
L’Ambulatorio Privato di Odontoiatria del Prof. Checchi è un punto di riferimento per l’approccio multidisciplinare alla salute orale, con una lunga esperienza di oltre cuaranta anni e una filosofia di cura che privilegia tecniche minimamente invasive e gestione senza dolore. La patologia dentale che più frequentemente mette in evidenza l’interrelazione tra infezione, dolore e nervi è l’ascesso dentale, ma occorre anche riconoscere i rischi di lesioni nervose, tra cui la parestesia del nervo alveolare inferiore e la possibile compressione del nervo mentoniero in seguito a estrazioni, impianti o trattamenti endodontici.
L’ascesso dentale è un’infezione acuta che si sviluppa intorno al dente o nella gengiva e si manifesta con dolore pulsante, gonfiore e sensazione di pressione. L’ascesso periapicale coinvolge la punta della radice ed è tipicamente causato da una carie non trattata che raggiunge la polpa; l’ascesso parodontale interessa i tessuti di supporto del dente, mentre l’ascesso gengivale è più superficiale. Può comparire anche un liquido maleodorante o pus e, in alcuni casi, non doloroso nelle fasi iniziali. Se non trattato, l’infezione può diffondersi ai tessuti vicini e, nei casi gravi, provocare complicanze sistemiche o coinvolgere i tessuti del collo, richiedendo ricovero.
La causa più comune di un ascesso dentale è la carie profonda che permette ai batteri di raggiungere la polpa, generando un’infezione purulenta. La parodontite è un’altra causa frequente di ascesso gengivale, mentre la presenza di residui di cibo o corpi estranei può scatenare un ascesso gengivale superficiale. L’infezione dentale è una condizione reale che richiede una gestione tempestiva: non guarisce spontaneamente e può richiedere drenaggio, quarantas lesioni e, a seconda del caso, terapia antibiotica mirata e trattamento endodontico o canalare.
Rischi e complicanze includono la diffusione dell’infezione ai denti vicini, la formazione di una fistola o di una possibile ciste, e nel peggiore dei casi complicanze sistemiche. La prevenzione si ottiene con buona igiene orale, controlli periodici e interventi tempestivi per carie e gengiviti.
Le lesioni del nervo alveolare inferiore (NAI) sono frequenti in odontoiatria e odontoiatria implantare. Il nervo alveolare inferiore è un ramo sensitivo del nervo mandibolare, responsabile dell’innervazione dei denti inferiori, della gengiva vestibolare e della cute del mento e del labbro inferiore. Le cause di lesione includono l’estrazione dei terzi molari inferiori, l’implantologia, le procedure endodontiche e altre manipolazioni chirurgiche che possono comprimere, stirare o lesionsare il nervo. I sintomi principali sono di tipo sensitivo: parestesia, ipoestesia o anestesia dell’emilabbro inferiore e del mento, con possibile presenza di disestesia o dolore neuropatico in casi più gravi.
Leggi anche: Gestire l'ascesso dopo l'otturazione di un dente da latte
In presenza di danno al NAI, la prognosi dipende dal tipo di trauma: danno da compressione o stiramento può migliorare spontaneamente in settimane oppure mesi, mentre la sezione parziale o completa comporta tempi di recupero più lunghi e, se all’interno del canale mandibolare, la rigenerazione può essere facilitata dalle pareti ossee che fungono da guida. Nei casi extraossei, come vicino al foro mentale, la rigenerazione è meno probabile e può essere necessaria la ricostruzione microchirurgica.
La valutazione clinica inizia con anamnesi mirata all’insorgenza dei sintomi e si completa con esami strumentali: la Tomografia Computerizzata Cone Beam (CBCT) è l’esame di elezione per stimare la vicinanza tra apici radicolari e canale mandibolare. I test neurosensoriali includono la soglia tattile e dolorifica, il riflesso inibitorio masseterino (MIR) e la valutazione di sensibilità, con documentazione video-fotografica per tracciare l’evoluzione. In presenza di dolore neuropatico, si valuta la necessità di intervento microchirurgico se l’alterazione persiste oltre 6-12 mesi o se una causa compressiva è confermata da esami radiologici.
Il trattamento dipende dalla causa e dalla gravità: se si identifica una causa compressiva o una lesione addestrante, la rimozione della sorgente (ad es. impianto o corpo estraneo) può permettere la rigenerazione spontanea e la riduzione dei sintomi. In fase acuta, entro 24-72 ore, possono essere utilizzati corticosteroidi ad alto dosaggio per ridurre l’edema perineurale; complessi vitaminici del gruppo B possono essere somministrati per supportare la ripresa, sebbene l’evidenza sull’efficacia sia variabile. Se non si osserva miglioramento entro 3-6 mesi o esistono prove radiografiche di continuazione o compressione, può essere indicata microchirurgia riparativa, come innesti nervosi o neurorafie. Nei casi extraossei (mento), la rigenerazione è meno probabile e si preferiscono approcci ricostruttivi mirati.
Le lesioni del NAI hanno origine principalmente iatrogena: estrazioni dei terzi molari, implantologia, trattamenti endodontici, anestesie tronculari, trauma e chirurgia maxillo-facciale. Le cause includono compressione, stiramento, o sezione parziale/completa: la prognosi è fortemente legata al tipo di danno e al tempo trascorso dall’evento lesionante. Le pareti del canale mandibolare fungono da guida per la rigenerazione quando l’innesto è intraosseo, favorendo una migliore prognosi rispetto a lesioni extraossee che possono compromettere l’autoriparazione.
È essenziale informare i pazienti sui possibili rischi di parestesia durante la pianificazione di impianti o estrazioni complesse, soprattutto in zone posteriore-mandibolari. L’80% dei formicolii è transitorio, ma la valutazione precoce dell’entità e della causa della lesione è cruciale per stabilire il miglior percorso terapeutico. In caso di dolore persistente, l’intervento precoce migliora l’esito: l’intervento microchirurgico entro un anno tende a offrire i migliori risultati, mentre trattamenti farmacologici o psicologici sono indicati quando il dolore persiste nonostante l’intervento.
Leggi anche: Rimedi e Prevenzione dell'Ascesso Dentale
Esami essenziali includono CBCT, elettromiografia, potenziali evocati trigeminali, e test di sensibilità; la prosecuzione del monitoraggio clinico e neurofisiologico permette di valutare la funzione nervosa residua e l’efficacia delle terapie eseguite.
| Condizione | Sintomi principali | Esami chiave | Trattamento tipico |
|---|---|---|---|
| Ascesso dentale | Dolore pulsante, gonfiore, pus | Esami clinici, radiografie, coltura se necessario | Devitalizzazione o drenaggio, antibiotici mirati se indicati |
| Lesione NAI intraossea | Parestesia, ipoestesia mento/labbro | CBCT, EMG, MIR | Osservazione, corticosteroidi acuti, microchirurgia se indicato |
| Lesione NAI extraossea | Disestesia, sensibilità alterata | CBCT, valutazioni cliniche | Ricostruzione microchirurgica se possibile, supporto farmacologico |
Prima di procedere con impianti o estrazioni complesse, è cruciale informare il paziente sulle possibili complicanze nervose e sui tempi di recupero. Un approccio conservativo e una diagnosi precoce migliorano notevolmente l’esito funzionale. In caso di complicanze, una gestione multidisciplinare che includa chirurgia orale, neurofisiopatologia e odontoiatria restaurativa può offrire le migliori probabilità di recupero e di controllo del dolore.
Leggi anche: Cause Ascesso Parodontale
tags: #ascesso #dentale #compressione #nervo #mentoniero #sintomi
