
L'alto flusso permette di fornire concentrazioni di ossigeno inspiratorio più costanti rispetto all'ossigenoterapia convenzionale e può anche generare una pressione di fine espirazione positiva.
Questo tipo di terapia non invasiva eroga aria e ossigeno riscaldato e umidificato, migliorando l'ossigenazione, riducendo lo sforzo respiratorio e aumentando il comfort rispetto ai metodi convenzionali.
Questo si traduce in risultati migliori e giorni di ricovero più brevi in terapia intensiva.
L'ossigenoterapia ad alto flusso viene applicata con una speciale cannula nasale ad alto flusso (HFNC) e un circuito respiratorio inspiratorio riscaldato.
Viene utilizzato per l'applicazione di aria e ossigeno miscelati, riscaldati e umidificati, ad alte velocità di flusso, tipicamente impostate tra 30 l/min e 50 l/min.
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Questo flusso elevato può fornire concentrazioni di ossigeno inspiratorio più costanti rispetto all'ossigenoterapia convenzionale e può anche generare una pressione di fine espirazione positiva.
I sistemi HFNC sono utilizzati anche per lavare la CO2 espirata dallo spazio morto inspiratorio nelle vie aeree con gas arricchito di ossigeno.
L'ossigenoterapia ad alto flusso può essere efficacemente utilizzata per trattare i pazienti con livelli da lievi a moderati di insufficienza respiratoria ipossiemica.
Come misura preventiva contro l'insufficienza respiratoria post-estubazione, le cannule ad alto flusso hanno dimostrato di essere efficaci e costantemente meglio tollerate della terapia NIV.
L'ossigenoterapia convenzionale è la somministrazione di ossigeno a una concentrazione maggiore di quella presente nell'aria ambiente per trattare o prevenire i sintomi e le manifestazioni dell'ipossia.
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Utilizza naso cannule o maschere e ha un flusso massimo efficace di circa dieci litri al minuto.
A questo valore, non è possibile ottenere un aumento significativo della pressione espiratoria.
Per evitare che la mucosa si secchi, l'umidificazione del flusso di gas è generalmente raccomandata a valori di flusso che superano i due litri al minuto e si ottiene facendo gorgogliare il gas attraverso un contenitore di acqua sterile.
Questo permette di mantenere l'ossigeno caldo e umidificato, favorendo comfort e ossigenazione.
Porta a miglioramenti nell'ossigenazione, nella frequenza respiratoria, nella dispnea e nel comfort del paziente e aiuta i pazienti a recuperare più velocemente dopo l'estubazione.
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Questo tipo di ossigenoterapia è anche economico, poiché non richiede necessariamente un ventilatore, e può essere utilizzato in diversi reparti dell'ospedale.
Nello studio di una unità di Pneumologia, è stato analizzato quanto la dimensione delle cannule nasali influisca sull’efficacia dell’ossigenoterapia ad alti flussi.
Si è osservato che la terapia HFNC migliora l'ossigenazione e riduce la dispnea, con tolleranza elevata da parte dei pazienti rispetto alle terapie convenzionali.
Nel contesto pediatricico, l HFNC migliora lo score respiratorio e il comfort e consente di ridurre il tasso di intubazione nei bambini affetti da bronchiolite.
Neonatalmente, l’HFNC è stato utilizzato con successo come supporto primario in neonati con distress respiratorio, apnee della prematurità e come supporto post-estubazione, mostrando riduzioni nel bisogno di CPAP in alcune fasi.
In ambito adulto, l’HFNC si propone come alternativa comune all’ossigenoterapia tradizionale e come ponte tra ossigenoterapia standard e CPAP per differenti contesti di insufficienza respiratoria.
Le linee guida internazionali hanno raccomandato l’uso dell’HFNC in setting acute di insufficienza respiratoria ipossiemica, durante la pausa dalla NIV e post-estubazione, in pazienti non chirurgici, e hanno indicato il potenziale del HFNC nel ridurre l’intubazione nei casi di ARDS rispetto all’ossigenoterapia standard.
In ambito cronico, vi sono ricerche in corso sull’impiego del LT-HFNC nella BPCO con ipossiemia persistente, nelle bronchiectasie e nelle interstiziopatie, con risultati ancora preliminari ma incoraggianti.
L'HFNC riduce lo spazio morto anatomico durante l'espirazione e migliora la ventilazione alveolare grazie a un flusso costante che lavora oltre il picco inspiratorio del paziente.
La miscelazione controllata dei gas e l’umidificazione accurata (38-37°C e near 100% HR) migliorano il comfort e la clearance muco-ciliare, riducendo le atelettasie.
È stato dimostrato che l’HFNC genera una pressione positiva espiratoria (PEEP) variabile tra 3 e 5 cmH2O, contribuendo a distendere gli alveoli e a ridurre le resistenze delle vie aeree superiori.
La generazione di una pressione positiva espiratoria potrebbe favorire anche un certo grado di distensione alveolare e migliorare il rapporto V/Q in patologie restrittive, ma le evidenze sono ancora eterogenee e non definitive per tutti i quadri clinici.
Il livello di pressione prodotta dall’HFNC dipende dal flusso, dal peso del paziente, dalle dimensioni delle nasocannule e dall’apertura della bocca; la variabilità tra paziente è significativa.
L’HFNC riduce la sensazione di bocca secca e le lesioni nasali, pur presentando alcuni limiti: rumore elevato e potenziali casi di pneumotorace o pneumomediastino durante l’uso.
Possono verificarsi air leaks se le cannule occludono troppo le narici, generando pressioni eccessive; inoltre permangono dubbi sull’entità della pressione generata con flussi crescenti.
Esistono preoccupazioni riguardo a possibili infezioni respiratorie da organismi come Ralstonia spp o altri gram-negativi, se l’uso non è correttamente gestito o igienicamente controllato.
Le esperienze in pediatria mostrano che l’HFNC è una tecnica ben tollerata che migliora la situazione respiratoria dei bambini e può ridurre il ricorso all’intubazione nei casi di bronchiolite.
Le esperienze in neonatologia indicano l’HFNC come opzione utile per distress respiratorio, apnea della prematurità e post-estubazione, spesso con riduzione della necessità di CPAP.
In pronto soccorso e in reparti non intensivistici, l’HFNC offre una via di trattamento comoda che richiede pochi requisiti tecnici, ma richiede monitoraggio continuo e piani di trasferimento rapidi in caso di peggioramento.
È essenziale monitorare frequentemente i parametri vitali e le condizioni respiratorie, per migrare rapidamente verso un centro di terapia intensiva se la situazione peggiora.
Sono disponibili tre tipi principali di sistemi per l’alto flusso: sistemi con blender aria/ossigeno e umidificatore, sistemi che integrano una turbina e umidificatore, e sistemi basati su ventilatori convenzionali che permettono l’erogazione HFNC.
Nei bambini sotto un anno, il flusso consigliato è superiore a 2 L/min e va modulato in base al peso corporeo; nei bambini più grandi il flusso va adattato al peso e alle condizioni cliniche.
La scelta del dispositivo dipende dall’accessibilità a una sorgente di gas, dalla necessità di modulare il flusso con precisione e dalle condizioni pratiche del reparto.
L’ossigenoterapia, una pratica medica che consiste nell’erogare ossigeno supplementare ai pazienti, rappresenta un trattamento fondamentale per garantire un adeguato apporto di ossigeno ai tessuti.
L’ossigeno gassoso viene fornito in bombole pressurizzate di varie dimensioni ed è disponibile in diverse modalità di somministrazione a seconda delle necessità cliniche.
La prescrizione dell’ossigeno è un passaggio fondamentale per garantire un trattamento efficace e sicuro, basata su criteri clinici e fisiologici ben definiti e su test come l’emogasanalisi arteriosa.
Le linee guida cliniche e l’AIPO forniscono indicazioni dettagliate per la prescrizione appropriata dell’ossigeno in base alle condizioni specifiche del paziente.
Tra le controindicazioni principali si annovera la presenza di ipercapnia non controllata, poiché l’aumento dell’apporto di ossigeno può sopprimere il riflesso respiratorio in questi pazienti.
Gli effetti collaterali includono secchezza delle mucose, mal di testa e, nei casi severi, tossicità da ossigeno; l’uso deve essere sempre guidato da personale medico qualificato.
La terapia con ossigeno non è solo una funzione di supporto respiratorio, ma un vero e proprio farmaco da utilizzare con dosaggi, indicazioni e controlli mirati per ogni patologia.
Indicazioni e utilizzo clinico dell’ossigenoterapia includono malattie polmonari croniche come la BPCO, condizioni acute come edema polmonare e gravi attacchi d’asma, e situazioni di emergenza dove la saturazione di ossigeno è critica.
La decisione di prescrivere l’ossigeno è basata su valutazioni cliniche e sull’emogasanalisi, con varietà di setting ospedalieri e domiciliari a seconda della gravità e della stabilità del paziente.
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