Cefalometria ortodontica: analisi prima e dopo l’espansore palatale

Nei bambini in età di permuta dentaria è prassi consolidata che l'ortodontista effettui un esame cefalometrico (cefalogramma) ai fini diagnostici. Questo esame serve per misurare e valutare le caratteristiche del cranio e viene eseguito partendo dalla teleradiografia del cranio (lastra). La cefalometria (un tracciato in cui si valuta la struttura ossea del bambino, ricavato dalla rx laterale o anche postero-anteriore) è sempre una buona procedura per effettuare una diagnosi veramente corretta e approfondita.

Infatti bisogna valutare l'occlusione in tutte le sue componenti per fare diagnosi e terapia adatte. La diagnosi dipende dagli accertamenti diagnostici. Nel suo caso, a questa domanda può rispondere solo un odontoiatria dopo aver visitato suo figlio. In ogni caso il medico che ha in cura il bambino, se si occupa di ortodonzia, saprà cosa è necessario per lui.

Perché eseguire l’esame cefalometrico prima dell’espansione palatale

Come valutazione iniziale del paziente, alcuni autori suggeriscono di misurare la distanza fra i punti più vicini dei primi molari superiori (ampiezza transpalatale). Uno dei modi per determinare la discrepanza trasversale è quello di determinare la distanza intermolare superiore (la misura fra le fosse centrali dei primi molari decidui/definitivi superiori di destra e sinistra) e la distanza intermolare inferiore (la misura tra le cuspidi distovestibolare dei primi molari decidui/definitivi inferiori di destra e di sinistra).

La valutazione della maturazione delle vertebre cervicali è divisa in sei stadi ed è facilmente valutabile da una singola teleradiografia, usata per stabilire diagnosi e piano di trattamento ortodontico senza ricorrere a valutazioni comparative dei cambiamenti, con una riproducibilità elevata. Secondo questa valutazione gli stadi da CS1 a CS3 corrispondono all'epoca prepuberale ed è proprio in questo periodo che l’espansione produce effetti sia a livello scheletrico che dento-alveolare, che restano significativi anche a fine crescita.

Cos’è l’espansore palatale e quando è indicato

L’espansore palatale è un dispositivo ortodontico utilizzato per allargare il palato o il mascellare superiore. Questo strumento è particolarmente importante nei bambini e negli adolescenti, poiché il palato si modifica e si sviluppa in giovane età. L’espansore palatale è spesso consigliato tra i 7 e i 15 anni, quando le ossa sono ancora in crescita e possono essere modellate con maggiore facilità.

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Si sente spesso parlare di palato stretto (o palato ogivale). Si tratta di una condizione in cui l’arcata superiore è troppo stretta rispetto alla mandibola o rispetto alle dimensioni generali della bocca. Questo può causare una serie di problemi, tra cui difficoltà nella masticazione e un allineamento dentale scorretto. Un palato stretto non trattato può dunque portare a problemi molteplici durante la crescita, rendendo l’intervento ortodontico essenziale.

L’espansore palatale è utilizzato principalmente in caso di: morso crociato o cross-bite; affollamento dentale; problemi respiratori e apnee notturne a causa della limitazione della respirazione nasale, diagnosticati dopo una visita specialistica con l’otorino.

Tipologie di espansori

Esistono diverse tipologie di espansori palatali, ciascuna indicata per specifiche esigenze. Tra le più comuni vi sono gli espansori rimovibili, rapidi, chirurgicamente assistiti e supportati da impianti.

  • Espansore palatale rimovibile: simile a un apparecchio di contenzione, l'espansore palatale rimovibile è realizzato in cromo anziché in acrilico. Viene generalmente raccomandato per casi di lieve espansione del palato.
  • Espansore palatale rapido (RPE/RME): questo tipo di espansore si posiziona sul palato e si ancora ai denti posteriori superiori per garantire stabilità. Un piccolo meccanismo a vite, attivato quotidianamente con un'apposita chiave, esercita una pressione graduale sulle ossa palatine, inducendo l'espansione dell'arcata mascellare.
  • SARPE (espansore palatale rapido chirurgicamente assistito): utilizzato in casi di media o grave entità, o in pazienti adulti con ossa facciali completamente sviluppate.
  • Espansore palatale supportato da impianti: generalmente riservato a adolescenti e adulti, agisce su mini-impianti dentali anziché sui denti.

Meccanismo di azione e protocolli di attivazione

L’espansore palatale è un apparecchio fisso, senza parti visibili all’esterno, che viene cementato ai molari superiori (a quelli da latte quando è possibile). E’ dotato di una vite centrale che, attivata secondo le indicazioni dell’ortodontista (solitamente un giro da 0,25 mm due volte al giorno per 15 giorni), esercita una forza pari a circa 10kg che divarica la sutura palatina e così facendo allarga il diametro trasverso del palato.

La divaricazione della sutura palatale è un risultato che si ottiene in breve tempo: nella maggior parte dei casi bastano circa 15 giorni per raggiungere l’obiettivo desiderato. L’espansore rapido palatale (ERP) viene applicato sul palato duro per un periodo variabile tra i 3 e i 9 mesi. Durante la fase attiva, il paziente viene controllato dall’ortodontista ogni 7-14 giorni. Generalmente l’attivazione dura poche settimane, mentre l’espansore sarà mantenuto per almeno 6 mesi.

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La gestione clinica dell’espansore mascellare secondo Haas prevede l’esecuzione alla poltrona di un giro di vite completo dopo la cementazione (un quarto di giro ogni cinque minuti) e l’esecuzione di un quarto di giro al mattino e uno alla sera nei giorni seguenti fino a ottenere una corretta ampiezza palatale con controlli periodici del paziente dopo 7, 10, 14, 18 e 21 giorni. Ad espansione avvenuta il protocollo prevede di bloccare la vite centrale di espansione con una legatura per evitare che questa torni indietro.

Schema attivazione vite espansore palatale

Indicatori cefalometrici e valutazione prima/dopo

Questo esame serve per misurare e valutare le caratteristiche del cranio e viene eseguito partendo dalla teleradiografia del cranio (lastra). La cefalometria aiuta a valutare la posizione delle basi mascellari, la relazione sagittale e trasversale fra mascellare superiore e mandibola e la maturazione scheletrica del paziente.

I segni di avvenuta espansione sono clinici e radiografici. Il segno clinico consiste nella formazione o nell’accentuazione dello spazio presente tra i due incisivi centrali superiori (diastema interincisivo), che tenderà nel tempo a richiudersi per trazione delle fibre transettali. Dopo la fase di espansione, il dentista monitora i risultati ottenuti.

L’espansione determina l’apertura della sutura mediana a triangolo, con la base nel distretto interincisivo, sia sul piano frontale che su quello orizzontale, quindi l’azione è massima nel settore anteriore dell’arcata e più ridotta a livello molare. L’espansione rapida è più efficace nella regione anteriore rispetto alla posteriore poichè la resistenza maggiore all’espansione è da imputarsi alle suture perimaxillari in special modo a quelle dello sfenoide e lo zigomatico.

Risultati attesi: prima e dopo

Prima del trattamento, i pazienti potrebbero presentare un palato stretto, problemi associati come affollamento dentale e difficoltà respiratorie. Dopo il trattamento, si osserva un miglioramento nell’allineamento dentale, una maggiore capacità respiratoria e un miglioramento generale della funzionalità masticatoria.

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L’obiettivo dell’espansione palatale è principalmente funzionale: creare più spazio per i denti, migliorare l’occlusione e favorire uno sviluppo armonico del volto. Clinicamente ne conseguirà un incremento della lunghezza totale dell’arcata, fornendo così spazio per l’allineamento dentale. L’utilizzo appropriato dell’espansione palatale può, in alcuni casi, evitare l’estrazione di denti, l'inclusione dentale o l'eccessiva inclinazione dei denti.

Confronto modelli dentali prima e dopo espansione

Quando l’espansione non è sufficiente da sola

Ancor più importante è però cercare le cause di un palato stretto, e il più delle volte c'è alla base di questa malocclusione una disfunzione linguale che va individuata e trattata. Queste, assieme alla logopedia miofunzionale, correggono contemporaneamente anche la postura linguale, cioè si occupano anche della causa oltre che espandere. Questo un espansore meccanico non la fa.

Se l’anomalia trasversale è associata a problematiche sagittali complesse, o se la sutura è sinostotica per maturità scheletrica avanzata, può essere necessario ricorrere a protocolli chirurgici o a espansori assistiti da impianti (SARPE o espansore supportato da impianti). Non è possibile eseguire un’espansione rapida del palato, se non con assistenza chirurgica, quando la sinostosi delle suture è stata completata.

Complicanze, igiene e gestione durante il trattamento

L’espansore palatale è un apparecchio generalmente sicuro ed efficace, ma l’utilizzo di apparecchi ortodontici può comportare un accumulo di residui alimentari, che, se non rimossi accuratamente, possono favorire la formazione di placca e carie, nonché infiammazioni e infezioni a livello della sede di installazione del dispositivo ortodontico. Tenere ben pulito l’espansore palatale è essenziale per un cavo orale in salute e per scongiurare il rischio di infezioni e infiammazioni come mucositi o decubito.

Durante il trattamento con l’espansore è consigliabile evitare cibi duri e appiccicosi che potrebbero danneggiare il dispositivo o causare disagi. Preferire alimenti morbidi come purè, yogurt, zuppe e frullati può rendere l’adattamento più confortevole. Mantenere una buona igiene orale è fondamentale. Spazzolare accuratamente denti e dispositivo con uno spazzolino a setole morbide aiuta a prevenire l’accumulo di placca e residui di cibo.

Il collutorio GUM® ORTHO® è una scelta particolarmente indicata per migliorare il periodo in cui si indossa l'espansore palatale. Utilizzando dai 10 ai 15 ml due/tre volte al giorno per 30 secondi, eviterai altri problemi gengivali. Lo spazzolino GUM® PRO SENSITIVE è stato progettato in ogni dettaglio per aiutarti a prenderti cura di denti e gengive sensibili.

Tempistica e follow-up

L’età migliore per espandere il palato è all’incirca intorno agli 8 anni, quando la sutura palatale è ancora “aperta” e malleabile. L’espansore del palato va mantenuto cementato per 6/9 mesi. La letteratura scientifica dà il via libera all’utilizzo dell’espansore del palato all’incirca fino ai 16 anni, anche se in questi casi è fondamentale valutare la maturità scheletrica del paziente.

L’efficacia dell’espansione è massima se eseguita il prima possibile, in età prepuberale. Il fattore “tempo” riveste un ruolo fondamentale al fine di migliorare l’efficacia e l’efficienza dell’espansione, contribuendo al risultato finale del trattamento. Iniziare a lavorare sui pazienti in crescita, quando ancora non hanno raggiunto la fase di maturità scheletrica, permette all’ortodontista di modificare la condizione occlusale dei bambini.

Ruolo dell’équipe multidisciplinare

Ancora più importante è però cercare le cause di un palato stretto, e il più delle volte c'è alla base di questa malocclusione una disfunzione linguale che va individuata e trattata. Queste, assieme alla logopedia miofunzionale, correggono contemporaneamente anche la postura linguale, cioè si occupano anche della causa oltre che espandere. L’ortodontista determina l'opportunità dell'utilizzo dell'espansore nell'ambito di un piano di trattamenti personalizzati, considerando l'età, la maturità scheletrica e il sesso del paziente.

Intervento e attivazione espansore palatale: spiegazione per i genitori

Esempi clinici e evidenze

L’espansione mascellare precoce con espansore tipo Haas ancorato su denti decidui è una procedura efficace ed efficiente per indurre l’auto-correzione del morso crociato anteriore nella prima dentizione mista senza la necessità di un bite-plane, senza nessun coinvolgimento dei denti permanenti e senza necessità di compliance da parte del paziente. Tale forma dell’apparecchio è stata dimostrata dalla letteratura essere molto efficiente, in quanto l’ancoraggio del RPE sui molari decidui permette la riduzione del danno parodontale, la perdita dell’attacco, la demineralizzazione e il riassorbimento radicolare esterno dei molari permanenti.

In alcuni casi, l’espansore rapido del palato permette di migliorare la posizione dei primi molari permanenti, di indurre un riposizionamento mandibolare in senso anteriore in caso di II classe scheletrica e posteriore in caso di III classe scheletrica. L’uso della espansione del palato deve essere presa in considerazione non solo nei deficit trasversali dei settori posteriori ma anche nei casi in cui è presente mancanza di spazio nel settore anteriore del mascellare superiore dove gli incisivi presentano affollamento e rotazioni.

Fase Obiettivo Durata tipica
Valutazione cefalometrica Diagnosi e piano di trattamento 1 visita + rx
Attivazione Divaricare la sutura palatina Settimane (es. 2-4)
Mantenimento Consolidazione scheletrica 6-9 mesi
Follow-up ortodontico Allineamento dentale e rifinitura Varie (mesi-anni)

Sei appena tornato dal dentista con il tuo bambino. E per la prima volta hai sentito nominare l’espansore del palato, uno degli apparecchi più usati nella routine di pratica clinica dell’ortodonzia. L’espansore del palato, come dice il nome stesso, viene impiegato in tutte quelle situazioni per cui è necessario allargare il palato perché è stretto. Per farlo questo apparecchio agisce sulla sutura palatina mediana, ossia la sutura che si trova in mezzo al palato, e che unisce le due metà ossee da cui quest’osso è composto.

Non è un dogma assoluto che ogni caso debba iniziare con la cefalometria: tuttavia alle volte il problema è talmente evidente che un ortodontista esperto può già impostare una terapia sin da subito. L’apparecchio d’elezione per tale scopo prende il nome di espansore rapido o diastasatore o disgiuntore del palato. La sua azione è molto efficace in età evolutiva, prima che termini la pubertà quando la sutura medio palatina non è ancora ossificata.

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