
Lavarsi i denti nello spazio è una di quelle cose che fanno sorridere e pensare insieme. È un gesto minuscolo, intimo, automatico. È quello che facciamo ancora mezzi addormentati, davanti allo specchio, prima di iniziare la giornata. In orbita, però, quello stesso gesto cambia completamente forma e significato. Diventa attenzione, lentezza, fisica pura.
In assenza di gravità, l’acqua non cade verso il basso e non scorre normalmente. Forma piccole gocce che galleggiano nell’ambiente. Per questo gli astronauti devono seguire procedure semplici ma molto precise. Non esiste un lavandino, né uno scarico: la schiuma resta in bocca. La soluzione più pratica diventa inghiottire il dentifricio, che è formulato per essere commestibile. In alcuni casi, gli astronauti possono ingerire il dentifricio dopo il lavaggio, soprattutto se si tratta di prodotti adatti a questo tipo di utilizzo.
Gli astronauti si lavano i denti con uno spazzolino molto simile a quello che utilizziamo sulla Terra. La giornata non può che iniziare lavandosi i denti, operazione che avviene sostanzialmente come sulla Terra. L’unica differenza è che il dentifricio è commestibile e viene ingerito dopo aver lavato i denti. In condizioni di microgravità bisogna però cercare di mantenere la bocca più chiusa possibile per evitare che possa fluttuare. Alla fine viene utilizzata una salvietta umida per pulirsi la bocca.
Gli astronauti usano una sacca speciale dalla quale spremono una minuscola quantità di liquido. L’acqua esce e prende subito la forma di una bolla instabile, tenuta insieme dalla tensione superficiale. Lo spazzolino intercetta quella sfera con un movimento attento. Le setole catturano l’acqua, il dentifricio fa il resto. Un ultimo sorso d’acqua serve per risciacquare. Anche quello viene deglutito.
A disposizione degli astronauti sembrerebbero essere stati messi degli ausili appositamente progettati per questo scopo. Questi strumenti vengono realizzati con materiali leggeri e resistenti, in modo da poter resistere alle condizioni estreme in cui vengono utilizzati. Inoltre, sono facili da maneggiare anche in condizione di microgravità, grazie alle impugnature ergonomiche.
Tra le soluzioni inventive pensate anche per l’uso spaziale c’è Iko, lo spazzolino che si indossa come un guanto. Iko si infila su un dito, gli esperti del sorriso consigliano l’indice, e si passa sui denti senza dentrifricio. È uno spazzolino-calzino che rilascia 0,004 milligrammi di fluoro e mentolo freschissimo per cento spazzolate (poi va buttato nel cestino): ha sedato i classici e furibondi litigi in toilette su come si svuota il tubetto del dentifricio. A contatto con la saliva, ristabilizza il ph naturale della bocca e combatte la placca e la carie senza un goccio d’acqua.
Appena l’ha visto su internet, la Nasa ha fatto una telefonata intercontinentale con l’Italia: vuole portarlo in missione aerospaziale. La Nasa ha fatto partire l’ordine: “Dopo aver visto il nostro sito, ha ordinato trenta campioni per togliere dal budget l’acqua comprata per l’igiene orale degli astronauti: ogni litro comporta un costo di carburante di 110 mila dollari” fa sapere Luca Crotti, uno dei nove soci fondatori di Melo.
La quarta corsia è completata dalla distribuzione dell’altro prodotto attualmente in commercio, denominato Ilo, e rappresentativo di un innovativo filo interdentale conseguito dalla micro estrusione dello stesso materiale che compone Iko. I vantaggi di siffatto filo sono individuabili nel fatto che i segmenti siano riutilizzabili fino a 60 volte ciascuno, e - soprattutto - essendo a base elastomerica - sono allungabili fino a 5 volte la propria iniziale dimensione; la praticità dell’estensione consiste nel fatto che tale caratteristica fisica consente di variare il diametro del segmento, rendendo così lo stesso in grado di raggiungere ogni tipo di interstizio del cavo orale.
Una missione spaziale richiede salute, controllo e prevenzione. Mal di denti, infezioni, gengive infiammate o carie non trattate possono creare disagio, dolore e difficoltà operative. Gli astronauti vengono sottoposti a controlli medici e odontoiatrici accurati prima della partenza. In caso di missioni spaziali, è vitale che gli astronauti adottino una rigorosa routine di igiene orale, al fine di mantenere adeguatamente in salute denti e gengive. Nello spazio non c’è uno studio dentistico disponibile dietro l’angolo. Un’emergenza odontoiatrica nello spazio sarebbe difficile da gestire.
La placca batterica si forma anche in orbita. Questo è un punto curioso ma importante: la bocca resta un ecosistema vivo anche nello spazio. La differenza è che, nello spazio, ogni gesto deve essere ancora più disciplinato. Non ci sono lavandini tradizionali, l’acqua è limitata e gli ambienti sono chiusi e condivisi.
La vita nello spazio può influenzare il corpo in molti modi. Anche la bocca può risentire delle condizioni ambientali e della routine diversa. La saliva, ad esempio, resta importante anche nello spazio. Gli astronauti consumano alimenti confezionati, disidratati, stabilizzati o preparati per durare a lungo. I cibi morbidi o confezionati possono aderire ai denti in modo diverso. Gli alimenti vengono preparati tenendo conto della microgravità e sottoposti a trattamenti speciali per la conservazione. Occorre evitare il più possibile che il cibo possa volare dal piatto data l’assenza di peso, anche per questo vengono studiati in ogni dettaglio i cibi da portare in “viaggio”.
Un recente articolo su technology.org ha svelato un legame inaspettato tra la ricerca spaziale e il settore odontoiatrico, mettendo in luce come gli studi della NASA sui semiconduttori abbiano trasformato i prodotti per la cura dentale a livello globale. Negli anni '60, all'Electronics Research Center della NASA a Cambridge, lo scienziato Bernard Rubin conduceva esperimenti sulla crescita dei cristalli semiconduttori. Durante queste ricerche, Rubin scoprì un principio che avrebbe influenzato profondamente le pratiche dentali nel mondo. L'intuizione di Rubin trovò un promotore commerciale in Shuji Sakuma, imprenditore giapponese che, ispirato dall’idea di creare un dentifricio che potesse mantenere e ripristinare lo smalto dei denti, aprì la strada alla produzione di dentifrici a base di idrossiapatite, in grado di rigenerare la struttura dentale.
Dalla sua introduzione iniziale come prodotto cosmetico in Giappone, il dentifricio all'idrossiapatite ha raggiunto un notevole prestigio scientifico e commerciale. Come riportato da technology.org, il dentifricio ha venduto oltre 160 milioni di pezzi, distribuendoli oggi in 25 paesi.
La Stazione Spaziale Internazionale (ISS) orbita ad un’altezza di circa 400 chilometri dalla Terra e impiega solamente 90 minuti per compiere un giro completo attorno alla Terra. Il giorno e la notte a bordo dell’ISS sono diversi dal giorno e dalla notte sulla Terra, quindi la vita a bordo della Stazione è completamente diversa da quella sulla Terra. Il ritmo delle giornate nello spazio è totalmente differente, si alternano 16 tramonti e 16 albe in solamente 24 ore terrestri. Difficile abituarsi e capire quando è l’ora di andare a dormire.
Il team dell’ISS segue un programma ben dettagliato anche per quanto riguarda le ore da dedicare al riposo dopo una lunga giornata lavorativa. Generalmente è previsto che dormano otto ore al termine di ogni giornata di missione. Dormire nello Spazio significa infilarsi dentro a un sacco a pelo e legarsi in modo da evitare di fluttuare a bordo delle cabine. È inoltre importante che le cabine siano ben areate, perché agli astronauti potrebbe accadere di svegliarsi avvertendo la mancanza di ossigeno.
L’acqua viene usata con attenzione, perché nello spazio è una risorsa preziosa. Gli astronauti usano una sacca speciale dalla quale spremono una minuscola quantità di liquido. La Nasa ha ordinato campioni di prodotti come Iko per togliere dal budget l’acqua comprata per l’igiene orale degli astronauti: ogni litro comporta un costo di carburante molto elevato. Tutti gli alimenti vengono conservati in tubetti o sacchetti, l’acqua e le bibite in recipienti chiusi. L’urina viene aspirata, raccolta e riciclata successivamente. In particolare viene riutilizzata e purificata per fornire ossigeno.
Questa esperienza è una lezione valida anche sulla Terra: aspettare che un problema dentale diventi dolore non è mai la scelta migliore. La prevenzione odontoiatrica è parte della preparazione alla missione e dovrebbe esserlo anche per ciascuno di noi. La cura quotidiana della bocca, l’uso corretto di dentifrici efficaci e strumenti adatti, così come visite regolari dal dentista, rimangono i pilastri per la salute orale.
| Aspetto | In microgravità | Soluzione |
|---|---|---|
| Acqua | Forma gocce/bolle | Usata con sacchette, risparmiata |
| Dentifricio | Non si può sputare facilmente | Formulato commestibile; prodotti come Iko |
| Spazzolino | Simile a Terra | Impugnature ergonomiche, design adatto |
| Risciacquo | Difficile da gestire | Ingoiare la soluzione o usare salviette umide |
Lavarsi i denti nello spazio racconta molto più di una curiosità tecnica: racconta come anche le abitudini più banali cambiano valore quando il contesto cambia. In orbita, ogni gesto diventa intenzionale. È la stessa logica che trasforma una tazza di caffè in un piccolo progetto ingegneristico e una bolla d’acqua in un oggetto prezioso.
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