Massaggio e cura della pelle dopo mastectomia ed espansore seno: guida completa per una ripresa serena

Le terapie non farmacologiche, inclusa la massoterapia, offrono un approccio olistico per gestire questi sintomi. Alla fine, gli esperti hanno selezionato 26 documenti per un totale di 1522 partecipanti. L’aggiunta dell’ecografia alla mammografia riduce l’incidenza cumulativa del carcinoma mammario in stadio avanzato nelle donne tra 40 e 49 anni. L’indice nutrizionale prognostico, PNI, e il punteggio CONUT, Controlling Nutritional Status, si confermano potenziali indicatori prognostici nel carcinoma mammario. L’indice nutrizionale prognostico, PNI, e il punteggio CONUT, Controlling Nutritional Status, si confermano potenziali indicatori prognostici nel carcinoma mammario.

Il drenaggio è un dispositivo che consente la fuoriuscita di fluidi contenuti all’interno dei tessuti in seguito ad un intervento chirurgico. Il drenaggio Jackson Pratt è ancorato con un punto di sutura alla cute, è costituito da un tubo collegato ad un contenitore a palloncino in grado di effettuare una blanda aspirazione. Procedere alla sostituzione del sacchetto di raccolta solo in caso di malfunzionamento. I sacchetti di raccolta vengono forniti dall’ospedale, non reperibili esternamente; qualora fossero terminati svuotare il contenuto all’interno di un recipiente da cucina graduato e proseguire quotidianamente con le rilevazioni. Il liquido siero-ematico si raccolga nella sede dell’intervento provocando un rigonfiamento della cute e inumidisca eccessivamente la medicazione. Il punto di sutura, che ancora il tubo del drenaggio alla cute, ceda provocando una rimozione involontaria del dispositivo.

Massaggia la cicatrice. Prenderti cura della cicatrice significa anche massaggiarla: questo la renderà più elastica ed eviterà aderenze di muscoli e tessuti. Prima si fa, migliori saranno i risultati. Tuttavia ci sono alcune semplici regole da seguire. Per esempio, non è consigliabile massaggiare la cicatrice subito dopo l’operazione. Manipolando la zona circostante, in compenso, la si può mobilizzare indirettamente, in attesa della guarigione. Come si fa a sapere se è il momento giusto? Bisogna aspettare che cadano i punti di sutura e le croste.

Riguardo i massaggi al seno possono nascere molti dubbi, in parte perché la disinformazione in questo ambito è tanta. Fa bene massaggiarsi il seno dopo una mastoplastica additiva? È vero che può prevenire la contrattura capsulare oppure aiutare a ridurre il gonfiore? E cosa c’è da dire invece sul massaggio linfodrenante, ad esempio in seguito a una mastectomia o a una ricostruzione mammaria? A questi, e altri dubbi rispondono due illustri specialisti del settore: il chirurgo plastico del Policlinico Universitario Campus Biomedico di Roma Barbara Cagli e il coordinatore fisioterapista presso l’Istituto Europeo Oncologico di Milano Maria Claudia Simoncini. Scopriamo i loro consigli in questo articolo.

Il punto di vista degli esperti: attività fisica, reggiseno e drenaggio linfatico

Per assicurare una buona circolazione, non solo del sangue ma anche della linfa, il più grande alleato non è tanto il massaggio, bensì l’attività sportiva, spiega Maria Claudia Simoncini. Per garantire la corretta circolazione mentre si fa sport, inoltre, è importante indossare un reggiseno adeguato, che non eserciti una pressione elevata. Infatti, la circolazione avviene ad un livello molto superficiale. Le attività in acqua, come il nuoto ma non solo, sono particolarmente benefiche a questo proposito, poiché il drenaggio è stimolato non solo dal movimento esercitato durante l’attività sportiva, ma anche dalla pressione esercitata dall’acqua, che deve, evidentemente raggiungere il livello del seno per stimolare il drenaggio.

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Cosa succede al sistema linfatico dopo un intervento di ricostruzione del seno? Ebbene, con l’asportazione della mammella vengono rimossi anche i vasi linfatici, il che provoca che la circolazione linfatica in questa zona sia molto ridotta. Per questo motivo, in seguito a questo trattamento, il massaggio è molto utile, in quanto può aiutare alla linfa a ricostruire un nuovo circolo. Tuttavia non ci si può improvvisare massaggiatori in questi casi, ed è necessario anzi seguire attentamente le istruzioni del fisioterapista per imparare a farlo in maniera corretta. Simoncini ci ricorda che la pressione da applicare in un massaggio linfodrenante è molto bassa, simile a quella esercitata dall’acqua della doccia.

È quindi d’importanza fondamentale imparare a fare il massaggio in maniera corretta, applicando la giusta pressione ed esercitando il movimento corretto, ovvero nella stessa direzione in cui scorre la linfa. Immediatamente dopo l’intervento, c’è la possibilità che si formi un edema, ovvero un accumulo di liquido linfatico. Il massaggio, in questo caso, ha l’obiettivo di ridurre l’eventuale edema; in alcuni casi, possono essere utilizzati anche dei bendaggi per far scorrere la linfa e ridurlo. Ovviamente, queste procedure non si possono fare autonomamente, ma sempre e solo da uno specialista.

Massaggio linfodrenante e mastectomia: cosa sapere

Studi dimostrano che i massaggi linfodrenanti si possono effettuare anche su pazienti oncologici o con metastasi, in quanto la quantità di linfa drenata è comunque minima rispetto a quella portata in circolo nella normale attività fisica. È la stessa cosa che succede durante una mammografia: la pressione esercitata sulla mammella, non ha infatti alcun effetto sulla diffusione delle cellule tumorali - come hanno dimostrato alcuni studi - anche se può sembrare controintuitivo.

Quando ci troviamo invece in una situazione con presenza di protesi, le cose cambiano. Infatti, se le protesi sono state posizionate sotto il muscolo pettorale, occorre attendere almeno un mese prima di effettuare dei massaggi. Trascorso questo tempo, il massaggio consiste in un’azione di mobilizzazione delle protesi, muovendole verso l’interno e verso il basso, spiega Simoncini. In questo modo, le fibre muscolari subiscono un allungamento, che favorisce la diminuzione della sensazione di compressione che, all’inizio, le protesi provocano; se, al contrario, le protesi sono inserite in posizione pre-pettorale, il tempo di attesa aumenta: addirittura fino a due mesi.

Il chirurgo plastico Barbara Cagli sottolinea l’importanza della completa guarigione del seno prima di effettuare un massaggio. La specialista raccomanda 8 settimane di attesa, anche se ogni caso è differente e deve essere valutato dal medico, e inoltre ricorda che non solo la posizione della protesi è importante per stabilire che tipo di massaggio effettuare e dopo quanto tempo, ma anche il tipo di protesi inserita. Infatti, un massaggio può provocare la rotazione della protesi, il che può avere conseguenze estetiche differenti in base al tipo di protesi inserita. Infatti, se la protesi è rotonda, anche in caso di rotazione non si vedrebbe nessuna differenza, ma se invece la protesi è anatomica - o a goccia - una rotazione può causare dei problemi estetici. Infine, diventa più probabile che la rotazione della protesi avvenga se quest’ultima è rugosa (o microtesturizzata), mentre invece è molto meno probabile con protesi rivestite in schiuma o in poliuretano.

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Un mito da sfatare è sicuramente questo: che esista un massaggio per prevenire la contrattura capsulare. Infatti, non esiste ad oggi alcuno studio che confermi questa ipotesi: al massimo, concordano le esperte, un massaggio in caso di leggera contrattura capsulare potrebbe alleviare un po’ la sensazione di fastidio, ma non possiamo dire che abbia una funzione preventiva. Ciò che invece è sicuro, è che un massaggio può contribuire a ridurre le cicatrici grazie alla sua capacità di favorire la circolazione e di evitare le aderenze.

Massaggi al seno: fanno bene o fanno male? Si sente spesso dire che i massaggi al seno fanno bene. E che, soprattutto dopo un intervento di mastoplastica additiva, possono essere utili per ammorbidire la zona e ridurre il gonfiore. Si dice anche che un massaggio costante prevenga la contrattura capsulare intorno alle protesi e che il massaggio linfodrenante possa fare bene dopo la mastectomia o la ricostruzione mammaria. È vero? Non sempre. Chiariscono tutti i dubbi Barbara Cagli, chirurgo plastico del Policlinico universitario Campus Biomedico di Roma e Maria Claudia Simoncini, coordinatore fisioterapista presso l’Istituto Europeo Oncologico di Milano.

Più che il massaggio è lo sport a fare bene. “La cosa più importante per mantenere il seno in salute - afferma Maria Claudia Simoncini - è garantire una corretta circolazione sia del sangue sia della linfa. Non esiste un massaggio specifico per questo, ma i benefici maggiori derivano soprattutto da un’attività fisica costante associata sempre a un adeguato reggiseno. La circolazione, soprattutto quella linfatica, passa infatti per canali molto superficiali; quindi, può essere compromessa se il reggiseno costringe a livello toracico o delle spalline. Alcune attività fisiche, poi, hanno più benefici: per esempio il nuoto in cui al movimento delle braccia, che di per sé esercita un’azione di drenaggio dei linfonodi ascellari, si unisce l’azione esercitata dalla pressione dell’acqua. Per questo motivo, un’attività in acqua, anche solo camminare con l’acqua che arriva a livello del seno, stimola molto il drenaggio esercitando un massaggio su tutti i vasi linfatici delle parti del corpo immerse e quindi anche del seno”.

Anche un massaggio al seno può stimolare il sistema linfatico? “Assolutamente sì”, risponde la fisioterapista. “In particolare, dopo un intervento di ricostruzione in seguito a un tumore del seno, il massaggio può aiutare a stimolare il sistema linfatico. L’intervento di ricostruzione presuppone che ci sia stata la rimozione della mammella. Poiché i vasi linfatici vengono asportati insieme alla mammella, la circolazione linfatica risulta deficitaria e il seno deve, in un certo senso, ricostituire un suo circolo linfatico alternativo. Per questo motivo il massaggio linfodrenante su un seno ricostruito è molto utile.”

In cosa consiste il massaggio linfodrenante? “Il massaggio linfodrenante consiste nell’applicare manualmente una pressione sulla zona del corpo che vogliamo trattare, in questo caso il seno. Ma - sottolinea Simoncini - si tratta di una pressione non eccessiva. Per fare un confronto, quando siamo sotto la doccia la pressione dell’acqua sul seno è circa uguale a quella che si applica con il linfodrenaggio. Le manovre di questo tipo di massaggio sono, infatti, molto meno intense rispetto, per esempio, alla compressione che i linfonodi ascellari subiscono quando camminiamo e muoviamo le braccia. Per questo è un massaggio che si può eseguire anche subito dopo un intervento chirurgico al seno.”

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Si può massaggiare il seno autonomamente? Ci sono delle tecniche precise? “Non si può improvvisare un massaggio ma si può imparare a farlo. Con l’aiuto di un fisioterapista si possono imparare le semplici tecniche del massaggio linfodrenante per poterle poi eseguire autonomamente a casa, - precisa Simoncini. - Il movimento deve avvenire nella stessa direzione in cui la linfa scorre nel corpo. Subito dopo l’intervento, l’obiettivo è ridurre la formazione dell’edema che può svilupparsi. Di fronte a edemi importanti, è anche possibile bendare il seno per creare delle pressioni in modo da indirizzare la linfa verso vie linfatiche funzionanti che possono anche essere lontane dalla mammella. Questo, ovviamente, va fatto sempre con il supporto di uno specialista”.

“Diversi studi hanno dimostrato che il linfodrenaggio manuale può essere eseguito anche sul paziente oncologico e anche in presenza di metastasi. La quantità di linfa drenata è infatti inferiore rispetto a quella che viene portata in circolo durante la normale attività fisica.” La mammografia, come detto, è un confronto utile: la pressione non interferisce con la diffusione delle cellule tumorali.

Massaggio dopo intervento di ricostruzione e protesi: tempi, pratiche e avvertenze

Massaggi: dopo un intervento di ricostruzione o di chirurgia estetica, nel caso in cui le protesi siano state inserite sotto il muscolo pettorale bisogna aspettare almeno un mese. Dopo, è possibile effettuare un massaggio di mobilizzazione delle protesi che consiste nel muovere le protesi in alcune direzioni, precisamente verso il basso e verso l’interno. Lo scopo è allungare le fibre del muscolo pettorale che riveste le protesi e che, proprio perché molto tirato, potrebbe dare una sensazione di compressione. Se invece la protesi è inserita in posizione pre-pettorale, è necessario aspettare più tempo prima di sottoporsi al massaggio. Anche due mesi. In questo caso, il massaggio ha la funzione di ridurre eventuali aderenze che si creano tra la protesi e il tessuto.

La paziente deve essere guidata da un medico riguardo al tipo di protesi e al tempo di attesa. La completa guarigione del seno prima di effettuare un massaggio è fondamentale. Barbara Cagli, chirurgo plastico, sottolinea l’importanza di valutare non solo la posizione dell’impianto ma anche il tipo di protesi. Il rischio di rotazione della protesi varia secondo se la protesi è rotonda o anatomica; le protesi ruotano meno se rivestite con superfici non rugose. Il massaggio deve essere dolce e pensato per idratare la pelle e mantenere la mobilità delle protesi.

No massaggi per prevenire contrattura capsulare: nessuno studio lo conferma, ma un massaggio può alleviare sintomi in caso di leggera contrattura capsulare e ridurre le cicatrici grazie alla migliore circolazione. Il massaggio non sostituisce le cure chirurgiche o fisioterapiche ma è parte di una strategia di riabilitazione e mantenimento a lungo termine.

La perdita di tessuto mammario durante una mastectomia implica la gestione di cicatrici e tessuti circostanti. Dopo un intervento di mastoplastica additiva, le cicatrici possono migliorare con massaggi delicati e uso di creme nutrienti, applicate non prima di indicazioni post-operatorie dettagliate, tipicamente non prima di 21 giorni, per favorire elasticità cutanea e ridurre irregolarità. L’impiego di silicone può aiutare a evitare cicatrici ipertrofiche. Si consiglia di massaggiare le cicatrici 2-3 volte al giorno per 3-4 minuti, monitorando colore della ferita.

Per i nuovi impianti, l’impostazione della fisioterapia è fondamentale: le sedute guidano le donne nel capire come muovere protesi, mantenere mobilità e ridurre aderenze. Il recupero è una fase essenziale perché determina come verranno mantenuti i risultati. Il massaggio post-operatorio è parte integrante della cura del seno per ottenere un risultato naturale e confortevole nel tempo.

Infografica: percorso di recupero post-mastectomia e espansore

Nel contesto delle pratiche di massaggio, l’uso di creme idratanti e oli per massaggio, con movimenti circolari delicati, è raccomandato per mantenere la pelle elastica e favorire l’assorbimento di edema. I movimenti dovrebbero mirare a guidare la linfa e a mobilizzare i tessuti attorno all’impianto, senza provocare dolore. Il massaggio deve essere eseguito nella direzione della circolazione linfatica per massimizzare i benefici.

Video guida: tecniche base di massaggio linfodrenante post-mastectomia

Riferimenti disponibili indicano l’importanza della fisioterapia e del coinvolgimento dei professionisti per garantire un recupero sicuro ed efficace. Inoltre, l’approccio olistico che combina attività fisica moderata, reggiseno adeguato e pratiche di massaggio mirate contribuisce a mantenere i tessuti elastici e a favorire una guarigione ottimale nel lungo periodo.

AspettoConsiglioNote
Tempistica massaggioAttendere consenso del medico, circa settimana 6 post-interventoDiverso per protesi retro/petto o pre-petto
Direzione massaggioDirezione in linea con la circolazione linfaticaMassaggio non invasivo
Protezione cicatriceUso di creme dense con siliconeInizio consigliato non prima di 21 giorni

Conclusioni operative per pazienti in recupero

Il massaggio linfodrenante, eseguito da fisioterapisti o tutor qualificati, può essere utile in seguito a mastectomia o ricostruzione per favorire il drenaggio linfatico, ridurre edema e migliorare la mobilità dei tessuti. Tuttavia, non è mai consigliato improvvisare autonomamente: la tecnica, la pressione, la direzione e i tempi devono essere definiti da professionisti per evitare complicanze come rotazione delle protesi o danni muscolari. L’attività fisica moderata, supportata da un reggiseno adeguato e dal rispetto dei tempi di guarigione, resta uno dei pilastri principali per una salute del seno ottimale nel lungo periodo.

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