
Negli ultimi anni, la complessità del processo diagnostico e terapeutico in campo odontoiatrico è notevolmente aumentata, richiedendo al clinico di affrontare sia problemi semplici sia casi altamente complessi. Le nuove possibilità offerte dalle tecnologie digitali hanno profondamente modificato queste terapie articolate e comprenderne le tempistiche e modalità di integrazione rappresenta la chiave per riconoscerne pienamente l’importanza.
In un caso clinico complesso, la combinazione tra la zirconia e le avanzate tecnologie CAD/CAM è stata introdotta nel piano di trattamento con particolare efficacia. Questo caso riguardava un paziente di 67 anni, odontofobico, che si presentò con mobilità protesica superiore tale da impedirgli di alimentarsi normalmente.
Analizzando sia l’estetica macro, mini e micro, si riconobbe l’elemento #23 come guida per il nuovo piano occlusale. Si evidenziò un’inclinazione dei piani occlusali superiore e inferiore rispetto alle linee orizzontali di riferimento, nonché asimmetrie quali corridoi labiali irregolari e una linea del sorriso bassa con esposizione dentale estesa fino al primo molare. L’analisi intraorale rivelò un morso incrociato posteriore bilaterale, assenza delle curve funzionali di Spee e Wilson, proporzioni dentali scorrette e recessioni gengivali tipiche di malattia parodontale, accompagnate da mobilità diffusa, diastemi e malposizionamento dentale.
Dal punto di vista funzionale, furono riscontrati precontatti posteriori in protrusiva e lateralità, con una discrepanza di 2 mm tra massima intercuspidazione (MI) e relazione centrica, sottolineando la necessità di un recupero occlusale preciso tramite riabilitazione protesica.
Pur essendo il disagio principale riferito solo per la protesi superiore, si optò per la riabilitazione di entrambe le arcate per la riorganizzazione occlusale e per migliorare la prognosi del restauro implantare superiore. Attraverso esami radiografici endorali, modelli montati in relazione centrica, valutazioni parodontali pre e post-terapia causale e tramite la più moderna tomografia cone beam (CBCT), si formulò una diagnosi dettagliata e un piano di trattamento personalizzato.
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Il piano includeva un trattamento ortodontico nell’arcata inferiore per ripristinare il piano occlusale e la realizzazione di una corona su impianto nell’area #46, dopo l’estrazione di elementi mesio-inclinati e compromessi (#47 e #48). Tali fasi iniziali favorirono la fiducia del paziente nel proseguimento della terapia.
Dall’arcata superiore si procedette con la tecnica protesica denominata “modello unico”, che prevede la realizzazione di una protesi provvisoria immediata avvitata basata su componentistiche implantari, rinforzata da una travata in lega vile e cementata passivamente su pilastri in titanio provvisori. Il provvisorio, consegnato al paziente 24 ore dopo l’intervento, presentava un’estetica molto naturale, permettendo di evitare l’uso di protesi rimovibili.
La progettazione protesica si sviluppò a partire dalla cera, dando un input essenziale al tecnico per la realizzazione della sottostruttura e della componente estetica finale, successivamente trasformata in prototipo in resina tramite scansione e fresatura. La prova intraorale del prototipo permise di correggere elementi funzionali ed estetici: si intervenne sulla linea mediana, sugli assi dentali, sui piani occlusali e sui corridoi labiali, correggendo in particolare l’asse dell’incisivo superiore sinistro e il corridoio labiale omolaterale.
Successivamente, lo scanner digitale Zfx Evolution fu impiegato per il duplicato digitale del progetto, combinando le varie scansioni con precisione micrometrica. La precisione dello scanner e dei software dedicati risultò evidente soprattutto nel caso della distribuzione di sei impianti, dove il framework passivo avvitato sarebbe stato difficile da ottenere con tecniche tradizionali.
Dalla progettazione digitale si passò alla fase CAM, con fresatrici di ultima generazione in grado di eseguire lavorazioni sottrattive di alta precisione. Sopra la struttura in ossido di zirconio venne applicato uno strato sottile di liner, una ceramica da alta temperatura che crea un’unione perfetta con la zirconia ed è utilizzata per una prima caratterizzazione cromatica. Seguì la cottura del primo strato ceramico e il completamento con la fase di stratificazione, lucidatura e finitura, ottenendo un restauro estetico e funzionale pronto per il posizionamento definitivo.
Un aspetto critico nella finalizzazione riguarda lo studio e la riproduzione dei tessuti gengivali artificiali. Una corretta rappresentazione della morfologia, dei contrasti e del colore gengivale conferisce tridimensionalità e naturalezza ai restauri definitivi, valorizzando così il risultato estetico complessivo.
Lo studio Odontobi vanta una lunga esperienza clinica unita a tecnologie moderne e propone una carrellata di casi clinici trattati con diversi approcci implantologici e protesici.
Un paziente con “gummy smile”, severa parodontite e alterazioni estetiche quali proporzioni dentarie modificate e triangoli neri interdentali ha ricevuto un trattamento combinato che prevedeva un’estrusione ortodontica pre-implantare per abbassare margini ossei e gengivali. Successivamente, si è proceduto all’inserimento dell’impianto in zona estetica, affrontando una fase chirurgica delicata, seguita dal lavoro protesico su misura.
Un caso emblematico riguarda una paziente di 54 anni affetta da edentulia totale in entrambe le arcate. La chirurgia implantare è stata pianificata digitalmente tramite software che integrano immagini TC per valutare spessori ossei e scegliere posizioni implantari ideali. Una mascherina chirurgica ha permesso il posizionamento rapido e preciso degli impianti, con contestuale applicazione di protesi fissa provvisoria avvitata di tipo full-arch.
Questo protocollo minimizza il disagio intra-operatorio evitando incisioni gengivali e punti di sutura.
Un ulteriore caso ha visto una paziente con grave parodontite e protesi rimovibili problematiche, trattata con estrazione di denti compromessi e inserimento di impianti tramite chirurgia guidata in entrambe le arcate (5 impianti Nobel Biocare superiori e 4 Straumann inferiori), seguita dall’applicazione di protesi fisse in zirconia avvitate direttamente sugli impianti, migliorando estetica e funzione.
Protesi totali superiori e inferiori ancorate a impianti con risultati soddisfacenti sia funzionali che estetici, documentati attraverso fotografie pre e post-trattamento e con imaging radiografico.
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