un minorenne che abbia compiuto gli anni tredici, se la differenza di età tra i soggetti non è superiore a tre anni.
E’ utile sapere che durante la prima fase del processo di avvicinamento (O’Connell, 2003), il cyber predatore cerca di conoscere la vittima, farsi inviare una fotografia per valutare le sue caratteristiche fisiche e, nell’ipotesi che risieda nelle vicinanze, poterlo anche riconoscere. Ottenuta l’amicizia, si adopera per diventare il suo migliore amico, discutendo con lui tematiche relative alla scuola, interessi musicali, tempo libero e problematiche personali e familiari. Attraverso questa attenzione che il cyber predatore mira a consolidare la conoscenza e a diventare il centro degli interessi affettivi e cognitivi della vittima (formazione della relazione).
Per valutare i rischi a cui potrebbe incorrere mantenendo una relazione online con un minore, il predatore indaga sulla collocazione del computer al fine di capire se i genitori possano controllare o partecipare alle sue attività virtuali (risk assessment stage). A questo punto la successiva fase “sexual stage” è generalmente introdotta con domande tipo “sei mai stata baciato/a?” oppure “ti sei mai toccato/a?” oppure “mi piacerebbe baciarti” che raramente vengono sentite come intrusive dalla giovane vittima proponendosi come potenziale “fidanzato”/amante, scrivendogli che forse un giorno si incontreranno per mostrargli l’amore che prova e che intanto si accontenterebbe di ricevere qualche fotografia che lo ritrae nudo quando si tocca l’area genitale. E a questo proposito non raramente si dilunga nelle descrizioni delle attività sessuali che nel futuro la coppia potrebbe consumare, informandosi sulle preferenze e i gusti del minore. Ma potrebbe anche inviargli messaggi contraddittori, nei quali la coercizione “voglio che ti tocchi pensando a me” è controbilanciata dalla ricerca d’intimità “ti voglio bene, ti piacerà fare questo, non vuoi rendermi felice?” in modo da intimorirlo e allo stesso tempo eccitarlo, confondendolo.
I social network sono ormai la vetrina cibernetica attraverso la quale gli adolescenti della Generazione Z effettuano un necessario lavoro di sperimentazione sociale e sessuale. Entrambi questi luoghi virtuali diventano un terreno su cui chi ha cattive intenzioni può sfruttare la necessità di esplorare in modo manipolatorio. I videogiochi, divenuti popolari attraverso app di gioco scaricabili su cellulari e console, diventano anche essi luoghi di interazione tra minori e potenziali predatori. La diffusione capillare di smartphone e tablet di ultima generazione facilita contatti iniziali, spesso non monitorati, che possono sfociare in situazioni di abuso.
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Dal punto di vista investigativo, sono state documentate operazioni che hanno portato al sequestro di dispositivi, all’audizione protetta di minori e all’individuazione di contenuti collegati a violenze su minori. Emerge un quadro di collaborazione tra forze dell’ordine, polizia postale e servizi investigativi cibernetici che permette di arginare la diffusione di materiale pedopornografico e di individuare i responsabili.
Un’indagine tra Roma e Treviso ha portato all’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un uomo di 48 anni e di una donna di 52, gravemente indiziati di violenza sessuale su minori, pornografia minorile e detenzione di materiale pedopornografico. Il provvedimento è stato disposto dal giudice per le indagini preliminari su richiesta della Procura della Capitale. Le indagini sono partite dalla denuncia del padre di una ragazzina minorenne.
L’attività di perquisizione ha riguardato telefoni, computer, tablet e altri dispositivi, con l’analisi forense che ha permesso di individuare numerosi file e conversazioni rilevanti. Alcuni contenuti indicano comportamenti inappropriati nei confronti dei bambini, episodi documentati e successivamente condivisi nelle chat tra i due indagati.
In diverse situazioni riportate dai media, l’azione investigativa ha messo in luce una rete di contatti illeciti e comportamenti pericolosi, con perquisizioni coordinate tra diverse province e l’uso di tecniche di indagine cibernetica avanzate. Si evidenzia inoltre che nei casi di adescamento online il coinvolgimento di minori di età molto giovane resta una preoccupazione costante per le autorità e per la società.
Nel 2023 sono stati analizzati 28.355 siti, di cui 2.739 resi irraggiungibili e inseriti nella black list dei siti contenenti sfruttamento sessuale di minori. 1131 persone sono state individuate e denunciate per aver scaricato, condiviso e scambiato foto e video di abuso sessuale ai danni di minori. La diffusione del sextortion ha registrato un incremento da 118 a 132 casi rispetto all’anno precedente. Sono stati 353 i casi di adescamento online nel 2023, con un lieve calo rispetto al 2022, ma con una particolare attenzione al coinvolgimento di preadolescenti di età tra 10 e 13 anni.
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La realtà evidenzia come la pedopornografia e l’adescamento online rimangano minacce emergenti, soprattutto in contesti in cui i bambini hanno accesso sempre più immediato a dispositivi mobili. Le forze dell’ordine hanno segnalato che i luoghi deputati agli “esercizi evolutivi” dei bambini e ragazzi, inclusi videogiochi e social network, possono trasformarsi in ambiti di contatto con predatori.
Le indagini mostrano la necessità di una sinergia tra diverse branche della sicurezza e della giustizia, nonché di campagne di prevenzione e sensibilizzazione sui rischi del web per i minori e delle famiglie. Le iniziative di prevenzione, la cultura della sicurezza digitale e le collaborazioni con il settore privato sono fondamentali per ridurre le vittime e interrompere le reti di adescamento e pornografia minorile. Il portale ufficiale del commissariato online rappresenta una risorsa chiave per l’educazione e la protezione degli utenti.
Operazioni di contrasto condotte dai carabinieri tra Roma e Treviso hanno evidenziato come l’adescamento sia spesso supportato dall’uso di chat e social network, con sequestri di telefoni e dispositivi che hanno permesso di ricostruire le conversazioni e individuare comportamenti illeciti. Le autorità ribadiscono l’impegno a vigilare online e offline per la sicurezza dei bambini, e a proseguire azioni investigative tempestive e coordinate.
Per gli operatori e i genitori è utile riconoscere segnali precursori come la richiesta di foto, l’insistenza su richieste private, o la necessità di litigi o conflitti per isolare la vittima. L’educazione digitale nelle scuole e nelle famiglie, insieme a campagne pubbliche di informazione, può contribuire a ridurre la vulnerabilità delle nuove generazioni.
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