Correlazione tra apparecchio dentale e colite: sintomi, cause e collegamenti clinici

Quando pensiamo alla digestione i primi organi a venirci in mente sono lo stomaco e l’intestino. In realtà, il processo digestivo coinvolge anche la bocca e i denti. La digestione non è una funzione esclusiva del tratto digerente. Il processo digestivo, infatti, inizia già dalla bocca con la masticazione e per masticare bene è necessario avere denti sani.

La prima fase della digestione è rappresentata dalla formazione del bolo alimentare, che è il cibo masticato, impastato e imbevuto di saliva. La saliva contiene un enzima (ptialina) che “smonta” i carboidrati in zuccheri semplici e ne facilita l’assorbimento. Se non diamo ai denti e alla saliva il corretto ruolo nella preparazione del cibo, arriverà allo stomaco un materiale difficile da digerire, che può favorire la comparsa di gonfiore addominale e altri disturbi digestivi. È bene ricordare che il cibo dovrebbe essere quasi liquefatto prima di essere ingerito. Pertanto, è necessario masticare ogni boccone fino a quando non avrà più una struttura solida.

Infografica: fasi della digestione dalla bocca all'intestino

Salute orale, apparecchio dentale e impatto sulla digestione

Problemi dentali di varia natura, oltre a non permettere la disponibilità di elementi nutritivi, possono portare anche alla comparsa di disturbi legati all’apparato digerente. Grazie alle visite periodiche di controllo l'odontoiatra può intercettare tempestivamente patologie dentali che possono alterare il corretto assorbimento di alimenti. Nel caso in cui il paziente abbia problemi di natura parodontale è indispensabile iniziare tempestivamente i trattamenti adeguati e in caso di denti mancanti, è necessaria la loro sostituzione.

Sì, può accadere anche che alcune patologie dell'apparato gastrointestinale procurino problemi a livello del cavo orale e dei denti. Ad esempio, alcune forme di reflusso gastroesofageo possono causare erosioni dello smalto degli elementi dentali, che nei casi più gravi comportano l’esposizione della dentina. Del resto fenomeni di erosione possono verificarsi anche a causa di bulimia, assunzione giornaliera di agrumi, di succhi di frutta o di altre sostanze acide, che corrodono la superficie dei denti.

Malattie infiammatorie intestinali (IBD) e manifestazioni orali

La malattia infiammatoria intestinale (IBD) è una risposta immunitaria della mucosa che comprende due tipi di malattie infiammatorie: il morbo di Crohn e la colite ulcerosa. Il morbo di Crohn è una malattia infiammatoria cronica del tratto gastrointestinale. La colite ulcerosa è una malattia infiammatoria cronica intestinale che colpisce il colon.

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Le manifestazioni cliniche del morbo di Crohn e della colite ulcerosa si rendono manifeste non solo a livello intestinale ma anche a livello del cavo orale, con la comparsa di ulcere aftose e parodontiti. Considerando la prevalenza di parodontiti in questi pazienti, la letteratura internazionale riporta come ci sia un rapporto di associazione di circa tre volte superiore rispetto ai pazienti non affetti da tali condizioni. La letteratura internazionale riporta altresì come ci sia un’associazione positiva tra i pazienti affetti da malattie intestinali infiammatorie croniche e carie dentale.

Schema: lesioni orali associate a IBD (ulcere aftose, parodontite)

Meccanismi proposti e ruolo del microbiota

Uno studio del 2016 ha dimostrato che la patogenesi sia della CD che della UC è innescata da complicate interazioni tra il microbiota disbiotico nel paziente e la risposta immuno-infiammatoria. Un'altra revisione sistematica del 2021 ha ulteriormente chiarito la relazione tra IBD e parodontite, determinando che i pazienti con IBD hanno un aumentato rischio di sviluppare parodontite specificamente a causa delle modifiche innescate da IBD del loro microbiota orale e dei processi infiammatori. Uno studio del 2022 ha dimostrato che sia le malattie parodontali che le IBD sono associate ad un aumento delle concentrazioni di alcune citochine nella saliva e nel liquido crevicolare gengivale.

Questi risultati significano che IL-1β potrebbe essere una citochina infiammatoria chiave per comprendere la gravità dell'infiammazione gengivale innescata da UC e CD. La suscettibilità genetica, i fattori ambientali come il fumo, i farmaci, la dieta e il microbiota intestinale alterato nel microbioma ospite stesso sono stati tutti correlati con un aumentato rischio di malattie come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa.

Parodontite, carie e IBD: dati clinici

La parodontite è una malattia infiammatoria dei tessuti di supporto dei denti causata da specifici microrganismi o gruppi di microrganismi specifici, con conseguente progressiva distruzione del legamento parodontale e dell'osso alveolare con aumento della profondità di sondaggio, recessione o entrambi. Lo studio citato ha inoltre rivelato che il gruppo IBD ha un rischio maggiore di sviluppare parodontite. Sono stati osservati 22 soggetti su 27 nel gruppo IBD e 58 soggetti su 108 in parodontite sviluppata da gruppo non IBD. Nelle donne, il gruppo IBD presentava un rischio significativamente più elevato di sviluppare parodontite rispetto al gruppo non-IBD. È stato invece osservato un rischio significativo borderline nel gruppo IBD degli uomini.

La letteratura indica anche che in questi pazienti esiste un’aumentata concentrazione salivare di batteri cariogeni come S. mutans e Lactobacilli e, soprattutto, che durante le fasi attive della malattia i pazienti affetti hanno importanti modificazioni alimentari legate a un maggior consumo di zuccheri raffinati. Una recente revisione sistematica e metanalisi ha indagato la relazione tra malattie infiammatorie intestinali croniche e una maggior prevalenza di lesioni cariose all’interno del cavo orale. L’incremento dell’esperienza di carie in questi pazienti è stato riferito, in primo luogo, a un incremento della frequenza dei pasti e in particolar modo al consumo di cibi con un’alta concentrazione di zuccheri fermentabili e di carboidrati in generale.

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Grafico: prevalenza di parodontite e carie in pazienti con IBD vs non-IBD

Colite: definizione, sintomi e cause

Il termine colite indica in modo generico un’infiammazione del colon. La colite è forse la malattia più diffusa e spesso riflette sintomi e disfunzioni legati ad errate abitudini alimentari e di stile di vita, soprattutto di stress, somatizzazione dell’ansia ed inerzia fisica. È sempre presente la frequenza variabile dell’attività intestinale con alterazione nella consistenza delle feci, dalla stitichezza ostinata, alla diarrea alternata a stitichezza e alla diarrea cronica.

I sintomi della colite più frequenti sono: dolore addominale; gonfiore talvolta irradiato posteriormente evocando dolore lombare; diarrea; bruciore anale; proctorragia o ematochezia; febbre; calo ponderale; inappetenza. Proprio in base ai sintomi avvertiti, si distinguono grossolanamente due tipi di sindrome: quella definita da colon spastico e quella da diarrea non dolorosa. Di solito i soggetti colpiti avvertono un forte dolore alternato a remissione, associato a stitichezza o a periodi di forte diarrea. Il dolore, in genere, si risolve con l’evacuazione e molte volte viene innescato dall’ingestione di particolari cibi variabili da paziente a paziente.

Tipologie di colite e cause

  • Coliti infettive: coliti acute, spesso auto-limitantesi che possono essere causate da diversi agenti come batteri, virus, parassiti trasmessi da cibi e/o bevande contaminate.
  • Coliti da farmaci/trattamenti: descritte durante trattamento con farmaci antiblastici o determinate da radiazioni come la proctite attinica.
  • Colite ischemica: causata da una riduzione dell’apporto di sangue all’intestino, più comune nelle persone anziane.
  • Coliti microscopiche: linfocitica e collagenosica, caratterizzate da diarrea liquida, acquosa, non ematica.
  • Malattie infiammatorie intestinali (IBD): rettocolite ulcerosa e morbo di Crohn, malattie croniche di origine multifattoriale.

Le cause, salvo alcuni casi ben studiati anche endoscopicamente, non sono di solito ben chiare, poiché il colon paga molto spesso il prezzo delle inefficienti funzioni svolte a monte. Dai risultati di molte ricerche scientifiche sembra ormai certa una correlazione diretta tra la malattia e il ripetersi nel tempo di condizioni di stress psicologico, di ansia e di agitazione.

Diagnosi e percorsi diagnostici

Una dettagliata anamnesi e un accurato esame obiettivo consentono allo specialista di raccogliere informazioni per una diagnosi differenziale e per pianificare ulteriori indagini. Nel caso sorga il sospetto di una malattia infiammatoria cronica intestinale, il dosaggio della calprotectina fecale e un’ecografia con studio delle anse intestinali potrebbero essere i primi passi diagnostici non invasivi.

La diagnosi della sindrome dell’intestino irritabile è una in genere una “diagnosi di esclusione” ed è principalmente clinica. La diagnosi di colite può richiedere esami di laboratorio (emocromo, indici infiammatori), esame coproparassitologico, calprotectina fecale, colonscopia per valutare lo stato della mucosa del colon sia macroscopicamente che microscopicamente, TAC addome, ecografia delle anse intestinali, entero-RMN.

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Diagramma: algoritmo diagnostico per sospetta colite/IBD

Trattamento e prevenzione: approccio integrato

Attualmente non esiste una cura per la malattia di Crohn né per la colite ulcerosa. Le attuali opzioni di trattamento si concentrano sullo smorzamento della risposta immunitaria dell'intestino crasso e sulla riduzione dell'infiammazione. Mesalazina e talvolta cortisone sono il primo approccio per le malattie infiammatorie intestinali; immunosoppressori e farmaci biologici sono da considerarsi in caso di mancato beneficio. Terapie antibiotiche possono essere utilizzate in specifici casi.

Per la sindrome del colon irritabile la terapia prevede: dieta ad alto residuo, fibre, antispastici, procinetici, antidepressivi e ansiolitici, psicoterapia. La dieta rappresenta un punto fondamentale: deve essere varia, equilibrata e soprattutto è fondamentale un apporto adeguato in fibre che deve oscillare tra 25 e 30 grammi al giorno. Nella fasi acute della colite è necessario ridurre/limitare l’assunzione di fibre, di latticini, di cibi piccanti e speziati, di alcolici e bevande gasate; il digiuno per mettere a riposo l'intestino è riservato ai casi più severi.

I probiotici rappresentano un comune denominatore per il benessere intestinale e sono fondamentali come supporto in tutte le forme di colite andando a correggere o prevenire un quadro di disbiosi intestinale. Farmaci antispastici, lassativi osmotici e farmaci antidiarroici sono impiegati per regolarizzare l'alvo e ridurre i dolori addominali.

Ruolo dell'odontoiatra e integrazione delle cure

Grazie alle visite periodiche di controllo l'odontoiatra può intercettare tempestivamente patologie dentali che possono alterare il corretto assorbimento di alimenti. Scopri con il Prof. Filippo Graziani come la parodontite influisce sulla qualità della vita dei pazienti, analizzando aspetti fisici, psicologici e sociali. Scopri come l'igiene orale influisce sulla salute cardiovascolare.

Quando il paziente presenta IBD o disturbi digestivi ricorrenti è opportuno un approccio multidisciplinare che coinvolga gastroenterologo e odontoiatra: monitorare la salute orale, trattare tempestivamente parodontiti e carie, e seguire indicazioni dietetiche e terapeutiche per ridurre l'infiammazione sia orale sia intestinale. Il rapido sviluppo socioeconomico e l'esposizione a fattori di rischio ambientale nell'infanzia potrebbero essere possibili spiegazioni dell'associazione tra IBD e parodontite.

Intervista: specialista spiega il legame tra salute orale e IBD

Consigli pratici

  • Mantenere regolari visite odontoiatriche per intercettare parodontite e carie.
  • Masticare correttamente per favorire la formazione del bolo e l'azione della saliva.
  • Ridurre consumo di zuccheri fermentabili soprattutto durante fasi attive di IBD per limitare carie.
  • Segnalare al dentista la diagnosi di IBD per coordinare terapie e prevenzione orale.
  • Adottare una dieta equilibrata e, se necessario, seguire il piano terapeutico suggerito dal gastroenterologo.
Elemento Impatto sulla salute
Parodontite Associazione con IBD, maggiore infiammazione sistemica e orale
Carie Più frequente in pazienti IBD per alterazioni salivari e dieta
Apparecchio dentale / problemi masticatori Alterano la masticazione e possono favorire disturbi digestivi
Disbiosi orale/intestinale Contribuisce alla patogenesi infiammatoria di IBD e condizioni orali

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