
La sterilizzazione dello strumentario medico è un processo fondamentale nell’attività quotidiana di uno studio odontoiatrico per evitare il rischio di infezioni crociate e per tutelare la salute dei pazienti e del personale medico operante al suo interno. L’obiettivo primario della sterilizzazione è quello di garantire materiali e strumenti sicuri al momento del loro utilizzo sul paziente.
È una tecnica che sfrutta l'azione del vapore fluente (pentola di Koch) o saturo (autoclave); elimina i microrganismi mediante denaturazione di loro proteine e altre biomolecole. Il motivo per cui usiamo vapore pressurizzato non è perché la pressione stessa uccide i microbi. In un ambiente sigillato come un'autoclave, all'aumentare della pressione, aumenta la temperatura alla quale l'acqua bolle e si trasforma in vapore. Il vapore deve essere saturo, il che significa che contiene la massima quantità possibile di vapore acqueo a quella temperatura. Temperatura e pressione sono prive di significato senza un tempo di esposizione sufficiente.
La sterilizzazione avviene tipicamente a 121°C con 2 bar di pressione per 20 minuti, oppure a 134°C con 3 bar di pressione per cicli rapidi di 3-5 minuti. In generale, un periodo di almeno 20 minuti a 121°C è sufficiente per sterilizzare la maggior parte degli oggetti.
Il tuo obiettivo non è solo eseguire un ciclo, ma ottenere e verificare la sterilità. Se il tuo obiettivo principale è la sterilizzazione di routine di articoli avvolti: Predefinisci il ciclo 121°C / 15 psi / 30 minuti. Se il tuo obiettivo principale è la velocità per articoli non avvolti: Usa un ciclo 134°C / 30 psi / 4 minuti solo se la tua autoclave è progettata per questo.
Questo ciclo è robusto e affidabile ma richiede più tempo. Questo ciclo è spesso utilizzato nelle autoclavi a pre-vuoto, che pompano attivamente l'aria fuori dalla camera prima di iniettare il vapore. La durata del ciclo di sterilizzazione è una componente fondamentale dell’efficacia del processo. Il tempo necessario per una sterilizzazione efficace varia a seconda delle dimensioni e della densità del carico, nonché della natura dei materiali da sterilizzare.
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Per il corretto riutilizzo degli strumenti chirurgici e per la sicurezza di pazienti e operatori, all’interno dello studio odontoiatrico è necessario eseguire un adeguato processo di sterilizzazione. La preparazione adeguata dei materiali prima dell’introduzione nell’autoclave è una fase essenziale per garantire una sterilizzazione efficace.
La pulizia a ultrasuoni è particolarmente indicata per tutti quei dispositivi medici delicati o che presentano articolazioni e zigrinature dove facilmente si deposita materiale organico difficile da rimuovere con altri sistemi. Gli strumenti vanno immersi completamente nella soluzione, aperti o smontati, posti in modo che non rimangano zone d’ombra.
Dopo il controllo, gli strumenti vengono confezionati. Gli strumenti confezionati vanno inseriti in un’autoclave che rilascerà vapore fino a una temperatura di 121°C o 134°C al massimo. Il kit sigillato e sterilizzato viene etichettato con la data di scadenza della sterilizzazione. Ogni busta deve riportare un’etichetta che documenti la tracciabilità del processo, in particolare il giorno di sterilizzazione, l’autoclave utilizzata, il tipo di ciclo effettuato, il numero progressivo e l’esito.
Va da sé, però, che le modalità di stoccaggio e quindi di conservazione influenzano la sterilità dello strumento imbustato; il processo deve essere effettuato impiegando tutte le precauzioni necessarie a impedire il deterioramento o la lesione delle confezioni stesse.
La sterilizzazione è definita “processo speciale” e si devono adoperare tutti i controlli che attestano che i valori parametrici siano stati registrati ed osservati. Le metodiche di sterilizzazione più appropriate per lo studio odontoiatrico sono la sterilizzazione con calore umido e la sterilizzazione a freddo. L’utilizzo dell’autoclave a vapore acqueo è vantaggioso poiché è un metodo sicuro per gli operatori, prevede tempi di esercizio contenuti ed è possibile eseguire il monitoraggio di tutte le fasi operative.
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Indicatori di processo: Si basano sull'uso di sostanze chimiche che sottoposte ad uno stimolo fisico o chimico modificano il loro colore. Devono essere applicati all'esterno di ogni confezione, sono utili per indicare che la confezione è stata sottoposta ad una procedura di sterilizzazione, ma non danno la sicurezza che si sia raggiunto lo scopo della “sterilità”, in quanto non monitorizzano tutti e tre i parametri necessari alla sterilizzazione (temperatura, tempo, pressione).
Indicatori di sterilizzazione: Sono sistemi che hanno una velocità di reazione fisico-chimica che varia con la temperatura, sono sensibili a ciascuno dei tre parametri necessari per la sterilizzazione. L’avvenuta sterilizzazione si accerta con una semplice e oggettiva lettura dello stato di avanzamento della barra migrante colorata, escludendo errori di interpretazione personale della tonalità del viraggio.
Per esempio, Helix Test BClean è un test di funzionamento che verifica la corretta penetrazione del vapore nei corpi cavi, turbine o manipoli. Il test Bowie & Dick BClean conferma la completa penetrazione del vapore nei carichi porosi (teli o camici). Per un controllo completo, l’integratore a barra migrante Browne 3100 permette di verificare tutti i parametri della sterilizzazione (temperatura/pressione - tempo e presenza di vapore saturo). Un ulteriore controllo dei cicli di sterilizzazione è il test biologico della spora GKE, eseguibile attraverso l’incubatore TB dotato di un controllo della temperatura che evidenzia eventuali anomalie o blackout e scongiura risultati non corretti (falsi negativi o falsi positivi).
Test di Bowie-Dick: per verificare l’efficacia della penetrazione del vapore all’interno di strumenti cavi (es. cannule di aspirazione o circuiti interni dei manipoli). Helix Test: Questo è il test più “tosto”: viene inserito un indicatore in fondo ad un tubo arrotolato lungo un metro e mezzo.
Le apparecchiature devono essere sottoposte periodicamente a manutenzione come da libro macchine e questa deve essere svolta da personale qualificato, indicato dal costruttore. La manutenzione regolare delle autoclavi è essenziale per garantire un funzionamento ottimale e la sicurezza del processo di sterilizzazione. Questa manutenzione comprende la calibrazione regolare dei sensori di temperatura e pressione, nonché l’ispezione approfondita delle guarnizioni e delle valvole di sicurezza per evitare fuoriuscite di vapore e perdita di efficienza.
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Il responsabile del processo di sterilizzazione deve garantire la puntuale esecuzione dei protocolli che la Direzione Medica Ospedaliera deve predisporre. Ai sensi del D.Lgs 81/2008 e s.m.i., quindi, è individuato come responsabile del processo di sterilizzazione il datore di lavoro. La formazione continua del personale che opera sulle autoclavi è una componente essenziale per garantire il successo del processo di sterilizzazione. Gli operatori devono tenersi aggiornati sugli ultimi progressi nelle tecniche di sterilizzazione, nonché sulle innovazioni tecnologiche che possono avere un impatto su queste procedure.
L'unico mezzo chimico ancora in uso per sterilizzare è l'Ossido di etilene o etossido (EtO). Deve essere riservata a tutti quei materiali sterilizzabili che rispondono ai requisiti di compatibilità (modificazione di tipo fisico/ livelli gas residuo). Un altro mezzo chimico usato è l'acido peracetico. Lo si può utilizzare sotto forma di gas plasma o vapore. Rappresenta una delle tecniche più avanzate per la sterilizzazione: consiste nell'applicazione di perossido di idrogeno allo stato gassoso in presenza di un forte campo elettrico.
Il vantaggio è dovuto al fatto che si può preservare la sterilità fino a 12 mesi. È un potente agente ossidante. Questa caratteristica gli consente di avere proprietà antimicrobiche anche a minime concentrazioni.
Tra i compiti di un odontoiatra, sia esso libero professionista sia direttore sanitario, vi è l’attenzione (e la responsabilità) ai processi di pulizia e sterilizzazione all’interno dell’ambulatorio. Le procedure di disinfezione e la sterilizzazione si identificano quali “misure di prevenzione-protezione di tipo collettivo ai sensi del Titolo X del D.Lgs 81/2008 e s.m.i. Il documento a cui si deve fare riferimento sono le Linee Guida elaborate dall’Istituto Superiore per la Prevenzione e la Sicurezza del Lavoro.
È necessario stabilire dei parametri per un sicuro utilizzo dei presidi da parte degli operatori e questi devono sempre fare riferimento alle linee guida fornite dalla casa produttrice. La buona pratica di sterilizzazione dei DMR si inserisce nel governo clinico e nella qualità. La sterilizzazione non può essere considerata sicura senza una validazione corretta. Indicatori biologici e indicatori chimici aiutano a verificare l’efficacia dei cicli e a validare ogni singolo ciclo prima che il materiale possa essere considerato “sterile”.
L'aria è il nemico della sterilizzazione a vapore. Se l'aria è intrappolata nella camera o all'interno di uno strumento, crea un "punto freddo" isolante che il vapore non può raggiungere. Se si apre l'autoclave e i pacchi degli strumenti sono umidi o bagnati, la sterilizzazione è fallita. L'umidità residua fornisce un percorso per i microrganismi per penetrare attraverso l'imballaggio e ricontaminare gli strumenti.
Ottenere la sterilità è un processo preciso. Non basta semplicemente impostare l'autoclave e allontanarsi. Se si apre l'autoclave e i pacchi degli strumenti sono umidi o bagnati, la sterilizzazione è fallita. La sterilizzazione è un’operazione necessaria per garantire la sicurezza del paziente in cura presso uno studio. Distruggere ogni microrganismo o spora mediante procedimenti fisici e/o chimici standardizzati, ripetibili e documentabili, protegge dalle infezioni crociate dovute all’esposizione e al contatto con materiale contaminato.
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