
Il racconto della storia di Quelli che il calcio si snoda tra cronache sportive, guide ai protagonisti e una galleria di personaggi che hanno reso celebre un format televisivo nato mezzo secolo fa. L’idea di una trasmissione domenicale che fosse al tempo stesso cronaca sportiva e contenuto culturale ha visto alla guida figure come Angelo Guglielmi e Marino Bartoletti, con Fabio Fazio inizialmente al timone e successivamente Simona Ventura, Victoria Cabello e altri interpreti che hanno accompagnato decenni di calcio italiano e di intrattenimento televisivo.
Il programma fu ideato da Angelo Guglielmi, storico direttore di Rai 3 che negli anni in cui fu in carica contributeì a formare l’identità del terzo canale Rai, il più giovane, quello ritenuto alternativo e di nicchia. Fo era stato preso in considerazione perché la trasmissione doveva essere a metà tra la cronaca calcistica della cosiddetta “domenica di campionato” e un tradizionale programma televisivo della domenica pomeriggio, ma di Rai 3, quindi con elementi di attualità, cultura e spettacolo. La scelta per la conduzione andò quindi su Fabio Fazio, non ancora trentenne ma già da alcuni anni conduttore di programmi per ragazzi. Fu una scelta fatta da Bartoletti e dall’allora capo struttura della Rai Bruno Voglino che però inizialmente non piacque a Guglielmi, come rivelò anni dopo Bartoletti. L’idea della trasmissione rimase invece la stessa.
Per le prime stagioni vennero coinvolti nel racconto delle partite - all’epoca ancora concentrate tutte la domenica pomeriggio - le voci storiche del programma radiofonico Tutto il calcio minuto per minuto, come Nando Martellini e Sandro Ciotti, che avevano raccontato il calcio al paese quando il calcio in televisione non esisteva. Tra le cronache dagli stadi senza immagini delle partite, ma con inquadrature delle tribune stampa e del pubblico sugli spalti, intervenivano gli ospiti in studio invitati in base al loro tifo calcistico, e gli inviati mandati in giro per l’Italia a raccontare in modo semiserio gli eventi più disparati, che a volte non erano nemmeno eventi. Il racconto calcistico era inoltre affidato solo in piccola parte ai giornalisti specializzati, che peraltro in studio erano soltanto due: nei primi anni furono Bartoletti e Carlo Sassi, che era stato uno dei creatori della cosiddetta moviola alla Domenica Sportiva condotta da Enzo Tortora. Sassi raccontò poi in un’intervista: «A dire la verità, venendo dalla Domenica Sportiva, ero perplesso riguardo alla mia presenza in una trasmissione così innovativa. Quanto a Fazio, si era fatto conoscere come conduttore di programmi per ragazzi, ma tenere il timone di un programma pomeridiano domenicale, con in più la sacralità del campionato da rispettare, sembrava un grosso azzardo. Lo stesso Fazio era al corrente della fragilità della trasmissione: «Era un programma nato senza nessuna speranza. Rai 3 in quegli anni la domenica pomeriggio faceva un ascolto del 5-6 per cento» disse in uno speciale Rai dedicato alla storia di Quelli che il calcio, che invece funzionò fin da subito.
A trent’anni di distanza dalla prima stagione, Quelli che il calcio è ricordato anche per i suoi tanti interpreti, alcuni arrivati già famosi, altri ancora sconosciuti. I comici Teo Teocoli e Anna Marchesini, per esempio, furono per anni una presenza fissa del programma con i loro personaggi, così come lo furono il tifoso juventino Idris, Paolo Brosio, la tifosa laziale Suor Paola e Peter Van Wood, che in Italia si era fatto conoscere già negli anni Cinquanta, come musicista. A Quelli che il calcio Van Wood fu soprattutto il presidente dell’Atletico Van Goof, una vera squadra di calcio del bolognese che fu “adottata” dal programma.
Tra il 2000 e il 2001 il programma cambiò conduttore per la prima volta. Fazio proseguì la sua carriera in Rai diventando autore e conduttore di Che tempo che fa e il suo posto fu preso per i successivi dieci anni da Simona Ventura. In quel periodo il programma continuò ad avere un certo successo ma iniziò anche a fare i conti con i cambiamenti in atto nel mondo del calcio. La parte calcistica di Quelli che il calcio diminuì quindi sempre di più fino a farlo diventare un varietà quasi scollegato dal calcio giocato. Le partite però erano sempre state al centro del programma, anche se in modo non così appariscente, e la loro diminuzione contribuì a snaturare l’idea alla base del format. Lo scorso 2 dicembre ha chiuso i battenti una delle trasmissioni più popolari della RAI: “Quelli che il calcio”.
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A dire il vero, il programma era in agonia già da diversi anni e a nulla sono valsi i cambi di conduttore e l’alternarsi di comici per cercare nuova linfa. “Quelli che il calcio” si alimentava soprattutto del riuscitissimo mix tra il commento dei risultati in diretta delle partite di serie A e le esilaranti gag di comici e imitatori. Il cosiddetto campionato “spezzatino”, con le partite spalmate prima dal sabato alla domenica e poi dal venerdì al lunedì con quelle della domenica divise in tre tappe, è stata la malattia che ha causato la fine inesorabile del programma, nato da un’idea geniale di Marino Bartoletti nel 1993. Cosa fece all’epoca il popolarissimo giornalista? Il programma era quindi una sorta di “Tutto il calcio minuto per minuto” televisivo shakerato con comici, esperti di calcio, personaggi surreali e tifosi comuni.
Su questa riuscitissima e solida struttura di programma basata sulla conduzione di Fazio e dello stesso Bartoletti, il tocco magico dell’utilizzo delle telecamere e degli stacchi televisivi di Beldì e la scelta azzeccata dei protagonisti, il programma decollò per occupare, da sperimentale che era al suo inizio, quasi tre decenni di storia della televisione. “Quelli che..” ebbe anche l’idea geniale di portare in televisione l’ambientazione tipica da bar dello sport, cosa che aveva già fatto “Il processo del lunedì” ma che in “Quelli che il calcio” trova una sua declinazione più simpatica ed elegante. Gli ospiti del programma di Bartoletti non solo dovevano dichiarare la loro fede sportiva ma potevano esternarla, seguendo con passione la loro squadra.
“Quelli che il calcio” potevano dare libero sfogo al loro tifo, come il pediatra genovese Renato Panconi che tolto il camice appariva in tv come uno sfegatato ultras della Sampdoria. Dopo otto anni iniziali di successi con la conduzione di Fabio Fazio, il programma passò, per un altro decennio, nelle mani di Simona Ventura. In molti temevano un calo di ascolti, la showgirl invece impugnò con grinta le redini del programma e lo condusse con ascolti sempre più crescenti. Dopo la Ventura arrivò il breve regno di Victoria Cabello. Che, seppur brava, non poté far nulla contro la rivoluzione che aveva ormai colpito il calcio. Negli anni della Cabello, che condusse il programma per solo due anni, si segnala il lancio di una futura stella dello spettacolo: Virginia Raffaele. Per rilanciare “Quelli che il calcio” e nel tentativo di attirare un pubblico più giovane, nel 2013 fu chiamato a guidare il programma Nicola Savino.
Popolare voce di Radio Deejay, Savino fu seguito, per quattro anni, dai comici Luca e Paolo, affiancati da Mia Ceran, che rimarranno fino all’ultima puntata. Il programma non riuscì a invertire la tendenza, e l’ultima puntata sancì una chiusura annunciata dopo decenni di storia. Marino Bartoletti è stato al fianco di Fabio Fazio per otto anni consecutivi e nel 2017 si ritrovò nel trio con Fazio e Idris a Che fuori tempo che fa, testimoniando che il legame tra il programma originale e le nuove generazioni resta vivo, anche se la forma è cambiata. L’eredità di un format che univa sport, intrattenimento e cronaca resta nei ricordi di chi lavorò in redazione a Milano, tentando di mantenere vivo lo spirito di un microcosmo televisivo dove la creatività contava quanto la produzione.
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