Implantologia dentale e parodontite (piorrea): fattibilità, protocolli e rischi

Ci sono persone che, dopo aver perso dei denti per colpa della parodontite, rinunciano a pensare che si possa tornare a masticare bene o a sorridere come prima. In realtà, con l’implantologia questo è possibile: serve solo che la malattia sia tenuta sotto controllo e che il piano di cura venga seguito passo dopo passo insieme al team odontoiatrico.

Cos’è la parodontite e quanto è diffusa

La parodontite (piorrea) è una malattia infiammatoria cronica che colpisce i tessuti di supporto dei denti: gengiva, legamento parodontale e osso alveolare. In Italia interessa circa il 60% della popolazione adulta, con forme gravi fino al 14% dei pazienti. Se non trattata, porta progressivamente alla mobilità e alla perdita dei denti.

La relazione tra parodontite e implantologia

La parodontite non esclude l’implantologia: ciò che conta è riportare la malattia sotto controllo e seguire un percorso personalizzato. Con le giuste valutazioni, è possibile tornare a masticare e sorridere con sicurezza. L’implantologia può essere eseguita anche in pazienti con storia di parodontite, a precise condizioni cliniche. Questi soggetti hanno un rischio più elevato di sviluppare perimplantite, un’infiammazione che colpisce i tessuti intorno all’impianto e che può comprometterne la stabilità.

Quando è possibile mettere impianti: criteri di fattibilità

  • Si può eseguire l’implantologia a patto che la malattia parodontale sia stata curata e sia sotto controllo.
  • Fare impianti dentali con piorrea è possibile, ma a due condizioni precise: che la parodontite sia stata stabilizzata prima dell’intervento, e che il volume osseo residuo sia sufficiente oppure ricostruibile.
  • La risposta non è semplice “sì” o “no”, ma dipende da diversi fattori che vanno valutati caso per caso.
  • La piorrea di per sé non è una controindicazione.

Valutazione diagnostica e pianificazione

Prima di pianificare un intervento implantare in un paziente con storia di parodontite grave, è indispensabile effettuare una diagnosi completa e approfondita. Il primo passo è la visita parodontale con sondaggio delle tasche. La CBCT è particolarmente utile perché permette di vedere l’osso in tre dimensioni e di pianificare con precisione il posizionamento degli impianti, minimizzando i margini di errore.

La diagnosi della piorrea è effettuata dagli specialisti grazie all’anamnesi, un esame generale della bocca del paziente e radiografie. Utili al fine di una diagnosi certa della parodontite sono le sonde parodontali, strumenti utilizzati per verificare la presenza di tasche nei tessuti parodontali. Con gli esami radiografici invece si ottengono importanti informazioni utili al fine di individuare la terapia più corretta per il paziente.

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immagine TAC Cone Beam per pianificazione implantare

Fasi del trattamento prima dell’implantologia

La terapia causale consiste in un trattamento di igiene dentale professionale atto a rimuovere placca batterica e tartaro sopra e sottogengivale. Questa è la fase di trattamento non chirurgico della parodontite. Istruzioni personalizzate di igiene orale domiciliare e sedute di igiene professionale con rimozione di placca e tartaro sopragengivale fino al raggiungimento dell’indice di placca <15%.

Importante: se sono presenti infezioni acute, come ascessi parodontali, queste devono essere gestite immediatamente. Nei casi critici, per eliminare le sacche batteriche che sono causa della parodontite è necessario accompagnare la terapia causale ad un intervento chirurgico.

La rivalutazione parodontale avviene dopo alcune settimane (in genere 6-8 settimane). Si verifica se la terapia causale ha ottenuto i risultati sperati. Se la situazione è stabile e i parametri clinici sono migliorati in modo significativo, si può procedere alla fase successiva.

Opzioni chirurgiche e strategie implantari

La decisione finale dipende dalla quantità e qualità ossea rilevata alla TAC Cone Beam e dalla collaborazione del paziente nella fase post-chirurgica. In alcuni casi, quando la perdita ossea è significativa e si prevede di inserire impianti in quella zona, possono essere necessari interventi di rigenerazione ossea guidata (GBR) o innesti ossei per ricreare volume sufficiente. La rigenerazione ossea guidata e l’innesto osseo aggiungono volume dove serve, con un’attesa di alcuni mesi prima dell’inserimento degli impianti.

Esistono soluzioni che sfruttano zone anatomiche dove l’osso si conserva anche in presenza di atrofia importante: impianti inclinati, impianti corti, impianti zigomatici e impianti pterigoidei. Queste tecniche evitano o riducono la necessità dell’innesto e, in casi selezionati, permettono di accorciare il percorso. Nell’arcata superiore posteriore si ricorre al rialzo del seno mascellare. È la via più diffusa, e allunga i tempi complessivi.

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schematica rigenerazione ossea guidata (GBR)

Impianti in bocche con denti ancora presenti e parodontite attiva

Quando sono presenti denti naturali con parodontite attiva, è indispensabile trattare e stabilizzare prima la malattia. Le fasi principali comprendono: terapia parodontale causale con rimozione di tartaro sopra e sotto gengivale, valutazione radiografica con TAC Cone Beam per analizzare quantità e qualità ossea, pianificazione digitale dell’inserimento implantare mediante scanner intraorale delle arcate.

Impianti in bocche completamente edentule per perdita dovuta a parodontite

Nei pazienti che hanno perso tutti i denti a causa della parodontite è possibile pianificare una riabilitazione implantare completa. In questi casi: non ci sono più focolai attivi di infezione, si può valutare la tecnica a carico immediato (implantologia in 24 ore) e spesso vengono utilizzati impianti inclinati per sfruttare al meglio l’osso residuo.

In alcuni casi è possibile procedere direttamente con il carico immediato della protesi fissa, consentendo al paziente di recuperare tutte le funzioni estetiche e masticatorie nell’arco di una sola giornata. Tuttavia è bene sottolineare che il risultato può dipendere da due fattori fondamentali: competenza ed esperienza clinica dell’odontoiatra e attenzione e cura del paziente.

impianti inclinati per arcata edentula

Quali impianti scegliere nei pazienti parodontopatici

Nei pazienti con parodontite si preferiscono soluzioni implantari specifiche: impianti con superfici trattate per favorire un’osteointegrazione rapida, impianti con connessione conometrica per limitare microinfiltrazioni batteriche, impianti corti o inclinati nei casi di osso ridotto, così da ridurre la necessità di innesti ossei.

Rischi, complicanze e tasso di successo

Con protocolli clinici adeguati è possibile ottenere un tasso di successo superiore al 90% anche nei pazienti parodontopatici. I principali rischi rimangono: peri-implantite, che può compromettere la stabilità dell’impianto; perdita progressiva di osso peri-implantare; complicanze più frequenti nei fumatori o nei pazienti non collaboranti.

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Studi scientifici condotti su un test di 1500 persone a cui erano stati applicati in totale oltre 6200 impianti, rivelano la presenza di perimplantite in circa il 19% dei casi. Ricerche scientifiche dimostrano che la composizione della placca batterica associata alla perimplantite è molto simile a quella presente in pazienti ammalati di parodontite.

grafico rischio perimplantite vs storia di parodontite

Il ruolo cruciale del mantenimento

Il mantenimento è la fase determinante per il successo a lungo termine. Un paziente con impianti e storia di parodontite deve seguire un programma di richiami periodici ogni 3-6 mesi, sottoporsi a sedute di igiene orale professionale ed effettuare controlli clinici e radiografici regolari. Senza un programma di mantenimento periodico l’infezione si ripresenta, ed è proprio la recidiva non la malattia iniziale a compromettere gli impianti inseriti in seguito.

L’igienista dentale visita ogni 2, 3 o massimo 4 mesi il paziente a seconda del caso clinico. In tali occasioni si misurano l’indice di placca, le tasche parodontali e l’indice di sanguinamento. Successivamente si rivede l’utilizzo degli strumenti di igiene domiciliare personalizzati e si rimuovono i depositi di placca e tartaro.

Fattori di rischio modificabili

  • Fumo: il fumo aumenta notevolmente il rischio di perdita ossea e di peri-implantite; i fumatori hanno tassi di insuccesso implantare da 2 a 4 volte più alti rispetto ai non fumatori.
  • Diabete non compensato: rallenta i processi di guarigione e aumenta il rischio di infezioni; un diabete ben controllato non rappresenta una controindicazione ma richiede attenzione.
  • Igiene domiciliare e adesione al mantenimento: senza controlli regolari anche l’impianto meglio posizionato può andare incontro a complicanze.
infografica fattori di rischio per implantologia

Protocolli e competenze: perché affidarsi a specialisti

Un trattamento implantare in presenza di parodontite richiede protocolli accurati e personalizzati. Grazie a un approccio multidisciplinare e a controlli costanti, è possibile ottenere riabilitazioni stabili e sicure anche in pazienti parodontopatici. Le linee guida del Ministero della Salute italiano e delle principali società scientifiche in ambito parodontale e implantare confermano che i pazienti con parodontite possono essere trattati con successo con gli impianti, a condizione che la malattia sia sotto controllo.

La scrupolosità e la conoscenza in materia del clinico sono fondamentali per la buona riuscita di questo delicato intervento, motivo per cui vi consigliamo di rivolgervi solo a centri rinomati per le competenze in materia parodontale e di implantologia.

Domande frequenti (FAQ)

  1. Chi ha avuto la parodontite può mettere gli impianti dentali? Sì, ma solo dopo aver controllato l’infezione e con un protocollo personalizzato.
  2. Quali sono i rischi di mettere impianti con una storia di piorrea? Il rischio maggiore è lo sviluppo di peri-implantite. Serve monitoraggio costante.
  3. Gli impianti possono fallire nei pazienti parodontopatici? Sì, se non viene seguito un programma di mantenimento adeguato.
  4. Che tipo di impianti si usano nei pazienti con osso compromesso? Impianti corti, inclinati o con superfici trattate, in base alla TAC.
  5. Quanto deve durare la fase di mantenimento? Il mantenimento è permanente: servono controlli e sedute di igiene ogni 3-6 mesi per tutta la vita dell’impianto.
  6. Il fumo influisce sul successo? Sì, il fumo aumenta notevolmente il rischio di perdita ossea e di peri-implantite.
  7. La parodontite può tornare anche dopo aver messo impianti? La malattia può recidivare nei tessuti naturali residui se non viene controllata con igiene e richiami regolari.
  8. È necessaria la TAC Cone Beam? Sì, è fondamentale per valutare quantità e qualità dell’osso residuo e pianificare la posizione degli impianti.
video spiegazione percorso implantologico in pazienti parodontopatici

Considerazioni finali pratiche

Se hai perso denti a causa della parodontite o temi complicanze, l’implantologia può essere una soluzione, ma solo seguendo protocolli mirati e controlli regolari. Affrontare il problema tempestivamente ti aiuta a ritrovare stabilità funzionale e benessere orale duraturo. Con una diagnosi corretta, un piano terapeutico su misura e una buona collaborazione tra paziente e dentista, l’inserimento degli impianti è assolutamente possibile e sicuro.

Se stai considerando gli impianti dentali e hai una storia di parodontite grave, prenota una visita di valutazione presso uno Studio specializzato per una valutazione personalizzata.

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