
In corrispondenza dell’intercezione delle malocclusioni, educatori funzionali preformati devono far parte del nostro arsenale terapeutico. Infatti, se viene preso in considerazione l’insieme delle funzioni oro-facciali alterate, è d’obbligo modificare il comportamento neuro-muscolare del paziente per neutralizzare, nel modo migliore, le sue disfunzioni. Vanno dedicate al bambino attività di prevenzione e di intercezione delle anomalie, con atti terapeutici che permettono di ottenere o la correzione totale di un dismorfismo già instauratosi o di impedirne l’aggravamento.
La prevalenza delle malocclusioni in bambini in dentizione decidua e dentizione mista è stata stimata da autori diversi che ne sottolineano l’importanza. Uno studio su bambini di 5 anni e mezzo rileva percentuali significative di II Classe, morso profondo, overjet e morso crociato monolaterale. La presa in carico precoce mira a correggere anomalie funzionali e riequilibrare le forze muscolari per evitare dismorfismi e ridurre il rischio di trattamenti complessi futuri.
Questo articolo ha l’obiettivo globale di evidenziare il vantaggio della gestione precoce delle anomalie funzionali ed occlusali tramite gli educatori funzionali, focalizzando le loro principali caratteristiche e le situazioni dove i trattamenti funzionali trovano tutto il loro spazio di applicazione clinica.
Gugino ha sviluppato il concetto di «ortopedia dento-facciale globale»: un ortodontista deve trattare la faccia e non soltanto allineare i denti. Nel concetto «Bioprogressivo» si definisce tutto ciò con il binomio forma-funzione: il cambiamento comportamentale del paziente modificherà le sue funzioni e permetterà un cambiamento della forma. Questa tappa iniziale riduce il bisogno di trattamenti successivi complessi e diminuisce il rischio di fratture dentali in II Classe severa.
La presa in carico delle disfunzioni è indispensabile per assicurare una buona stabilità a fine trattamento, senza rischio di recidiva. L’ANAES nel 2002 raccomanda di trattare precocemente anomalie suscettibili di creare disturbo alla crescita facciale o delle arcate dentali.
Negli Stati Uniti, l’AAO consiglia di trattare prima dell’età di sette anni i morsi inversi anteriori, i morsi crociati posteriori, le III Classi, le II Classi, gli affollamenti, i diastemi, i problemi d’eruzione e le abitudini viziate. Se la dentizione permanente è completa, la presa in carico può ancora modificare la forma tridimensionale dello spazio disponibile. Nei bambini tra 4 e 11 anni, la gestione delle disfunzioni orali con educatori funzionali mira a correggere le anomalie funzionali e riequilibrare le forze muscolari per prevenire dismorfismi o impedirne l’aggravamento. Attivare tali trattamenti intercettivi significa praticare un’ortopedia finalizzata a migliorare respirazione, masticazione e sonno.
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Gli strumenti principali sono dispositivi a forma di monoblocco, standard e non richiedenti impronte, realizzati in materiali morbidi (silicone o PVC morbido). Tra i dispositivi più impiegati ci sono i Trainer della MyoResearch Corporation, la gamma Multi di RMO, i preformati EF di Orthoplus. Altre aziende offrono dispositivi che possono avere indicazioni diverse in base all’età e al tipo di malocclusione (II Classe, III Classe) e agli obiettivi terapeutici.
Questi casi mostrano come l’intercezione precoce possa trasformare il decorso della crescita scheletrica, riducendo il rischio di trattamenti integrati più complessi in età avanzata.
In età pediatrica, l’ortodonzia intercettiva è fondamentale: espansori palatali fissi, griglie intraorali, twin block per due classi, archi linguali, lip bumper e apparecchi mobili detti funzionali. La scelta dipende dall’età, dalla severità della malocclusione e dall’obiettivo terapeutico. Spesso l’uso di strumenti mobili come bite o espansori palatali permette di stimolare la crescita ossea e di creare spazio, mentre apparecchi fissi possono riallineare i denti una volta avviata la crescita.
Negli adolescenti e negli adulti, possono essere impiegate anche tecniche nuove: ortodonzia invisibile (allineatori trasparenti) per casi lievi/moderati, o terapie combinate con dispositivi ortognatici nei casi più strutturali.
Il morso profondo è una malocclusione in cui gli incisivi superiori coprono oltre il normale quelli inferiori. Può derivare da fattori genetici, scheletrici, funzionali e abitudini scorrette (succhiamento del pollice, uso prolungato del ciuccio, perdita precoce di denti da latte). Può manifestarsi con difficoltà di masticazione, usura anomala, mal di testa, dolore all’ATM e problemi di pronuncia. L’impatto estetico può includere un mento retratto o un sorriso squadrato.
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La diagnosi richiede una visita odontoiatrica esperta, radiografie, modelli o scansioni intraorali, valutazione della funzione dell’ATM e sintomi riferiti dal paziente.
Le opzioni includono apparecchi fissi o mobili, espansori del palato, barre di avanzamento mandibolare e, in casi gravi, chirurgia ortognatica associata a terapia ortodontica. Gli apparecchi possono essere metallici standard, ceramici o zaffiro per una migliore estetica. Gli aligner trasparenti offrono discrezione e comfort, ma richiedono forte collaborazione del paziente e sono più adatti a casi lievi o moderati. Tecniche avanzate includono miniviti ortodontiche (TADs) come ancoraggi, sistemi di imaging 3D per pianificare trattamenti e l’approccio orto-chirurgico per casi complessi.
La chirurgia ortognatica interviene per correggere anomalie scheletriche quando i trattamenti ortodontici da soli non bastano. Il recupero post-operatorio richiede tempo, dieta speciale e successiva ortodonzia per stabilizzare i risultati.
La scelta dell’apparecchio dipende dall’età, dalla gravità del morso profondo e dagli obiettivi funzionali ed estetici. Per bambini, l’approccio intercettivo è preferibile: i dispositivi mobili sono spesso utili per stimolare crescita e riassetto muscolare. Per gli adolescenti e gli adulti, si valutano apparecchi fissi, aligner trasparenti o terapie combinate con chirurgia nei casi severi. L’uso di dispositivi linguali sul lato interno offre stabilità e meno visibilità, ma richiede supervisione accurata.
Numerose testimonianze e casi clinici mostrano l’efficacia dei trattamenti intercettivi: miglioramenti funzionali ed estetici, riduzione di rischi di traumi, maggiore stabilità nel lungo termine. Alcuni esempi descrivono pazienti che hanno visto la chiusura di diastemi, l’allineamento dentale e la corretta eruzione dei canini, con un notevole impatto sulla qualità della vita.
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Una malocclusione non trattata può portare usura dentale, disfunzioni dell’ATM, problemi posturali e difficoltà masticatorie e fonetiche. La prevenzione e la cura precoce rappresentano una strategia cruciale per evitare trattamenti più invasivi in età adulta e per garantire una salute orale ottimale e una migliore qualità della vita.
1. Quando un paziente presenta una distanza U6-PTV ridotta, si deve considerare una disfunzione che può richiedere avanzamento mandibolare o altre correzioni strutturali. 2. La diagnosi differenziale è fondamentale, in particolare per Classi III ereditarie. 3. Si utilizzano dispositivi della gamma MRC, Multi della RMO, scudi buccali e occlus-o-guide a seconda degli obiettivi. 4. L’approccio intercettivo pediatrico privilegia interventi precoci per modulare crescita e funzione e ridurre la necessità di trattamenti complessi futuri. 5. L’integrazione tra odontoiatria generale, pedodontia e ortodonzia è essenziale: non lasciare che i bambini attendano il picco puberale per iniziare interventi correttivi.
Riassumendo, le strategie includono:
La prevenzione e la cura precoce sono cruciali per evitare complicazioni future e garantire una salute orale ottimale. Identificare e trattare il morso profondo durante l’infanzia o l’adolescenza può prevenire l’aggravarsi della malocclusione e ridurre la necessità di trattamenti invasivi in età adulta.
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