
La gestione di un canino incluso è una situazione complessa che richiede un confronto tra ortodontista e chirurgo orale, come mostrano casi clinici presentati da giovani odontoiatri universitari. L’inclusione canina è una problematica che può interessare l’emergere di elementi dentari con conseguenze funzionali ed estetiche rilevanti, soprattutto nel mascellare superiore dove è molto più frequente rispetto alla mandibola.
L’elemento incluso è quel dente che rimane a livello intra-Osseo dopo la fisiologica epoca di eruzione e che ha perso la propria spinta eruttiva autonoma. Segni clinici indicativi includono la persistenza del canino deciduo, ritardo eruttivo oltre i limiti di età, presenza di un’area edentola dopo la perdita del deciduo, assenza della bozza canina o presenza in sede ectopica. La diagnosi si completa con esami radiografici che chiariscono posizione, angolazione e relazioni con strutture contigue, consentendo di valutare anche elementi sovrannumerari, agenesie o riassorbimenti radicolari.
La localizzazione precisa dell’inclusione è essenziale per scegliere le opzioni di trattamento. L’uso della Cone Beam Computed Tomography (CBCT) consente di localizzare con precisione il dente incluso e di valutare i rapporti con i denti vicini, aiutando a preservare elementi contigui. La CBCT facilita la decisione tra approcci palatali o vestibolari e la pianificazione di eventuali interventi chirurgici.
Età, igiene e motivazione del paziente, disponibilità di spazio in arcata, morfologia radicolare, posizione e inclinazione assiale (angolo alfa) influenzano la probabilità di erompere spontaneamente dopo rimozione del fattore eziologico. Nei pazienti in crescita, se il canino ha una vis eruttiva favorevole, può erompere spontaneamente grazie a trattamenti intercettivi come l’espansione del palato. In altri casi, è necessario un piano di disinclusione ortodontico-chirurgico per riportarlo in arcata.
La gestione di un canino incluso è quasi sempre multidisciplinare: ortodontista e chirurgo orale collaborano per esporre chirurgicamente l’elemento, applicare un attacco ortodontico e guidare la trazione, mentre l’ortodontista pianifica l’allineamento e l’integrazione in arco. L’esposizione chirurgica può essere realizzata con approccio aperto o chiuso, a seconda della posizione dell’inclusione e delle peculiarità anatomiche. L’esposizione è seguita da trazione ortodontica che riporta l’elemento nello spazio mascellare, favorendo la riabilitazione estetica e funzionale dell’arcata.
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Nel caso clinico descritto, una paziente di 18 anni con elemento 23 incluso è stata trattata dopo valutazione CBCT. È stata decisa la disinclusione vestibolare seguito da terapia multibracket per 36 mesi, permettendo di portare in arcata l’elemento incluso e correggere il torque negativo causato dalla trazione. L’uso di brackets self-ligating ha facilitato la gestione delle forze e ha contribuito al controllo dell’arcata durante la trazione.
Se il canino incluso è palatale, la gestione richiede controllo accurato del torque coronoradicolare e possible utilizzo di bracket con torque sufficiente per evitare iper-torques. Nel caso di canino vestibolare, si deve evitare un eccessivo torque negativo coronale; può essere utile impiegare leve, power arms o sistemi di ancoraggio differenti per controllare il movimento e adattare la prescrizione del bracket durante la finitura.
La mancanza di spazio è la causa più comune di inclusione canina. Le strategie includono l’espansione delle basi ossee dell’arcata tramite apparecchi ortodontici fissi o rimodellamenti ossei, e l’eventuale rimozione del deciduo per agevolare l’eruzione del permanente. In alcune situazioni avanzate, si può considerare l’estrazione di canini o l’impiego di impianti, ma solo dopo una valutazione accurata delle condizioni parodontali, dell’estetica e della funzione dell’occlusione.
Tra le complicanze comuni vi sono riassorbimenti radicolari degli incisivi contigui, recessione gengivale, perdita di tessuto osseo e formazione di cisti follicolari pericoronali. L’intervento di estrazione o disinclusione può essere associato a dolore post-operatorio moderato, gonfiore e necessità di analgesici; il decorso dipende dalla complessità. L’anestesia locale è tipicamente efficace e l’intervento è fatturato in base a variabili cliniche e logistiche, inclusi i costi dell’eventuale ortodonzia preparatoria o successiva.
Per ridurre il rischio di inclusione canina e favorire una prognosi migliore, è essenziale monitorare i giovani pazienti sin dall’infanzia con controlli ortodontici regolari a partire dai 7 anni. Una diagnosi precoce consente interventi intercettivi tempestivi, migliori prospettive di eruzione spontanea e minori interventi invasivi in età adulta.
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In presenza di canino incluso, la scelta terapeutica dipende dalla prognosi, dallo stato parodontale e dalla possibilità di mantenere o ripristinare la funzione e l’estetica. L’ancoraggio del canino mediante apparecchio ortodontico resta spesso la via ottimale per riposizionarlo in arcata e migliorare l’aspetto del viso e della smile arc. Nel confronto tra palatale e vestibolare si valuta principalmente il controllo del torque e la necessità di tecniche particolari per evitare complicazioni gengivali e ossee.
Riassumendo, l’inclusione del canino è una condizione multifattoriale con approcci di trattamento variegati. L’obiettivo è sempre conservare il dente incluso e riposizionarlo in arcata, salvo casi particolari dove l’estrazione e una successiva protesi possano rappresentare l’unica opzione realistica. La tempestiva diagnosi, la localizzazione accurata e la programmazione di un piano di trattamento multidisciplinare sono chiavi per il miglior esito possibile.
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