Conseguenze e gestione del pregresso ascesso mammario

L’ascesso mammario (o ascesso al seno) è un’infezione localizzata del tessuto mammario caratterizzata dall’accumulo di pus all’interno di una cavità circoscritta. L’ascesso mammario è una condizione dolorosa ma curabile. Un trattamento tempestivo e adeguato può prevenire complicazioni e favorire una rapida guarigione.

Che cos’è e perché si forma

In generale, con ascesso si determina un’infiammazione batterica circoscritta in una determinata parte del corpo. L’infezione causata da tessuto infetto provoca un accumulo di pus all’interno del tessuto mammario. La motivazione principale riguarda il blocco dei dotti lattiferi, ovvero i canali che trasportano, fino al capezzolo, il nutrimento al piccolo. Tale ostruzione infatti causa un accumulo di latte (stasi) che favorisce la proliferazione batterica, causando dunque l’infezione. L’ascesso è infatti la complicanza più severa di una mastite non trattata o gestita male.

Schema dei dotti mammari e formazione dell'ascesso

Eziologia e fattori di rischio

L’ascesso mammario origina quasi sempre da un’infezione batterica. I patogeni più frequentemente coinvolti sono lo Staphylococcus aureus (inclusi ceppi resistenti come MRSA) e gli streptococchi. Durante l’allattamento, le ragadi del capezzolo rappresentano la porta d’ingresso più comune per i microrganismi. Anche un dotto galattoforo ostruito può favorire il ristagno di latte, creando un ambiente ideale per la proliferazione batterica.

Allattamento: l’allattamento crea una stasi del latte che può essere associata a infezione, più comunemente con Staphylococcus aureus, stafilococchi coagulasi-negativi. Non puerperali: S. aureus e anaerobi, spesso enterococchi o Bacteroides spp. (TBC e actinomicosi sono cause rare).

Fattori di rischio individuali: la presenza di condizioni come il diabete o un sistema immunitario compromesso può aumentare il rischio di infezioni. Fumo, ectasia del dotto mammario/mastite periduttale, carcinoma mammario infiammatorio associato devono essere esclusi. Può essere associato anche a infezioni della ferita dopo interventi chirurgici al seno, diabete e terapia steroidea.

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Forme cliniche ed epidemiologia

Le due forme principali sono puerperali (lattazione) e non puerperali. L’ascesso mammario puerperale si verifica durante l’allattamento, tipicamente nelle prime 6-12 settimane dopo il parto, quando le neomamme sono più vulnerabili alle infezioni. La mastite puerperale si può sviluppare durante il periodo di allattamento al seno generalmente intorno alla sesta giornata dopo la montata lattea. Gli ascessi mammari durante l’allattamento sono comuni e tendono a manifestarsi subito dopo l’inizio dell’allattamento al seno e allo svezzamento, quando lo svuotamento incompleto del seno provoca stasi e ingorgo.

Gli ascessi non lattazionali sono più comuni nei soggetti di età compresa tra 30 e 60 anni e nei fumatori. L’età media di insorgenza si colloca intorno ai 30 anni. Gli ascessi non puerperali tendono a ripresentarsi.

Segni e sintomi: come riconoscerlo

Riconoscere tempestivamente un ascesso al seno è fondamentale per un trattamento efficace e soprattutto per prevenire complicazioni. Il sintomo più evidente è la presenza di un nodulo dolente, caldo e arrossato in una zona circoscritta del seno. Il dolore associato è tipicamente intenso e pulsante, diverso dal semplice fastidio dovuto a un ingorgo mammario. La pelle sopra l’ascesso può apparire tesa, lucida e di colore rosso acceso.

  • Dolore intenso e localizzato: L'ascesso mammario è spesso caratterizzato da un dolore acuto e pulsante nella zona interessata.
  • Gonfiore e arrossamento: L'area circostante l'ascesso può apparire gonfia, tesa e arrossata.
  • Nodulo o massa nel seno: Può formarsi un nodulo o una massa dolorosa nel seno, generalmente vicino all'area dell'ascesso.
  • Febbre e malessere generale: Un ascesso mammario può causare un aumento della temperatura corporea, accompagnato da febbre e sensazione di malessere generale.
  • Secrezioni purulente ed eritema: il seno può presentare secrezioni purulente in caso di comunicazione con la superficie cutanea.
Infografica sintomi ascesso mammario

Diagnosi

La diagnosi inizia con un’accurata valutazione clinica: il medico esamina il seno, valuta l’estensione dell’infiammazione e verifica la presenza di una raccolta fluida mediante palpazione. L’ecografia mammaria rappresenta lo strumento diagnostico più utile. Permette di confermare la presenza dell'ascesso, determinarne le dimensioni e la profondità, e distinguerlo da altre condizioni come cisti infette o noduli infiammatori.

Imaging: ultrasuoni; aspirazione del materiale per microscopia, coltura e sensibilità di campioni di pus sono utili per guidare la terapia antibiotica. Qui sopra l’ecografia di una donna che dopo la prima settimana di allattamento presentava febbre e un nodulo doloroso al seno dietro il capezzolo retratto.

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Trattamento: principi generali

Il drenaggio è essenziale nella maggior parte dei casi. Nella maggior parte dei casi, il trattamento ha un buon esito. Il drenaggio è generalmente eseguito con due possibili tecniche:

  1. Aspirazione con ago sotto guida ecografica: procedura ambulatoriale minimamente invasiva, indicata per ascessi di piccole-medie dimensioni. Solitamente si procede con il drenaggio (aspirazione) dell'ascesso con un ago, il cui posizionamento è guidato dall’ecografia.
  2. Incisione e drenaggio chirurgico: necessario per ascessi voluminosi, multipli o resistenti all’aspirazione. L’incisione dovrebbe consentire il drenaggio completo ed essere esteticamente accettabile. I loculi vengono esplorati e scomposti. La ferita può essere tamponata leggermente e lasciata aperta, con medicazioni giornalieri o si può eseguire la chiusura primaria.

Gli antibiotici sono sempre prescritti, sia prima che dopo il drenaggio. La scelta del farmaco dipende dall’antibiogramma quando disponibile, altrimenti si opta per antibiotici ad ampio spettro attivi contro stafilococchi e streptococchi. Nella fase precoce e cellulitica può essere trattata con antibiotici (flucloxacillina in caso di allattamento, con l’aggiunta di metronidazolo negli ascessi non puerperali). Analgesici e antinfiammatori controllano il dolore. Impacchi caldi possono alleviare il fastidio e favorire la guarigione.

Drenaggio ecoguidato di un ascesso mammario: procedura e indicazioni

Allattamento durante l’ascesso

No, non è consigliato interrompere l’allattamento. Difatti, fintanto che il dolore è sopportabile, continuare l’allattamento favorisce il drenaggio del seno favorendo di conseguenza i processi rigenerativi della parte danneggiata. L’allattamento al seno dovrebbe continuare dal seno non interessato e il lato interessato svuotato manualmente o con un tiralatte.

Al fine di evitare che si sviluppi un ingorgo l’ostetrica deve informare la neomamma di svuotare il seno alla fine di ogni poppata e si deve corregge l’attacco al seno. In presenza di ragadi si deve evitare l’insorgenza di un ingorgo mammario la cui copresenza aumenta il rischio di mastite.

Complicanze e conseguenze a lungo termine

La mastite si riferisce a un’infiammazione dolorosa della mammella, solitamente accompagnata da un’infezione mammaria, che si osserva più comunemente nelle donne che allattano al seno. Se la mastite viene trascurata, infatti, può dare origine a delle complicanze quali l’ascesso mammario la cui presenza aumenta il rischio di sepsi, malattia sistemica che se non trattata tempestivamente può causare il decesso del paziente.

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Le complicanze locali includono lenta guarigione delle ferite; difficoltà nell’allattamento al seno; scarso risultato estetico; formazione di fistole mammarie; necrosi della cute sovrastante (rara). Gli ascessi non puerperali tendono a ripresentarsi. Se non trattato, un ascesso mammario finirà per scaricarsi spontaneamente sulla superficie della pelle.

Come facilmente comprensibili le conseguenze più gravi della mastite a seguito di infezione nosocomiale/ospedaliera post-operatoria possono essere invalidanti in modo permanente per la paziente, la quale per tutta la vita potrebbe subire le conseguenze della colpa medica o della responsabilità dell’ospedale per il trattamento errato della mastite o per la diagnosi ritardata dell’infezione nosocomiale/ospedaliera che ha causato la mastite o per l’errore nello svolgimento dell’antibiogramma e la conseguente prescrizione di un farmaco resistente al batterio che provoca l’infezione.

Prognosi e tempistiche di guarigione

Fortunatamente, il trattamento adeguato porta a un rapido miglioramento: dopo il drenaggio dell’ascesso, molte pazienti riferiscono un sollievo quasi immediato, anche se la guarigione completa richiede alcuni giorni. La maggior parte delle donne guarisce entro 2-3 settimane dalla mastite. Poiché la risoluzione completa della problematica potrebbe richiede un arco temporale medio di almeno 10 giorni, consigliamo alle mamme di avere pazienza e di seguire con minuziosità le indicazioni fornite dal professionista.

Prevenzione

È importante prestare molta attenzione ai sintomi che si presentano, monitorando il seno dalle prime manifestazioni e lungo tutto il processo di trattamento e guarigione dell’ascesso. I consigli utili da seguire sono quelli previsti per la prevenzione della mastite: svuotare regolarmente il seno, correggere l’attacco al seno, evitare capezzoli screpolati e intervenire tempestivamente in caso di ingorgo mammario.

Quando rivolgersi allo specialista

Per una valutazione specialistica e un trattamento appropriato, è consigliabile rivolgersi a un senologo o a un ginecologo. Il professionista sanitario non deve trascurare le manifestazioni cliniche e deve sapere che queste sono associate ad un quadro clinico di mastite. Se si tratta di mastite carcinomatosa si deve richiedere la consulenza di un senologo specialista, il quale a sua volta dovrà prescrivere tutti gli accertamenti necessari.

Domande frequenti

  • Un ascesso mammario può risolversi da solo? È raro che un ascesso mammario si risolva senza intervento medico.
  • Posso continuare ad allattare se ho un ascesso mammario? Se il dolore è sopportabile, continuare l’allattamento favorisce il drenaggio del seno.
  • Gli uomini possono sviluppare un ascesso mammario? Le infezioni della mammella sono solitamente causate da batteri; sebbene più rare, anche gli uomini possono manifestare infezioni mammarie.

Diventare mamma è un avvenimento emozionante, così come lo è veder crescere la propria creatura. Tuttavia, il percorso dell’allattamento del proprio piccolo presenta alcuni ostacoli, come l’ascesso mammario. Questa condizione è causa di forte disagio nell’equilibrio psicofisico di una madre. L’ascesso al seno infatti provoca tensione e dolore all’altezza del seno rendendo dunque molto più difficile godersi gli attimi con il proprio piccolo. Tuttavia, si tratta di una patologia che insorge con poca frequenza e il rischio è ridotto al minimo una volta applicate le giuste tecniche di prevenzione.

Supporto alla madre durante l'allattamento: consigli pratici

Se stai cercando supporto e consigli specifici, ti invitiamo a chiamare il Centro Nannasana al numero 3792121411. Per una valutazione specialistica e un trattamento appropriato, è consigliabile rivolgersi a un senologo o a un ginecologo.

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