
Le indicazioni della psicoterapeuta da dare ai pazienti. Anche se si va dal dentista, lo si fa con timore ed ansia. A confermarlo una ricerca curata da EDRA attraverso i lettori del sito Dica33 per conto di Curasept. Si veda il nostro approfondimento. Ma si può aiutare il paziente se non a rilassarsi almeno a vivere più serenamente l’esperienza di cura. “La bocca è una parte del corpo intima e delicata: l’idea di esporre denti, gengive, lingua può suscitare un senso di vulnerabilità. Ancor oggi, inoltre, sentiamo il peso di un retaggio culturale che associa l'andare dal dentista alla possibilità di provare dolore fisico” conferma Maria Beatrice Toro, psicologa e psicoterapeuta ed esperta di mindfulness.
Per tenere sotto controllo l’ansia prima di entrare nella seduta è utile partire dal modificare il dialogo interno provando a focalizzare il pensiero sugli aspetti di fiducia nei confronti del medico (“sa come non farmi soffrire”, “sono in buone mani”) e di aspetti di piacere e soddisfazione legati alla bellezza del sorriso, al piacere di sentirsi sani e curati. “La respirazione è uno strumento potente e alla portata di tutti per affrontare i momenti di ansia” ricorda la dott.ssa Toro. L'integrazione di strategie psicologiche, ambientali e farmacologiche, insieme a una comunicazione empatica e a linee guida specifiche, può migliorare significativamente.
I… Tra il 5% e il 15% di tutti i pazienti ha una fobia odontoiatrica e questo rischia di compromettere la cura: ecco qualche consiglio su come individuare il paziente odontofobico. A livello globale si stima che fino al 15% della popolazione adulta abbia paura del dentista.
Le cause della fobia dentale sono molteplici: paura degli aghi, sensazione di soffocamento, odori e suoni tipici degli ambienti clinici, rumore del trapano, vergogna o imbarazzo, dolore, sensazione di impotenza o vulnerabilità, problemi di ansia o di fiducia.
I sintomi tipici includono: nausea, tachicardia, aumento della pressione sanguigna, iperventilazione, sensazione di soffocamento, tremori, palpitazioni, svenimenti. Alcuni pazienti manifestano una marcata irrequietezza e difficoltà a appoggiare la testa sulla poltrona; altri cercano frequenti pause o vanno in bagno come risposta di stress.
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La gestione del paziente odontofobico richiede strumenti di valutazione specifici: tra i più diffusi ci sono la Corah Dental Anxiety Scale (DAS) e la Modified Dental Anxiety Scale (MDAS). Questi questionari classificano i pazienti in lievemente, moderatamente, estremamente ansiosi e odontofobici, distinguendo tra ansia e fobia.
Esistono anche tecniche di valutazione oggettiva, come la risposta galvanica della cute, per monitorare lo stato ansioso del paziente. La iatrosedazione si basa su un approccio empatico e rassicurante, con attenzione al linguaggio verbale e non verbale, mentre la CBT è considerata trattamento elettivo per modificare pensieri e comportamenti negativi e ridurre la necessità di sedazione.
La gestione del paziente odontofobico è multidisciplinare: interventi psicoterapeutici (rilassamento autogeno, immagini guidate, realtà virtuale), riduzione dei tempi di attesa, musica e odori gradevoli, e una comunicazione chiara ed empatica. La sedazione farmacologica è efficace se combinata con strategie non farmacologiche. Si distinguono quattro livelli di sedazione: sedazione minima, sedazione moderata, sedazione profonda e anestesia generale. I farmaci di prima scelta per la sedazione cosciente includono Protossido d’azoto e benzodiazepine come midazolam per la sua breve emivita.
Secondo AISOD, la gestione di questi pazienti deve considerare la selezione accurata e una valutazione preoperatoria, trattando in studio solo pazienti ASA 1 e 2; i pazienti ASA 3-4 dovrebbero essere trattati in ambito ospedaliero, con indicazioni precise su farmaci, vie di somministrazione e dosaggi.
L’accoglienza e la relazione con il paziente sono fondamentali: chiamare il paziente per nome, spiegare cosa sta per succedere con un linguaggio chiaro, non minimizzare la paura e mantenere spazio per eventuali pause. La sala d’attesa, luminosa e con elementi di natura, può ridurre l’ansia. Il dialogo preliminare in una stanza asettica aiuta a mettere a proprio agio il paziente prima della seduta vera e propria. Durante la prima visita, spesso si esegue una radiografia panoramica (OPT) per una visione d’insieme.
La gestione del tempo e dei ritardi è cruciale: evitare lunghi tempi di attesa, gestire con attenzione i passaggi procedurali, e offrire pause mirate per ridurre l’ansia. Nei bambini, è utile mostrare gli strumenti prima di usarli, dare compiti semplici e utilizzare un tono narrativo descrittivo di ciò che accade.
Un controllo efficace dell’ansia si basa su segnali concordati tra ASO e dentista, consentendo pause e interruzioni se necessario. La gestione della sedazione può iniziare con un test preliminare di protossido d’azoto per spezzare il circolo vizioso della paura. Con un percorso di sedazione cosciente, i pazienti tendono a richiedere sempre meno protossido nel tempo.
Strumenti utili per i pazienti includono:
Per i professionisti, strumenti utili comprendono:
È opportuno che l’approccio terapeutico includa percorsi di formazione in odontoiatria speciale e collaborazione interdisciplinare. Il Manuale di Odontoiatria Speciale, edizione EDRA, della S.I.O.H. (Società Italiana di Odontostomatologia per l’Handicap) rappresenta un riferimento per protocolli e approcci personalizzati. È indicato un Corso di Perfezionamento in Odontoiatria Speciale organizzato dall’Università degli Studi di Foggia per approfondire la gestione clinica e relazionale del paziente.
Nella pratica, la collaborazione tra odontoiatri, psicologi e altri professionisti della salute è fondamentale per affrontare le radici dell’ansia e garantire accesso equo e di qualità alle cure. L’approccio terapeutico ideale prevede un percorso psicologico seguito da pratiche odontoiatriche empathetiche e metodologie di gestione del dolore e dell’ansia sia in fase di diagnosi che durante la cura. A cura di: Christian Greco, Dottore, con esperienza nella rete odontoiatrica.
Oltre ai percorsi clinici, si possono integrare strumenti per migliorare la gestione dello studio: Impress per centri associati offre un supporto per ampliare i trattamenti, gestire l’agenda e migliorare l’esperienza del paziente. Nell’ambito di una strategia di miglioramento, si consiglia di:
La gestione della paura del dentista non è solo una questione clinica: riguarda l’organizzazione, la cultura del centro e la formazione continua del personale. Un paziente odontofobico può migliorare significativamente se si mette al centro un approccio multidisciplinare, con dialogo aperto, supporto psicologico e tecniche di sedazione adeguate, mantenendo una relazione di fiducia che accompagni l’intero percorso di cura.
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