
Care lettrici e cari lettori di Intercultura blog, se dico bau cosa vi viene in mente? E se dico miao? Bum? Drin? Eccì? Queste espressioni si chiamano onomatopee, riproducono suoni e rumori e non sono uguali in tutte le lingue. Le onomatopee differiscono parzialmente da lingua a lingua. Confrontando le onomatopee italiane con quelle della vostra lingua, trovate molte differenze? Quali?
Le onomatopee, o anche parole onomatopeiche, sono quelle parole che riproducono, attraverso i suoni linguistici di una lingua, il rumore o il suono associato a un oggetto. Un esempio? Nei fumetti le parole onomatopeiche vengono usate per imitare i rumori. Non tutti i suoni che un fumetto evoca, però, diventano onomatopee. Nel fumetto poi, le parole onomatopeiche non "rappresentano" semplicemente un suono ma lo rendono anche in maniera visiva, attraverso quello che in gergo si chiama lettering, ossia i caratteri della parola. Non solo la forma e il carattere ma anche la grandezza e il colore delle lettere svolgono un ruolo importante. Per esempio "rumble" indica una valanga, o un terremoto ma può diventare ad esempio rrruuummble, ed essere rappresentata graficamente con lettere tremanti.
La maggior parte delle onomatopee dei fumetti provengono da verbi inglesi molto comuni. Sembra strano ma anche le onomatopee si traducono! Molte onomatopee sono comuni a tutte le lingue. La parola onomatopea sta ad indicare una particolare figura retorica utilizzata dallo scrittore per evocare nel lettore un suono specifico. Queste figure hanno lo scopo di avvicinare quanto più possibile al mondo dell’esperienza le parole della narrazione.
L’onomatopea è una figura retorica di suono la cui denominazione deriva dal greco ὄνομα, -ατος (“nome”) e ποιέω (“fare”), e che quindi significa letteralmente “creare un nome”. L’onomatopea può essere composta da una sola parola o da più di una, e a volte può basarsi sulla ripetizione di un gruppo fonetico (ra ta ta ta, plin plin). Spesso la comunicazione di un suono specifico risulta più diretta di lunghe perifrasi descrittive, per via del suo basarsi sulla sua imitazione, anche se a questo proposito è interessante notare che le onomatopee riguardanti lo stesso suono cambiano in base alla lingua in cui le si utilizza. Il tentativo di imitazione varia infatti in base ai fonemi e alla grafia della lingua in questione. Proprio per la loro semplicità, le onomatopee vengono legate in particolare al tipo di registro e linguaggio adatto ai più piccoli.
La convenzionalità dell'adattamento fonologico è un dato che può destare stupore: per il parlante nativo di una qualsiasi lingua le onomatopee appaiono talmente "naturali" che risulta difficile pensare che esse varino a seconda delle lingue. In realtà, in ogni segno linguistico, il rapporto tra significante (la forma, fonica o grafica) e significato (l'immagine mentale, il concetto ad essa associato) è arbitrario. Esistono molti verbi che il GRADIT definisce voce onomatopeica o voce di origine onomatopeica, che sono derivati da fonosimboli. Le onomatopee hanno trovato un terreno fertile nell’arte del fumetto: l’origine dell’uso di onomatopee nel fumetto si può far risalire all’800, quando negli Stati Uniti si inserirono nelle vignette espressioni monosillabiche che rimandavano immediatamente alla situazione, e poi si consolidarono negli anni ’80 del 1900 con la nascita dei supereroi.
Leggi anche: Telefonia fissa: funzionamento e modelli
Una parte dei fonosimboli presenti nel vocabolario italiano è di origine straniera, prevalentemente inglese ma anche francese. Queste onomatopee sono usate soprattutto nei fumetti e sono: bang, crash, rumble, slam, smack, snap, sniff, splash, vroom. Esistono molti verbi che il GRADIT definisce come voce onomatopeica o di origine onomatopeica, come bisbigliare o borbottare; mentre altri verbi come gloglottare o ronzare mostrano l’origine fonosimbolica più chiara in alcuni casi.
Quante volte leggendo un libro vi siete imbattuti nella descrizione di un orologio, di cui viene riportato solo il rumore? Oltre ai classici bau, miao, grrr, chicchirichì ci sono parole che richiamano le azioni o l’utilizzo di oggetti, come ad esempio crac, plin, din don, eccì, brr, patapum, taratatà, patatrac. Leggendo ciascuna di queste onomatopee sapete perfettamente a quale oggetto, azione o animale sono associate. Inoltre le onomatopee possono essere usate anche come semplici sostantivi: il tic tac della sveglia oppure il verbo ticchettio, come anche il sostantivo "patatrac" ci spiegano perfettamente questa modalità di utilizzo.
Gli scrittori hanno spesso usato questo tipo di figura retorica nei propri componimenti, in modo da rendere vivida l’immagine che si voleva dare al lettore. Con il termine "fru fru" Pascoli ci riporta alla mente il fruscio dei cespugli, che ci riporta alla mente il rumore della natura, quando viene sferzata dal vento. Esplicativa del periodo futurista l’opera di Filippo Tommaso Marinetti intitolata un’onomatopea: "Zang Tumb Tumb". L’onomatopea si è legata anche al fumetto, diventando parte integrante dell’azione e della resa visiva.
Quando si considerano suoni e rumori di dispositivi elettronici, le onomatopee assumono ruoli chiave per descrivere operazioni, notifiche, avviamenti e guasti. Bang, crash o vroom sono esempi di suoni imitati in contesti tecnologici, ma è interessante osservare come lo stesso suono possa avere una resa grafica diversa a seconda della lingua e del pubblico di destinazione. Nei manuali tecnici e nei prodotti multimediali, le onomatopee possono essere usate per indicare: accensione di un dispositivo, avvio di un programma, suggerimenti di errori, o semplici segnali acustici di interfacce. Dal punto di vista creativo, le onomatopee favoriscono una lettura immediata delle azioni e migliorano l’immersione dell’utente nel mondo digitale e tecnologico.
Per avere una valutazione delle opportunità offerte dall’onomatopea in contesti tecnologici, ecco una sintesi pratica:
Leggi anche: Recensioni apparecchi acustici Sassari
| Categoria | Esempi tipici | Uso |
|---|---|---|
| Suoni di notifica | ding, ping, buzz | Segnalare eventi o azioni |
| Avvio di dispositivi | boot, hum, whirr | Descrivere accensione o funzionamento |
| Guasti o errori | crash, buzz, clunk | Ritrae malfunzionamenti |
Esistono anche riferimenti al fonosimbolismo, ovvero la capacità di una combinazione di foni di incrociarsi con il significato che veicolano. Il GRADIT elenca 275 fonosimboli tra mono- e polirematiche presenti nella lingua italiana, a partire da ah (risata) fino a zzz (ronzio di insetti). Alcune voci hanno origine francese, altre inglese, e molte sono impiegate soprattutto nei fumetti per rendere immediatamente comprensibile l’azione al lettore.
Leggi anche: DAZN: Limite dispositivi
tags: #onomatopee #suoni #dispositivi #elettronici #esempi
