
L’articolo affronta l’importanza dell’inclinazione del piano occlusale (PO) nel contesto della protesi, dell’ortodonzia e della riabilitazione estetico-funzionale, focalizzandosi sull’open bite in pazienti in crescita e sulle metodiche cefalometriche per determinarne la corretta inclinazione. Il valore medio dell’inclinazione del PO è di 12,87° rispetto al piano asse-orbitale; in protesi si usa comunemente un PO tra 8° e 12°, ma la determinazione corretta tiene conto del tragitto condilare, perché un tragitto condilare più ripido richiede PO più inclinato e viceversa.
Piani inclinati occlusali non corretti possono provocare interferenze occlusali in lateralità o protrusiva: un PO piatto interferisce nei settori anteriori, mentre un PO troppo inclinato crea interferenze nei settori posteriori. Un’inclinazione adeguata del PO facilita anche la stabilizzazione delle protesi mobili. Il PO è definito dall’unione del margine incisivo inferiore del centrale con la cuspide disto-vestibolare del sesto; i denti racchiusi tra questi elementi devono avere una distanza corretta dal PO, condizionando la curva di Spee. Il tracciato cefalometrico aiuta a definire la corretta inclinazione del PO.
Il sistema corporeo è soggetto a adattamenti geometrici e strutturali: con l’età si accentua la cifosi dorsale e la lordosi cervicale, portando a una postura del capo avanzata e a una scivolamento anteriore della mandibola. Test della Kinesiologia Applicata hanno evidenziato una corrispondenza tra la reattività di muscoli del bacino e tronco e specifici elementi dentali, confermando che uno squilibrio o un’asimmetria della bocca si traduce in uno squilibrio posturale. Il PO è un elemento dinamico in dialogo costante con la colonna vertebrale e i muscoli posturali.
Prima dei 6 anni lo schema motorio è poco strutturato e il PO è piatto. Nella fase di transizione, il bambino sviluppa un pattern masticatorio evoluto, durante il periodo di permuta dei denti, con frequente bruxismo infantile. Il PO si usura gradualmente per adeguarsi alla fisiologica perdita di verticalità dell’elicoide posturale generale. Il PO è dinamico e dialoga con la colonna vertebrale e i muscoli posturali.
Nel corpus di studi sistematici sull’AOB (open bite) in crescita, l’eziologia è multifattoriale: abitudini viziate, parametri di crescita sfavorevoli, adenoidi ed esposizione di respirazione orale, deglutizione atipica e ipertonie muscolari. La revisione evidenzia che la crescita dei mascellari continua durante la pubertà e che l’identificazione precoce delle cause è cruciale per evitare terapie complesse in futuro. L’open bite anteriore è definito come una incompetenza verticale tra le arcate dettata da malposizioni dentali e/o scheletriche, spesso multifattoriali.
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Lo studio cefalometrico è fondamentale per valutare l’inclinazione degli incisivi e la loro relazione con i piani craniofacciali. L’angolo spino-incisale (tra asse lungo dell’incisivo superiore e piano bi-spinale PNS-ANS) ha norma circa 110° ± 5°. Questi valori guidano le decisioni sull’estrazione e sull’ancoraggio, e indicano l’opportunità o meno di decompensazioni incisali nell’ottica di un trattamento ortodontico-chirurgico o protesico.
La valutazione estetica comprende l’armonia tra scheletro e tessuti molli. Studi sull’inclinazione labio-linguale e sulla posizione antero-posteriore degli incisivi mostrano che lievi spostamenti possono migliorare o compromettere il profilo in sorriso. L’equilibrio tra torque degli incisivi e la loro posizione sagittale è cruciale per l’estetica profilometrica. La spina nasale anteriore viene proposta come nuovo riferimento sagittale per posizionare gli incisivi superiori in modo ottimale.
Le strategie di trattamento si distinguono in terapia funzionale intercettiva e terapia meccanica estrattiva. Esempi:
Studi complessi utilizzano CBCT e analisi 3D per valutare segnali scheletrici, dentali e dei tessuti molli, integrando Landmark e sistemi MPR. L’analisi comprende componenti scheletrica, dentale e dei tessuti molli, con valutazioni angolari e lineari. L’obiettivo è definire correttamente la posizione degli incisivi superiori rispetto alla spina nasale anteriore, come riferimento sagittale scelto per migliorare la pianificazione ortodontico-chirurgica e implantologica.
La gestione del piano di trattamento dipende dal tipo di disgnazia, dall’armonia finale desiderata e dalla necessità di estrazioni. Nelle seconde classi I divisione, la correzione degli incisivi superiori richiede spesso movimenti palatali minimi senza estrazioni; in presenza di affollamenti, possono essere necessarie estrazioni dei primi premolari. Nelle seconde classi II divisione, la terapia pre-chirurgica trasforma la II in I divisione con vestibolarizzazione degli incisivi superiori e intrusione/vestibolarizzazione di quelli inferiori fino a 90° rispetto al piano mandibolare. L’analisi cefalometrica tridimensionale consente confronti tra campioni e supporta una gestione più personalizzata della prognosi, includendo anche le considerazioni estetiche e funzionali finali.
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Una paziente di 21 anni, trattata in dentatura mista in precedenza, presenta disallineamento incisale superiore e difficoltà nel chiudere correttamente i denti anteriori. Il piano di trattamento ha previsto: livellamento delle arcate, estrusione controllata degli incisivi anteriori, rifinitura occlusale e miglioramento dei rapporti occlusali, senza iniziali estrazioni né uso di ancoraggi scheletrici. Controllo iniziale e follow-up hanno evidenziato una correzione del morso aperto e una migliore esposizione incisale, con contenzioni in corso e possibilità di recontouring gengivale futuro. Il caso illustra come la complessità delle decisioni non produca una soluzione unica, ma dipenda da obiettivi funzionali, estetici e biomeccanici specifici del paziente.
La chiave per trattare l’open bite è una diagnosi multidimensionale che integri occlusione, postura, estetica e funzionalità neuromuscolare. La cefalometria, inclusa l’analisi 3D, fornisce parametri essenziali per definire l’inclinazione ottimale del PO, la sua relazione con la curva di Spee e l’armonia facciale. La spina nasale anteriore emerge come punto di riferimento cruciale per posizionare sagittalmente gli incisivi superiori, facilitando la pianificazione ortodontica pre-chirurgica e implantologica. Le strategie di trattamento in crescita combinano approcci funzionali intercettivi e meccanici estrattivi, adattandoli al profilo estetico desiderato e allo sviluppo scheletrico del soggetto.
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