
Hai problemi di memoria? Dopo avere introdotto i nomi derivati e avere spiegato che cosa sono, in questa lezione vedremo quali sono i nomi derivati di dente. Nella grammatica italiana i nomi derivati sono nomi che si formano a partire dalle radici dei nomi primitivi con l'aggiunta di opportuni prefissi o suffissi che ne modificano il significato: con l'aggiunta degli opportuni prefissi o suffissi i nomi derivati diventano parole con un significato proprio e completamente diverso da quello del nome primitivo dal quale derivano.
Il significato di questi nomi è del tutto diverso da quello del nome primitivo da cui derivano (dente). Dopo avere introdotto i nomi derivati e avere spiegato che cosa sono, in questa lezione vedremo quali sono i nomi derivati di dente.
I denti sono composti da alcune parti che insieme creano la struttura esterna e il nucleo del dente, ovvero la corona e la radice. La corona, è la parte visibile e può assumere diverse forme in base alle funzionalità del dente stesso. La radice, invece, è la parte del dente che non vediamo, quella inserita nell’alveolo e legata all’osso tramite il legamento parodontale.
La parte più esterna della corona, lo smalto dentale, è composta da un tessuto traslucido, molto duro (il più duro dell’organismo umano!) e lascia trasparire il colore della dentina sottostante. Lo smalto riveste la superficie del dente esposta all’ambiente orale e svolge funzione protettiva da usura e dall’attacco acido dei batteri cariogeni. Ogni dente presenta una cavità centrale all’interno della quale si trova la polpa dentale, responsabile degli stimoli sensoriali e grazie alla quale il dente stesso viene rifornito di sangue e nutrimenti.
Il punto in cui smalto e cemento si uniscono si chiama giunzione amelo-cementizia. Il cemento radicolare, come lo smalto, ricopre la dentina radicolare, ma è molto sottile e non ha la stessa durezza dello smalto. Il cemento radicolare è poroso in quanto vi si agganciano le fibre del legamento parodontale, che articolano il dente all’osso alveolare.
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La gengiva, è un tessuto molle che circonda i denti e ricopre il processo alveolare. Essa fa parte della mucosa masticatoria, in grado di sopportare il carico della masticazione. Possiamo dividere la gengiva in due parti: la gengiva libera, o marginale, e la gengiva aderente. La prima riguarda la porzione di gengiva più vicina alla corona e la papilla interdentale; viene chiamata così perché non aderisce al dente. La gengiva marginale prosegue nella gengiva aderente a livello della giunzione amelo-cementizia.
Le cavità ossee che ospitano i denti sono dette alveoli, mentre le strutture ossee che li supportano sono le ossa mascellari. L’insieme dei denti alloggiati negli alveoli della mascella e della mandibola compongono le arcate dentali.
La forma dei denti è quel fattore che caratterizza le loro funzionalità. Esistono, infatti diverse tipologie di dente, ognuna con uno scopo ben preciso, questi sono: incisivi, canini, premolari e molari. I canini servono per afferrare e lacerare il cibo, gli incisivi per strapparne i pezzi, i premolari e i molari per masticarlo.
In base alla forma dei denti, cambia la loro funzione all’interno del cavo orale. Esistono, infatti, 16 denti per arcata e sono così suddivisi: 4 incisivi, 2 canini, 4 premolari, 6 molari. Ognuno di questi ha una forma e una funzione specifica. Premolari: sono otto, quattro sopra e quattro sotto. I molari hanno la funzione, insieme ai premolari, di triturare il cibo, da cui il loro nome che deriva dal termine “mola”, con il quale vengono spesso chiamati.
Gli incisivi hanno un margine adatto a mordere e a incidere, appunto, il cibo. Sono fondamentali per la fonetica e per l’estetica. I canini sono i denti più lunghi che abbiamo, di forma conica e appuntita, hanno una radice molto lunga che dona loro una grande stabilità. I premolari hanno caratteristiche in comune con i canini e con i molari.
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| Tipo di dente | Numero per arcata | Funzione principale |
|---|---|---|
| Incisivi | 4 | Tagliare e incidere |
| Canini | 2 | Afferrare e lacerare |
| Premolari | 4 | Frantumare e triturare |
| Molari | 6 | Tritare e macinare |
Di che materiale sono fatti i denti? I denti sono formati, dalla parte più esterna alla parte più interna, da smalto, dentina e polpa dentale. Lo smalto dentale è un materiale molto duro, ha la funzione di proteggere il dente dai danni esterni e dall’usura causata dai cibi e dalle bevande. Lo smalto è il tessuto più duro di tutto il corpo ed è composto principalmente di idrossiapatite. Lo smalto, la sostanza più dura del nostro corpo, è composto per lo più da calcio e in minima parte da fibre organiche, quindi, sebbene sia molto resistente a fratture, è facilmente intaccabile dagli acidi.
La dentina, si trova subito sotto lo smalto, è un tessuto che conferisce resistenza al dente e gli dona il colore caratteristico che varia dal giallo al bianco. Quest’ultima, è di colore giallastro ed è costituita per circa il 70% da materiale inorganico, per il restante 30% da materiale organico e acqua. La dentina è attraversata da piccoli canali chiamati tubuli, nei quali ci sono particolari cellule dette odontoblasti. Si deve ad esse la sensibilità dentale.
All’interno di ogni dente si trova la polpa dentale, una sostanza morbida composta da vasi sanguigni e nervi. La sua funzione è quella di nutrire il dente e permettere la percezione di stimoli, come il freddo o il caldo. La polpa si estende per tutta la lunghezza del dente. Quando un dente subisce un trauma, che può essere di natura chimica, elettrica, termica o meccanica, la polpa può infiammarsi causando dolore.
Molti termini specialistici e nomi composti nascono dall’uso combinato della radice “dent-” o “denti-” con prefissi e suffissi che descrivono parti, patologie, materiali o procedure. Ad esempio: giunzione amelo-cementizia (punto in cui smalto e cemento si uniscono), camera pulpare (cavità centrale che contiene la polpa), canale radicolare (canale che percorre la radice fino all’apice radicolare).
Altri composti descrivono tessuti o materiali: smalto dentale, dentina radicolare, cemento radicolare, legamento parodontale, composito dentale. Il composito dentale è una resina fotopolimerizzabile che il dentista modella direttamente sul dente in un'unica seduta. È la soluzione di riferimento per otturazioni estetiche, piccole ricostruzioni e correzioni della forma dei denti senza intaccare struttura sana.
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Il composito è un materiale polimerico composito - da cui il nome - formato da una matrice di resina (principalmente Bis-GMA) rinforzata da particelle inorganiche di vetro o ceramica. La polimerizzazione avviene tramite una lampada a luce blu (fotopolimerizzazione). Il BIS-GMA è la resina impiegata come matrice nei compositi odontoiatrici. Il BIS-GMA è una resina ad alta viscosità, questo ne riduce significativamente la lavorabilità a temperatura ambiente.
I materiali compositi utilizzati in odontoiatria sono costituiti da una resina fluida e da un riempitivo solido. La resina è costituita da un insieme di monomeri (i monomeri sono molecole). Il riempitivo solido è costituito da particelle di vetro, quarzo, silicio. Preso singolarmente il riempitivo appare al tatto come una polvere a grana fine (polvere di particelle di silicio, quarzo, vetro). La quantità di riempitivo rispetto alla quantità di resina è definita percentuale di carica.
Composti micro-riempiti con particelle prepolimerizzate sferiche: le microparticelle sono inserite in sfere di resina parzialmente polimerizzate, le sfere polimeriche contenenti anche le microparticelle sono inserite come riempitivo nella resina BIS-GMA per ottenere il composito finale. Quindi le micro-particelle sono presenti sotto forma di granuli o sfere prepolimerizzate o granuli agglomerati e non come particelle individuali.
Le malattie che colpiscono i denti sono spesso indicate con termini composti che combinano la radice dentaria con suffissi o termini di origine latina/greca: carie dentaria, gengivite, parodontite (piorrea). La carie è un processo distruttivo del dente sostenuto dall’azione di alcuni batteri presenti nella bocca che, in particolari condizioni, possono provocare gravi danni. Quando però il processo raggiunge la dentina, prima e poi la polpa compare un forte dolore. La gengivite è un'infiammazione della gengiva dovuta alla scarsa igiene orale, può essere contrastata da una frequente pulizia dei denti dopo ogni pasto.
La parodontite è una infiammazione degenerativa che coinvolge i tessuti circostanti il dente, che può condurre a una caduta dei denti. Le tossine prodotte dai germi arrivano all’apparato parodontale distruggendo le fibre e l’osso alveolare con formazione di tasche parodontali, mobilità dentale e caduta di uno o più denti. La parodontite non trattata porta alla perdita dei denti, in quanto distrugge l’osso intorno al dente e le fibre del legamento parodontale. Purtroppo il processo è irreversibile.
L’uomo ha due dentizioni: una dentizione decidua, composta da 20 denti, e una dentizione permanente, composta da 32 denti. I denti cominciano a formarsi già nell’utero, a partire dall’ottava settimana di gestazione, sotto forma di gemme dentarie. La formazione dei denti da latte inizia già durante la gravidanza della mamma e prosegue fino al terzo anno di vita.
Nella dentizione decidua, per ogni arcata sono presenti quattro incisivi, due canini e quattro molaretti o premolari. Verso i sei anni di età inizia la dentizione permanente, con la sostituzione degli incisivi. La dentizione permanente si considera conclusa con l’eruzione dei premolari e dei secondi molari. I denti del giudizio: conosciuti come ottavi o terzi molari, tendono a comparire normalmente tra i 18 ed i 25 anni. Ogni dente del giudizio occupa l’ultima posizione di ogni semi arcata dentale.
Nomi come "dentizione decidua", "dentizione permanente", "eruzione dentaria", "dente del giudizio" sono esempi frequenti di termini composti o locuzioni che descrivono fasi e singoli elementi del processo di sviluppo dentale.
Per quanto riguarda la forma dei denti, questa può arrecare numerosi problemi se non è adeguata alla forma della bocca, ovvero alle ossa della mascella e della mandibola. Le differenze individuali però non si fermano qui, ma si notano anche nel caso della malattia dentale per eccellenza - la carie. Inoltre, molte persone, anche non avendo particolare cura dei propri denti, sviluppano difficilmente lesioni cariose. Oltre a fattori quali età, sesso, ma anche razza e area geografica, sulla resistenza alla carie influiscono infatti alcuni fattori molto individuali, ovvero il livello di mineralizzazione del dente e la sua forma.
Quanto detto finora è il risultato della genetica e di millenni di evoluzione dell’uomo, e su tali fattori non possiamo influire direttamente. Possiamo però imparare a conoscere i nostri denti e, con l’aiuto del dentista, ovviare ai possibili difetti o carenze che ci sono stati tramandati.
Quando un dente ha una carie, la cavità deve essere ripristinata con un materiale da restauro. Il composito dentale è una resina fotopolimerizzabile che il dentista modella direttamente sul dente in un'unica seduta. È la soluzione di riferimento per otturazioni estetiche, piccole ricostruzioni e correzioni della forma dei denti senza intaccare struttura sana. Il materiale viene applicato per strati successivi - la tecnica incrementale - con ciascuno strato polimerizzato prima di applicare il successivo.
Il composito è il materiale più conservativo disponibile in odontoiatria restaurativa. Grazie alla tecnica adesiva, non richiede la rimozione di struttura sana. La ceramica: richiede la preparazione del dente, impronta, lavoro di laboratorio e una seconda seduta per il cemento definitivo. La ceramica è superiore in termini di translucenza a lungo termine, resistenza alla pigmentazione e stabilità del colore. Il composito è significativamente meno costoso della ceramica, principalmente perché non richiede laboratorio odontotecnico.
Una revisione sistematica con meta-analisi su Journal of Dentistry (Moraschini et al., 2015) ha comparato la longevità di amalgama e composito nei restauri posteriori, evidenziando una longevità media del composito nei denti posteriori di circa 7-10 anni, contro i 10-15 anni dell'amalgama. Sui denti anteriori, con un'igiene corretta e lucidatura periodica, un composito di qualità dura mediamente 7-10 anni. Sui denti posteriori, soggetti a carichi masticatori maggiori, la durata è generalmente inferiore, tra 5 e 8 anni.
Lucidatura periodica: ogni 12-18 mesi il dentista può rilustrare il composito ripristinando la superficie levigata. Igiene orale accurata: le giunzioni composito-smalto sono i punti più vulnerabili alle recidive di carie. Protezione notturna: nei pazienti con bruxismo (digrignamento notturno) il composito si consuma rapidamente.
Molti di questi termini nascono dall’unione della radice “dent-” o “denti-” con altre parole tecnico-scientifiche, oppure dall’uso di prefissi e suffissi che specificano funzione, localizzazione o materiale. Comprendere la formazione di questi nomi composti aiuta a memorizzarli e a utilizzarli correttamente nel contesto clinico e didattico.
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