
La disfunzione temporo mandibolare, spesso indicata con l’acronimo DTM, è una condizione che interessa l’articolazione temporo-mandibolare (ATM), ovvero il complesso articolare che mette in comunicazione la mandibola con il cranio. L’articolazione temporo mandibolare (ATM) è quella che ci consente di aprire e chiudere la bocca e compiere funzioni fondamentali, come masticare o parlare. Unisce la mandibola all’osso temporale del cranio, e può essere facilmente individuata posizionando la mano davanti all’orecchio e muovendo la bocca.
Che cos’è la disfunzione temporo mandibolare? La disfunzione temporo mandibolare è un’alterazione del normale funzionamento dell’articolazione temporo-mandibolare, quella che permette i movimenti di apertura, chiusura e lateralità della bocca. Questa articolazione è molto complessa perché deve garantire movimenti fluidi, stabili e coordinati tra mandibola, muscoli e sistema nervoso. Quando qualcosa altera questo equilibrio - che può essere muscolare, articolare o nervoso - si manifesta la disfunzione.
Le cause della disfunzione temporo mandibolare possono essere molteplici e spesso non riconducibili a un solo fattore. In linea generale, possiamo distinguere tre grandi gruppi di cause: meccaniche, muscolari e funzionali. Oggi, si ritiene che i disordini temporo-mandibolari siano una patologia "artrosica" da sovraccarico, contraddistinta da un'eziopatogenesi multifattoriale, nella quale il bruxismo e la tensione emotiva costituiscono 2 tra i principali fattori causali.
Il bruxismo è un disturbo multifattoriale che può derivare da una combinazione di fattori fisici, psicologici e comportamentali. Il bruxismo è oggi considerato il risultato di una complessa interazione tra fattori centrali (neurologici e psicologici) e locali (orali e comportamentali). Il sistema dopaminergico, che regola il controllo motorio e la motivazione, è implicato nel bruxismo. Il microarousal (brevi risvegli inconsci durante il sonno) è spesso associato all’attività bruxistica.
Riconoscere una disfunzione temporo mandibolare non è sempre immediato, perché i sintomi possono essere vari e non riguardare esclusivamente la bocca. Ci sono però alcuni segnali comuni che aiutano a individuare il disturbo.
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Il primo passo per diagnosticare il bruxismo è effettuare una visita odontoiatrica. Dopo una prima analisi generale, il dentista verifica la presenza di alcuni elementi significativi, come l’usura o fratture dei denti, palpazione muscolare e mobilità mandibolare. Dopo questi esami, è possibile che vengano richiesti ulteriori esami diagnostici di approfondimento come un’elettromiografia di superficie oppure una polisonnografia nel caso di bruxismo notturno, utile per monitorare i movimenti mandibolari e i livelli di ossigenazione durante il sonno.
Il nostro studio offre inoltre la possibilità di eseguire una diagnosi precisa grazie all'utilizzo di un dispositivo, chiamato poligrafo e conosciuto anche con il termine di polisonnigrafo (senza studio EEG), che permette la registrazione dell'attività elettromiografica dei muscoli coinvolti.
La figura di riferimento per la cura della disfunzione temporo mandibolare è lo gnatologo, un odontoiatra con formazione specifica nei disturbi dell’ATM e nella riabilitazione neuro mio fasciale. Lo gnatologo ha le competenze per valutare l’articolazione, i muscoli e l’intero equilibrio occlusale, proponendo il percorso terapeutico più adatto. In alcuni casi può essere necessario un approccio multidisciplinare, che coinvolge fisioterapisti specializzati in riabilitazione neuro mio fasciale, ortodontisti per la correzione della chiusura dentale o psicologi quando lo stress gioca un ruolo determinante.
La terapia può variare a seconda della causa e della gravità del disturbo. Nei casi più lievi, il trattamento può consistere in esercizi di rilassamento muscolare, correzioni posturali o piccole modifiche alle abitudini quotidiane. L’obiettivo della cura non è solo eliminare il dolore, ma ripristinare la corretta funzionalità dell’articolazione temporo-mandibolare, migliorando la qualità della vita del paziente e prevenendo ricadute.
Ci sono alcune terapie che si possono affiancare all’utilizzo del bite notturno per aiutare a ridurre i sintomi, a migliorare la funzione muscolare e a diminuire il dolore causato dal bruxismo. Tra queste troviamo tecniche di rilassamento miofasciale, massoterapia, lo stretching muscolare e l’adozione di modifiche comportamentali e di stile di vita. Apportare alcune modifiche alle abitudini quotidiane può aiutare a contrastare il bruxismo: eliminare le abitudini che possono peggiorare i sintomi, evitare i cibi troppo duri e croccanti, praticare esercizi che rilassano i muscoli facciali e applicare impacchi freddi sulla parte dolorante.
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Il bruxismo è un disturbo caratterizzato dal serramento o digrignamento involontario dei denti, spesso durante il sonno, ma può verificarsi anche di giorno. Il bruxismo del sonno (notturno) colpisce circa il 13% della popolazione adulta, mentre quello da veglia (diurno) è presente nel 20-30% degli adulti. Nei bambini è molto più frequente, con una prevalenza stimata tra 14% e 38%, ma tende a ridursi con l’età. Tendenzialmente il bruxismo svanisce con l’avanzare dell’età e non è una condizione necessariamente cronica.
Il comune e conosciuto "digrignare i denti" non rappresenta il bruxismo in toto, in quanto possono essere presenti altre manifestazioni come il serramento dentale, il serramento mandibolare e il contatto dentale. Nel serramento statico (clenching) il movimento è assente o minimo, i denti vengono stretti con forza; nel digrignamento (grinding), invece, il movimento è presente e i denti vengono sfregati tra loro con movimenti laterali o avanti-indietro.
Dopo una prima visita odontoiatrica, per valutare il bruxismo possono essere impiegati strumenti diagnostici come l’elettromiografia di superficie o la polisonnografia, soprattutto in presenza di sospette apnee del sonno o per monitorare l’attività durante la notte. Intercettarlo precocemente significa quindi salvaguardare la salute dei muscoli masticatori, delle articolazioni temporo-mandibolari e dei denti.
Molti pazienti descrivono miglioramenti significativi con terapie conservative: l’utilizzo di un bite personalizzato, esercizi, brevi terapie antinfiammatorie e monitoraggio medico mensile hanno permesso a numerosi pazienti di ridurre il dolore, eliminare i click articolari e tornare a una normale apertura della bocca. Le esperienze riportate indicano che nella maggior parte dei casi i pazienti reagiscono positivamente a cure meno invasive e di tipo odontoiatrico.
| Problema | Intervento consigliato | Obiettivo |
|---|---|---|
| Serramento/digrignamento notturno | Bite personalizzato, polisonnografia se necessario | Proteggere i denti e ridurre sovraccarico muscolare |
| Dolore mandibolare e click | Fisioterapia miofasciale, esercizi, bite | Ridurre dolore e rumori articolari, ripristinare funzione |
| Malocclusione | Approccio ortodontico / gnatologico | Correggere fattori meccanici |
| Complessi spostamenti del disco articolare | Valutazione chirurgica rara (artrotomia) | Ripristinare anatomia articolare |
Il bruxismo e i disordini temporomandibolari sono disturbi complessi e spesso sottovalutati, ma grazie all’intervento dello gnatologo e, quando necessario, di un team multidisciplinare, è possibile individuare la causa del problema e intraprendere un percorso di cura personalizzato che migliori significativamente la qualità della vita.
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