Marvy Politecnico di Milano campus Bovisa informazioni

Il Politecnico di Milano promuove un articolato processo di ideazione, costruzione e gestione dei suoi campus al fine di creare spazi idonei alla socializzazione, allo studio e alle attività lavorative interpretando l'architettura quale elemento educante e in grado di condizionare il comportamento delle persone. Il Politecnico di Milano - Campus Bovisa si trova nell’area degli ex gasometri di Bovisa Milano, un quartiere a nord della città, oggi simbolo di rigenerazione urbana. L’ampliamento della sede di Milano Bovisa è avvenuto grazie a un concorso internazionale bandito nel Politecnico di Milano nel 1998, in collaborazione con Comune e Regione, che ha trasformato l’area in un moderno Bovisa Campus universitario.

Masterplan e rigenerazione delle aree universitarie

Masterplan Leonardo - Il progetto mira ad una rigenerazione strutturale, funzionale e compositiva dell’area coinvolta dalla presenza del Politecnico di Milano in Città Studi sin dal 1927. Il Masterplan compone un disegno d’insieme cercando di ordinare assi, vuoti, spazi verdi e opere costruite, allo scopo di donare al Campus un disegno unitario che molti episodi puntuali hanno nel tempo reso sincopato.

Masterplan Bovisa - Sorto pochi decenni or sono, il Campus La Masa in Bovisa risente di una disgregazione del disegno urbano d’insieme evidente, che indebolisce la forza funzionale di molte delle attività contemplate nel Campus. Il Masterplan rivolge la sua attenzione al rendere gli oggetti architettonici un unicum per mezzo della sistemazione dello spazio aperto, l’implementazione dell’azione di naturalizzazione del sistema, e un evidente addizione di architetture dalla riconosciuta forza espressiva.

Scopo sociale e sportivo

Il Politecnico di Milano, in linea con le nuove tendenze contemporanee in materia di interpretazione del valore dello sport quale fattore di benessere psico-fisico e culturale, ha promosso una mirata azione di potenziamento e valorizzazione dell’infrastrutturazione sportiva, in qualità di bene collettivo promotore identitario di senso civico, attraverso l’attività di ideazione, costruzione e gestione di strutture atte a una pratica sportiva diffusa. Nella sfera dell’architettura della nostra epoca, la progettazione di opere destinate alla pratica sportiva, offre, altresì, un’opportunità straordinaria di adattamento e rivalutazione strategica dell’ambiente e dei suoi luoghi paradigmatici.

Codice etico e valori

Responsabilità, rispetto, integrità, professionalità, equità, fiducia e trasparenza sono i valori fondanti del Codice etico del Politecnico di Milano. Università e studio. Università e lavoro. A cura di: Federico Bucci e Emilio Faroldi. Edited by: Federico Bucci and Emilio Faroldi.

Campus Bovisa: due poli principali

Il Politecnico di Milano - Campus Bovisa Durando, in via Candiani 72, sede della Scuola del Design; Il Politecnico di Milano - Campus Bovisa La Masa, dedicato all’Ingegneria e all’innovazione tecnologica. Entrambe le sedi rappresentano il cuore pulsante del Polimi Bovisa, ospitando avanzate strutture di ricerca e sviluppo, laboratori all’avanguardia e startup.

L’idea di un insediamento del Politecnico di Milano nel quartiere della Bovisa risale alla fine degli anni Ottanta e ha riguardato in prima battuta la zona compresa tra via La Masa e via Lambruschini, che è divenuta sede di un campus dedicato all’ingegneria industriale, ospitando grandi laboratori, tra i quali spicca la Galleria del Vento. Il campus La Masa da sempre è caratterizzato da una commistione di edifici di architettura industriale, dalla carenza di aree destinate al verde e agli alberi, dalla mancanza di posti attrezzati per lo studio e l’aggregazione degli studenti.

La nuova sede del Dipartimento di Design si trova nel Campus Durando del Politecnico di Milano, nel quartiere milanese della Bovisa, da tempo caratterizzato da interventi di riuso e riconversione di edifici industriali e da nuove realizzazioni che vedrà nei prossimi anni un ulteriore sviluppo grazie al progetto proposto dal gruppo Mo.Le.Co.La nell’ambito del bando internazionale Reinventing Cities. Iniziato nei primi mesi del 2020, il progetto si colloca all’interno dell'edificio storico dell’azienda metallurgica Ceretti&Tanfani fortemente caratterizzato dall’impianto tipologico: una stecca di due piani fuori terra con un corpo centrale a tre piani, sviluppandosi attraverso un dialogo continuo con l’esistente.

È stato quindi conservato lo scalone centrale con il caratteristico corrimano in ferro battuto liberty di fine ottocento come pure le decorazioni delle pareti circostanti mantenute bicrome pur rinnovandone i colori. Anche il pavimento in graniglia policroma dell’ingresso principale è stato recuperato e affiancato a un pavimento in legno di rovere con finitura ad acqua. Nel corpo centrale troviamo le sale riunioni, 3 per ogni piano con capienza dalle 8 alle 16 persone, in cui sono state mantenute preesistenze dell'edificio storico come le lesene che incorniciano le porte e alcuni elementi in gesso su pareti e soffitti, accostati ad arredi e apparecchi di illuminazione contemporanei dalle linee semplici e dai più moderni sistemi audio video per conference call.

Le due stecche laterali, che accolgono circa 30 postazioni amministrative e 180 per il personale dedicato alla ricerca, sono distribuite attraverso un corridoio centrale caratterizzato dall’illuminazione che ne enfatizza l’orizzontalità, interrotto da pavimentazione vinilica colorata che identifica gli spazi comuni del Dipartimento. Tutti i 3.355 metri quadrati dell'edificio, sviluppato su tre livelli, sono caratterizzati dall'alternanza di luoghi di lavoro tradizionali e spazi innovativi di collaborazione e condivisione. Uffici, sale riunioni, luoghi di incontro informale e aule workshop forniscono spazi adeguati ai diversi tipi di attività svolte all’interno del Dipartimento e consentono di scambiare idee, sperimentare approcci progettuali e lavorare insieme.

Gli spazi di lavoro condiviso sono configurabili e frammentabili in modo da poter essere utilizzati da più gruppi di lavoro andando incontro alle diverse esigenze; analogamente sono stati pensati uno spazio workshop completamente flessibile e modulabile e uno spazio informale di co-working dotato di cucina attrezzata, tavoli, spazi di lavoro e area per conference call. Per la pavimentazione è stato scelto il legno di rovere accostato ad alcune isole di tappeti vinilici verdi e blu, colori poi riproposti nel progetto di segnaletica e grafica. Il colore dominante resta tuttavia il bianco, proposto anche negli arredi degli uffici.

Il progetto di riqualificazione ha coinvolto non solo l'edificio appena descritto (ed. B7) ma anche il quasi ultimato edificio B9a che ospiterà alcuni laboratori di ricerca, per proseguire in altri spazi del Campus. L’intero progetto di ristrutturazione è stato seguito dalla professoressa Giulia Gerosa e da Valeria Cima (Referente unità Servizi Generali Logistici e ICT del Dipartimento) con la collaborazione di Vittoria Canapini ed Elisa Fallani e il supporto dell’Area Tecnico Edilizia del Politecnico di Milano. Il progetto di Comunicazione e Wayfinding è stato curato dalla Delega e dall'Ufficio Comunicazione.

Vita studentesca e racconti del campus

Alcuni di noi sono sicuramente troppo grandi per poter sostenere uno sguardo a Penny on M.A.R.S. Basta essere nati un poco più in là, tipo nella prima metà degli anni Novanta, ma forse anche nella seconda, certamente prima dei Duemila, perché gli occhi ti facciano male. La serie è del 2018, italiana ma girata in inglese, uno spinoff di un’altra storia simile chiaramente modellata sui format narrativi - stampini - delle storie di successo adolescenziale nelle high school americane, insomma, tipo Si que tu vales con uno sviluppo narrativo scritto e firmato da Tomasino Manosinistra. Sono decine di migliaia. Arrivano dalla provincia. Da Como, da Lecco, da Bergamo, da Brescia, da Lodi. Arrivano dall’Italia, tutta. Arrivano dall’Europa e dal mondo. Per cominciare, il quartiere Politecnico brulica. Brulica di studenti. Decine di migliaia. Arrivano dalla provincia. Da Como, da Lecco, da Bergamo, da Brescia, da Lodi. Arrivano dall’Italia, tutta. Arrivano dall’Europa e dal mondo, per studiare architettura, ingegneria e design. Gli ultimi due dipartimenti, in particolare, sono quelli che connotano la Bovisa, con la Stazione Nord come spartiacque. E c’è da dire subito una cosa: che seppur in Bovisa ne transitino tantissimi, ogni giorno, tutto l’anno, a fermarsi sono sempre in pochi. Anche negli studentati. Tutti tornano, i più a casa qualcuno in altri quartieri di Milano, sia anche Dergano. Diciamo intanto una cosa sui designer e una sugli ingegneri. I primi dicono che i secondi stiano in un luogo ameno, dove le idee si perdono tra i riflessi delle vetrate e i muri frangivento. I secondi dicono dei primi che è una professione a metà: poco ingegnerizzata, tipo il corpo umano. Tanto nessuno ha ragione. Gli abitanti del dipartimento di ingegneria al Campus La Masa hanno dalla loro un parterre di laboratori sperimentali uno più figo dell’altro. Puro spettacolo per gli occhi, pane per denti dei pensieri. Gli altri, tenaci e coriacei nel trovare soluzioni ai problemi minuti, finiscono sempre a stupirsi da soli. Diciamo poi che a ingegneria hanno i tavolini da pingpong, cosa Durando vorrebbe tantissimo, e a cui invece hanno rifilato da poco un campetto da pallavolo proprio nel mezzo del parco. E questo perché a Durando ci sono i parchi che La Masa non ha (non ancora, almeno): il celebre “Ovale”, il cui nome deriva ovviamente dalla forma, ma simpaticamente detto “Ovile” quando all’incedere della bella stagione lo si ritrova puntualmente sovrappopolato.

Immagine: Mappa delle sedi Bovisa Durando e La Masa con principali laboratori e spazi verdi

La idea del Campus Bovisa, tra la sezione di Durando e di La Masa, risale a tempi non sospetti. Siamo nella seconda metà degli anni Ottanta, quando il Politecnico storico di Piazza Leonardo Da Vinci si ritrovava sovrastaturo di studenti, trentamila iscritti si riversavano in quella piazza nota ai più, all’epoca, come distributore di droga a cielo aperto. In quegli anni nasce l’intuizione data da necessità: l’ampliamento con un’altra sede, un’idea che aveva alle spalle, nella decade precedente dei mitici anni Settanta - il momento dei picchiatori sinistri e dei giovani commandi di fascistelli - l’immagine campanelliana, utopica, di una “Città della Scienza e della Tecnica”.

Da subito le sparute classi design tentano un primo trasferimento nei capannoni sfitti della vecchia Fbm Hudson, fabbrica di costruzioni meccanche. È il luogo in cui poi sorgerà il Campus La Masa, che fino al ’94 rimarrà insediato a Nord della Stazione. Quello è l’anno dell’acquisizione della Ceretti & Tanfani, l’odierna sede del dipartimento di Design, e anche di tutto l’ex stabilimento Fbm, in cui verranno avviati i corsi della Facoltà di Ingegneria. Ma andiamo nello specifico: il Durando, covo tecnofaschionaro dei designer, è perlopiù noto per almeno tre cose: le grande aree verdi e i corrispettivi orti urbani aperti al quartiere, La Rossa per aperitivi che interrompono continuamente i brainstorming e i colori brillanti e primari di cui sono vestite le architetture ex novo del Luigi Chiara, che in ogni caso scelse di mantenere ben visibile la storiografia edile della Ceretti & Tanfani, mantenendo pure qua e là, in forma scultorea, alcune grandi forme di fusione. Sarà per i colori, o per gli interni grigliati tra scale metalliche, corridoi, aree studenti e ascensori, ma è proprio l’edificio B1, dove pressoché tutti gli studenti di design (Prodotto, Interni, Moda e Comunicazione) si ritrovano, a essere la scenografia di Penny. Al fianco, l’imponente Materioteca: che per chi non sapesse cosa sia, è ovviamente il luogo di consultazione e studio dei materiali. Perché qui è necessario toccare con mano, strusciarvisi, sentire con le dita di che cosa si sta parlando. A Nord della stazione, La Masa sorge tra gli ex poli della vernice e della meccanica. Qui di parchi, dicevamo, non ce ne sono. Ferro, vetro e cemento per gli studenti di ingegneria. Con il pingpong, ovviamente. Ma vincerla qui, sono i grandi laboratori che costellano pressoché ogni ala del Campus: la Galleria del Vento, la Camera Anecoica del dipartimento di ingegneria energetica, il laboratorio di propulsione aerospaziale, il Railway Engineering Lab, altresì detto “la gabbia di Godzilla”. Basta questo per sognare. Insomma, qui brulica di ciò che gli studenti politecnici necessitano: stamperie, di luoghi in cui andare a mangiare nelle pause pranzo, correndo sempre il rischio di non tornare mai più in classe. Pochi, in verità, i luoghi delle feste.

Immagine: Rendering degli interni del campus Bovisa Durando (Design) e La Masa (Ingegneria)
Video: tour guidato del Campus Bovisa e delle sue infrastrutture
  • Campus Bovisa Durando: sede della Scuola del Design, laboratorio e aree verdi.
  • Campus Bovisa La Masa: ingegneria, laboratori avanzati e spazi di collaborazione.
  • Contesto storico: trasformazione da area industriale a campus universitario moderno.
ElementoLuogoCaratteristica
Edificio B1DurandoScenografia di Penny, aree per design
MateriotecaDurandoConsultazione e studio dei materiali
Galleria del VentoLa MasaLaboratorio di ingegneria energetica
Railway Engineering LabLa MasaLaboratorio di ingegneria ferroviaria

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