
La prescrizione degli antibiotici in odontoiatria è una pratica diffusa, principalmente volta a prevenire e gestire le infezioni orofacciali. Tuttavia, negli ultimi anni si è assistito a un aumento del loro utilizzo, spesso non giustificato da reali necessità cliniche, con conseguenze preoccupanti come la crescita della resistenza antimicrobica. L'importanza di un approccio razionale e basato sulle evidenze risulta fondamentale sia per la sicurezza del paziente sia per la tutela della salute pubblica.
Le infezioni orofacciali di origine odontogena spesso richiedono la prescrizione di antibiotici da parte dei dentisti, soprattutto in presenza di ascessi facciali che necessitano una terapia antibiotica tempestiva per evitare la diffusione dell’infezione. Gli antibiotici vengono più spesso prescritti a scopo di profilassi piuttosto che per il trattamento di infezioni del cavo orale.
La maggior parte delle malattie orali, come pulpiti, infezioni periapicali e infiammazioni croniche del parodonto, non richiedono antibiotici ma interventi operativi. In caso di patologie infettive legate a denti e gengive, il dentista provvede a prescrivere una terapia antibiotica. Si ricorre alla terapia soprattutto in caso di ascessi e flemmoni, parodonto infiammato grave, pulpite purulenta o per interventi come devitalizzazione di denti necrotici, estrazioni dentali complesse e trattamenti implantari.
I farmaci di riferimento sono le penicilline (amoxicillina, amoxicillina con acido clavulanico). Le parodontiti e gli ascessi parodontali possono essere trattati con una combinazione di penicilline e metronidazolo. Per chi ha allergie alle penicilline si consiglia l'utilizzo di macrolidi (azitromicina, claritromicina, eritromicina).
| Antibiotico | Indicazione | Dosaggio |
|---|---|---|
| Amoxicillina | Profilassi chirurgica, infezioni acute | 2 g 1 ora prima dell'intervento |
| Amoxicillina+Acido Clavulanico | Infezioni complesse, morsi ad alto rischio | 1 g ogni 12 ore |
| Azitromicina | Allergia alle penicilline | 500 mg 1 ora prima (profilassi), 500 mg/die per 3 giorni |
| Claritromicina | Pazienti allergici alle penicilline | 500 mg ogni 12 ore |
| Metronidazolo | Parodontiti gravi | 500 mg 3 volte/die |
| Ceftriaxone | Infezioni severe, pazienti immunocompromessi | 1 g al giorno IM/IV |
Nessun farmaco può prevenire un’infezione se l’atto chirurgico non è eseguito secondo parametri igienici rigorosi. Un protocollo chirurgico rigoroso è fondamentale. Gli antibiotici profilattici sono raccomandati per ridurre il rischio di complicazioni postoperatorie, come alveolite e endocardite infettiva, soprattutto nei pazienti ad alto rischio. La somministrazione di antibiotici deve essere effettuata entro 3 ore dall’inizio dell’intervento per massimizzare l’efficacia.
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Le linee guida dell’American Dental Association (ADA) e dell’American Heart Association (AHA) raccomandano la profilassi antibiotica solo per pazienti con specifiche condizioni cardiache o protesi valvolari, e in presenza di procedure che coinvolgono la manipolazione dei tessuti gengivali, periapicale e osseo. La profilassi in questa categoria di pazienti è raccomandata per tutte quelle procedure dentali che prevedono una manipolazione del tessuto gengivale, periapicale e osseo.
Per i pazienti con protesi articolari, le linee guida recenti affermano che gli antibiotici profilattici non sono in genere raccomandati, salvo sottogruppi con rischio infettivo elevato. In tutti i casi è necessario valutare il rapporto rischi/benefici, consultare l’anamnesi del paziente e l'eventuale presenza di altre patologie.
La bocca è un ricettacolo di batteri che possono diffondersi dalla bocca al resto del corpo. La batteriemia (presenza di batteri nel sangue) insorge in seguito ad alcune terapie odontoiatriche e generalmente non dura più di 15 minuti. La profilassi serve a prevenire l’infezione della ferita chirurgica favorendo uno stato di resistenza ai microrganismi.
Mantenere una corretta igiene orale è essenziale per ridurre il rischio d’infezione e la necessità di utilizzo degli antibiotici. Nonostante le proprietà antibatteriche della saliva, molti batteri riescono a prosperare nel clima caldo e umido del cavo orale. La placca protegge i batteri, rendendo meno efficaci gli antibiotici. Prima di passare ai farmaci, quindi, bisogna rimuovere placca e tartaro.
L’uso eccessivo di antibiotici ad ampio spettro ha portato alla resistenza di batteri come lo Staphylococcus aureus meticillino-resistente (MRSA). Nel 2015 è stato stimato che il 40-50% delle prescrizioni antibiotiche in tutto il mondo è risultato ingiustificato. L’Oms definisce la situazione attuale una “era post-antibiotica”, in cui persino le infezioni più banali possono diventare causa di morte. La resistenza ai microbi è diventata una problematica sanitaria globale.
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La prescrizione deve fondarsi sulle evidenze scientifiche disponibili, sull’uso ottimale delle risorse e sul rispetto dei principi di efficacia clinica, di sicurezza e di appropriatezza. La radicata credenza che un’infezione subclinica possa esitare in patologie sistemiche senza evidenze scientifiche ha condotto odontoiatri e medici generici all’utilizzo di terapie antibiotiche anche dove non espressamente indicate.
Sapere che una certa categoria di soggetti può ammalare con maggiore facilità rispetto ad altre di una forma infettiva batterica non significa che la somministrazione di antibiotici debba avvenire in ogni caso. Il ricorso alla profilassi antibiotica è frutto di una valutazione specialistica, che tiene conto del profilo di rischio del paziente, del tipo di intervento e del rapporto rischi/benefici.
Gli schemi profilattici possono essere divisi in: ultra short prophylaxis (un’unica somministrazione un’ora prima dell’intervento), short prophylaxis (più somministrazioni: un’ora prima dell’intervento e ogni 8 ore dopo). Solitamente, la priorità è garantire la presenza del farmaco in circolo e nel sito operatorio con concentrazioni superiori alla Minima Concentrazione Inibente (MIC).
La profilassi antibiotica non è una routine: si usa solo in pazienti a altissimo rischio di complicanze (ad esempio per endocardite) e prima di procedure invasive. Per la maggior parte delle persone un organismo sano è in grado di gestire eventuali piccole quantità di batteri. Gli antibiotici sono armi preziose da non sprecare quando non necessarie. La categoria odontoiatrica deve razionalizzare i presidi, valutarne l’applicabilità nei casi specifici e ricordare alcuni concetti di farmacocinetica. La profilassi serve a prevenire l’infezione della ferita chirurgica con la creazione di uno stato di resistenza ai microrganismi.
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