
La richiesta di trattamento ortodontico da parte dei nostri pazienti è spesso motivata dal desiderio di poter migliorare l’estetica del proprio sorriso e sempre più frequentemente è richiesto un apparecchio ortodontico che, oltre ad essere poco fastidioso, sia anche completamente invisibile.
In questi casi si può realizzare una terapia linguale fissa senza attacchi, una tecnica innovativa ideata dal professor Aldo Macchi agli inizi degli anni Novanta e pubblicata per la prima volta in Italia e all’estero dallo stesso professor Macchi e dal dottor Nunzio Cirulli. La tecnica permette l’allineamento dei denti con fili intradossali ai denti anteriori, realizzando un apparecchio quasi invisibile.
La tecnica di retainers attivi, ovvero la terapia linguale senza attacchi, è da considerarsi una rivoluzione in campo ortodontico poiché consente di allineare i denti con un dispositivo fissato internamente alla superficie linguale senza utilizzare bracket esterni visibili.
Il filo intrecciato in acciaio dello spessore di .0175 pollici, usato per i retainers fissi, viene modellato con pieghe di primo e secondo ordine ed attivato secondo le leggi della biomeccanica. Le anse verticali ad U, di larghezza circa 2 mm e lunghe 4-5 mm, aumentano l’elasticità del filo e permettono di attivare il dispositivo per ottenere l’espansione dell’arcata.
Per riservare spazio e allineare gli elementi dentari, oltre all’espansione è stata realizzata una procedura di stripping da distale 3-6 a distale 4-5. La porzione di retainer viene bondata sulle fossette mesiali dei quarti, in genere non in occlusione con l’arcata antagonista, chiudendo le anse come descritto in seguito.
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La procedura di adesione del dispositivo inizia mordenzando le superfici linguali con acido ortofosforico per 30 secondi. Dopo aver aspirato il mordenzante, sciacquato e soffiato, si applica l’adesivo e si polimerizza. La sequenza di bondaggio è fondamentale per ottenere lo spostamento dentario desiderato:
Il distacco si realizza usando una fresa diamantata a basso numero di giri sotto irrigazione continua per consumare lo strato di composito che riveste il filo ma senza arrivare al filo, così da non danneggiarlo. Dopo la riattivazione del dispositivo, il bondaggio viene eseguito senza mordenzare, applicando l’adesivo sullo strato di composito ancora presente sui denti e irruvidito con una fresa diamantata.
Il retainer attivo viene controllato periodicamente e può essere staccato dai denti che si desidera attivare, utilizzando una fresa diamantata a basso numero di giri per consumare il composito senza lesionare il filo. Dopo aver consumato quasi tutto il composito si stacca il retainer con uno specillo; lo strato residuo sui denti viene irruvidito per aumentare l’adesione e si procede a una nuova attivazione.
Il filo invisibile per l’ortodonzia rappresenta una delle soluzioni più innovative: si applica sulla faccia interna dei denti e, senza brackets, risulta invisibile e confortevole. Questi fili sono progettati per esercitare una pressione costante e controllata sui denti, spostandoli gradualmente nella posizione desiderata.
Uno dei principali vantaggi è l’estetica: essendo quasi impercettibili, permettono ai pazienti di sentirsi a proprio agio durante il trattamento. Il comfort è un secondo punto di forza: rispetto agli apparecchi tradizionali, il filo invisibile è più morbido e meno invadente per gengive e guance.
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La tecnica richiede valutazione dettagliata da parte dell’ortodontista e imaging digitale dei denti del paziente. Ogni allineatore viene indossato per circa due settimane prima di passare al successivo nella serie, continuando fino a raggiungere l’allineamento desiderato. Il filo invisibile è particolarmente adatto per adulti e adolescenti che cercano una correzione discreta, senza compromettere l’estetica.
Nella pratica clinica, una crescente diffusione riguarda la terapia di allineamento mediante fili in Nickel-Titanio bondati sulla superficie linguale dei denti anteriori, una tecnica di mantenimento attivamente efficace. I fili utilizzati sono retainer costituiti da cinque fili intrecciati, modellati con anse verticali ad U e pieghe a gradino (step bends) per gestire l’affollamento e la derotazione.
Le anse ad U aumentano l’elasticità del filo e permettono di modulare la forza applicata; le pieghe a gradino consentono derotazioni e, in caso di affollamenti minimi, possono essere utilizzate senza anse. Il bonding inizia dopo la pulizia superficiale, mordenzatura e applicazione di adesivo, seguito dal riempimento con composito fluido per coprire il filo di circa 1 mm.
Il controllo del piano orizzontale è essenziale per evitare forze intrusive o estrusive indesiderate. Il retainer attivo viene controllato ogni 2-3 settimane; al momento di attivazione, viene rimosso dai denti da attivare e rifissato dove necessario, con possibilità di aprire o chiudere le anse in corrispondenza delle sistema dentale. Il processo si conclude con la stabilizzazione dell’allineamento e un retainer passivo sovrapposto agli elementi già trattati.
La terapia linguale senza attacchi mediante retainers attivi e fili in Ni-Ti bondati consente terapie di allineamento completamente invisibili e molto ben tollerate dai pazienti, risultando meno fastidiosa rispetto agli attacchi linguali tradizionali. Raramente si osservano alterazioni fonetiche, e solo nei primi giorni dell’uso.
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Nelle situazioni complesse (malocclusioni di seconda e terza classe, cross bilaterale, morso profondo o aperto), la tecnica permette adattamenti e strategie diverse, mantenendo principi biomeccanici fondamentali e offrendo una soluzione estetica avanzata con costi di materiali inferiori rispetto ai bracket metallici tradizionali.
Il filo invisibile è un arco inserito nei denti con una composizione di acciaio inossidabile o leghe Ni-Ti; i fili bianchi, tali da offrire una colorazione simile ai denti, possono essere abbinati a brackets trasparenti in ceramica o zaffiro per una terapia esteticamente meno visibile. Per ottenere un vero apparecchio invisibile, l’opzione più efficace è l’apparecchio linguale senza attacchi.
I problemi comuni durante la terapia includono spostamenti o rotture del filo, distacchi di attacchi o ingestione di componenti. Il passaggio del filo interdentale può essere ostacolato dall’arco ortodontico; esistono modelli specifici di filo interdentale monofilamento con estremità affusolate e strato spugnoso che facilitano l’uso tra gli archi.
Se il filo si piega o si spezza, è possibile applicare cera ortodontica sulla parte interessata per ridurre l’irritazione. In caso di distacco del filo dai brackets, è necessario rivolgersi all’ortodontista per ripristinare correttamente l’arco. Ingiungere parti del apparecchio è raro ma può accadere: di solito le parti ingerite vengono eliminate naturalmente; in presenza di disturbi, è opportuno un’indagine radiologica.
La conoscenza della biomeccanica ortodontica è essenziale per l’uso efficace di questa metodica, soprattutto in casi asimmetrici, dove, utilizzando un filo preattivato con pieghe a V, è possibile effettuare correzioni rapide con forze leggere e costanti mantenendo l’estetica.
La tecnica ha trovato applicazioni anche in contesti di riabilitazione fissa full-arch, con rack di retainer e fili specifici realizzati per stabilizzare i denti. Nei casi di derotazione o allineamento, strumenti di utilità e superfici di adesione ben preparate sono cruciali per una bondaggio affidabile e duraturo.
Il filo invisibile e la terapia linguale senza attacchi rappresentano una scelta avanzata per chi cerca un trattamento ortodontico efficiente e discretamente estetico. La metodologia richiede una valutazione accurata, una pianificazione biomeccanica mirata e una gestione attiva del materiale e delle fasi di bonding per garantire risultati funzionali e duraturi.
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