
Le emorroidi sono dei cuscinetti di tessuto vascolare, legati a dilatazione abnorme dei plessi venosi, situati nel canale anale e nella parte finale del retto. Di norma non ci si rende conto della presenza di questi cuscinetti vascolari ma, in determinate situazioni, le emorroidi possono gonfiarsi provocando i sintomi della malattia emorroidaria.
Le emorroidi si dividono in interne (a livello del retto distale) ed esterne (in prossimità della cute perianale). Le EMORROIDI INTERNE rimangono localizzate all'interno del canale anale, al di sopra di quella linea immaginaria, detta linea dentata o pettinea, che divide il canale anale in due parti a seconda della mucosa che lo riveste. Le emorroidi interne non sono visibili ad occhio nudo e sono generalmente indolori. Le EMORROIDI ESTERNE sono situate, invece, più in basso, al di sotto di questa linea, ai margini dell'orifizio anale. Le emorroidi esterne si trovano sotto la pelle intorno all'ano e possono provocare dolore, gonfiore e prurito.
Le emorroidi sono dei cuscinetti di tessuto riccamente vascolarizzato, presenti nella parte terminale del retto, vicino all'ano. Le emorroidi sono dei cuscinetti di tessuto vascolare spugnoso, formato da capillari, arterie e, soprattutto, vene. Le emorroidi sono dei cuscinetti di tessuto vascolare spugnoso, formato da capillari, arterie e, soprattutto, vene. Questi piccoli cuscinetti pieni di vasi sanguigni svolgono un ruolo importante nel ricambio di sangue a livello dell'ano e, in determinate situazioni, possono ingrossarsi causando dolore.
Generalmente la parola “emorroidi” è usata in maniera impropria al posto di “malattia emorroidaria” o “patologia emorroidaria”, per spiegare una specifica situazione patologica, in cui i vasi emorroidari si dilatano oltremisura sino allo sfiancamento e alla congestione, ovvero all’indebolimento e alla perdita di elasticità. Si parla di malattia emorroidaria nel momento in cui i cuscinetti di tessuto emorroidario aumentano il proprio volume e prolassano congiuntamente alla mucosa rettale, cioè fuoriescono dal canale anale.
Emorroidi di 1° grado: si verifica l'aumento di volume di uno o più cuscinetti emorroidari, che protendono nel lume anale, ancora senza prolasso al di fuori dello sfintere; per questo, sono visibili soltanto all'esame anoscopico. Emorroidi di 2° grado: si assiste al prolasso emorroidario iniziale (cioè alla fuoriuscita delle emorroidi dal canale anale), ma solo in seguito a sforzi eccessivi, ad esempio durante la defecazione o il parto, con successiva riduzione spontanea una volta cessata la contrazione. Secondo stadio: si verifica il prolasso emorroidario iniziale (fuoriuscita delle emorroidi dal canale anale) esclusivamente durante la defecazione, con successiva riduzione spontanea. Emorroidi di 3° grado: il prolasso emorroidario risulta indipendente dallo sforzo. Le emorroidi possono essere riposizionate manualmente per rientrare all'interno del canale anale. Terzo stadio: il prolasso emorroidario necessita di una riduzione manuale. Emorroidi di 4° grado: risultano completamente prolassate e non riposizionabili all'interno dell'ano, quindi rimangono sempre all'esterno. Quarto stadio: il prolasso è permanente e non si può porre rimedio manualmente.
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Non esiste una vera e propria causa della patologia emorroidaria. Le cause delle emorroidi sono molteplici e spesso correlate tra loro. Tra i principali fattori scatenanti vi sono: la pressione intra-addominale cronica, legata ad esempio alla costipazione o alla gravidanza; uno stile di vita sedentario; scarso apporto di fibre nella dieta; eccessivo sforzo durante la defecazione. Il fattore principale che contribuisce allo sviluppo della malattia emorroidaria è l’aumento della pressione nelle vene del retto e dell’ano. Questo può avvenire per diversi motivi. Uno dei più comuni è la stitichezza cronica o lo sforzo durante la defecazione, che porta a una pressione eccessiva sulle vene.
Dieta non equilibrata e povera di fibre con scarso apporto di acqua: se la dieta non è equilibrata ed è povera di fibre, l'intestino non può funzionare correttamente. Ne conseguono alterazioni dell'alvo (stitichezza/diarrea) che risultano irritanti per il plesso emorroidale. Gravidanza: in alcune circostanze, le donne diventano più vulnerabili alla malattia emorroidaria. Altri fattori includono l'obesità, l'abitudine di stare troppo a lungo sul water, le coliti croniche e alcune malattie del fegato o infettive.
Il sintomo più comune delle emorroidi, che si può manifestare sin dalla fase iniziale della patologia, è il sanguinamento rettale indolore, che generalmente si verifica durante o dopo la defecazione. Il sangue può apparire tanto sulla carta igienica, che nelle feci o nel WC. Il sanguinamento è sicuramente il sintomo più comune delle emorroidi ed è anche quello che spaventa di più il paziente, che può trovarsi ad osservare tracce di sangue rosso brillante sulla carta igienica o sulle feci. Il sangue delle emorroidi di solito non è mescolato alle feci ma le ricopre superficialmente o gocciola dopo l’evacuazione.
Altri sintomi includono prurito o irritazione nella regione anale, dolore o disagio, soprattutto quando si è seduti o durante la defecazione, e la presenza di un gonfiore vicino all’ano, che può essere sensibile al tatto. Le emorroidi si manifestano come rigonfiamenti visibili e palpabili attorno all'apertura anale, spesso descritti come noduli morbidi o piccole "palline" che possono apparire rossastre o bluastre, specialmente in caso di prolasso. Il dolore può comunque comparire, anche in maniera piuttosto intensa, in qualsiasi stadio della malattia emorroidaria.
La trombosi è per esempio una delle complicanze acute più frequenti che può colpire sia le emorroidi esterne, sia, più raramente, quelle interne. In questa situazione si assiste alla formazione di un trombo (coagulo di sangue) all'interno della varice infiammata, che si associa a rigonfiamento, prurito e dolore intenso. Il dolore vero e proprio che si avverte in caso di strozzamento delle emorroidi non è determinato dallo sfintere dell'ano, ma dalla trombosi, cioè dall'ostruzione della circolazione sanguigna a livello della vena in cui confluisce il sangue proveniente dalle emorroidi.
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La dilatazione e la flogosi delle emorroidi predispone a prolassi, sanguinamenti o trombi, cioè la formazione di coaguli di sangue al loro interno. Un'altra complicanza è lo strozzamento delle emorroidi prolassate, dovuto alla contrazione dello sfintere anale. Il sanguinamento prolungato o abbondante può avere tra le sue conseguenze un'anemia da carenza di ferro, caratterizzata da stanchezza, debolezza e pallore. L'infiammazione cronica causata dalle emorroidi può anche portare alla formazione di una fistola anale. Le emorroidi possono essere associate a perdite mucoide abbondanti che, se abbondanti, possono essere causa di irritazione cutanea e mucosa.
In primo luogo, la gestione delle emorroidi inizia con cambiamenti dello stile di vita. Inizialmente, il medico raccoglierà un’anamnesi completa del paziente, ponendo domande specifiche sui sintomi, sulla durata degli stessi e su eventuali fattori scatenanti o di rischio come costipazione, gravidanza o uno stile di vita sedentario. Successivamente, si procede con l’esame fisico che include un’ispezione visiva dell’area anale per identificare eventuali gonfiori, lesioni o sanguinamenti. Una semplice visita specialistica completata da una anoscopia, in pochi minuti può escludere la maggior parte delle altre patologie.
Per una conferma diagnostica certa delle emorroidi ed escludere condizioni più gravi, è necessario un esame obiettivo: ad esempio una visita proctologica con esplorazione rettale e anoscopia (visualizzazione del canale anale con uno strumento ottico). In alcuni casi, se vi sono dubbi sulla diagnosi o se si sospettano altre condizioni (come polipi o tumori), può essere raccomandata una colonscopia. Questi accertamenti permettono di vedere direttamente le emorroidi e di escludere altri problemi.
Il trattamento della malattia emorroidaria e delle sue complicanze si compone di vari passaggi, in base alla gravità dei sintomi. Trattamento dietetico - igienico alimentare: è molto importante sia nella fase di prevenzione, sia come inizio di trattamento in ogni stadio della patologia. I mutamenti dello stile di vita comprendono infatti tutta una serie di accorgimenti dietetico-comportamentali che hanno lo scopo di diminuire il rischio di peggioramento della malattia emorroidaria e quindi, un’attività di prevenzione può allontanare eventuali complicanze. Questi cambiamenti si concretizzano in una dieta ricca e completa con apporto idrico e di fibre.
Per alleviare il dolore e il disagio immediati, bagni tiepidi detti “sitz bath”, effettuati per 15-20 minuti più volte al giorno possono essere molto efficaci. Per avere feci morbide, è bene bere almeno due litri di liquidi al dì ed eventualmente assumere prodotti che ammorbidiscono le feci. Da alcuni anni consigliamo per circa dieci giorni dopo l'intervento di seguire una dieta SENZA SCORIE, cioè senza frutta e verdure per formare meno massa fecale.
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Cibi consigliati in caso di emorroidi: yogurt, barbabietola rossa, cavolo, patate e porri. Si devono allora preferire alimenti ricchi di fibre, come prugne, ciliegie, cereali integrali e castagne. Nei casi più importanti, saranno invece di aiuto preparazioni apposite contro la stitichezza. Molto efficace, ad esempio, lo psillio, una pianta erbacea che presenta un rivestimento mucillagginoso intorno ai semi. Nei rimedi naturali per le emorroidi si trovano sia creme e lozioni da applicare localmente, sia integratori da assumere per bocca. Per quanto riguarda i rimedi naturali veri e propri contro le emorroidi, un ottimo giovamento può essere trovato tramite il gel di aloe vera.
Terapia medica: la terapia medica consiste in un numero rilevante di principi attivi che possono essere assunti. Il loro scopo è intervenire per lenire i sintomi causati dallo stato infiammatorio locale ed agevolare un miglioramento del trofismo del tessuto vascolare emorroidario. La terapia medica pur non andando a mutare la storia naturale della patologia, può avere un rilevante ruolo di prima linea nelle fasi acute della malattia emorroidaria o in previsione di un trattamento chirurgico più estremo. È consigliata nei prolassi muco emorroidari di primo e secondo grado, con sintomatologia e sanguinamento modesti; talvolta è indicata anche nel terzo grado.
Trattamento medico locale: consiste nell’applicazione, all’interno del canale anale, di gel, creme, pomate, supposte o schiume con funzione antalgica, antinfiammatoria, antiedemigena o flebotonica. L'applicazione topica di farmaci ad azione decongestionante può essere utile nelle fasi lievi.
Terapia parachirurgica o ambulatoriale: consiste in diversi metodi, più o meno efficaci per la risoluzione dei vari disturbi della patologia emorroidaria e utilizzabili solamente nei casi di Mucosal Rectal prolapse e Mucosal Haemorrhoids. Tra le opzioni ambulatoriali più efficaci spicca il trattamento laser delle emorroidi (laserterapia), una tecnica all'avanguardia che permette di trattare la patologia in modo rapido e indolore tramite fasci di luce mirati, senza necessità di ospedalizzazione e garantendo un rapido riassorbimento del tessuto emorroidario. La legatura elastica rappresenta una procedura ambulatoriale comune in cui un piccolo elastico viene posizionato attorno alla base dell'emorroide interna per tagliarne il flusso sanguigno, causandone la caduta entro una settimana. Altre procedure includono la crioterapia e la scleroterapia.
L’intervento di emorroidectomia prevede l’asportazione delle emorroidi. L’emorroidopessi, prevede il riposizionamento delle emorroidi prolassate all’interno del canale anale. La procedura che si segue nei casi di emergenza, per alleviare il dolore, comporta la pratica di una piccola incisione che permette la fuoriuscita del coagulo. Tale operazione, che può essere praticata solo in ambiente ospedaliero, non può essere considerata però risolutiva nei confronti della malattia. L'emorroidectomia è generalmente raccomandata per le emorroidi di grado III o IV, che sono le più avanzate.
Attualmente si cerca di rispettare il più possibile l'integrità dell'ano e di migliorare il decorso post-operatorio riducendo il dolore. Per eliminare il dolore postoperatorio si può ricorrere invece ad analgesici e sedativi. Molti pazienti hanno paura di accostarsi all'intervento chirurgico per il trattamento risolutivo delle emorroidi. Il metodo tradizionale (emorroidectomia secondo Milligan & Morgan) è stato rivisitato e completamente modificato grazie alle caratteristiche mini invasive del laser. Mediante l'uso del laser, invece, la dimissione è in giornata e il dolore è proprio modesto per tre/quattro giorni, poiché le ferite, a differenza dell intervento tradizionale, vengono suturate completamente, garantendo una ripresa funzionale immediata e con scarsissimo dolore.
La dearterializzazione transanale guidata da Doppler (THD) è una tecnica relativamente nuova che mira a ridurre il flusso sanguigno alle emorroidi senza rimuoverle. È importante discutere con il proprio medico le varie opzioni disponibili per determinare quale intervento chirurgico potrebbe essere più adatto alla propria situazione specifica.
Un ascesso perianale è una raccolta di pus localizzata in prossimità dell'ano o nella porzione terminale del retto. L'ascesso perianale è il risultato di un processo infiammatorio, il quale è causato, nella maggior parte dei casi, da un'infezione aspecifica, che origina da piccole ghiandole situate all'interno del canale anale. Queste piccole strutture anatomiche sono assolutamente invisibili ad occhio nudo; la loro funzione consiste nel favorire il passaggio delle feci, secernendo un muco di lubrificazione nelle cripte anali.
L'infezione è determinata dalla penetrazione di batteri o materiale estraneo all'interno della ghiandola. L'ascesso perianale rappresenta la fase acuta di un'infezione che prende origine dalle ghiandole microscopiche, secernenti muco, presenti tra gli sfinteri anali (ossia tra i muscoli che circondano l'ano). L'infezione si diffonde nei tessuti servendosi dei canali ghiandolari e raggiunge la cute perianale dove, per la resistenza opposta dalla stessa, si arresta. L'ascesso perianale non si manifesta immediatamente come una tumefazione, in quanto la raccolta del pus rappresenta l'evoluzione finale del quadro clinico.
L'ascesso perianale è una condizione molto dolorosa, che può accompagnarsi a febbre e malessere generalizzato. Il dolore localizzato in sede perianale tende ad aumentare progressivamente in maniera direttamente proporzionale all'evoluzione dell'ascesso, e si esacerba alla palpazione e durante la defecazione. La fuoriuscita del materiale purulento viene subito avvertita dal paziente come un sollievo della sintomatologia fino a quel momento accusata, poiché si riduce la tensione dei tessuti che contenevano l'infezione.
La diagnosi viene formulata in seguito a una visita con l'esplorazione rettale. L'osservazione, la palpazione dell'ano e dei tessuti circostanti, e l'esplorazione rettale sono solitamente sufficienti a porre diagnosi di ascesso perianale. L'ascesso perianale può essere più o meno profondo e attraversare i muscoli anali atti alla continenza (sfinteri), che devono essere risparmiati durante la terapia chirurgica.
Se non è ancora aperto all'esterno, la cute sovrastante l'ascesso perianale dev'essere incisa e la cavità viene drenata chirurgicamente, per consentire la fuoriuscita del materiale purulento. Il trattamento può essere eseguito in ambulatorio in anestesia locale, quando l'ascesso è di piccole dimensioni e non eccessivamente profondo. La terapia antibiotica non rappresenta l'alternativa all'intervento chirurgico, in quanto può far peggiorare il quadro clinico. Di solito, gli antibiotici non sono mai indicati come trattamento di prima scelta dell'ascesso perianale.
Le fistole perianali procurano irritazione della cute intorno all’ano e prurito, che tendono ad accentuarsi durante la defecazione e si accompagnano tipicamente a secrezioni siero-purulente, continue e maleodoranti, da un piccolo forellino situato sulla pelle prossima all'ano. Dopo incisione e drenaggio di un ascesso perianale, si può avere lo sviluppo di recidive. Il 30% circa degli ascessi guarisce senza ulteriori problemi. Nella restante parte dei casi, però, dopo incisione e drenaggio di un ascesso perianale, si può avere lo sviluppo di recidive.
Riconoscere autonomamente le emorroidi è possibile prestando attenzione ai sintomi e ai segni fisici. Osservare il tipo di sanguinamento: se noti sangue rosso vivo sulla carta igienica o sulle feci dopo un movimento intestinale, è probabile che si tratti di emorroidi (o di una fissurazione anale). Controllare la presenza di protuberanze: dopo la defecazione, puoi verificare delicatamente con la mano se ci sono gonfiori o noduli attorno all’ano. Valutare i sintomi nel contesto: analizza quando e come si presentano i disturbi. Considerare la storia personale: se hai già sofferto di emorroidi in passato, è più facile riconoscerne i sintomi in nuove occasioni.
È importante capire quando rivolgersi al medico per le emorroidi. Sanguinamento persistente o abbondante: se noti perdite di sangue ripetute ad ogni evacuazione, se il sanguinamento dura per diversi giorni oppure se la quantità di sangue aumenta, è fondamentale consultare il medico. Dolore intenso o sintomi che non migliorano: se il dolore anale è severo oppure se dolore, prurito o bruciore persistono per più di qualche giorno nonostante i rimedi domiciliari, è opportuno rivolgersi al medico. Segnali di allarme per condizioni più gravi: la presenza di sangue scuro o di coaguli neri nelle feci (melena) non è tipica delle emorroidi e potrebbe indicare un sanguinamento più in alto nel tratto digestivo.
Non dare per scontato che siano emorroidi: gli stessi sintomi (sangue, dolore, prurito, gonfiore) possono essere provocati da molte altre condizioni, alcune benigne ed altre più serie. Il sanguinamento anale, le perdite di muco o il dolore può mascherare i sintomi di patologie ben più gravi come il prolasso rettale, polipi o anche tumori del retto e del colon. Per tutte queste ragioni, quando compaiono i sintomi tipici delle emorroidi bisogna vincere reticenze e tabù rivolgendosi al proprio medico di fiducia.
Per prevenire l’insorgenza e la recidiva della patologia emorroidaria è bene osservare uno stile di vita sano che comprenda una moderata attività fisica, una dieta ricca di fibre, evitare la disidratazione, evitare sforzi defecatori eccessivi e prolungati. La prevenzione è sicuramente l'arma più potente a nostra disposizione, ma da sola può non bastare. Mantenere uno stile di vita sano e un'alimentazione corretta sono importanti sia per scongiurare, o almeno ritardare, l'insorgere del problema, sia per combatterlo una volta che si sia presentato.
La regola generale è mantenere una regolare attività intestinale: la stipsi prolungata è una delle cause scatenanti della patologia emorroidaria. Innanzitutto sono da evitare abbuffate e pasti troppo abbondanti. Bisogna evitare alcool, caffè, spezie e cibi piccanti. Bibite gassate e alcolici: il contenuto di anidride carbonica delle bibite gassate, così come l'alcol nelle bevande alcoliche affatica e infiamma la mucosa intestinale.
I sintomi delle emorroidi possono essere alleviati agendo innanzitutto sui fattori igienico-alimentari e sulle abitudini di vita. Questi provvedimenti generali costituiscono la base di ogni trattamento, farmacologico, chirurgico o fitoterapico. È fondamentale, tuttavia, escludere che i disturbi derivino da altre patologie e in particolare da un tumore del colon-retto. Per avere suggerimenti precisi, è necessario rivolgersi al proprio medico di fiducia o a un nutrizionista. Prima dell'utilizzo di farmaci o di sottoporsi a un intervento, la cosa migliore è provare l'assunzione di rimedi naturali per le emorroidi. Le emorroidi non dovrebbero essere trascurate e la diagnosi precoce migliora l'esito terapeutico.
| Problema | Segni principali | Trattamento iniziale |
|---|---|---|
| Emorroidi interne | Sanguinamento indolore, prolasso | Dieta ricca di fibre, pomate, legatura elastica |
| Emorroidi esterne | Dolore, gonfiore, trombosi | Sitz bath, analgesici, possibile incisione del trombo |
| Ascesso perianale | Dolore intenso, febbre, tumefazione | Incisione e drenaggio chirurgico |
| Fistola perianale | Secrezioni maleodoranti, persistenti | Valutazione chirurgica, possibile intervento |
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