
Cancrena o gangrena? La cancrena è una condizione pericolosa e potenzialmente fatale che si verifica quando il flusso sanguigno verso una vasta area di tessuto viene meno; le cellule, non ricevendo più ossigeno e nutrienti, vanno inevitabilmente incontro a morte, processo che determina il caratteristico colore nero-verdastro che assume la pelle che ne è affetta; ad accompagnare questa variazione della tonalità si verificano anche una riduzione della temperatura nell’area colpita (venendo meno l’apporto di sangue anche il calore si riduce), dolore e sviluppo di fissurazioni (ferite), mentre a livello sistemico possono manifestarsi febbre e setticemia (condizione di infezione diffusa).
Cancrena o gangrena? I due termini sono sostanzialmente sinonimi; nel linguaggio specialistico si fa in genere uso del termine gangrena, mentre a livello popolare è più comune sentire l’uso del termine cancrena.
interruzioni del flusso sanguigno (il sangue fornisce ossigeno e sostanze nutritive a tutte le cellule dell’organismo, oltre ad essere responsabile della distribuzione degli anticorpi in caso d’infezione; senza un adeguato e costante apporto di sangue le cellule non possono sopravvivere e i tessuti non possono che andare incontro a decomposizione).
Braccia e gambe (arti), ed in particolare mani e piedi (ovvero le estremità) sono i distretti più comunemente interessati; può verificarsi anche nei muscoli e negli organi interni, come la cistifellea. insufficienza renale.
Fattori di rischio quali obesità, abitudine al fumo rappresentano un ulteriore aumento della probabilità di sviluppare complicazioni.
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La cancrena secca si verifica quando l’afflusso di sangue ai tessuti viene interrotto, con la conseguenza che l’area interessata diventa secca, diventa nera e tende a raggrinzirsi.
La cancrena umida si verifica quando si sviluppa un’infezione nel distretto colpito, che rende conto della comparsa di gonfiore, presenza di esudato purulento e cattivo odore.
La cancrena gassosa colpisce tipicamente il tessuto muscolare più profondo, tanto che nelle fasi iniziali la pelle superficiale potrebbe anche non presentare alcuna alterazione.
Lo sviluppo di sostanze gassose è responsabile del caratteristico crepitio che si avverte quando si preme sulla lesione. Come la cancrena umida, la cancrena gassosa è una condizione che diventa rapidamente pericolosa per la vita.
La cancrena interna colpisce uno o più organi interni, in genere addominale (intestino, cistifellea, appendice, …); può verificarsi ad esempio in caso di ernia strozzata, una complicazione delle ernie responsabile dell’interruzione del flusso di sangue.
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Riduzione della temperatura nell’area interessata. Il passaggio del colore verso una tonalità più scura (viola o nero), con seguente avvizzimento e distacco della pelle, è indicativo della morte del tessuto (necrosi). amputazioni.
La cancrena è una condizione che può rapidamente precipitare, è quindi di grande importanza rivolgersi al medico in tutti i casi in cui ci sia anche solo il sospetto della presenza; una diagnosi precoce può fare una grande differenza in termini di prognosi.
La diagnosi non può prescindere da un’accurata ispezione visiva, già fortemente suggestiva, che trova in seguito nell’anamnesi (raccolta di informazioni, ad esempio su eventi traumatici e/o storia clinica del paziente) ed esami di laboratorio le necessarie conferme e le informazioni utili a stabilire il tipo di cancrena.
Il riscontro di un aumento dei globuli bianchi circolanti, ad esempio, è in genere suggestivo di infezione; è inoltre possibile ricorrere a prelievi di campioni di tessuto per l’analisi di laboratorio e la caratterizzazione del sintomo, esami di imaging (radiografia, CT, risonanza magnetica) od eventuali interventi chirurgici per esplorare l’eventuale presenza di infezioni più profonde.
Nei casi di cancrena secca è necessaria l’arteriografia per identificare con precisione l’arteria ostruita responsabile dei sintomi; una biopsia del tessuto infetto o del liquido purulento emesso dalla ferita può essere necessaria per identificare i batteri coinvolti nell’infezione.
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L’ospedalizzazione del paziente è sempre indispensabile in caso di accertata cancrena.
Antibiotici, utili tipicamente in caso di cancrena umida. Antidolorifici, utili per dare sollievo al paziente. Chirurgia, utile per rimuovere le porzioni di tessuto in necrosi e quindi responsabili della diffusione dell’infezione (sbrigliamento). Nei casi più gravi è possibile dover ricorrere all’amputazione di mani/piedi o di parte dell’arto colpito. In altri pazienti è utile ricorrere ad interventi di chirurgia vascolare per ripristinare l’afflusso di sangue (bypass e/o angioplastica). Terapia larvale, che rappresenta un’alternativa meno invasiva alla chirurgia, pur condividendone gli obiettivi (le larve di mosca poste sulla pelle in necrosi digeriscono il tessuto in necrosi). Secondo alcuni lavori questo approccio di debridement (sbrigliamento) larvale garantisce risultati più efficaci rispetto al debridement chirurgico, anche se purtroppo non è sempre disponibile anche in considerazione della riluttanza di molti pazienti all’idea di sottoporvisi. Camera iperbarica, che consiste in una specifica camera in grado di esporsi al paziente ad ossigeno ad altra pressione, che ha effetto antibatterico (utile soprattutto in caso di piede diabetico).
La terapia canalare (devitalizzazione) è il trattamento standard per i sintomi della necrosi dentale. Durante questa procedura, il dentista rimuove la polpa dentale morta e pulisce i canali interni per eliminare i batteri; una volta disinfettato lo spazio, viene riempito con un materiale biocompatibile per prevenire la reinfezione; questo processo blocca efficacemente la progressione del decadimento pulpare e consente al dente di rimanere funzionale in bocca per decenni, di solito protetto da una corona su misura per una maggiore resistenza.
Incappucciamento pulpare vs. estrazione dentale: scegliere la strada giusta dipende dalla gravità del decadimento pulpare; se la carie viene catturata molto presto, è possibile utilizzare un incappucciamento pulpare per proteggere il nervo e favorire la guarigione; tuttavia, se i sintomi della necrosi dentale sono in stato avanzato e la struttura del dente è troppo debole per supportare un restauro, l’estrazione potrebbe rendersi necessaria. Alla Vitrin Clinic consideriamo sempre l’estrazione come l’ultima risorsa, preferendo salvare il dente naturale ogni volta che sia biologicamente fattibile.
Tecnologie endodontiche avanzate: imaging digitale e CBCT permettono di esaminare l’esatta conformazione delle radici e l’estensione del danno pulpare; endodonzia rotante e strumenti a ultrasuoni consentono di detergere i canali in modo più approfondito, riducendo i tempi e aumentando le probabilità di successo.
I materiali moderni migliorano le percentuali di successo: cementi sigillanti bioceramici e guttaperca espandente creano un sigillo ermetico e sono altamente biocompatibili, riducendo il rischio di infiammazioni post-operatorie e favorendo il recupero.
Dopo il trattamento, la maggior parte dei pazienti sperimenta sollievo immediato dal dolore; per i primi giorni può esserci leggera sensibilità ma la maggior parte torna alle normali attività entro 24-48 ore; vengono fornite istruzioni dettagliate per il post-operatorio per una transizione fluida.
Benefici di un trattamento tempestivo della necrosi dentale: protezione dell’intera struttura facciale, conservazione della densità ossea e risparmio di tempo e denaro a lungo termine rispetto a impianti o ponti; preservare i denti naturali è l’obiettivo primario per evitare complicazioni come cellulite batterica o ascesso periapicale.
Sorveglianza e follow-up: mantenere i denti naturali e prevenire le complicazioni mediante diagnosi precoce e interventi mirati.
I sintomi variano da un dolore severo a nessun dolore, spesso includendo scolorimento, gonfiore o infezione. Sintomi precoci includono sensibilità alla temperatura e dolore spontaneo notturno; sintomi avanzati includono scolorimento, dolore persistente e gusto o odore sgradevole; casi asintomatici richiedono controlli regolari e radiografie di routine per individuare lesioni e necrosi.
Segni fisici tipici includono fistola gengivale, gonfiore, e possibile presenza di pus; i test diagnostici comprendono esami termici ed elettrici, radiografie, e diagnosi differenziale tra pulpiti reversibili, pulpiti irreversibili e necrosi.
Complicazioni locali includono infezione, ascesso e perdita ossea; rischi sistemici includono possibile diffusione microbica e, in casi estremi, sepsi; l’infezione orale cronica è stata associata a malattie sistemiche.
Misure preventive includono controlli regolari dal dentista, gestione di carie profonde, dieta equilibrata, igiene orale accurata e trattamento tempestivo di lesioni o traumi dentali; la differenza tra carie e cancrena è che la cancrena richiede intervento endodontico o estrazione per evitare diffusione e danni permanenti.
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