
Uno dei concetti più resilienti della tradizione sociologica è quello di comunità.
Una comunità è intesa come insieme di relazioni sociali fondate sul riconoscimento della differenza culturale, in quanto elemento unificatore ma allo stesso tempo non esclusivo, capace di produrre legame sociale senza impedire i legami edificabili lungo altre dimensioni.
Nella comunità i rapporti sono caldi, affettivi, amicali, c'è un gruppo di persone più ristretto.
Nella società i rapporti sono burocratici, freddi e istituzionali.
Il termine comunità deriva da “communitas” e appare legato a diverse tradizioni disciplinari e interpretazioni storiche.
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Nella sociologia classica il termine serve a definire un tipo di relazioni sociali poste alla base di collettività che coinvolgono l'individuo nella sua totalità.
La comunità è stata studiata in rapporto alla distinzione Gemeinschaft-Gesellschaft di Tönnies, che pone l’accento sulle relazioni intime rispetto a quelle funzionali.
La relazione di dono e cura emerge come tratto fondante della comunità nelle letture contemporanee.
La crisi dell’individualismo e della globalizzazione è qui problematizzata attraverso l’idea di comunità come terreno di legami sociali, solidarietà e interdipendenza.
I bisogni di una governance dei beni comuni vengono posti al centro della riflessione per ricostruire legami sociali in una società globale.
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La comunità tradizionale, spesso legata a spazio, tempo e vicinanza, è messa in discussione da nuove forme di appartenenza deterritorializzate.
La cultura della città e i processi di urbanizzazione hanno raddoppiato i contesti di vita collettiva, producendo nuove forme di comunità nelle aree metropolitane e periferiche.
La modernità ha contribuito a trasformare comunità di luogo in reti di relazioni sociali che si estendono oltre confini geografici.
Per molti autori, la comunità resta un'“immagine” di solidarietà che deve essere rinegoziata all’interno di contesti tecnologici e relazioni sociali digitali.
La diffusione di Internet ha introdotto comunità virtuali come reti telematiche tra individui interessati a determinati temi o pratiche sociali.
Nel ciberspazio le comunità possono avere uno spazio non fisico, ma interazioni intime di qualità sono possibili e, a volte, decisive per la costruzione del senso di appartenenza.
La definizione di spazio non è puramente fisico: definire la realtà online come un non-spazio rischia di evocare l’utopia descritta da More, trasformando la realtà online in un non-luogo.
La vita delle comunità incapsulate è spesso legata al simbolo e al significato attribuito dai membri, che costruiscono reti interdipendenti pur in spazi non fisici.
Le comunità incapsulate si distinguono per la loro interdipendenza interna e per la funzione di legame sociale che si costruisce anche in assenza di spazio condiviso.
Nella sociologia urbana il dibattito tra perdita e persistenza della comunità ha visto emergere posizioni come community liberated e una visione deterritorializzata.
Una possibile strada per la costruzione di comunità è la cura dei beni comuni, che ricostruiscono i legami sociali riconoscendo la valore della reciprocità e della solidarietà.
I beni comuni sono rivali ma non escludibili: la loro gestione condivisa è essenziale per la sussistenza umana e per la qualità della vita sociale.
La Carta della Sussidiarietà definisce i beni comuni come beni materiali e immateriali il cui arricchimento arricchisce tutti e il cui impoverimento impoverisce tutti.
La comunità deriva dall’uso condiviso e dalla gestione collettiva delle risorse, in cui la partecipazione non è solo disponibilità ma impegno reale.
Le comunità di pratica si fondano sull’apprendimento collettivo: non importa volersi bene o credere negli stessi valori, ma fare le cose insieme per apprendere.
Le scene e i pubblici rappresentano figure sociali dove si consumano o producono pratiche culturali, ma non necessitano di condivisione totale di valori.
Il pubblico produttivo è formato da coloro che producono pratiche, oggetti e symboli capaci di rientrare nei canali mediali e di essere fruiti da altri.
Le cooperative di comunità sono modelli di innovazione sociale in cui cittadini di un territorio si organizzano per gestire servizi in ottica mutualistica.
Kin è un concetto chiave introdotto dal lavoro di Donna Haraway, utile per descrivere forme collettive di stampo comunitario dove attori umani e non umani collaborano.
Zoöp è una crasi di Zoe e Coop(erative), governance mutualistica che integra prospettive di attori umani e non umani, come piante, animali e paesaggio.
Per chiudere, strumenti di conoscenza e intervento suggeriscono dar voce alle definizioni dei parlanti e aprire la governance a nuove forme di collaborazione.
Aprire significa confrontarsi con nuovi soggetti collettivi, costruire forme di governance condivisa e guardare agli esiti negli altri territori.
È cruciale esplicitare i rischi: troppo spesso si ragiona in ottica comunitaria nascondendo i rischi; è importante definire indicatori di impatto qualitativi e quantitativi.
SPACE - Spazi di Partecipazione al Centro è un esempio di incentivo pubblico per creare centri culturali e reti di pratica comunitaria.
Spore è un programma che ha identificato bisogni comunitari nelle aree interne e ha articolato relazioni di capitale sociale e culturale.
Bidini-Vizzini 2030 è un percorso di rigenerazione cittadina finanziato da fondazioni che valorizza la dimensione comunitaria del patrimonio.
Spazio 13 è un centro comunitario nel quartiere Libertà di Bari, gestito da un’associazione temporanea di scopo con focus su design, street art e architettura naturale.
Appartenere a una comunità è una condizione base per lo sviluppo dell'identità e la comunità condiziona a livello socio-culturale.
Nella comunità i rapporti sono caldi, affettivi, amicali, nella società i rapporti sono burocratici, freddi e istituzionali.
La comunità è una parola “valigia” con molteplici significati tra cui quello politico, dove opposizioni di destra e sinistra ne fanno uso per argomentare identità e responsabilità sociali.
Tutti i tipi di comunità si possono raggruppare in tre grandi categorie: luoghi, relazioni sociali e valori condivisi.
Le comunità rurali e urbane si distinguono per tipi di interazioni, stile di vita, forme di controllo e status sociale.
La vita cittadina è stata spesso descritta come svantaggiosa rispetto alle reti di vicinato rurali, ma la realtà è complessa e include anche esempi di comunità vivaci nelle grandi città.
La de-urbanizzazione o controurbanizzazione descrive processi di ripopolamento di aree rurali e periferie dotate di nuove funzioni, talvolta totalizzanti per le persone.
La perdita della comunità è stata analizzata attraverso paradossi funzionalisti, teorie di Durkheim, Marx, Engels e Weber, che hanno illustrato differenti dinamiche di coesione, conflitto e razionalità.
Le tesi contrarie hanno mostrato come la coesione possa esistere anche in quartieri degradati o comunità nate dalla convivenza quotidiana e dall’interconnessione di famiglie e vicini.
La comunità di vicinato è oggetto di studi specifici che evidenziano vari livelli di prossimità, privacy e norme sociali.
Nel panorama della società moderna, il neo-comunitarismo propone di rafforzare la solidarietà locale, spesso collegata a famiglie, volontariato e gestione dello spazio pubblico.
I postmodernisti sottolineano la riduzione di tempo e spazio, la fluidità delle identità e la complessità della società contemporanea, con conseguenze di spaesamento e ricerca di nuove forme di appartenenza.
Bauman osserva che la domanda di comunità persiste nonostante la modernità liquida, e che proto-comunità e nuove forme di community si stanno diffondendo.
Secondo Wills, proto-comunità indicano forme emergenti dove simboli comuni definiscono l’identità degli appartenenti e mostrano uno stile di vita condiviso.
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