Benefici dell’idrossiapatite nel dentifricio: come funziona, evidenze cliniche e confronto con il fluoro

L’idrossiapatite è un minerale che si presenta sotto forma di cristalli prismatici solitamente bianchi. È uno dei componenti principali delle ossa e dei denti e dona ad essi durezza e consistenza. L’idrossiapatite [Ca5(PO4)3(OH)] è un composto di fosfato di calcio che costituisce la principale componente minerale delle ossa e dei denti. Oltre il 99% del calcio corporeo totale (circa 1/1,3 kg negli adulti) si trova sotto forma di idrossiapatite di calcio nelle ossa e nei denti.

Perché l’idrossiapatite è importante per i denti

Lo strato più esterno del dente, lo smalto dentale, è composto per una percentuale particolarmente alta, pari a circa il 97%, da idrossiapatite. Lo smalto dentale protegge gli strati sottostanti dall'infiltrazione di batteri, che possono causare malattie dentali come la carie e portare alla morte del dente. La dentina sottostante è composta anch'essa per circa il 70% da idrossiapatite. Denti sensibili al freddo, al caldo o al consumo di alimenti acidi o dolci possono essere un segno di dentina esposta e perdita di idrossiapatite.

Meccanismo d’azione nei dentifrici

Applicando un dentifricio a base di idrossiapatite, le particelle nanometriche si legano direttamente allo smalto, contribuendo a rinforzarlo e a migliorare l’aspetto estetico con un effetto sbiancante naturale. L’idrossiapatite può contribuire alla rimineralizzazione delle superfici dentali, aiutando a colmare microlesioni e a ridurre la sensibilità.

Considerando la sua sovrasaturazione con ioni calcio (Ca2+) e fosfato (PO43-), la saliva ha un ruolo protettivo nei confronti dello smalto, con questi ioni che si diffondono nelle lesioni carenti, promuovendo così la remineralizzazione. Tuttavia, questo processo non solo è lento, ma anche insufficiente per rimineralizzare completamente le lesioni esistenti. Pertanto, sono necessari ulteriori agenti per esercitare un’azione sinergica.

Forme e fonti di idrossiapatite

Sulla base della letteratura, l’idrossiapatite biomimetica può essere applicata sotto forma di microcluster o di nanocristalli (nano-idrossiapatite, n-HAp). L’idrossiapatite può essere estratta da fonti naturali come lische di pesce, coralli, ossa bovine, gusci d'uovo e conchiglie. Le particelle nanometriche hanno dimensioni comprese tra 20 e 80 nanometri e sono molto più piccole dei cristalli che costituiscono i denti naturali, facilitando la penetrazione nei difetti dello smalto.

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Illustrazione struttura nanocristallina idrossiapatite

Evidenze cliniche: cosa mostrano gli studi controllati

Negli ultimi anni diversi studi clinici e sperimentali hanno valutato l’efficacia dei dentifrici contenenti idrossiapatite biomimetica. I dentifrici a base di idrossiapatite biomimetica sono stati studiati per la loro attività rimineralizzante sulle superfici dentali. Ricerche precedenti, che hanno utilizzato il microscopio elettronico a scansione (SEM) e le analisi di spettroscopia a dispersione di energia (EDS), hanno dimostrato la deposizione di idrossiapatite biomimetica somministrata attraverso un dentifricio per uso domestico.

In uno studio clinico randomizzato parallelo controllato su 40 pazienti, assegnati a dentifricio contenente 1450 ppm di fluoro (gruppo di controllo) o dentifricio contenente idrossiapatite biomimetica (gruppo sperimentale), i risultati hanno mostrato che il SAI è diminuito significativamente dopo 3 mesi (T3) di trattamento solo nel gruppo di prova (p < 0,05). I valori VAS per il dolore sono diminuiti significativamente a 30 giorni (T2) nel gruppo di prova con un'ulteriore riduzione a 90 giorni (T3) (p < 0,05).

Il presente studio si proponeva di confrontare l’efficacia dell’idrossiapatite biomimetica rispetto al fluoro nel migliorare la rimineralizzazione dello smalto dei white spot lesions (WSL) e nel ridurre l’ipersensibilità dentinale. I risultati ottenuti nel presente studio confermano quelli ottenuti in precedenti studi clinici randomizzati simili: il dentifricio a base di idrossiapatite testato in questo studio non è stato più efficace del dentifricio al fluoro convenzionale nel ridurre l’usura erosiva (BEWE), ma è stato in grado di ridurre l’ipersensibilità/dolore dentale valutato dopo almeno 30 giorni di utilizzo.

Altri studi a supporto

  • Badiee e colleghi hanno randomizzato 50 pazienti dopo debonding ortodontico all’uso di dentifricio contenente nano-HA rispetto al fluoro: secondo i risultati, il dentifricio contenente nano-HA si è comportato meglio del fluoro sia in termini di remineralizzazione che di riduzione dell’estensione della lesione.
  • Lelli e colleghi, mediante analisi SEM, diffrazione a raggi X e infrarossi, hanno mostrato che l’uso di un dentifricio a base di nanocristalli porta a una remineralizzazione della superficie dello smalto mediante la deposizione di un rivestimento ricco di idrossiapatite, mentre l’uso del dentifricio al fluoro non ha modificato in modo apprezzabile la superficie dello smalto.
  • Studi in vitro hanno mostrato che l’applicazione di soluzioni remineralizzanti a base di idrossiapatite può ridurre significativamente le aree demineralizzate e aumentare la microdurezza dello smalto rispetto allo smalto demineralizzato.
SEM deposizione idrossiapatite su smalto

Idrossiapatite vs. fluoro: differenze pratiche

Il fluoro favorisce la rimineralizzazione formando fluoroapatite, resistente agli acidi; la sua efficacia è consolidata e riconosciuta da numerose autorità sanitarie. Tuttavia, la sua efficacia diminuisce quando il pH orale scende al di sotto di 4,5 ed è necessaria una concentrazione adeguata di Ca2+ e PO43- perché il fluoro sia efficace. Inoltre, il fluoro presenta limiti legati al superamento del dosaggio di sicurezza e al rischio di fluorosi nei bambini.

L’idrossiapatite agisce come una sorta di "cerotto" naturale, riempiendo e riparando i micro-danni dello smalto. È apprezzata per la sua biocompatibilità e sicurezza. Non è associata a rischi di tossicità o fluorosi; tuttavia, i dati a lungo termine sono ancora limitati rispetto al fluoro. Diversi studi indicano che concentrazioni di nano-idrossiapatite tra il 5% e il 15% (con il 10% spesso usato come riferimento) possono offrire benefici significativi nella rimineralizzazione e nella riduzione della sensibilità.

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Pro e contro (sintesi)

CaratteristicaFluoroIdrossiapatite (n-HAp)
Efficacia anticarie Molto studiata, gold standard Promettente, prove crescenti ma meno numerose
Sicurezza Sicuro se usato correttamente; rischio di fluorosi se sovraesposto Alta biocompatibilità; limitate evidenze su effetti a lungo termine per ingestione
Riduzione sensibilità Efficace, ma meno mirato Particolarmente efficace per desensibilizzazione
Disponibilità e costo Ampia disponibilità, costi contenuti Tende ad essere più costosa, disponibile in prodotti premium

Sicurezza e rischi della nano-idrossiapatite

Secondo una revisione, finora non sono stati segnalati effetti avversi dentali o sistemici dei dentifrici contenenti HAp grazie alla sua eccellente biocompatibilità. Tuttavia, essendo composta da nanoparticelle, alcune autorità e comitati scientifici hanno richiesto ulteriori dati sulla sicurezza a lungo termine in caso di ingestione, in particolare nei bambini. Il Comitato Scientifico Europeo ha indicato limiti di sicurezza per l’uso della n-HAp nei prodotti orali (per esempio fino al 29,5% nei dentifrici e fino al 10% nei collutori, secondo alcune valutazioni).

Per chi è indicato il dentifricio all’idrossiapatite?

Gli esperti concordano che l’idrossiapatite è una valida alternativa per specifiche categorie di pazienti: soggetti con sensibilità dentale, pazienti preoccupati per l’uso del fluoro, individui a basso-moderato rischio di carie o chi cerca un approccio biomimetico. Per i pazienti ad alto rischio di carie, il fluoro resta spesso raccomandato. Alcuni professionisti suggeriscono l’uso combinato di fluoro e idrossiapatite quando appropriato.

Intervista esperto: funzionamento nano-idrossiapatite nel dentifricio

Pratiche consigliate e raccomandazioni per l’uso

  • Usare il dentifricio contenente idrossiapatite come parte di una routine completa: spazzolamento due volte al giorno, filo interdentale e visite professionali regolari.
  • Per i bambini, considerare il rischio di ingestione: seguire le indicazioni del produttore e le raccomandazioni del pediatra/odontoiatra.
  • Chi ha alto rischio di carie dovrebbe consultare il proprio dentista prima di sostituire il dentifricio al fluoro con uno a base di idrossiapatite.
  • Prestare attenzione alla concentrazione di n-HAp nel prodotto: le formulazioni cliniche comunemente variano dal 5% al 15%, con il 10% spesso scelto come riferimento efficace.

Conclusioni operative per il professionista dentale

Per un professionista dentale, la scelta del dentifricio è un elemento cruciale per supportare la salute orale dei pazienti. Comprendere i benefici specifici del fluoro e dell’idrossiapatite permette di fare raccomandazioni personalizzate. Sebbene il fluoro resti una scelta consolidata e raccomandata dalle maggiori autorità, l’idrossiapatite si sta affermando come un’alternativa valida, particolarmente apprezzata per la biocompatibilità, l’efficacia nella riduzione della sensibilità e il potenziale rimineralizzante supportato da studi clinici.

L’idrossiapatite è presente in dentifrici e trattamenti pensati per migliorare la resistenza dello smalto o per ridurre la sensibilità dentale. L’impiego di idrossiapatite in questi prodotti facilita l'attaccamento, la proliferazione e la differenziazione delle cellule ossee nei contesti medici, con caratteristiche di buona biocompatibilità, e ha dimostrato effetti di prevenzione della carie in diversi studi.

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