
La diverticolite è l'infiammazione con o senza infezione di un diverticolo, che può causare un flemmone della parete intestinale, peritonite, perforazione o formazione di una fistola o di un ascesso. Il sintomo principale è il dolore addominale. La diagnosi è mediante TC e ecografia. Il trattamento consiste in riposo intestinale, talvolta antibiotici e occasionalmente intervento chirurgico.
Un diverticolo del colon è un'estroflessione terminante a fondo cieco della mucosa e sottomucosa del colon che sporge attraverso lo strato muscolare del colon; poiché non contiene tutti gli strati dell'intestino, è considerato uno pseudodiverticolo. Molte persone hanno diversi diverticoli del colon (diverticolosi). Le diverticoliti acute possono essere classificate come diverticolite acuta non complicata o complicata, con eziologia multifattoriale che include dietа, stile di vita e influenza di infezione o infiammazione in alcuni pazienti. La diverticolite acuta complicata comprende ascessi, fistole, ostruzione o perforazione.
I diverticoli sono solitamente asintomatici, ma talvolta si infiammano (diverticolite). «La diverticolite distale» è una forma comune, con incidenza variabile secondo popolazione. La recidiva è possibile: il rischio di ricaduta nell’arco di 1-10 anni varia a seconda dello studio, con recidive che possono manifestarsi come dolore addominale cronico o come episodi acuti ricorrenti.
La diagnosi si basa su imaging e valutazione clinica: TC addominale e pelvica con contrasto è gold standard; ecografia al punto di cura è utile per la valutazione immediata al letto del paziente. La colonscopia può essere indicata dopo la risoluzione clinica per escludere altre patologie, come neoplasie. L’ecografia ha sensibilità e specificità elevate, ma la sua accuratezza dipende dall’esperienza del radiologo. In alcune situazioni, la RM è un’alternativa utile, soprattutto in gravidanza o giovani.
Trattamento non chirurgico iniziale per la diverticolite non complicata comprende riposo intestinale, idratazione e, se necessario, antibiotici. In pazienti asintomatici o con diverticolosi senza complicanze, la gestione può essere conservativa e talvolta l’uso di antibiotici non è obbligatorio, soprattutto nei soggetti immunocompetenti con forma lieve. Per forme lievi/moderate si usa dieta standardizzata con progressione a dieta a basso contenuto di fibre quando il dolore si attenua; per forme più severe o con febbre e leucocitosi marcata, hospitalizzazione con nil per os e liquidi endovena è raccomandata, con scelta di antibiotici ad ampio spettro se presenti fattori di rischio o segni di infezione sistemica.
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Regimi antibiotici tipici includono: metronidazolo associato a un fluorochinolone (es. ciprofloxacina), metronidazolo associato a una cefalosporina, o alternative come amoxicillina-clavulanico, o moxifloxacina in pazienti intolleranti a penicilline. Durata comune di 7-10 giorni. Nei casi di assenza di miglioramento o presenza di meningite, sepsi o comorbidità significative, è indicato il drenaggio percutaneo o l'intervento chirurgico.
Il drenaggio ecoguidato percutaneo o endoscopico TC-guidato è diventato standard per ascessi superiori a 3 cm o non rispondenti alla terapia antibiotica. Se l’ascesso è multiloculato o non drenabile, o persiste l’infezione, si procede a resezione chirurgica. L’uso di drenaggio può permettere una resezione in un tempo successivo senza stomia, quando possibile.
La chirurgia è necessaria immediatamente in presenza di perforazione libera o sospetta peritonite. Altre indicazioni includono sintomi gravi non rispondenti al trattamento non chirurgico entro 3-5 giorni e peggioramento non controllabile. Circa il 15-20% dei pazienti ricoverati per diverticolite acuta richiede un intervento chirurgico durante l’episodio.
Le decisioni di chirurgia si basano su classificazioni come Hinchey per l’ascesso e la peritonite, e sull’adeguata preparazione intestinale. La colectomia segmentaria è considerata in caso di diverticolite complicata (fistole, ostruzione, stenosi) o quando la malattia è ricorrente o non controllata dal trattamento conservativo. L’obiettivo è rimuovere la porzione malata (solitamente sigma) con margini sani, mantenendo una resezione appropriata e valutando la necessità di stomia di protezione. In caso di peritonite purulenta o fecale, la resezione di Hartmann è una possibile opzione, con considerazioni sulla possibilità di ricanalizzazione successiva.
La chirurgia laparoscopica è una valida alternativa alla resezione aperta per ridurre il trauma e favorire una ripresa rapida. Secondo linee guida EAES, la laparoscopia è adeguata fino allo stadio Hinchey IIa (perforazione coperta senza fistole e senza peritonite). In Hinchey IIb e oltre, è necessario valutare attentamente la strategia, poiché pode implicare drenaggio e/o resezione, con possibile necessità di stomia.
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La recidiva dopo un episodio di diverticolite può manifestarsi entro 1-2 anni con tassi variabili; l’8% entro 1 anno e circa 22% entro 10 anni secondo alcuni studi. Le strategie preventive opportunamente mirate includono dieta ad alto contenuto di fibre, gestione del peso corporeo, attività fisica regolare, e limitazione dei FANS. L’uso di antibiotici come prevenzione secondaria non è supportato forte dalla evidenza attuale e va considerato caso per caso. Dopo un trattamento conservativo riuscito, una colonscopia viene spesso raccomandata per escludere lesioni patologiche, soprattutto se persiste sintomatologia o esistono segnali di allarme (anomali di imaging, anamnesi familiare di cancro).”
Per i pazienti con ascesso significativo o complicazioni evolutive, la gestione multidisciplinare e tempestiva tra chirurgia, radiologia interventistica e medicina interna è fondamentale per ridurre la morbilità e migliorare gli esiti a lungo termine.
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