Funzionamento e caratteristiche dell’ablatore dentale in acciaio medico

Gli ablatori a ultrasuoni sono strumenti fondamentali nella pratica odontoiatrica quotidiana. Utilizzati soprattutto nelle sedute di igiene professionale, permettono la rimozione efficace di placca, tartaro e pigmentazioni con rapidità e precisione. Negli ultimi anni la tecnologia degli ablatori è evoluta notevolmente, migliorando comfort, ergonomia e sicurezza sia per il paziente che per il professionista.

Cos’è l’ablatore e come funziona

L’apparecchiatura utilizzata è detta ablatore, o “scaler”, che invia vibrazioni ad altissima frequenza alla punta di un manipolo, realizzando una conversione dell’energia elettrica in energia meccanica. Gli ablatori a ultrasuoni sfruttano la vibrazione di inserti metallici a frequenze comprese tra 25.000 e 50.000 Hz. Grazie alla produzione di ultrasuoni è possibile eliminare le concrezioni di tartaro e la placca dal cavo orale, agendo su depositi sia sopragengivali che sottogengivali.

Schema funzionamento ablatore ultrasuoni

In entrambi i casi si tratta del passaggio di forze che producono vibrazioni ad alta intensità attraverso il manipolo, generando una vibrazione della punta all’estremità - una vibrazione tanto rapida da rientrare nella gamma degli ultrasuoni. L’ablatore del tartaro non ruota e non gira, quindi non taglia e non è pericoloso. Semplicemente emette degli ultrasuoni insieme a goccioline di acqua.

Vantaggi e applicazioni cliniche

  • Permette di eliminare efficacemente gli accumuli di tartaro senza intaccare lo smalto e le gengive o le eventuali protesi o apparecchi medici e chirurgici;
  • Ha una maggior precisione nel trattare aree ridotte e specifiche;
  • Non richiede anestesia ed è un trattamento indolore nella maggioranza dei casi;
  • Può essere effettuata anche in pedodonzia sottoponendo i bambini a eventuale sedazione cosciente;
  • Si può fare in un tempo ridotto (in genere, tra i 30 e i 60 minuti);
  • Richiede un minore sforzo fisico rispetto allo scaling manuale.

Gli ablatori a ultrasuoni non si limitano alla semplice detartrasi. Permette di eliminare efficacemente gli accumuli di tartaro senza intaccare lo smalto e le gengive o le eventuali protesi o apparecchi medici e chirurgici; ha una maggior precisione nel trattare aree ridotte e specifiche; non richiede anestesia ed è un trattamento indolore.

Struttura e materiali: l’importanza dell’acciaio medico

Un buon consiglio è quello di scegliere per gli acquisti strumenti prodotti da brand che garantiscano la qualità dei materiali dalle cui caratteristiche dipende la loro durata e la loro efficienza e precisamente: la qualità dell’acciaio; la durezza della lama; l’elevata resistenza all’usura; alle affilature e ai ripetuti processi in autoclave. L’ablatore del tartaro non ruota e non gira, quindi non taglia e non è pericoloso.

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Dettaglio inserto in acciaio medico

Per gli inserti ultrasonici la longevità è in relazione alla frequenza del loro utilizzo. Guardando l’inserto, meglio se con gli ingranditori, se ci si accorge che la punta si è arrotondata, o che è più corta rispetto ad una nuova e soprattutto non lavora più bene e si deve aumentare la pressione per renderla efficiente, vuole dire che è consumata ed è da sostituire. Perché man mano che l’inserto si consuma, la lunghezza dell'ampiezza delle vibrazioni si riduce, diventa inefficace e richiede più passaggi e maggiore pressione laterale e peggio ancora, aumento della potenza, per rimuovere il tartaro.

Indicatori di usura degli inserti

Un metodo pratico e facile per riconoscere un inserto ultrasonico usurato è quello di affiancarla a una uguale, nuova e, meglio se con l’aiuto degli ingranditori, cogliere visivamente la differenza. Per venire in soccorso a tutti, esperti e meno esperti, è molto più semplice ricorrere alle ‘dime’ di riferimento, che ogni azienda produttrice fornisce, grazie alle quali si può controllare il grado di accorciamento degli inserti. E’ sufficiente prendere la punta usurata e appoggiarla sulla dima di riferimento per vedere immediatamente se si è accorciata.

Sulla dima appaiono disegnati gli inserti in dotazione all’ablatore su cui appaiono delle tacche millimetrate e cromatiche verdi e rosse ad indicare la validità residua (verde) o la necessità di sostituirle (rossa). Ricordiamo che, se l’estremità si è ridotta di 1 mm, l’inserto perde il 25% della sua efficienza; il consumo di 2 mm invece corrisponde alla riduzione di efficienza del 50%... oltre i 3 mm l’inserto deve essere eliminato.

Manutenzione, sterilizzazione e durata degli strumenti

La decontaminazione, la detersione, la sterilizzazione e la manutenzione ordinaria di questi strumenti dinamici sono regolate da Decreti ministeriali nel rispetto dei requisiti minimi a protezione di pazienti e utilizzatori. L'uso di detergenti enzimatici o lavaggi non compatibili con i materiali degli strumenti, danneggiano rotori, cuscinetti e ingranaggi; particolare attenzione richiedono le fibre ottiche. In alternativa si possono utilizzare anche manipoli “cechi”, meno delicati.

La durata degli strumenti per l'igiene dentale è una questione dibattuta, spesso trascurata, ma difficile da definire perchè è legata a molte variabili. Secondo i vari produttori gli strumenti manuali hanno una durata, per un utilizzo medio (ma l’indicazione rimane generica) compresa tra sei e diciotto mesi, mentre le punte ad ultrasuoni devono essere sostituite ogni sei-dodici mesi. Considerando tutte le variabili che portano all’usura degli strumenti queste affermazioni sono del tutto indicative.

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Fattori che influenzano la durata

  1. Quanti strumenti o manipoli contrangoli ad anello blu e ablatori si hanno in dotazione: se non se ne ha a sufficienza per il fabbisogno giornaliero, gli stessi devono essere sottoposti a più cicli di sterilizzazione, stressandoli più rapidamente.
  2. Il numero di pazienti trattati giornalmente.
  3. La frequenza d’uso non solo giornaliera, ma nella settimana: quanti giorni e quante ore l’igienista dentale lavora.
  4. Quanti igienisti dentali utilizzano nella settimana la stessa strumentazione o in contemporanea nello stesso giorno.
  5. La tipologia dei pazienti e di trattamento effettuati durante il giorno: una strumentazione per pazienti sani si usura meno rispetto a trattamenti per parodontiti avanzate.
  6. Gli scaler si deperiscono più in fretta perchè si utilizzano mediamente più delle curette.
  7. Quante volte uno strumento viene affilato e come viene affilato: le necessarie e ripetute affilature riducono le dimensioni delle lame.

Per quanto riguarda gli strumenti manuali, la dott.ssa Ardizzone sostiene che gli strumenti Sharp Diamond hanno una durezza superiore a 63 nella scala Rockwell, quelli Everedge, in quanto realizzati con una innovativa lega a base di acciaio sottoposto a particolari trattamenti termici, conservano più a lungo il bordo tagliente delle lame, aumentando del 50% l'efficacia dello strumento nel tempo, miglior produttività e migliori performance con risparmio di tempo e di denaro.

Quando sostituire strumenti e inserti

Per capire quando uno strumento deve essere sostituito ci si deve affidare all’esperienza del professionista e a qualche facile accorgimento. “Se ci si rende conto che lo strumento non taglia, non ‘morde’ il tartaro e non ‘canta’ su smalto e dentina lo si deve mettere da parte e lo si sostituisce subito con un altro. Poi si valuta se è solo da affilare oppure è da eliminare”.

Qualche consiglio pratico: affianchiamo lo strumento deperito ad uno strumento nuovo e vediamo come è cambiato il disegno della lama; uno strumento ridotto ai minimi termini va sostituito perché non rimuove il tartaro ma lo brunisce. Osserviamo attentamente, servendoci degli ingranditori, le superfici laterali della lama e il dorso: se non c’è più spessore, vuol dire che hanno subito troppe affilature. Sempre con l’aiuto degli ingranditori, osserviamo il bordo tagliente: deve essere una linea sottile per essere tagliente e non una superficie che può essere causata da un errata angolazione di affilatura tra pietra e lama.

Manutenzione preventiva e affilatura

La manutenzione adeguata è fondamentale per estendere la durata degli strumenti. "Quando si tratta di strumenti manuali, tutti sappiamo che uno strumento affilato lavorerà molto meglio di uno smusso", afferma la dott.ssa Ardizzone. Il consiglio è quello di ritagliarsi del tempo dedicato, oppure formare persone all’interno del team, gli ASO per esempio, che sappiano acquisire le skill di affilatura per garantire l’efficienza dello strumento. Ciò tornerà utile non solo agli igienisti, ma anche agli odontoiatri che ne fanno uso.

Video dimostrativo: controllo usura inserti e uso dima di riferimento

Sicurezza, comfort del paziente e miti da sfatare

Capita spesso di notare la titubanza dei pazienti nel sottoporsi all’ablazione del tartaro. L’ablatore non è uno strumento rotante, tantomeno uno strumento da taglio. È uno strumento assolutamente innocuo che non ha alcun impatto sui tessuti molli della cavità orale (labbra, lingua, gengive) e non può causare né tagli né abrasioni. I dentisti la chiamano più frequentemente ablazione del tartaro o detartrasi, mentre i pazienti preferiscono chiamarla pulizia dei denti.

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La pulizia dei denti è una procedura che viene abitualmente eseguita nello studio dentistico e prevede la rimozione di ogni tipo di sporco dalla superficie dentale, dagli spazi tra un dente e l’altro e dal solco gengivale. Lo sporco può essere costituito da placca, da macchie e da tartaro vero e proprio. Negli studi più attenti all’Igiene Orale la pulizia dei denti coinvolge anche attività di educazione del paziente alle tematiche della prevenzione, della corretta alimentazione, nonché istruzione e motivazione periodica, compreso l’insegnamento delle tecniche di spazzolamento.

Dolore e sensibilità

La pulizia dei denti nella maggioranza dei casi non provoca nessun dolore. Nei casi di malattia parodontale in fase acuta e quindi nei pazienti molto trascurati, tuttavia, l’igienista dentale trova gengive infiammate, gonfie e sanguinanti. In questi pazienti le abituali procedure di ablazione del tartaro possono rivelarsi fastidiose o anche dolorose. Per questo motivo, solo quando necessario, si ricorre anche alla anestesia locale somministrata dall’odontoiatra.

Il suono emesso dall’ablatore può essere fastidioso così come la temperatura eccessivamente fredda dell’acqua vaporizzata. Per questo motivo nel nostro studio disponiamo di un regolatore termico della temperatura dell’acqua dentro l’ablatore che evita al paziente questo problema.

Frequenza delle sedute e tempi

Quanto dura l’ablazione del tartaro? La pulizia dei denti richiede un tempo sufficiente a passare l’ablatore e gli eventuali strumenti manuali su tutte le superfici dei denti di entrambe le arcate. In un paziente con numero di denti normale il tempo necessario a compiere tutte le operazioni oscilla tra i 45 e i 60 minuti. Solo raramente basta un tempo minore e altrettanto raramente è necessario superare una seduta di un’ora.

Ogni quanto è necessario effettuare la pulizia dei denti? Non esiste una regola uguale per tutti, quindi ogni dentista o igienista dentale individua un protocollo specifico per ogni paziente. Tuttavia la maggior parte dei pazienti, con igiene orale corretta a domicilio, con alimentazione corretta e senza particolari abitudini voluttuarie, esegue una seduta di pulizia dei denti ogni 6 mesi. Quando il caso lo richiede l’intervallo viene ridotto anche a tre mesi o addirittura ad un mese, se serve.

Ruolo dell’igienista e importanza della prevenzione

Gli ablatori a ultrasuoni rappresentano uno strumento insostituibile per l’igienista e l’odontoiatra moderno. L’igienista dentale deve poter contare su strumenti in condizioni ottimali, perché se usurati non solo compromettono la qualità e il rispetto dei tempi operativi della performance, ma affaticano il professionista in quanto richiedono una maggiore pressione laterale, che aumenta il rischio di traumi cumulativi a mani/polso/avambraccia. Ma, ancora più grave, riducono il comfort del paziente perché causano sensibilità o dolore.

La detartrasi, in quanto tecnica di odontoiatria conservativa, è estremamente consigliata a pazienti affetti da parodontite per la sua funzione nel prevenire gengiviti, dolore o sensibilità sottogengivale e altri fastidi legati a patologie gengivali. Occorre sempre ricordare che la detartrasi non è un trattamento sostitutivo della corretta igiene orale, cui anzi dovrebbe accompagnarla con regolarità.

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