
L’inclusione dentale è un fenomeno più diffuso di quanto si pensi e può manifestarsi sia nei bambini che negli adulti, anche se non sempre il soggetto che presenta un inclusione dentale se ne accorge. Se è vero che i denti inclusi possono portare a diverse problematiche, è anche vero che in alcuni casi possono rimanere silenti e passare inosservati fino a quando non ci si siede sulla poltroncina dello studio dentistico.
Un’accurata visita odontoiatrica infatti, e ancor di più un’ortopanoramica, possono essere decisive per permettere al dentista di individuare gli eventuali denti inclusi, la loro posizione e la percentuale di inclusione. La visita di routine infatti mostrerà immediatamente al medico odontoiatra l’eventuale presenza di inclusione dentale, ma l’esame radiografico servirà poi a individuarne i contorni e il livello di gravità, aiutando il medico a fornire una diagnosi molto più precisa.
Si parla di inclusione dentale quando il dente non riesce ad erompere la gengiva o lo fa in parte, restando “incluso” per l’appunto all’interno della gengiva. Spesso questo fenomeno viene a consolidarsi soprattutto dopo una certa età, ovvero quando il fisiologico fenomeno dello “spuntare” dei denti dalle gengive può considerarsi concluso.
Se i denti non riescono a erompere entro questi termini fisiologici a livello temporale, o lo faranno in parte, allora si parlerà di denti inclusi.
Ci sono alcuni denti che, più di altri, sembrerebbero essere predisposti al fenomeno dell’inclusione dentale, primi fra tutti i tanto temuti denti del giudizio. I denti del giudizio sono gli ultimi a spuntare sulle arcate dentarie e proprio per questo a volte possono giocare brutti scherzi, presentando inclusione dentale o una crescita deviata rispetto a quella naturale.
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Essendo gli ultimi, i denti del giudizio possono presentarsi anche fino ai 25 anni di età, dunque in questo specifico caso è possibile che non si parli di inclusione dentale fino a questa scadenza anagrafica. Ovviamente è sempre il dentista, previa approfondita visita a determinare la presenza o meno di inclusione dentale e il relativo livello di inclusione.
Tuttavia i denti del giudizio, soprattutto se inclusi o fuoriusciti parzialmente, sono tra quelli che danno più problemi. La loro posizione nell’arcata dentale infatti può essere nociva per i denti vicini: comparendo per ultimi è possibile che questi denti erompano dalle gengive solo in parte e, non trovando spazio, si allineino nel modo sbagliato, anche in senso orizzontale o restino bloccati a metà causando possibili infezioni gengivali ponendo tra l’altro le basi per una malocclusione dentale anche grave.
Inoltre i denti del giudizio rimasti intrappolati non nella gengiva, bensì nell’osso mascellare, a lungo andare potrebbero causare cisti in grado di indebolire addirittura l’osso portante. La presenza di denti del giudizio inclusi inoltre espone il soggetto che presenta tale problematica a possibili infezioni gengivali anche perché la normale pulizia quotidiana è resa più difficoltosa.
Naturalmente non sono solo i denti del giudizio ad essere i candidati ideali di inclusione dentale, il fenomeno può colpire anche gli incisivi centrali e laterali, i canini e i molari.
Non tutte le inclusioni dentali sono uguali, così come non tutti i denti possono presentare lo stesso grado di inclusione o manifestarla nella stessa fascia di età (abbiamo detto anzi che i denti del giudizio possono erompere anche fino ai 25 anni).
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Solitamente i medici odontoiatri sono soliti classificare l’inclusione dentale in base ad alcuni fattori, per questo si può parlare di:
Le cause dell’inclusione dentale sono molte, ma una sembra essere quella predominante, soprattutto nei bambini: la caduta prematura di un dente da latte. Se a causa di carie o altre motivazioni, quale un trauma ai denti, il bambino è interessato dalla caduta prematura di un dente da latte prima che il corrispettivo permanente sia pronto a erompere, lo spazio lasciato dal dentino caduto verrà occupato dai denti vicini e quello incluso resterà intrappolato nella gengiva, senza lo spazio per poter uscire.
Altre possibili cause dell’inclusione dentale sono il sovraffollamento dentale (e dunque i conseguenti denti non allineati nel modo corretto), il palato stretto, traumi improvvisi ai denti, malformazioni anatomiche di varia natura, altre patologie che possono contrastare la naturale eruzione gengivale dei denti.
Se è vero che non sempre e non in tutti i soggetti l’inclusione dentale è manifesta, nella stragrande maggioranza dei casi il soggetto presenta dei sintomi che il dentista è in grado di ricollegare facilmente a questa problematica. Tra i sintomi principali dell’inclusione dentale ci sono infatti la deformazione delle arcate dentarie e degli stessi denti, le malocclusioni dentali, le carie, le infiammazioni gengivali o della polpa dei denti (pulpite) e altre complicanze possibili come ascessi, mal di denti ricorrenti e nevralgie.
I denti che si muovono negli adulti sono un segnale che non deve mai essere ignorato. Se nei bambini la mobilità dentale è un processo naturale legato alla crescita, negli adulti rappresenta quasi sempre un campanello d’allarme. Può indicare problemi gengivali, perdita di osso o altre condizioni che, se trascurate, possono portare alla perdita del dente.
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Negli adulti, avere un dente che si muove non è considerato normale. I denti permanenti sono progettati per essere stabili e ben ancorati all’osso grazie al legamento parodontale.
Una minima mobilità può essere fisiologica, ma quando aumenta o è accompagnata da altri sintomi, è necessario approfondire.
Le cause dei denti che si muovono possono essere molteplici, ma nella maggior parte dei casi sono legate a problemi gengivali o strutturali. Tra le principali troviamo: malattie gengivali, perdita di osso, traumi dentali, bruxismo (digrignamento dei denti), infezioni. Individuare la causa è il primo passo per scegliere il trattamento più adeguato.
La parodontite, nota anche come piorrea, è la causa più frequente dei denti mobili negli adulti. Si tratta di un’infezione cronica che colpisce gengive e osso di supporto. Con il tempo, la malattia porta a recessione gengivale, distruzione dell’osso e progressiva mobilità dei denti. Spesso la parodontite evolve in modo silenzioso, senza dolore nelle fasi iniziali, rendendo la diagnosi precoce fondamentale.
I denti che si muovono sono spesso accompagnati da altri segnali: gengive sanguinanti, gonfiore gengivale, sensibilità dentale, dolore durante la masticazione, alito cattivo. Non sempre la mobilità dentale è accompagnata da dolore: in molti casi, soprattutto nelle fasi iniziali della parodontite, il dente può muoversi senza causare fastidio.
Durante la visita, il dentista effettuerà esami diagnostici specifici come radiografie endorali, radiografie panoramiche e sondaggio parodontale per valutare l’estensione del danno ed identificare la causa scatenante. L’esame radiografico servirà poi a individuarne i contorni e il livello di gravità, aiutando il medico a fornire una diagnosi molto più precisa.
I rimedi messi in campo dal dentista dopo un’accurata visita variano a seconda di qual è il dente incluso e il grado di inclusione a cui è sottoposto. I rimedi per i denti mobili dipendono dalla causa sottostante. Tra le principali soluzioni troviamo:
Una delle domande più frequenti è: un dente che si muove si può salvare? La risposta è sì, soprattutto se il problema viene affrontato nelle fasi iniziali. Trattando la causa e migliorando l’igiene orale, è possibile ridurre la mobilità e stabilizzare il dente. Nei casi più avanzati, invece, le possibilità di recupero possono essere limitate.
La prevenzione è fondamentale per evitare la mobilità dentale. Alcuni accorgimenti utili includono: lavare i denti almeno due volte al giorno, utilizzare filo interdentale e scovolini, effettuare controlli periodici, evitare il fumo, gestire il bruxismo. Un corretto uso dello spazzolino e del filo interdentale e pianificare almeno una volta l’anno una seduta di igiene dentale professionale possono davvero fare la differenza.
L’igiene orale domiciliare gioca un ruolo cruciale nel successo di qualsiasi trattamento. L’uso quotidiano del filo interdentale e degli scovolini interdentali è fondamentale per rimuovere la placca batterica dalle zone difficilmente raggiungibili dallo spazzolino.
Quando ci si accorge che un dente si muove è indispensabile rivolgersi il prima possibile al proprio dentista di fiducia che saprà indagarne le cause e mettere in campo i rimedi più efficaci per contrastare il peggioramento del problema. Esistono situazioni che richiedono un intervento urgente: quando la mobilità è associata a dolore intenso, gonfiore significativo che si estende al viso, febbre, difficoltà nella deglutizione, o quando il dente sembra sul punto di cadere.
Nei bambini e nei ragazzi, i denti che si muovono fanno parte del normale processo di crescita. Nei primi denti a muoversi sono solitamente gli incisivi centrali inferiori, seguiti da quelli superiori. Tuttavia, esistono situazioni in cui anche nei bambini la mobilità dentale può essere patologica.
La tecnica del curettage, detta anche levigatura delle radici, agisce attraverso una pulizia profonda delle gengive e delle tasche parodontali, eliminando anche le parti “morte” di cemento radicolare e favorendo la formazione di nuove strutture sane. La chirurgia mucogengivale è indicata in casi selezionati, come la necessità di ricoprire radici esposte mediante innesti gengivali o per la correzione di dislivelli delle parabole gengivali in funzione preprotesica. In caso di recessione, per ricoprire la radice del dente, in alcuni casi è possibile ricorrere agli innesti gengivali: una procedura microchirurgica che consiste nell’inspessire la gengiva con del tessuto prelevato dal palato.
Il fumo rappresenta uno dei fattori di rischio più significativi per le malattie parodontali, poiché compromette la circolazione sanguigna nelle gengive, riduce l’apporto di ossigeno ai tessuti e diminuisce la capacità di guarigione. Una dieta equilibrata, povera di zuccheri e ricca di fibre e vitamine (specialmente C e D) e minerali (calcio e fosforo), contribuisce significativamente alla salute di denti e gengive.
Spesso la parodontite evolve in modo silenzioso, senza dolore nelle fasi iniziali, rendendo la diagnosi precoce fondamentale. La maggior parte dei casi può essere gestita efficacemente quando viene affrontata per tempo: studi scientifici dimostrano che oltre l’80% dei denti con mobilità di grado 1-2 possono essere salvati con il trattamento appropriato.
Prestare attenzione ai piccoli segnali che la nostra bocca ci manda, come sanguinamento gengivale o una minima oscillazione dentale, può permettere di intervenire tempestivamente e preservare la dentatura. Se avvertite mobilità dentale o altri sintomi descritti in questo articolo, non aspettate: prenotate la vostra visita dal dentista di fiducia.
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