
Le impronte dentali sono fondamentali per ottenere una replica esatta della struttura orale di un paziente. L’impronta dentale è in pratica la fedele riproduzione delle nostre arcate dentali (o anche di una soltanto). Cos’è e a cosa serve un’impronta dentale? Si tratta di una riproduzione fedele e scrupolosa di una soltanto, o di entrambe le arcate dentarie.
Dalla qualità di queste impronte dentali - adesso vedremo in che cosa consistono e come si ottengono - dipendono i risultati degli interventi di implantologia, così come quelli relativi alla costruzione degli apparecchi dentali. L’impronta dentale è una procedura che pratichiamo ogni giorno nella nostra clinica.
Saperle prendere correttamente è questione di tecnica, manualità e grande precisione: un passaggio essenziale affinché la protesi possa avere una buona riuscita. Dall’attenzione e dall’accuratezza con cui vengono rilevate le impronte, dipende infatti la precisione di qualunque tipo di lavoro protesico e ortodontico.
Con questo modello il medico potrà realmente ‘vedere’ la completa arcata dentale del paziente: una riproduzione fedele che servirà a studiare e calibrare le migliori soluzioni. Un’impronta precisa, permette di ottenere un rilevamento dei margini gengivali e della forma dei denti ottimali ed è la base da cui partire per ottenere corone, ponti o apparecchi ortodontici che aderiscano perfettamente.
L’esattezza e la durata del lavoro nel tempo, di tutti i lavori protesici e ortodontici sopra descritti, dipendono in gran parte dalla precisione e dalla cura con cui sono state prese le impronte. Per rilevare un’impronta serve una grande professionalità, inoltre occorre impiegare materiali di qualità.
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Le impronte dentarie possono essere utilizzate a scopo diagnostico o progettuale e in tutti gli ambiti odontoiatrici. L’obiettivo principale è che il lavoro protesico sia allineato con la situazione attuale e il morso.
E’ importante verificare, prima di prendere l’impronta, che le gengive siano sane (un elemento che potrà assicurare l’affidabilità e veridicità dell’impronta stessa). La cosa migliore da fare sarà effettuare corrette operazioni di controllo, ricorrendo a indagini di tipo radiologico che anticiperanno la presa del calco.
Prima di tutto bisogna accertarsi che i tessuti gengivali siano perfettamente sani, altrimenti l’affidabilità dell’impronta sarà compromessa. È molto importante che il dentista esamini l’impronta dentale prima di inviarla al laboratorio odontotecnico.
Come si ottiene il calco e quali materiali vengono impiegati? Per comprendere come ottenere il calco si dovrà innanzitutto fare mente locale su quello che può essere indicato come il metodo classico e sui materiali più utilizzati allo scopo. Di solito, per fare le impronte dentali si utilizzano degli appositi supporti metallici o in materiale plastico, detti cucchiai portaimpronte.
Si utilizza un supporto che riproduce la forma di un’arcata grossolana, il quale viene riempito con una pasta morbida ad hoc. I principali materiali utilizzati per il rilevamento delle impronte sono solitamente due: l’alginato o il silicone.
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Quella rosa è l’alginato, la cui caratteristica è quella di indurirsi velocemente, ma c’è anche il silicone (esso consente di ottenere una maggiore precisione, bisogna però ricordare che il prezzo sale). Per la preparazione dell’alginato, che si presenta in polvere, si richiede la miscelatura con acqua e la lavorazione con una spatola.
Nel rilevamento tradizionale è possibile che servano fino a 3, 4 minuti ad arcata. In base al materiale impiegato, è necessario attendere da 4 a 6 minuti, fino a quando la pasta sarà solidificata.
Quando sono richiesti lavori protesici con esigenze estetiche elevate, è molto importante ottenere impronte dentali che riproducano alla perfezione non solo forma e posizione dei denti, ma anche forma e posizione dei tessuti molli. In queste evenienze, è impiegata una procedura nota come “tecnica a doppia impronta”, così chiamata perché prevede proprio una doppia rilevazione delle impronte dentali.
Il primo passaggio consiste nel rilevare la prima impronta usando una pasta morbida sulla quale viene stesa una pellicola trasparente; questa pellicola serve per riservare alla seconda impronta lo spazio occupato dalla pasta. In seguito, il dentista rimuove la pellicola trasparente e con una siringa particolare riempie di nuovo il cucchiaio da impronta con un materiale piuttosto fluido, senza rimuovere la pasta precedente, già indurita.
Le impronte dentali possono essere acquisite principalmente in due modi: impronte tradizionali analogiche e impronte digitali rilevate con scansioni intraorali. Grazie alle nuove impronte dentali digitalizzate, si riesce a ridurre al minimo la permanenza del paziente sulla poltrona odontoiatrica, oltre a ottenere un maggior livello di precisione.
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Il dentista tiene lo scanner intraorale e lo passa delicatamente sopra ogni dente e lungo le gengive, seguendo l’intera arcata dentale. Le immagini raccolte vengono poi elaborate da un software avanzato che utilizza algoritmi specifici per creare un modello tridimensionale preciso della bocca del paziente.
Lo scanner intraorale si configura come un manipolo alla cui estremità è situato il lettore ottico che consente di rilevare i tessuti. Il dentista fa passare lo scanner sull’arcata interessata o su una sua sezione; viene generata un’immagine virtuale visibile sul monitor di un computer, in modo che il professionista possa accertare in tempo reale l’esattezza del modello.
L’acquisizione dell’immagine digitale varia in base dalla porzione di denti da scansionare, ma dura comunque poco, anche meno di un minuto. La registrazione 3D scansionata viene inviata digitalmente al laboratorio odontotecnico.
L’utilità dell’impronta dentale digitale non è solo per il paziente, ma anche per l’odontoiatra, perché gli scanner intra orali di nuovissima generazione hanno raggiunto livelli di precisione impensabili fino a poco tempo fa, superando considerevolmente i risultati che si possono ottenere con le tecniche tradizionali.
Quanto tempo ci vuole per fare l’impronta dei denti? I tempi complessivi dipendono dalla tecnica utilizzata. L’acquisizione dell’immagine digitale varia in base dalla porzione di denti da scansionare, ma dura comunque poco, anche meno di un minuto.
Nei minuti durante i quali il supporto si trova su una delle due arcate del paziente, l’alginato si solidifica. Quando la pasta è asciutta e addensata al punto giusto, il supporto viene rimosso dall’arcata e il paziente si può finalmente sciacquare la bocca.
| Fase | Metodo tradizionale | Metodo digitale |
|---|---|---|
| Preparazione | Scelta cucchiaio e miscelazione alginato/silicone | Avvio scanner e calibrazione |
| Rilevazione | 3-6 minuti per arcata | Anche meno di un minuto per sezione |
| Modello | Colata in gesso o resina e indurimento | Modello 3D immediato, invio al laboratorio |
Prendere un’impronta dentale non comporta alcun fastidio di per sé. Tuttavia, ogni paziente possiede una diversa sensibilità. In alcuni casi, possono insorgere almeno tre problemi: Fastidio dovuto al sapore e all’odore del materiale molle. Fastidio dovuto ai tempi di permanenza. Senso di vomito e soffocamento.
Perché la presa delle impronte può causare conati di vomito? Si tratta di una reazione legata alla sensibilità individuale ma è anche un meccanismo di difesa messo in atto dal proprio organismo, quando percepisce la presenza di un corpo estraneo e fastidioso. Inoltre, c’è anche una ragione collaterale.
Un’alternativa validissima: le impronte dentali digitali. Con questo metodo, la procedura è più semplice e veloce e non comporta alcun disagio per i pazienti.
Affinché possa dirsi corretta e di supporto nella creazione di impianti dentali e protesi, che poi vengono applicati negli studi di specialisti come Dentisti Croazia, l’impronta non deve presentare bolle o strappi. Una protesi imprecisa, infatti, potrebbe a lungo andare causare malattie parodontali o rovinare le gengive.
Rilevare un’impronta senza difetti è molto difficile; per questo motivo l’esperienza dell’operatore è fondamentale. È molto importante che il dentista esamini l’impronta dentale prima di inviarla al laboratorio odontotecnico.
Il modello può essere ottenuto in via digitale oppure si può realizzare un calco in gesso. Le misurazioni rilevate dallo scanner, vengono inviate immediatamente in laboratorio attraverso un computer, in modo che l’odontotecnico possa subito riceverle e mettersi al lavoro.
Dopo aver preparato i denti, la mascella viene scansionata, una per una e infine il morso. La registrazione 3D scansionata viene inviata digitalmente al laboratorio odontotecnico.
Prendere un’impronta dentale non comporta alcun fastidio di per sé. Può capitare, per fortuna raramente, che durante la presa delle impronte il paziente presenti sensazione di nausea o veri e propri conati di vomito.
Il costo di un lavoro di rilevazione delle impronte dentali può essere parecchio variabile in base, per esempio, al tipo di trattamento, allo studio dentistico al quale ci si rivolge. Non esistono invece sensibili differenze di costo tra impronta dentale e impronta dentale digitale.
Dopo aver provato la misura del portaimpronte si prepara il materiale, nel video alginato di sodio, il più comune per le prime impronte in ortodonzia dalle quali si ricavano i modelli di studio. Si mescola la polvere con l’acqua in proporzioni precise.
Il primo consiglio è di respirare dal naso con respiri lenti e profondi. Pensa ad altro, e un minuto passa subito. L’impronta dell’arcata superiore è più fastidiosa perché può provocare il riflesso del vomito. Per l’impronta superiore non chiudere la bocca.
Le informazioni sono poi trasferite a un software, che le elabora consentendo la realizzazione di un calco perfettamente rispondente alla propria arcata dentale. Con questo metodo, la procedura è più semplice e veloce e non comporta alcun disagio per i pazienti.
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