
Il pesce spada (Xiphias gladius) è un grande predatore pelagico diffuso nei mari temperati e tropicali, compreso il Mar Mediterraneo. Corpo slanciato, profilo idrodinamico e rostro piatto allungato sono le sue caratteristiche più distintive, insieme a un comportamento di caccia e migrazione che lo rendono una specie iconica e molto apprezzata sia per la pesca commerciale sia per la pesca sportiva.
Il suo corpo è allungato, robusto e di sezione cilindrica; il corpo è allungato, robusto e di sezione cilindrica. La sua caratteristica più nota è il rostro (la spada), un prolungamento piatto e affilato della mascella superiore che rappresenta circa un terzo della lunghezza totale del corpo. Le ossa mascellari e nasali di questo pesce sono allungate a formare una spada appiattita e acuminata dai margini taglienti, da cui il nome.
X. gladius presenta un corpo robusto, allungato e subcilindrico che può raggiungere la dimensione massima di 455 cm e un peso di 650 kg (Frese e Pauly; 2003), anche se gli esemplari che frequentano i nostri mari sono di dimensioni leggermente inferiori. La sua taglia media è di 2-3 metri, ma può raggiungere una lunghezza massima di 4,5 metri per un peso record di 650 kg.
La pelle è priva di squame e la colorazione è grigio scuro, blu scuro o rosso brunastro sul dorso, più chiara sui fianchi e grigio biancastra sul ventre. A differenza dei marlin, il pesce spada adulto non possiede pinne pelviche e non ha squame visibili (pelle liscia). Possiede una grande pinna dorsale alta e rigida, a forma di falce; la pinna caudale, a forma di mezzaluna, è molto robusta e propulsiva, adatta ad un nuoto veloce. Il peduncolo caudale è munito di una carena centrale su ciascun lato.
L’aspetto dei giovanili è diverso dagli adulti; in questi ultimi infatti sono presenti due pinne dorsali (la prima più lunga con margine anteriore alto e triangolare) e due anali, mentre nei giovani non esiste questa distinzione e le pinne sono continue. Inoltre, i giovani sono dotati di piccoli denti e squame che poi scompaiono con la crescita (Fisher et al., 1987). I giovani, che sono provvisti di spada e si sviluppano molto rapidamente, sono molto voraci.
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Le uova sono pelagiche e hanno dimensioni di circa 1,6-1,8 mm mentre le larve appena fuoriuscite dall’uovo sono lunghe circa 4 mm. La “spada” è già ben sviluppata alla lunghezza di 10 mm (Frese e Pauly; 2003). Gli individui giovanili sono presenti nelle acque costiere nel periodo invernale.
Il pesce spada è un abile predatore che si nutre preferibilmente di piccoli pelagici (soprattutto in età giovanile), calamari, totani e crostacei; le prede vengono spesso uccise proprio per mezzo del rostro. Usano il rostro per stordire o ferire le prede (pesci, calamari) prima di mangiarle. Preda prevalentemente pesci, come sgombri, aringhe, aguglie e calamari.
Il pesce spada è uno dei più veloci animali marini (può raggiungere i 25 m/sec - 90 km orari -; Sambilay, 1990) e il suo corpo è stato modellato nel corso dell’evoluzione proprio per supportare questa caratteristica: è estremamente idrodinamico, le pinne pettorali sono falciformi e la pinna caudale, a forma di mezzaluna, è molto robusta e propulsiva, adatta ad un nuoto veloce. Il corpo è robusto e piuttosto alto e tende ad assottigliarsi verso la coda e, nel complesso, la struttura è spiccatamente idrodinamica.
È una specie cosmopolita, presente in tutte le acque tropicali, subtropicali e temperate del mondo: si trova nell'Oceano Atlantico, nell'Oceano Indiano e nell'Oceano Pacifico. È molto diffuso nel Mar Mediterraneo, dove è oggetto di una importante pesca tradizionale. E’ presente nelle zone tropicali, subtropicali e temperate di tutti gli oceani, nonché nel mar Mediterraneo.
X. gladius è un pesce pelagico e solitario (raramente è possibile osservarlo in coppia o in piccoli gruppi) che può compiere migrazioni anche di notevole entità per motivi trofici (ricerca del cibo) o riproduttivi. La presenza del pesce spada è fortemente legata a temperatura dell’acqua, correnti, disponibilità di foraggio e movimenti stagionali. Tollera acque con temperature comprese tra 5 °C e 27 °C, anche se per rimanere attivo preferisce acque temperate con temperature superiori ai 13 °C.
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Alcuni studi hanno evidenziato movimenti verticali lungo la colonna d’acqua probabilmente influenzati dalla temperatura; infatti, il pesce spada nuota di norma in superficie (in genere sopra il termoclino) durante le ore notturne, compiendo anche balzi fuori dall’acqua, mentre di giorno è in grado di immergersi velocemente pure a grandi profondità (fino a 800 m).
Si stima che il pesce spada raggiunga la maturità sessuale tra i 5-6 anni di età e viva fino a 9 anni; la taglia di riproduzione (rostro-coda) è di circa 180 cm in alcune aree. Nel Mar Mediterraneo il periodo riproduttivo di questa specie è compreso tra maggio e agosto, mesi durante i quali si avvicina alla costa; in Italia alcune importanti aree riproduttive sono individuate in Sicilia e nello stretto di Messina.
L’adulto è privo di squame e può raggiungere 4,5 m di lunghezza. Le larve e i giovani si sviluppano rapidamente e la specie conduce vita solitaria in mare aperto fin dallo stadio larvale. Le analisi effettuate sul DNA mitocondriale hanno dimostrato che le popolazioni del Mar Mediterraneo e quelle dell'Atlantico tropicale raramente si riproducono fra loro, pertanto sono scarsi gli incroci genetici.
Il pesce spada viene catturato tramite diversi sistemi di pesca, il più antico e selettivo dei quali è senza dubbio l’arpione, per il cui utilizzo vengono impiegate imbarcazioni dette “feluche”. Una curiosità a tal proposito è che se un peschereccio avvista una coppia di pesci spada, il fiocinatore cerca di colpire prima di tutto la femmina, poiché questo consentirebbe anche la facile cattura del maschio che non l’abbandona mai; al contrario, se viene colpito un maschio, la femmina fugge immediatamente.
Attualmente, il metodo più utilizzato è il palangaro derivante, anche se spesso X. gladius viene catturato anche con lenze trainate; occasionalmente può essere pescato insieme ai tonni nelle tonnare. Il palangaro, noto anche come palamito, palangrese o conso, è l’attrezzo ad ami più usato nella pesca professionale: fondamentalmente è costituito da una lunga serie di ami innescati e collegati ad un unico filo o cavo (“trave” o “madre”) lungo anche diversi chilometri, tramite degli spezzoni di filo di nylon detti “braccioli”.
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Esistono due diversi tipi di palangari, i fissi e i derivanti (DPR 1639/68): i primi sono ancorati al fondale e vengono utilizzati sul fondo o a mezz’acqua per la cattura di specie demersali, mentre i secondi vengono lasciati in balia dei venti e delle correnti e posizionati a mezz’acqua o in prossimità della superficie per la cattura di specie pelagiche come il pesce spada. Per questo, i due tipi presentano in genere alcune differenze tecniche, riguardanti principalmente la lunghezza dei braccioli e la grandezza degli ami.
La pesca con le reti da posta derivanti, le cosiddette spadare, avendo elevati tassi di catture accidentali di specie protette, come tartarughe, delfini, squali e altri pesci ha prodotto enormi danni alla biodiversità; la pesca con i palangari può ridurre l’impatto sulle tartarughe utilizzando gli ami circolari che non sono però adottati da tutti i pescatori. Il problema più grave, legato all’uso dei palangari derivanti, consiste però nella cattura accidentale di specie non bersaglio, rappresentate da grandi predatori come tartarughe, mammiferi e squali che vengono attirate dalle esche. A livello ecologico, la cattura di questi predatori apicali può alterare il normale equilibrio prede-predatore delle reti trofiche marine, con conseguenze future poco prevedibili.
Un altro problema che si riflette principalmente sugli stock di pesce spada riguarda la cattura dei giovanili prima dell’età riproduttiva. L’incidenza dei palangari sulla cattura di giovanili sembra essere addirittura maggiore rispetto alle reti derivanti a causa dei periodi di pesca (Di Natale et al., 1998). La taglia minima pescabile del pesce spada secondo il DPR 1639/68 è di 140 cm, misurati dalla punta del rostro all’estremità della caudale. La pesca con le reti derivanti (spadare) è vietata dall’1 gennaio 2002 (Reg. CE 894/97, modificato dal Reg.).
La gestione del pesce spada è, ad oggi, parzialmente o totalmente inefficace, soprattutto per la pesca illegale e quella dei giovanili. Anche lo stock mediterraneo del pesce spada, negli ultimi 30 anni, è stato fortemente sovrasfruttato, tanto che oggi la sua biomassa è inferiore di circa il 30% rispetto a quella corrispondente al rendimento massimo sostenibile. In particolare, nonostante il piano di ricostruzione dell’ICCAT del 2016, la ricerca scientifica ha rilevato che il 24% delle catture è costituito da esemplari giovani sotto la taglia minima di conservazione, venduti poi illegalmente.
Le Organizzazioni regionali della gestione della pesca (RFMOs, Regional Fisheries Management Organizations) sono responsabili della gestione della pesca nelle acque internazionali, mentre nelle aree costiere si applicano leggi nazionali e i regolamenti europei. Ciononostante, pratiche di pesca illegale e la difficoltà di applicare misure efficaci mantengono elevati rischi per lo stock.
Il pesce spada viene consumato fresco o congelato; è molto apprezzato dai consumatori e rientra tra le prime 10 specie di pesce fresco acquistate. Il pesce spada ha carni bianco-rosate e delicate, prive di spine e lische; è considerato un pesce semigrasso. A livello nutrizionale la composizione della carne di pesce spada ricorda quella bovina, per quanto riguarda proteine (circa 20%) e grassi (circa 5%), sebbene il grasso del pesce spada si differenzi da quello della carne per l’elevata percentuale di acidi grassi polinsaturi (75%). Il contenuto in proteine è di 20,1 g/100 g di parte edibile, mentre i grassi sono 3,9 g/100 g; discreta è anche la presenza di Omega 3 (0,2 g / 100 g). OMEGA3, VITAMINE A E B, MAGNESIO, FOSFORO, POTASSIO sono alcuni dei nutrienti associati al suo consumo.
Nel consumo di questa specie bisogna però ben guardarsi da due possibili inconvenienti. Il primo riguarda l’onestà del venditore, perché certe volte è possibile acquistare un trancio di pesce che in realtà non è pesce spada; infatti, se non intero può confondersi con altri pesci come l’aguglia imperiale. Il secondo problema concerne il fatto che il pesce spada può accumulare metalli pesanti nei muscoli, come spesso accade nei grandi pelagici a ciclo biologico lungo; per questo motivo il consumo regolare di grandi quantità soprattutto da gruppi sensibili richiede attenzione.
Il pesce spada (Xiphias gladius) è uno dei predatori pelagici più iconici e combattivi della pesca sportiva. Pochi pesci trasmettono la stessa sensazione di forza e nobiltà del pesce spada. La pesca al pesce spada premia chi sa unire tecnica, pazienza e capacità di interpretare il mare. La pesca al pesce spada è una sfida completa: richiede attrezzatura ben calibrata, sensibilità tecnica, capacità di leggere il mare e rispetto per il pesce e per l’ambiente.
Consiglio pratico: prima di iniziare una battuta, dedica tempo a osservare ecoscandaglio, corrente, temperatura, segni di foraggio e attività in superficie. La lotta può essere lunga e faticosa: il pesce spada è potente, nervoso e dotato di un rostro che impone rispetto in ogni fase del recupero e della slamatura. La qualità del pescato non dipende solo dalla cattura, ma da come viene gestito subito dopo: porziona i tranci in modo ordinato, asciugali bene e conserva solo ciò che verrà realmente consumato.
| Caratteristica | Valore / Note |
|---|---|
| Lunghezza massima | fino a 4,55 m |
| Peso massimo registrato | 650 kg |
| Maturità sessuale | ca. 5-6 anni |
| Area riproduttiva (Mediterraneo) | maggio-agosto; Sicilia e Stretto di Messina |
| Profondità di immersione | superficie (notte) fino a ~800 m (giorno) |
| Alimentazione | piccoli pelagici, calamari, totani, crostacei |
| Metodi di pesca principali | palangaro derivante, arpione, lenze trainate |
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