
L’associazione tra problemi a livello temporo-mandibolare, malocclusione dentale e postura corporea è un argomento molto dibattuto, non solo a livello clinico ed empirico (sia tra professionisti più o meno competenti, sia tra la gente comune), ma anche in ambito di ricerca. La malocclusione dentale è una condizione molto frequente che compromette innanzitutto la masticazione, ma può anche essere alla base di una lunga serie di disturbi a carico di tutto il corpo. La bocca, la testa e la colonna vertebrale sono strettamente collegate e il nostro corpo è progettato per funzionare in equilibrio, e quando questo equilibrio viene interrotto, possono sorgere una serie di problemi.
L’Articolazione Temporo-Mandibolare (o ATM) è una diartrosi condiloidea doppia che si stabilisce tra i due condili della mandibola e le fosse mandibolari delle due ossa temporali. La IASP (International Association for the Study of Pain), nell’ambito del dolore oro-facciale, ha definito i disordini temporomandibolari (TMD, Temporo-mandibular Disorder) come un insieme di condizioni muscoloscheletriche e neuromuscolari che coinvolgono l’articolazione temporomandibolare (ATM), la muscolatura masticatoria e le strutture associate.
La malocclusione dentale (denti che non combaciano) può essere definita come il disallineamento dei denti siti sull’arcata superiore e inferiore. Può presentarsi nei tre piani anatomici e, in relazione alle sue caratteristiche distintive, sul piano sagittale può essere di prima, seconda o terza classe. L’occlusione dentale si riferisce al modo in cui i denti superiori e inferiori si incontrano quando la bocca è chiusa.
Nonostante la letteratura si dedichi da tempo a tale questione e abbia portato evidenze ormai chiare in merito, numerosi clinici non concordano né seguono le indicazioni scientifiche. Oggi, quindi, la maggior parte dei ricercatori sostiene che il tipo di occlusione e la posizione dei condili non siano causa prima dei disordini temporo-mandibolari. Vari studi e revisioni sistematiche hanno dimostrato che il legame diretto e causale tra malocclusione e TMD è debole o assente: uno studio di popolazione ha dimostrato che solo il 2,6% dei soggetti valutati (4310) ha un’occlusione “normale” dal punto di vista morfologico, e che tale tipo di occlusione è presente in persone sia con che senza segni di TMD. Emes e colleghi specificano inoltre che il tipo di classe occlusale non è associato a un determinato tipo di disordine temporo-mandibolare né all’insorgenza di tali disordini.
Le affermazioni sopra citate sono in accordo con quanto sostenuto da vari autori dagli anni Novanta: un’aumentata incidenza di TMD in soggetti con “malocclusione” non era dimostrata. Inoltre, la maggior prevalenza di interferenze occlusali e di discrepanza tra CR e MI (maximum intercuspation) in pazienti con TMD può essere spiegata dall’adattamento delle funzioni motorie associato al dolore più che considerata la causa del dolore stesso.
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Un aspetto sorprendente messo in evidenza dalla ricerca è che, più che essere i denti a causare i disordini temporomandibolari, spesso accade proprio il contrario: è il disordine temporomandibolare a modificare invece il modo in cui i denti si incontrano. Quando i muscoli masticatori o l’articolazione stessa non funzionano bene, possono infatti comparire cambiamenti come il morso aperto, contatti irregolari o piccoli spostamenti dei denti. In questi casi il problema non nasce dai denti ma proprio dal disturbo articolare che altera l’equilibrio della bocca.
Il rapporto di causalità tra malocclusione e disordini temporo-mandibolari è stato indagato anche dal punto di vista terapeutico: un buon numero di studi ha valutato gli effetti del trattamento occlusale in pazienti con TMD per osservare se e come questo incidesse su segni e sintomi. I risultati sono contrastanti. Michelotti e colleghi hanno visto che la correzione del cross-bite unilaterale non influisce sulla problematica temporo-mandibolare associata. Altri ricercatori hanno dimostrato l’efficacia della terapia occlusale nella gestione dei TMD; tuttavia, gli uni ritengono che tale successo non possa dimostrare un’associazione causale tra i due aspetti, gli altri ammettono l’esistenza di una correlazione ma affermano che l’occlusione non è un fattore eziologico necessario e sufficiente per lo sviluppo di TMD.
Infine, una revisione del 2003 conclude che non c’è evidenza che la correzione occlusale tratti o prevenga i TMD; i dati degli studi inclusi non hanno infatti mostrato differenze statisticamente significative tra le diverse modalità terapeutiche utilizzate (terapia occlusale, placebo, rassicurazioni e nessun trattamento). Un punto fondamentale è che i disordini temporomandibolari non devono essere trattati con terapie dentali aggressive o irreversibili: la strada migliore è quella dei trattamenti conservativi, reversibili e il più possibile non invasivi come la fisioterapia, le terapie farmacologiche mirate, il counseling, le tecniche di rilassamento e, se necessario, anche l’uso di bite.
Le comuni credenze erano, o forse sono tuttora, a favore dell’associazione causale tra occlusione e postura. In merito, esiste un consistente numero di pubblicazioni; tuttavia, i dati di letteratura sono prevalentemente relativi agli effetti dell’occlusione dentale sulla postura di capo e corpo più che il contrario. Inoltre, la metodologia degli studi è inadeguata e nessuno ha mai valutato una relazione di causalità, quindi i dati forniti non sono esaustivi né conclusivi.
L’utilizzo di strumenti di analisi posturografica non ha dimostrato l’associazione tra postura del corpo e occlusione dentale e tra stabilità posturale e occlusione in soggetti sani, né la presenza di alterazioni della postura corporea o dell’appoggio dei piedi in pazienti con TMD. Questo probabilmente perché la posizione del corpo è influenzata sì dalle afferenze propriocettive trigeminali, le quali però sono mediate da altri meccanismi compensatori. Sebbene alcuni autori abbiano messo in luce la scarsa accuratezza dei test posturografici, gli stessi sostengono che l’occlusione dentale di per sé, come unico fattore, non influisce sulla postura corporea.
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La malocclusione dentale influisce direttamente sulla posizione della mandibola, che a sua volta ha un impatto sulla postura. Questi problemi derivano dal fatto che il corpo cerca di compensare la mancanza di allineamento nella bocca, generando posture scorrette che, nel lungo termine, possono causare dolori cronici o scoliosi. I muscoli del collo e della mandibola lavorano costantemente per mantenere la testa in equilibrio, e se la mandibola non è allineata, devono lavorare di più per evitare che la testa si sposti.
Il sistema tonico posturale, regolatore del tono muscolare, è un sistema complesso in cui le informazioni in entrata, provenienti da specifici recettori della postura (il piede, l’occhio, l’apparato stomatognatico, la cute, l’apparato muscolo-scheletrico, ecc.) condizionano l’output, ovvero il tono muscolare. Tuttavia, tale condizionamento in uscita è a sua volta il risultato di una elaborazione sugli input da parte dei processi neuropsicologici ed esperenziali: un disequilibrio posturale non necessariamente indica un problema originario a livello delle entrate sensoriali, ma può essere collegato ad una non corretta integrazione del sistema centrale.
La bocca si collega, per esempio, alle catene miofasciali anteriori, posteriori e crociate tramite la faringe, le vertebre cervicali e l’osso ioide ed è, dunque, in comunicazione con tutto il corpo. Puoi quindi facilmente intuire come una malocclusione possa causare disordini muscolari e articolari che a partire dalla bocca si propagano a testa, collo, spalle, addome ed arti inferiori.
La malocclusione dentale può quindi dare origine ad una serie di disturbi a cascata con interessamento di diversi distretti corporei: masticazione difficoltosa, respirazione a bocca aperta, disturbi gastrointestinali, tosse cronica, sinusite e potenzialmente problemi di vista e postura.
La trocanterite (o tendinopatia del grande trocantere) è una condizione dolorosa dell’anca che coinvolge le strutture tendinee e bursa laterali. La postura e la biomeccanica degli arti inferiori, così come l’allineamento del bacino, possono influenzare il carico sulle strutture trocanteriche. Se la malocclusione, attraverso un meccanismo di compenso posturale, contribuisce a disallineamenti del bacino o asimmetrie corporee, è biologicamente plausibile che nel tempo ciò possa aumentare il rischio di sovraccarico laterale dell’anca e favorire condizioni come la trocanterite.
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Va però sottolineato che, allo stato attuale della letteratura, la ricerca diretta che collega la malocclusione dentale con l’insorgenza di trocanterite è limitata e metodologicamente spesso inadatta a dimostrare causalità. La relazione è quindi plausibile da un punto di vista biomeccanico e clinico, ma non è supportata da evidenze solide e univoche che stabiliscano una diretta relazione causale.
Dato il carattere multifattoriale dei disordini temporomandibolari e delle problematiche posturali e dell’anca, è doveroso adottare un approccio multidisciplinare. Il DC/TMD (Diagnostic Criteria for Temporomandibular Disorders) fornisce ai clinici gli strumenti adeguati per inquadrare correttamente la problematica temporo-mandibolare del paziente e per riconoscere eventuali complicanze associate, non solo occlusali ma anche relative alla sfera psico-sociale. In base a quanto valutato e riscontrato, il percorso terapeutico verterà sulla gestione sintomatologica del problema attraverso trattamenti reversibili e non invasivi.
La correzione dell’occlusione non può essere l’unico trattamento volto alla risoluzione di un TMD o di problematiche posturali e dell’anca: è doveroso prendere in considerazione altri aspetti, sia per quanto riguarda la diagnosi, sia dal punto di vista terapeutico. Trattamenti conservativi, fisioterapia, esercizi terapeutici, counseling, tecniche di rilassamento e l’uso appropriato di bite possono essere utili per ridurre i sintomi. Per problemi posturali o sospette ricadute a livello dell’anca, la sinergia con fisioterapisti, posturologi, ortopedici e, se necessario, osteopati o specialisti dell’anca è consigliabile.
| Domanda clinica | Evidenza | Raccomandazione |
|---|---|---|
| La malocclusione causa TMD? | Evidenza debole/contraddittoria; la maggioranza degli studi non supporta causalità univoca | Non trattare TMD con interventi occlusali irreversibili; preferire terapie conservative |
| Occlusione influenza postura corporea? | Studi metodologicamente limitati; nessuna prova di causalità forte | Valutazione posturale multidisciplinare; considerare occlusione come possibile cofattore |
| Malocclusione può favorire trocanterite? | Plausibilità biomeccanica ma prove dirette insufficienti | Valutare se presente alterazione del bacino/ catene miofasciali; approccio integrato |
Se soffri di disordini temporomandibolari, dolori posturali o trocanterite, ricorda che il tuo problema è probabilmente multifattoriale e merita una valutazione completa e personalizzata. Non dipende necessariamente dai tuoi denti storti o da un morso imperfetto. L’approccio migliore privilegia diagnosi accurate, trattamenti conservativi e la collaborazione fra professionisti. Se sospetti di avere una malocclusione o noti cambiamenti nella tua postura o dolori all’anca, è importante consultare il dentista, l’ortodontista o uno specialista in postura per una valutazione integrata.
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