
La Klebsiella pneumoniae è un batterio Gram-negativo appartenente alla famiglia delle Enterobacteriaceae, normalmente presente nell'intestino e nelle mucose respiratorie come commensale, ma in determinate condizioni può diventare patogeno e causare infezioni severe. Le manifestazioni cliniche variano a seconda della sede coinvolta: polmoniti, infezioni delle vie urinarie, sepsi, ascessi epatici e - in rari casi - complicanze metastatiche come osteomielite o endoftalmite.
I batteri Gram-negativi possiedono una membrana esterna complessa che li rende meno permeabili a molti antibiotici. Inoltre, Klebsiella ha una marcata tendenza a formare biofilm sia sui tessuti che sui dispositivi medici; il biofilm protegge il batterio dall'azione del sistema immunitario e dagli agenti antimicrobici, favorendo infezioni croniche e complicando la gestione terapeutica.
Negli ultimi decenni sono emersi ceppi multiresistenti (es. KPC, ceppi ESBL, NDM-1) in grado di inattivare classi di antibiotici fondamentali come i carbapenemi, riducendo le opzioni terapeutiche e aumentando mortalità e tassi di fallimento terapeutico. Alcuni ceppi ipervirulenti (es. ST11) hanno causato focolai epidemici in ambiente ospedaliero.
Alcune manifestazioni dell’infezione da Klebsiella possono interessare l’intestino, con gonfiore, diarrea, dolore addominale e nausea. Una specie di Klebsiella può produrre una tossina che causa infiammazione e sanguinamento del colon in seguito all’assunzione di antibiotici: la cosiddetta colite da antibiotici (anche se nella maggior parte dei casi la colite da antibiotici è dovuta a Clostridioides difficile).
La proliferazione di Klebsiella nel tratto intestinale è stata associata a disbiosi, SIBO (Small Intestinal Bacterial Overgrowth), IBS e malattie infiammatorie intestinali (IBD). In SIBO si osserva spesso una riduzione della diversità microbica e la dominanza di pochi ceppi batterici, inclusa Klebsiella, che può rappresentare fino al 40% della popolazione batterica duodenale nei casi più gravi.
Leggi anche: apparecchio ai denti e problemi gastrointestinali
Gli ascessi criptici o raccolte di pus a livello addominale o epatico possono essere associati a infezione da Klebsiella, soprattutto in soggetti immunocompromessi o ospedalizzati. La presenza di ascessi richiede indagini mirate (imaging) e l'identificazione microbiologica per guidare la terapia.
Il trattamento di prima linea è antibiotico: in caso di sospetta infezione si inizia spesso empiricamente mentre si attende l'esito delle colture e dell'antibiogramma. Gli antibiotici impiegati includono cefalosporine, cefepime, carbapenemi, fluorochinoloni, piperacillina/tazobactam e aminoglicosidi; la scelta definitiva deve essere guidata dall'antibiogramma.
Per ceppi produttori di carbapenemasi (KPC) o con metallo-beta-lattamasi (NDM-1) le opzioni terapeutiche sono limitate e possono richiedere combinazioni di antimicrobici, farmaci di nuova generazione o terapie di supporto. La tempestività della terapia è fondamentale per evitare complicazioni quali batteriemia, pielonefrite, ascessi e sepsi.
La nutrizione è un determinante importante nella gestione della colonizzazione da Klebsiella. Studi suggeriscono che una dieta ricca di fibre può prevenire la colonizzazione intestinale e la disseminazione sistemica di K. pneumoniae, mentre diete ricche di carboidrati semplici favoriscono la proliferazione del patogeno.
L'uso di probiotici selezionati (es. Lactobacillus rhamnosus, Lactobacillus fermentum, Bacillus subtilis, Lactobacillus gasseri) ha mostrato in studi la capacità di ridurre formazione di biofilm, adesione alle cellule intestinali ed espressione di geni di virulenza di K. pneumoniae; la co-somministrazione può antagonizzare la colonizzazione e ridurre l'infiammazione, se impiegata con il giusto timing.
Leggi anche: Scopri come riconoscere e curare la sindrome degli ascessi freddi
Composti naturali e fitoterapici come berberina, curcumina, epigallocatechina gallato, quercetina, oli essenziali di timo e menta, propoli e flavonoidi come la baicaleina hanno mostrato attività antibatterica e antibiofilm in vitro, talvolta in sinergia con antibiotici. Tuttavia non esistono linee guida cliniche internazionali che raccomandino il loro impiego routinario per la cura di infezioni da K. pneumoniae; pertanto non sostituiscono la terapia antibiotica guidata dall'antibiogramma.
Durante la gravidanza K. pneumoniae può essere isolata nelle urine anche in assenza di sintomi; il trattamento tempestivo è fondamentale per prevenire batteriemia, pielonefrite e rischi di trasmissione materno-fetale. Le infezioni neonatali, in particolare nei nati pretermine e in terapia intensiva neonatale, possono essere gravi a causa dell'immunità immatura e della maggiore esposizione ai germi nosocomiali.
Recenti ricerche hanno collegato alcuni ceppi di K. pneumoniae alla produzione endogena di alcol (HiAlc Kpn) attraverso percorsi fermentativi (2,3‑butandiolo), contribuendo potenzialmente allo sviluppo di steatosi epatica non alcolica in soggetti astemi. Studi genomici, proteomici e metabolomici hanno identificato vie metaboliche che spiegano questa produzione alcolica, suggerendo potenziali test diagnostici (test di tolleranza al glucosio con misura del tasso alcolico ematico) e nuove aree di intervento.
Altri studi indicano che alcuni ceppi di K. pneumoniae possono indurre risposte immunitarie pro-infiammatorie (TH1) e contribuire a patologie infiammatorie intestinali; la cavità orale può agire come serbatoio per batteri pro-infiammatori che poi colonizzano l’intestino o il polmone.
La diagnosi e la gestione tempestiva sono essenziali per ridurre mortalità e diffusione. In ambiente ospedaliero, la trasmissione nosocomiale di K. pneumoniae produttore di carbapenemasi può avvenire tramite mani del personale, oggetti e dispositivi medici; pertanto mancata osservanza delle procedure di prevenzione e igiene può configurare responsabilità e portare a richieste di risarcimento danni in caso di malasanità.
Leggi anche: Rischi e benefici dell'applicazione di iodio su un ascesso
| Obiettivo | Indagine/Intervento |
|---|---|
| Identificazione patogeno | Coltura di sangue, urine, espettorato, liquido/tessuto infetto; colorazione di Gram |
| Valutazione sensibilità | Antibiogramma (test di sensibilità) |
| Valutazione anatomica | Ecografia, TAC, radiografia torace |
| Trattamento | Antibiotici guidati dall'antibiogramma; drenaggio ascessi; supporto in caso di sepsi |
| Controllo ospedaliero | Precauzioni da contatto, screening rettale, sorveglianza attiva, antibiotic stewardship |
La Klebsiella pneumoniae resta un microrganismo con un marcato potenziale patogeno quando le condizioni favoriscono la transizione da commensale opportunista a patogeno invasivo: la combinazione di diagnosi tempestiva, terapia mirata, misure di prevenzione ospedaliera e interventi nutrizionali e microbiota‑mirati rappresenta la strategia più efficace per ridurre complicazioni come la colite con ascessi criptici e altre forme invasive.
tags: #colite #con #ascessi #criptici #e #infezione
