
I denti non sono mai stati solo “pezzi di smalto e radici”. Quando si cariano, quando fanno male, quando assumono un colore diverso dal solito, i nostri denti ci stanno inviando un messaggio. Ogni sintomo è un messaggio. Questa affermazione, conosciuta da molti, ci conferma quanto il nostro corpo sia un tramite per conoscerci meglio e per comprendere la natura della nostra emotività.
Secondo il concetto di archetipo elaborato da Carl Gustav Jung, custodiamo in noi stessi la memoria del Tutto, dal momento che deriviamo tutti da un’unica cellula primordiale. Ogni perturbazione, malattia o trauma viene registrata dai nostri organi, denti compresi. Gli squilibri del cavo orale sono allora indice di un individuo non in armonia, e la posizione dei denti può rivelare una situazione di conflitto o sofferenza psicoaffettiva.
Ogni singolo dente è la rappresentazione di un archetipo (maschio, femmina, padre, madre ecc.) e la malposizione di uno o più denti è la rappresentazione di una perturbazione psicoaffettiva che si rende evidente attraverso i denti. Quello che conta non è soltanto la posizione di un singolo dente, ma anche la sua posizione rispetto agli altri, insieme ad eventuali sovrapposizioni o rotazioni. Inoltre assumono un significato anche le presenze di carie o capsule, le estrazioni ed i denti devitalizzati. Ogni dente ha una sua corrispondenza specifica.
In generale l’arcata superiore rappresenta un archetipo nella sua forma idealizzata, mentre l’arcata inferiore nella sua forma reale, vissuta nel quotidiano. I denti di destra sono legati al maschile, quelli di sinistra al femminile. Ad esempio, nell’arcata superiore l’incisivo centrale destro rappresenta l’archetipo maschile; l’incisivo laterale destro rappresenta il padre; il canino di destra simboleggia la forza che si può offrire agli altri. Dal lato opposto, l’incisivo centrale di sinistra rappresenta l’archetipo femminile, quello laterale la madre, il canino di sinistra l’amore che posso offrire.
La dentosofia identifica il legame fra la bocca ed il resto del corpo, considerato come integrazione del lato fisico, organico e psico-affettivo. La salute e l’equilibrio della bocca sono quindi sempre in relazione con l’equilibrio del corpo intero, ed intervenire per riorganizzare i denti significa quindi intervenire sulla salute globale della persona.
Il principio fondamentale su cui si fonda la dentosofia è che dalla nascita la bocca viene modellata fisicamente dalle funzioni vitali di respirazione, suzione e deglutizione, fonazione e masticazione - esse costituiscono il cuore della dinamica dentale. Tutto il corpo, in quanto strumento utilizzato dall’anima per esprimersi, partecipa ai processi della deambulazione, della parola e del pensiero. Il processo evolutivo della deambulazione prepara le vie neurologiche del linguaggio, che a loro volta preparano l’elaborazione del pensiero.
La dentosofia offre al dentista degli strumenti materiali (apparecchi di terapia funzionale, tecniche di protesi e ricostruzione) e immateriali (attenzione, perseveranza, struttura, capacità decisionale ecc.) per poter impostare il trattamento, mentre nuove conoscenze in fisiologia e la decodificazione del linguaggio del sistema stomatognatico gli permettono di formulare con precisione la diagnosi e avere una visione chiara dell’obiettivo da raggiungere.
Con il procedere della terapia, la bocca ritrova la sua forma nelle tre dimensioni dello spazio, ovvero in larghezza, altezza e profondità, e la simmetria destra-sinistra. Essa riprende lo sviluppo che a un certo punto della crescita si era interrotto. Si tratta di un processo molto intenso, perché ha delle ripercussioni su tutti i piani dell’esistenza. Sul piano emozionale, psicoaffettivo e psichico, la terapia è accompagnata inesorabilmente da cambiamenti vissuti in modo entusiastico dai pazienti come una sorta di risveglio e liberazione dell’essere profondo.
La relazione paziente/terapeuta diviene il cardine della terapia ed assume una ricchezza umana che gratifica e nutre entrambi. Il linguaggio cambia considerevolmente, lasciando spazio ad una valorizzazione di tutti i sintomi, riconosciuti e accolti quali preziosa espressione del disagio.
La dentosofia è una terapia che può essere iniziata in età molto precoce: già a tre anni. Questo è tanto più importante perché l’obiettivo terapeutico che ci si propone è la rieducazione delle funzioni neurovegetative alterate, e in particolare della respirazione buccale e della deglutizione atipica. È fondamentale che i genitori osservino come i propri figli deglutiscono e respirano, specie nel sonno, in modo da poter correggere le disfunzioni prima che si instaurino altre problematiche.
Contemporaneamente alla rieducazione della posizione della lingua, della deglutizione, della respirazione, viene ripristinata una simmetria nei muscoli della mascella e dell’articolazione temporo-mandibolare. Il «mordicchiamento» dell’attivatore deve avvenire con dolcezza e attenzione ai movimenti fini, portando la coscienza alla forma delle arcate e alla posizione dei denti. Integrato con gli altri mezzi tecnici proposti utilizzati con accuratezza (placche a piste, rialzi mobili e fissi, leggeri molaggi selettivi, protesi ecc.) porta a dei risultati eccezionali soprattutto perché coscienti. Sono risultati stabili nel tempo: non si parla di «recidive» bensì di miglioramento della bocca dopo il termine del trattamento senza alcun intervento di «contenimento».
L’ipersensibilità dentinale è una condizione dolorosa comune, specialmente tra gli adulti, causata dall’usura della superficie del dente o dalla recessione del tessuto gengivale che espone la dentina. Questa è una reazione acuta, dolorosa e rapida dei denti alle sostanze irritanti: stimoli termici (caldo/freddo), meccanici (spazzolamento), chimici (cibi acidi) possono scatenarla.
La sensibilità dei denti è polietiologica: crepe, scheggiature di smalto; tecnica errata di spazzolamento; elevata abrasività della pasta; spazzola dura; abrasione patologica; consumo eccessivo di cibi acidi; trattamenti dentali (intarsi, corone, sbiancamento); recessione gengivale; disturbi metabolici; predisposizione genetica; azioni iatrogene del dentista. La teoria idrodinamica, oggi largamente accettata, spiega il dolore con il movimento del fluido all’interno dei tubuli dentinali che stimola terminazioni nervose a livello della giunzione dentina-pulpa.
Il dolore è tipicamente acuto, breve e scatenato da stimoli esterni. La diagnosi è spesso per esclusione: è necessario differenziare la sensibilità dentinale da pulpite, fratture, restauri incongrui o altre patologie. Test clinici utili includono Air Blast Test, stimolazione tattile con sonda e test di vitalità. L’anamnesi e l’uso di questionari specifici (DHEQ, DHEQ-10, DHEQ-15) aiutano a valutare l’impatto sulla qualità di vita.
Le strategie includono educazione all’igiene orale, controllo dei fattori predisponenti (dieta acida, bruxismo, tecniche di spazzolamento scorrette), trattamenti professionali per occludere i tubuli dentinali (fluorizzazione, vernici, adesivi) e desensibilizzanti che riducono la trasmissione nervosa (pasta al potassio). In casi selezionati si possono adottare protezioni fluorurate, incollaggi, sigillature, o interventi chirurgici muco‑gengivali per ricoprire la radice esposta.
| Problema | Significato/causa | Approccio terapeutico |
|---|---|---|
| Carie ricorrenti | Masticazione non corretta, fattori emotivi | Rieducazione funzionale, cura carie, prevenzione |
| Ipersensibilità dentinale | Esposizione tubuli, erosione, recessione | Fluorizzazione, desensibilizzanti, sigillature, educazione |
| Denti distanziati | Difficoltà di integrazione sociale/espressività | Terapia ortodontica, approccio dentosofico |
La nostra relazione con i denti non è fatta solo di igiene orale e visite dal dentista. Esistono approcci che integrano medicina tradizionale e rimedi naturali: alcuni professionisti si definiscono “biodentisti” e adottano protocolli che uniscono anestesia tradizionale e rimedi omeopatici o omotossicologici per supportare il paziente durante interventi chirurgici o estrazioni importanti.
Inoltre, molte culture associano i denti a significati energetici: nella medicina tradizionale cinese ogni dente è collegato energeticamente a un organo o a un gruppo di organi. Accanto a ciò, tradizioni storiche (Ohaguro in Giappone, pratiche degli Etruschi o superstizioni medievali) mostrano come i denti siano stati e siano ancora simboli culturali di trasformazione, forza e vulnerabilità.
I denti rappresentano a tutti gli effetti la parte cosciente dell’apparato digerente, che noi controlliamo e gestiamo. Dal momento in cui il boccone va giù, tutto il processo digestivo avviene in automatico. Il dente richiama la funzione ossea ed è il simbolo della specializzazione interna dell’organismo: in chiave emotiva rappresenta il principio della nostra identità. Quando l’identità personale, emotiva, spirituale traballa, anche i denti iniziano a mostrare i primi sintomi.
Queste interpretazioni non sostituiscono la diagnosi e il trattamento medico-odontoiatrico, ma offrono un quadro integrato che può arricchire la comprensione del paziente e orientare scelte terapeutiche più consapevoli e globali. La dentosofia e le discipline correlate invitano a considerare la bocca come uno specchio che riflette la storia personale, le relazioni e lo stato emotivo dell’individuo, fornendo così uno strumento di indagine e cura che unisce aspetti funzionali, estetici e simbolici.
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