
L’eliminazione o almeno la riduzione della presenza di batteri anaerobi presenti nella placca dentale è considerata, da parte di molti studiosi, un presupposto cardine al mantenimento di una stabile condizione di salute parodontale. I principali agenti coinvolti includono Actinobacillus actinomycetemcomitans, Porphyromonas gingivalis, Prevotella intermedia, Treponema denticola e Fusobacterium nucleatum. Scopo di questo lavoro è valutare da un punto di vista clinico e microbiologico l’efficacia dell’Ossigenoterapia Iperbarica (OTI) da sola o in associazione allo SRP nel trattamento non chirurgico delle parodontiti aggressive; la trattazione si integra con una rassegna sulle potenzialità dell’OTI e sulle sue indicazioni in odontoiatria moderna.
Allo studio hanno partecipato 17 pazienti (12 maschi, 5 femmine), di età compresa fra i 30 e i 45 anni, selezionati sulla base della presenza di parodontite aggressiva generalizzata e di almeno due tasche parodontali controlaterali con sondaggio superiore o uguale a 6 mm. Per ciascun paziente sono stati raccolti i parametri clinici iniziali (t0), prelievi microbiologici a livello di due siti controlaterali comparabili, e seduta di SRP secondo un disegno “split mouth”. Successivamente i pazienti sono stati divisi in due gruppi: Gruppo HBO2 (test) che ha ricevuto 10 sedute di ossigenoterapia iperbarica, e Gruppo no-HBO2 (controllo) che non ha avuto tale trattamento. I parametri clinici e i campioni batteriologici sono stati ripetuti a 2 settimane (twk2), a 1 mese (tmth1) e a 3 mesi (tmth3) da t0.
Evidenze: HBO2 è in grado, sia in associazione allo SRP (Gruppo G1) sia da sola (Gruppo G2), di ridurre drasticamente il quadro infiammatorio a livello di una lesione parodontale. L’analisi dell’andamento delle profondità di tasca e del livello di attacco clinico indica che la HBO2, da sola o combinata, offre risultati migliori rispetto al solo SRP, soprattutto a 3 mesi. Inoltre, per quanto riguarda la ricostruzione del margine gengivale (REC), il Gruppo G2 mantiene meglio l’altezza del margine gengivale, mentre con SRP si osserva una progressiva recessione in Gruppo G1 e Gruppo G3.
I dati microbiologici rafforzano l’interpretazione clinica: l’analisi della letteratura indica che la malattia parodontale è associata a elevate quantità di batteri anaerobi produttori di collagenasi, e che HBO2 può uccidere o inibire tali batteri, oltre a inibire la secrezione di collagenasi. Nei nostri risultati colturali, il numero di anaerobi nel Gruppo G2 e soprattutto nel Gruppo G1 si riduce significativamente e tale beneficio persiste a 3 mesi.
Nel contesto generale, l’OTI è una terapia non invasiva che sfrutta l’apporto di ossigeno molecolare ad alta concentrazione in camere iperbariche per migliorare l’ossigenazione tissutale, promuovere la neovascolarizzazione e accelerare i processi di guarigione. L’OTI va considerata come un farmaco a tutti gli effetti, con indicazioni, dosaggi e controindicazioni ben definite. La camera iperbarica, strumento di somministrazione dell’ossigeno, permette di superare limitazioni della diffusione tissutale elevando la driving force di diffusione secondo la legge di Henry. L’OTI è indicata in condizioni di ipossia tissutale, edema osseo e altre patologie in cui l’apporto di ossigeno è cruciale per il recupero.
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Nell’ambito odontoiatrico, l’OTI viene integrata con altre misure terapeutiche per migliorare la salute parodontale, e trova impiego anche in contesti estetici e nel supporto di riabilitazioni complesse. L’utilità della OTI si estende anche ad altre condizioni mediche in cui l’ossigenazione tissutale è compromessa, ma per l’odontoiatria, l’effetto clinico preferenziale è la riduzione dell’infiammazione parodontale e la stabilizzazione della perdita di attacco.
La terapia iperbarica comporta sedute di circa 90 minuti, in atmosfera di ossigeno puro o misture iperossigenate, in camere pressurizzate. L’efficacia dipende da indicazioni appropriate, dosaggi stabiliti e assenza di controindicazioni gravi come pneumotorace non drenato, anamnesi epilettiforme grave o claustrofobia severa che impedisca la terapia anche in sedazione. Secondo la SIMSI, l’OTI è indicata in patologie che includono osteonecrosi avascolare, edema midollare osseo e condizioni similari, dove l’ossigenazione tissutale è fondamentale per migliorare trofismo e guarigione. In ambito dentale, l’ossigenoterapia iperbarica favorisce la rigenerazione di tessuti parodontali e supporta il processo di rimineralizzazione quando abbinata ad altre terapie o trattamenti complementari.
Nell’uso clinico quotidiano si può prevedere l’integrazione dell’OTI con tecniche parodontali non chirurgiche e con trattamenti complementari volti a ridurre la carica batterica anaerobica nella placca. L’OTI è una terapia non invasiva che, associata a protocolli di igiene orale e a misure di igiene domiciliare, può contribuire a un miglioramento stabile nel tempo, come indicato dai dati a 3 mesi e dalla stabilità osservata nell’ambito di studi di follow-up.
Nell’ambito estetico, alcune pratiche descrivono l’uso dell’ossigenoterapia per rigenerare e rivitalizzare la pelle, e rientra tra le tecniche di supporto per trattamenti non invasivi. L’ozono-terapia, a titolo parallelo, viene descritta come trattamento complementare per patologie dentali, in grado di ridurre batteri e supportare processi di rimineralizzazione in combinazione con fluoro. Tuttavia, tali pratiche richiedono valutazione critica e attenzione alle evidenze scientifiche disponibili.
Nel contesto della specializzazione odontoiatrica, è utile distinguere tra diverse branche: ortodonzia, implantologia, endodonzia e ozono-terapia. Questi ambiti si intrecciano con l’OTI in alcune applicazioni e possono contribuire a creare percorsi di cura integrati per pazienti con patologie parodontali o riabilitazioni complesse.
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In sintesi, l’OTI rappresenta una terapia con potenziale significativo per migliorare i parametri clinici e microbiologici nelle parodontiti aggressive, sia in associazione allo SRP sia come trattamento autonomo, con effetti particolarmente evidenti a medio termine (3 mesi) e una tendenza alla stabilità dei benefici nel tempo.
Questa sezione riassuntiva serve a inquadrare i principali outcome clinici e microbiologici osservati, fornendo una base per ulteriori studi longitudinali sull’efficacia e sulla sostenibilità dei benefici dell’OTI in odontoiatria.
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